.
Annunci online

  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

Julia's currently-reading book montage

le tonalita' emotive
Un incontro casuale: Le vite intrecciate di scrittori e artisti americani
Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo
Quando inizia la nostra storia: Le grandi svolte del passato che hanno disegnato il mondo in cui viviamo


Julia Dot's favorite books »
*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


1 dicembre 2019

DICEMBRE


                          James Abbott McNeill Whistler   -  Sinfonia in bianco, ritratto n. 1”  -  1862




"....una donna abbigliata in un'elegante veste di cambrì, eretta davanti a una finestra e a una tenda di mussola che, con le sue trasparenze bianche, filtra agevolmente la luce. La figura, tuttavia, è investita da una potente luce proveniente da destra e pertanto l'opera, fatta eccezione per la sua capigliatura infuocata di rosso, si risolve in un impasto cromatico bianco brillante."

Questa e' la descrizione che lo stesso Whistler fa del suo dipinto. Si tratta di un primo e raffinato studio del rapporto tra i toni, bianco su bianco, che giustifica il titolo di Sinfonia in bianco n. 1.  All'epoca non ebbe successo. Venne respinto dalle gallerie di Londra e Parigi. L' uso delle corrispondenzetra pittura e musica tanto care all' amico Baudelaire non fu capito e ricevette aspre critiche. Joanna Hiffernan e' la modella del dipinto e lo sara' anche del Sinfonia in bianco, ritratto n. 2  e n. 3, nonche la sua amante per diversi anni.  Come sara' anche la modella di Courbet.

Tecnicamente il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. È l'opposto del nero, che rappresenta l'assenza di colori. 

La tonalità Bianco di Zinco è anche chiamato bianco di neve o lana chimica: è un pigmento di origine sintetica ottenuto dalla combustione ad alta temperature dei vapori di zinco. Il Bianco di Titanio è stato inventato dal dott. Auguste Rossi ed i primi brevetti risalgono al 1898.


Ma si fa presto a dire bianco… Chiamiamo bianco, con estrema leggerezza, tutto ciò che appare come il punto più chiaro del campo visivo. Ma raramente due bianchi coincidono...






permalink | inviato da ioJulia il 1/12/2019 alle 14:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


19 novembre 2019

MANI


                                                                                          Cattedrale  -  Auguste Rodin



Il proprietario della Shakespeare and Company, famosa libreria parigina, racconta di come i suoi giovani clienti cerchino di voltare le pagine facendole scorrere..

Filosofi, teorici sociali, psicologi, antropologi, sono tutti concordi nel dire che l'era digitale ha cambiato molti aspetti dell'esperienza ma la sua caratteristica piu' evidente, e forse la piu' trascurata, e' che consente di tenere le mani occupate in molti modi inediti. L'uso delle mani sta cambiando. Ma da che e' mondo le mani creano. Il pensiero è pensum, dal latino pesare, quel quantitativo di lana che serviva poi a lavorare e comporre qualcosa di più complesso. Il pensiero è il materiale grezzo, manipolato dalle mani. Il modo più arcaico e diretto di pesare è attraverso le mani, così le mani sono il mezzo originario che ci permette di pensare.

Quintilliano descrisse il modo in cui le mani possono essere usate " con esse chiamiamo, chiediamo, promettiamo, congediamo, minacciamo, supplichiamo, abominiamo, esprimiamo terrore, neghiamo, giudichiamo, interroghiamo".

Credo poi che Rilke nel suo libro Rodin abbia fatto delle mani poesia:

"Nell'opera di Rodin ci sono le mani, piccole mani autonome che senza appartenere a un corpo, hanno vita. Mani che si levano, irritate e rabbiose, mani le cui cinque dita sembrano abbaiare come le cinque gole di un molosso infernale. Mani che camminano, che dormono, mani che si ridestano; mani delittuose, gravate da tare ereditarie, e mani stanche, senza più volontà, che si sono accasciate in qualche angolo come animali malati, e sanno che nessuno verrà loro in aiuto. Ma le mani sono pur sempre un organismo complesso, un delta in cui molta vita confluisce da lontane origini per riversarsi nella grande corrente dell'azione. Le mani hanno una storia, un cultura, un particolare bellezza; si concede loro il diritto di avere un proprio sviluppo, propri desideri, sentimenti, capricci e passioni."

E le nostre, di mani.....




permalink | inviato da ioJulia il 19/11/2019 alle 12:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 novembre 2019

BIBLIOTERAPIA

A Firenze è nata la Piccola Farmacia Letteraria, dove le letture sono classificate in base all'emozione di cui parlano. I volumi sono corredati di bugiardini per orientarsi, scegliendo tra "capsule di affetto" o "iniezioni di entusiasmo". E' nata così una libreria che non divide la narrativa per generi o provenienza geografica ma per emozioni. Negli anni trenta lo psichiatra americano Karl Menninger prescriveva la lettura di romanzi a pazienti depressi. I libri possono far emergere sentimenti o pensieri che altrimenti rimarrebbero inespressi e possono cambiare il modo di vedere il mondo. Presso la libreria non si fa terapia ma i bugiardini che accompagnano i volumi sono scritti con la consulenza di una psicologa perchè la lettura scelta e guidata come strumento terapeutico deve essere affidato ad un professionista. Quindi leggere anche per guarire. Tra i più venduti c'è il libro di Durian Sukegawa Le ricette della signora Tokue.
Chi invece vuole sperimentare un weekend diverso dal solito può dare un'occhiata alla catena Golden Book Hotels e provare uno dei resort che hanno deciso di dedicare una parte dei loro spazi non a beauty farm e piscine ma a sale di lettura, in alcuni casi autentiche biblioteche.
Splendide biblioteche d'albergo sono quelle de il Salviatino, villa rinascimentale sul pendio della collina di Fiesole, ex sede dell'università di Stanford custode di centinaia di volumi da sfogliare all'ombra del giardino all'italiana.

"Alcuni mi portano il sorriso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso"
Francesco Petrarca
sui libri



piccolafarmacialetteraria.it
goldenbookhotels.it
salviatino.com




permalink | inviato da ioJulia il 10/11/2019 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 novembre 2019

NOVEMBRE


                                      Claude Monet  -  La Tamise et le Parlement  -  1871


"Non esisteva la nebbia a Londra prima che Whistler la dipingesse" scrisse Oscar Wilde. In fuga dalla guerra franco - prussiana, nel 1871 anche Monet scopri la celebre fog, la coltre di fumi emessa dalle alte ciminiere delle fabbriche che avvolgeva la citta' soprattutto in autunno e in inverno. Monet comincio' a ritrarre " gli effetti di nebbia sul Tamigi". Il pittore dei giardini e delle ninfee che aveva eliminato il nero dalla sua tavolozza  e catturato gli effetti variopinti della luce con tocchi di colore puro, ebbe cosi' il suo periodo grigio. Un grigio compatto e sordo come in La Tamise et le Parlement.  Come pure nel famoso dipinto dal titolo emblematico La cattedrale di Rouentempo grigio che fa parte della serie di vedute dipinte dalle finestre dell’abitazione dell’artista.





permalink | inviato da ioJulia il 1/11/2019 alle 6:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 ottobre 2019

E SILENZIO


Tacere. O anche silere, perche' la lingua latina distingueva la quiete della natura e delle cose da una parte (silere) e quella degli uomini dall'altra (tacere). Tacere  appartiene al mondo degli esseri umani. Silere appartiene al mondo della natura e delle cose inanimate e da quest'ultimo ha origine silentium, che designa la tranquillità degli uomini e quella delle cose, la mancanza di rumori propria della notte e di luoghi solitari, come pure il silenzio di chi non parla. 

Sono coloro che lo amano, I portatori di silenzio?  Titolo di un libretto della collana dell'Accademia del Silenzio, del poeta Stefano Raimondi. Il silenzio dei poeti è diverso dal silenzio dei filosofi, dei mistici, dei sociologi, degli scienziati o dei musicisti. Per Raimondi si tratta del luogo nel quale il silenzio «ha luogo», trova posto. Il silenzio è il luogo in cui si può abitare allontanandosi dalla chiacchiera che lo offende.

«Che cos'è il silenzio?», «Dove si trova?»e«Perché è più importante che mai?» sono invece le tre domande che si pone l'autore di un altro libro sul silenzio, Erling Kagge, Il silenzio. Uno spazio dell'anima. Il silenzio interno che Kagge trova nella sua testa quando vive in città, a Oslo, e fa l'editore; e il silenzio esterno allorché vive le sue avventure nei luoghi dei grandi spazi e dei grandi silenzi, a cinquanta gradi sotto zero. Il suo non è comunque un silenzio spirituale: il titolo e sottotitolo in lingua italiana con quell'indebito riferimento all'anima traggono in inganno  perche' la traduzione dal norvegese suona ben diversa: Silenzio nel tempo di rumore. La gioia di chiudere fuori il mondo. Il silenzio è, scrive Kagge, «uno strumento per arricchire la vita» rifugiandoci nella nostra testa e chiudendo fuori il mondo. 

Il silenzio, aggiunge Kagge, è un nuovo lusso. Non tutti possono e comprano a caro prezzo lavatrici e auto silenziose, tra le altre cose. Come un nuovo lusso è il buio, silenzio visivo che viene sottratto, rubato, dalle luci dell'illuminazione.

Alle tre domande Kagge propone trentatré risposte, basate sulle sue competenze di esploratore e le sue conoscenze di studioso.

Come raggiungere il silenzio non fa parte delle tre domande canoniche poste dall'autore di questo libro ma la risposta trentadue si occupa proprio di questo, e suona: immergersi nella natura, lasciare a casa ogni dispositivo elettronico... E studiare bene la risposta trentatré: una pagina vuota, nel suo silenzioso biancore..




da una rilettura di F. Rigotti






permalink | inviato da ioJulia il 26/10/2019 alle 20:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 ottobre 2019

COROLLARIO

Nel 1952, il compositore John Cage presentò la sua partitura 4.33. Si accomodo' al pianoforte per quattro minuti e trentatré secondi, senza suonare nulla. Il pubblico non deveva fare altro che ascoltare, ascoltare la “musica"? che viene creata dai rumori interni alla sala da concerto, bisbigli, colpi di tosse, scricchiolii vari, ed anche da quelli che provengono dall'esterno. Cage dimostro' così che il silenzio assoluto non esiste (nemmeno in una stanza anecoica, e cioè totalmente insonorizzata, perché anche lì uno sente almeno il proprio battito cardiaco). Il silenzio sarebbe da intendersi dunque semplicemente come un rumore di sottofondo. Durante il primo movimento della leggendaria prima esecuzione assoluta di 4'33" si sentiva il vento che spirava, nel secondo la pioggia, e nel terzo il pubblico che parlottava o si alzava indignato per andarsene. Nessuno, o quasi, colse il significato allora. Eppure, con 4.33 Cage rivoluziono' il concetto di ascolto musicale,  rovesciando le cose, cambio' radicalmente l'atteggiamento nei confronti del sonoro, invitando ad ascoltare il mondo. 




permalink | inviato da ioJulia il 24/10/2019 alle 19:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 ottobre 2019

PROVOCAZIONE





permalink | inviato da ioJulia il 23/10/2019 alle 19:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 ottobre 2019

IMPRESSIONISMO


Due date per ricordare un movimento effimero che non supero' i vent'anni che vanno dal Salon des Refuses, 1863, a la morte di Manet nel 1883.

E' la pittura dell'attimo fuggente ed e' la mia preferita. 


1863   Pissarro ha 33 anni, Manet ne ha 31, Degas 29, Cezanne e Sisley ne hanno 24, Monet  ne ha 23, Renoir, Bazille, Guillamin, Berthe Morisot ne hanno 22 e Gauguin e' quindicenne 

Napoleone III per accogliere le opere degli artisti rifiutate dall'Accademia di Belle Arti di Parigi organizza il Salon des Refuses. In questa occasione la Colazione sull'erba di Manet suscita scandalo.

Ingres dipinge Il bagno turco.

Costruzione della Gare du Nord a Parigi

Jules Verne pubblica Cinque settimane in pallone

Renan la Vita di Gesu'

Viene rappresentata Les Troyens di Hector Berlioz 

Il barone Haussmann intraprende i lavori di costruzione delle grandi arterie parigine

Manet sposa Suzanne Lenhoff con la quale conviveva da dieci anni

Muore Delacroix

Lincoln abolisce la schiavitu' negli Stati Uniti

A Ginevra sedici nazioni danno vita alla Croce Rossa Internazionale

Viene fondato il Politecnico di Milano


1883    Degas presenta Dopo il bagno

Sisley Sentiero a Louveciennes

Gauguin lascia la borsa per dedicarsi alla pittura

Monet si stabilisce a Giverny

Aprono il ponte di Brooklyn di Roebling e il Ponte di Garabit di Eiffel 

Huysmans pubblica L'Arte moderna

Nietzsche Cosi' parlo' Zarathustra

Collodi Pinocchio. Storia di un burattino

Stevenson L'isola del tesoro

Muoiono Manet, Karl Marx e Richard Wagner




permalink | inviato da ioJulia il 10/10/2019 alle 19:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 ottobre 2019

OTTOBRE





                                                                              Vincent van Gogh  -  Due donne nel bosco   -  1888      




Prima del suo trasferimento a Parigi nel 1886, quando fece irruzione nella sua vita lo sfolgorante giallo cromo con la scoperta dell'impressionismo (vedi AGOSTO ), la tavolozza di Vincent van Gogh era buia, giocata su colori terrosi, marroni, brunastri, neri, gialli acidi e sporchi. Una cupa monocromia prima di scoprire la luce della Provenza. Nell'estate del 1878, deciso a predicare la Bibbia, si mise in cammino alla volta delle miniere del Borinage. Prosegui' nelle brume e torbiere dei Paesi Bassi e comincio' a dipingere quadri che riflettono i colori smorti di questa campagna. Una sinfonia di bruni per raccontare la vita dei contadini, i loro casolari con tetti di paglia ricoperti di muschio e i pavimenti di terra battuta che a lui ricordavano i nidi di uccello. In questo periodo dipinse il capolavoro di quel periodo I mangiatori di patate

Non e' il van Gogh che tutti conosciamo e molto interessante...









permalink | inviato da ioJulia il 1/10/2019 alle 14:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


26 settembre 2019

SECONDA VISIONE






"Conoscete Il Piccolo Principe di Saint-Exupéry? Wes Anderson è il piccolo principe fatto adulto". 

Chi conosce e ama i lavori di Wes Anderson non puo' non condividere la citazione di F. Murray Abraham, uno dei protagonisti del film Gran Budapest Hotel.

Film del 2014 che ha aperto la 64esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino e che si e' aggiudicato il Gran premio della giuria.

Ispirato alle opere di Stefan Zweig e' un libro nel film e anche un film nel film. 

Un intreccio di storie, racconti e aneddoti perfetto, articolato su piani temporali diversi, capace di far rivivere a chi assiste alla scena atmosfere e narrazioni passate e presenti. Una commedia rocambolesca e acrobatica, ricca di fughe e travestimenti, di personaggi variopinti, contraddittori o deliziosamente sinistri. 

Il primo e fondamentale insegnamento di questo film è che da un buon insegnamento deriva un buon apprendistato. Insegnare significa educare e l’educazione non è qualcosa che si impara sul momento e poi si dimentica come una brutta lezione di filosofia. Educare significa anche preparare una buona base per costituire il meglio. Umanità, civiltà, amicizia, fratellanza e dolcezza, sono le parole chiave portate a espressione magistrale in Grand Budapest Hotel. Un film che insegna a vivere e a con-vivere, cioè a vivere con sè stessi essendo amici di sè stessi, per usare un’espressione di Seneca, e al contempo ad essere amici degli altri.




permalink | inviato da ioJulia il 26/9/2019 alle 7:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 settembre 2019

Amo Mandel’štam



Dal gorgo malvagio e paludoso
sono cresciuto frusciando come stelo di canna
dolorosamente, oscuramente e dolcemente
respirando la vita proibita.
E mi piego, senza essere da alcuno osservato,
nel freddo e fangoso rifugio,
accolto dallo stormire augurale
dei brevi minuti autunnali.
Mi felicito della crudele offesa
e nella vita più simile ad un sogno
invidio tutti
e di nascosto mi innamoro di tutti.

da Tristia


Il valore esistenziale attribuito da Mandel’štam alla sua poesia spiega anche il suo atteggiamento nei confronti della propria opera. Alla preoccupazione della moglie Nadežda che le sue opere andassero perdute (lei stessa le avrebbe custodite, mandandole a memoria e serbandole a mente per anni, finché non fu possibile affidarle alla carta), rispondeva: «Le serberà la gente… Resteranno in eredità a chi le avrà serbate». «E se non le serberanno?». «Se non le serberanno, vuol dire che non servono a nessuno e non valgono nulla…».

«poesia, ispirazione. E, per la prima volta, il significato di questa parola gli si rivelò in tutta la sua pienezza. La poesia era la forza vivificante di cui lui viveva. Precisamente così. Lui non viveva per la poesia, viveva della poesia. E adesso era evidente, era chiaro in modo tangibile che proprio l’ispirazione era la vita; prima della morte gli era dato di comprendere che la vita era l’ispirazione, precisamente l’ispirazione. Ed era felice che gli fosse dato di conoscere quest’ultima verità. Ogni cosa, il mondo intero era poesia: il lavoro, lo scalpitio di un cavallo, una casa, un uccello, una roccia, l’amore – tutta la vita entrava con levità nei versi e vi si accomodava…» (V. Šalamov, Cherry-brandy).

Per approfondire:

Elisabetta Rasy, La scienza degli addii
Nadežda Mandel'štam, L'epoca e i lupi

Osip Mandel'štam Il rumore del tempo
Osip Mandel'štam Viaggio in Armenia
Osip Mandel'štam Poesie




permalink | inviato da ioJulia il 13/9/2019 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 settembre 2019

SETTEMBRE

r


                                                                               Ferdinand Hodler   -    Il prescelto     -  1893





Negli anni in cui Cezanne dipingeva la montagna Sainte Victoire, Hodler ritrasse decine di volte il massiccio della Jungfrau, vicino a Berna sua citta' natale. L'azzurra Jungfrau di Hodler, che domina uno spazio insieme fisico e mentale, avrebbe contagiato con la sua essenzialita' e purezza le visioni mediterranee di Matisse, la famosa macchia azzurra di Miro', le composizioni del Cavaliere azzurro di Kandinsky. Egli giunse alla conclusione che la forma vive attraverso il colore e defini' "parallelismo" il metodo della simmetrica ripetizione delle forme e dei colori. L’azzurro, ricorrente nei paesaggi lacustri e alpestri come pure nelle fluenti vesti delle figure femminili era il suo colore preferito. Colore che prevale in quasi tutte le sue mostre. Ho scelto questo perche' ho avuto l'occasione di vederlo personalmente di recente.

Per la Jungfrau e altre opere  QUI




permalink | inviato da ioJulia il 1/9/2019 alle 13:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 agosto 2019

RIVOLUZIONE

Con rivoluzione designiamo ormai qualsiasi mutamento sensibile delle nostre vite. Rivoluzioni accadono ogni giorno in ogni campo.

Re-volutio non e' un vocabolo del latino classico. Lo si trova in sant'Agostino col significato di reincarnazione, cioe' passaggio da una forma ad un 'altra. Nel latino classico esiste re-volvo che significa tornare al punto di partenza, usato in genere nell'ambito astronomico.

La rivoluzione politica, nell'ottica dei primi rivoluzionari francesi, e' quell'evento che porta ad un tempo originario della storia, quando il torto non esisteva ancora. E la rivoluzione francese, nel suo concetto mitizzante, non fa che liberare la societa' dalle ingiustizie che la nobilta' e il  clero hanno accumulato di secolo in secolo, e ripristinare uno stato di giustizia e  civilta' naturale.










permalink | inviato da ioJulia il 28/8/2019 alle 13:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2019

INSONNIA

Maurice Ravel nacque a Ciboure, nei Bassi Pirenei, nel 1875. La Natura, questa madre capricciosa, gli diede il genio e gli tolse il sonno. Come per dimostrare che non c'e' corpo, nemmeno il piu' infelice, inadatto ad ospitare l'enormita' del talento, per lui aveva scelto quello angusto e cagionevole di un fringuello. Un metro e sessantun centimetri di statura, col che batteva per un soffio quel mago di Houdini. Quarantacinque chilogrammi di peso, col che superava da intero i miseri quarantadue della smembrata Blanche Wittman. Sessantasei centimetri di circonferenza toracica, che invano cercava di dissimulare sotto una delle sessanta camicie che stipava regolarmente nella valigia. Peritonite. Febbre spagnola. Bronchite cronica, che complico' fumando due pacchetti di Gauloises al giorno per battere il nuvoloso record di Blaise Cendrars.

Il genio, morto Debussy, ne fece il musicista piu' apprezzato del mondo insieme a Stravinskij. L'insonnia fu la sua croce. Non dormi' mai con qualcuno, donna o uomo, per alleviarla. Per ingannarla escogito' quattro rimedi, nessuno dei quali, disgraziatamente, sfugge a questa legge malinconica: che a tenerci svegli e' giusto il fatto di preparare il sonno.

Primo, inventare una storia e organizzarla. Secondo, cercare e cercare la posizione migliore. Terzo, imporsi una enunciazione: di pecore nel gregge, di letti in cui abbiamo dormito da bambini. Quarto, laudano, Veronal, Nembutal, bromuro di potassio, Prominai e Sorenyl - e in questo per lo meno eguaglio' l'obnubilato Roussel, francese e dandy come lui. Quinto, finire nel letto di una sala operatoria. A questo, che non era fra i suoi, dovette infine rassegnarsi. Il 18 dicembre del 1937 gli segarono la scatola cranica in cerca di un tumore, che non si trovo'. Ebbe un timido risveglio, poi si riaddormento'. 10 giorni dopo, all'alba del 28 era morto. Gli lavarono il  corpo, quel filo inconsistente che ci lega alla vita. Pescarono dal suo leggendario guardaroba un frac, una comicia col collo rigido ad aletta, un gilet bianco, un papillon bianco, un paio di guanti chiari, e lo vestirono piano piano, per non svegliarlo piu'. 


Da

Eugenio Baroncelli

"Libro di candele. 267 vite in due o tre pose"

Fulminanti ritratti di uomini noti e meno noti, poeti, musicisti, scrittori, comandanti, filosofi, profeti e re, astronomi e imperatori, storici e santi, eroi. Baroncelli riesce a cogliere il tratto essenziale delle loro esistenze, e in brevi schizzi ci restituisce vite vere e palpitanti.




permalink | inviato da ioJulia il 21/8/2019 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 agosto 2019

THE MAN WHO SOLD THE WORLD

Il protagonista della storia ha perso il controllo verso la realtà. Questo individuo può essere chiunque di noi; noi che travolti dal frenetico andare dei tempi moderni celiamo, nascondiamo e trasformiamo il nostro essere, il nostro apparire e il nostro pensare. Chiunque abbia mentito a sé stesso, chiunque abbia tratto vantaggio dall’essere scambiato per qualcun altro, chiunque si sia creato un personaggio, un mondo a parte per ottenere successo, può essere considerato “the man who sold the world”. A perdere il controllo con la realtà si rischia seriamente di dimenticare chi siamo, di adattarci al costume che indossiamo solo perché la società ci conosce così e crediamo che solo vendendo il nostro mondo, il nostro modo di essere, potremmo essere accettati. Pensiamo sia questo l’unico modo per far parte della società che ci circonda.
Ecco di chi parla Bowie: di tutte le persone che, con lo scopo di ottenere qualcosa trasformano la propria verità e la propria vita nel teatrino di maschere che giornalmente vivono, minimizzando il proprio “io”, come una flebile fiamma da spegnere, un fastidio da eliminare. Ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto: non esiste una via per cancellare quello che siamo, chi siamo.
Molti, però, preferiscono non vedere e continuano a vendere il mondo per conquistare l’amore, per avere successo nel lavoro, per essere sempre al top in una comunità che ci spinge ad essere e a fare sempre di più. Forse la canzone fu scritta per sé stesso anche se, come abbiamo visto all’inizio, Bowie cerca in tutti i modi di prendere le distanze da questa tipologia di individui… cerca di sottolineare che lui non è come tutti gli altri. Percepisce dentro di sé un Bowie diverso dalla maschera che tutti conoscono, diverso dalla rock star. Sotto la maschera che si è creato c’è il suo “io”, il suo mondo, quello vero. Nella canzone ci racconta proprio l’incontro con la parte di sé stesso che pensava essere morta da anni ma che fortunatamente non si è mai sopita del tutto.


fonte: Auralcrave





permalink | inviato da ioJulia il 13/8/2019 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     novembre       
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom