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  ioJulia cittadina del mondo
 
Diario
 


I pensieri messi per iscritto non sono nulla di più che la traccia di un viandante nella sabbia: si vede bene che strada ha preso, ma per sapere che cosa ha visto durante il cammino bisogna far uso dei suoi occhi. Arthur Schopenhauer
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


8 febbraio 2010

L'UOMO DEL FUTURO

"La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell' umanità".

Pochi conoscono il suo nome, anche se tutti usiamo nella nostra vita quotidiana il suo genio.
Nikola Tesla ha inventato la corrente alternata, il generatore di energia idroelettrica, l’illuminazione a fluorescenza, il motore rotante e la turbina senza pale.
La sua vita è costellata da una serie di trionfi scientifici seguita da un'altrettanto lunga  serie di disastri commerciali, una vita incredibile, avventurosa, disperata, potremmo dire elettrica che portò Tesla dall’Europa di Sarajevo all'America di Thomas Edison. Il suo era uno sguardo ingenuo e illuminato sull’America: "quello che ho lasciato era un mondo gradevole, artistico e pieno di fascino, in tutti i sensi; quello che ho trovato è meccanizzato, grezzo e privo di attrattiva. E’ questa l’America? La sua civiltà sta un secolo dietro quella dell’Europa".
E nella vita era un uomo completamente dedito ad un sogno: il sogno dell'energia elettrica per tutti, a costo zero, che non considerava l’intreccio tra industria, finanza e ricerca scientifica.
Un genio dimenticato perché troppo utopista, sfruttato da tutti coloro che lo circondavano molti dei quali si appropriarono dei suoi meriti: Edison, Westinghouse e Marconi sono solo alcuni di essi.
Raccontare della sua vita è raccontare di una strenua lotta per dimostrare la verità delle sue invenzioni.
Di come gli fu ingiustamente mossa l'accusa  da parte di Edison che la corrente alternata fosse pericolosa.
Della sua esibizione alla fiera mondiale del 1° maggio 1893 col suo cappello a cilindro, il tight e gli stivali di gomma quando la folla lo vide far passare milioni di volt di elettricità ad alta frequenza attraverso il corpo ed accendere lampade mediante la scintilla prodotta dallo schiocco delle dita.
Fu così, con il suo corpo elettrico, che Tesla rispose alla menzogna di Edison.
E’ raccontare del perché, dopo la sua morte, l’FBI cancellò ogni traccia ed informazione sul suo conto.
La rivincita postuma arriva molto lentamente ma è implacabile. Dopo la sua morte gli astronomi battezzano in suo onore un piccolo cratere sulla luna, a fianco a quello intitolato allo scrittore di fantascienza H.G. Wells. Negli anni Settanta la New Age californiana lo riscopre come un profeta della comunicazione con gli extraterrestri. Nel 1984 fa la sua apparizione nel mondo della popculture di massa: il gruppo inglese di musica techno Orchestral Manoeuvres in the Dark gli dedica un brano, Tesla Girls. Nel 2006 David Bowie recita la parte di Tesla nel film The Prestige. Terry Gilliam gli dedica un documentario. Nel 2007, quando l’azienda hi-tech Nvidia lancia una nuova gamma di microprocessori ad alta potenza, non ha dubbi sul nome da dargli: Tesla. Gli autori di videogame della società Capcom Entertainment, nella Silicon Valley, ricreano Nikola Tesla come un personaggio digitale nella saga di fantascienza per adolescenti Dark Void. Quasi a voler pareggiare i conti, la rinascita del mito di Tesla si accompagna al tramonto di fama del suo eterno rivale. Gli storici dell’economia sono severi con Edison, oggi accusato di essere stato un prepotente monopolista. Le nuove norme ambientali mettono gradualmente fuorilegge le  lampadine inventate da Edison, per sostituirle con i nuovi modelli più ecosostenibili, a fluorescenza: le discendenti di quelle che Tesla usava per le sue esibizioni all’Expo di Chicago nel 1893. Tra gli adepti del tecno-culto non poteva mancare la nuova azienda simbolo della Silicon Valley. “Tesla è un ispiratore”, dice Larry Page, fondatore di Google. E progettata nella Silicon Valley, salutata da Obama come germoglio della green economy, la prima auto elettrica americana si chiama Tesla.

Per saperne di più su Nikola Tesla

 




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4 febbraio 2010

IL MONDO IN UNA LINGUA

Leggendo il post di un amico  Het Groot Dictee  mi sono ricordata di un articolo letto su Geo sul sogno di una lingua universale che affratellasse i popoli. Fu così che in un'epoca improntata ai nazionalismi nasceva l'esperanto, una lingua che non intendeva sostituire le altre parlate ma che era stata costruita appositamente per servire da seconda lingua ausiliaria per tutti. L'idea venne all'oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof che badò soprattutto a rendere la lingua di facile apprendimento e uso dotandola di una grammatica semplice.  Presentata nel 1887 come "lingvo internacia", lingua internazionale,  prese in seguito il nome di "esperanto", che spera. I vocaboli derivano in gran parte da latino, italiano e francese, tedesco e inglese, russo e polacco, tutte parlate correntemente da Zamenhof. Da subito l'esperanto venne usato come linguaggio di pace per facilitare la comunicazione fra i popoli e conobbe grande diffusione durante e dopo il primo conflitto mondiale, quasi a ribadire l'dea di una fratellanza universale. Oggi ci sono associazioni, congressi, federazioni, festival esperantisti e si stima che più di un milione di persone al mondo usino l'esperanto come terza lingua straniera. Verne, Einstein, Tolstoj, De Amicis, Tolkien, Eco sono stati o sono sostenitori dell'esperanto. Gli ideali degli esperantisti sono di assoluta neutralità rispetto ad ogni tipo di corrente politica o religiosa. Nel 1996 è stato pubblicato durante il Congresso Universale di Esperanto il Manifesto di Praga che al secondo punto recita: "... chi impara l'esperanto non deve imparare la cultura di un singolo Paese, ma conosce un mondo senza frontiere".




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1 febbraio 2010

FEBBRAIO

Hans Holbein il giovane - Ritratto di Derich Born - 1533 - Windsor Castle




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31 gennaio 2010

Peccatore dove stai andando.. SINNERMAN 2

Questo è il testo della versione traditional del brano spiritual Sinnerman. Fu inciso per la prima volta negli anni '50 dal gruppo folk The Weavers anche se risale ai primi del '900. Nina Simone lo imparò da bambina durante le serate trascorse ad ascoltare i sermoni della madre, ministro metodista, e fece poi la sua versione nel 1965.

Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Run to the moon, "Moon, won't you hide me?"
Run to the sea, "Sea, won't you hide me?"
Run to the sun, "Sun, won't you hide me all on that day?"

Lord said, "Sinner man, moon'll be a bleeding"
Lord said, "Sinner man, sea'll be a sinking"
Lord said, "Sinner man, sun'll be a freezing all on that day"

Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Run to the Lord, "Lord, won't You hide me?"
Run to the Lord, "Lord, won't You hide me?"
Run, run, "Lord, won't You hide me all on that day?"

Lord said, "Sinner man, you should've been a praying"
Lord said, "Sinner man, should've been a praying"
Lord said, "Sinner man, should've been a praying all on that day".




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30 gennaio 2010

SINNERMAN


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23 gennaio 2010

IMPARARE A PENSARE

 In francese si dice "questionner", da "question" (domanda). Domandare: per capire, vederci più chiaro. Su di noi, sulle cose. E rompere l'incantesimo di un mondo preconfezionato, scoprire che dietro una verità se ne nascondono infinite. Avere il coraggio di mettere in discussione le proprie credenze: nulla a che vedere, insomma, con l'italiano "questionare", che è polemica, scontro di opinioni, di fedi. Domandare per "problematizzare": in un mondo pieno di risposte, imparare a chiedere può diventare una risorsa preziosa. Un antidoto contro dogmi e fondamentalismi. Fin dalla tenera età. A crederci è Oscar Brenifier, voce di spicco della pratica filosofica d'oltralpe, Dottore in filosofia e formatore. Ed ecco che di solito si inizia proprio con una domanda: "Chi preferisce il peluche di sinistra? Chi quello di destra? Spesso i bambini preferiscono entrambi, non sanno decidersi, perché vogliono tutto, ma soprattutto perché vogliono essere uguali ai compagni. Allora si chiede loro di scegliere, di "singolarizzarsi", di non seguire la massa. Poi si chiederà loro di spiegare perché hanno scelto quel pupazzetto e non l'altro. Attraverso l'analisi delle risposte che vengono date, il bambino è spinto ad argomentare le sue scelte". Imparare a pensare con la propria testa. Una pratica dai risvolti sociali: "I bambini che hanno la fortuna di nascere in una famiglia intellettualmente stimolante, predisposta al dialogo, saranno poi coloro che andranno a rimpinguare le file dell'élite del Paese. E gli altri? Nessuno insegna loro a pensare con la propria testa. A scuola non c'è tempo. Bisogna concludere i programmi. Una verità scomoda, e profondamente ingiusta. In questo senso, la pratica filosofica può giocare un ruolo importante nel contrastare l'ineluttabilità del contesto sociale di provenienza". Spesso, però, a remare contro è lo stesso corpo insegnante, che si sente esautorato della propria autorevolezza. A crollare, infatti, è un sistema pedagogico consolidato da più di due secoli, quello basato sulla trasmissione dei contenuti: "Domandate a uno studente di dividere un testo di greco in tre parti e sarà in grado di farlo. Domandategli se gli piace Platone e non saprà cosa rispondere. I ragazzi sono convinti che, in fondo, quello che pensano non è poi così tanto importante, perché non è quello che il sistema scolastico richiede. Molti professori credono che insegnare voglia dire trasmettere dei contenuti. Ma questo non basta: insegnare significa innanzitutto apprendere a pensare". Ovvero: analizzare le proprie opinioni, ascoltare le obiezioni degli altri, eventualmente fare un passo indietro, forgiare nuovi concetti. Consapevoli che il dogma è la morte di ogni pensiero critico: "Lacan diceva, dei philosophes, che sono dei "filousophes". In francese "filou" vuol dire mascalzone. Con questo intendeva quella pretesa, tipica dei filosofi, a voler parlare della filosofia quando in realtà stanno parlando della propria, filosofia, senza però accettare che si tratta di una prospettiva particolare. Ai loro studenti pretendono di trasmettere "il sapere", che è poi il loro, e la filosofia si riduce a storia della filosofia". Per questo è necessario un ritorno alle origini: "Nonostante le molteplici resistenze, a scuola come all'università, stiamo assistendo a una progressiva inversione di tendenza, un ritorno alle radici socratiche della filosofia come prassi, maieutica, metodo di pensiero". A riconoscerlo è stato l'Unesco, che ha chiesto recentemente a Brenifier di scrivere un rapporto sulla filosofia non accademica: "La Francia, a differenza dei Paesi anglosassoni, è il Paese che resiste maggiormente". Le cose vanno meglio in Italia, dove all'università di Venezia è nato il primo master di pratica filosofica. "Ma in genere è una disciplina che fa ancora fatica a imporsi". Dopotutto Socrate era circondato da diffidenti. La sua era una forma di resistenza". A colpi di pensiero.

Da una rilettura di "Pensatori nel loro piccolo"




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15 gennaio 2010

DIPINGERE A PAROLE

  La rete delle immagini, lanciata, si allarga sempre di più: il pensiero perlustra sempre più a fondo: lo scrittore offre la fragranza dei fiori freschi, un’ abbondanza di germogli che sboccia.Venti vivaci sollevano le metafore; nuvole si alzano da una foresta di pennelli. Il poeta Lu Ji sembra descrivere così la dinamicità del verso nella poesia cinese. Il mondo intero sembra in movimento. La poesia cinese dunque va letta con l’animo disposto a comporre visioni interiori, immagini che sono lasciate all’intuizione del lettore. E uno degli elementi fondamentali e costanti della letteratura cinese è quello descrittivo, che dà vita sia a prose sia a liriche di paesaggio. La vista è interpellata e sollecitata continuamente. In alcuni autori l’essere umano appare un piccolo punto dell’universo che vive dentro un paesaggio ampio; in altri è invece al centro di una scena, che attende da lui un senso. Ma a prevalere è il primo atteggiamento, per il quale la bellezza di un elemento della natura può prescindere da uno sguardo umano. Vi è un nesso profondo tra le idee e le immagini. La poesia classica cinese dipinge visioni.

A Tan Chiu

L’amico mio dimora
In alto sui monti dell’Est;
Gli è cara la bellezza
Delle valli e dei monti.
Nella stagione verde
Giace nei boschi vuoti;
E dorme ancora quando
Il sole alto risplende.
Un vento di pineta
Gl’impolvera maniche e manto;
Un ruscello ghiaioso
Gli terge il cuore e l’udito.
T’invidio! Tu che lontano
Da discorsi e discordie
Hai la testa appoggiata
A un guanciale di nuvole azzurre.

Li Po




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10 gennaio 2010

PENSIERI CONTRO

Quello che è considerato dai più come un mostro urbanistico per david Owen potrebbe essere un campione della politica ambientale. Manhattan è un frastornante scenario di cemento, asfalto, traffico, rumore, smog e folla. Tanta folla: 27490 abitanti per chilometro quadrato. Un incubo ambientale.
"Tutt'altro. Siamo nel distretto più green d'America. Una vera oasi ecologica. Il fattore chiave è la densità di popolazione. L'alta concentrazione di persone in spazi circoscritti dove strutture e servizi sono a portata di mano permette una razionalizzazione delle risorse e ottimi risultati per l'ambiente. Siamo abituati a considerare la popolosità di Manhattan come una catastrofe mentre in realtà è l'opposto. I newyorkesi hanno il più basso consumo energetico pro capite della nazione. Usano meno petrolio, consumano meno elettricità, meno benzina e producono meno rifiuti. Conseguenze virtuose del vivere in spazi ravvicinati. La condivisione delle infrastrutture ottimizza la gestione delle risorse minimizzando gli sprechi. Disperdere le persone nelle villette dei sobborghi con giardino e pannelli solari può sembrare più green ma solo in apparenza. Basta pensare all'uso smodato delle automobili dai piccoli centri verso le città. Questo rende le microcomunità così bucoliche sulla carta completamente dipendenti dalle automobili, straordinariamente inefficienti e dannose all'ambiente. A Manhattan il 77 per cento delle famiglie non possiede una macchina e non perchè i newyorkesi siano particolarmente illuminati ma perchè la guida nel traffico caotico è un atto così irrazionale da indurre le persone ad usare i mezzi pubblici o andare a piedi.
Pochi sanno che a partire dal 2007 prima della crisi c'è stato un fenomeno che neanche gli ambientalisti avevano previsto: un declino mondiale delle emissioni carboniche, una riduzione significativa dei gas serra e un consumo ridotto di carburante fossile. La ragione? Il prezzo del petrolio a livelli record. Una banale questione di risparmio ci ha di fatto reso più efficienti.
Ecco la grande sfida: rendere ancora migliori le città aumentando la loro vivibilità senza distruggere la loro straordinaria efficienza."






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4 gennaio 2010

PENSIERO DEL GIORNO

"Ci sono due tipi di sofferenti a questo mondo: quelli che soffrono per una carenza di vita e quelli che soffrono per una sovrabbondanza di vita. Io mi sono sempre ritrovato nella seconda categoria. Se ci pensi un attimo, quasi tutti i comportamenti dell'uomo e le sue attività in sostanza non sono diverse da quelle degli animali. Le più avanzate tecnologie e la nostra abilità artigiana ci portano al livello dei super-scimpanzé, non di più. In realtà la differenza fra, diciamo, Platone e Nietzsche e l'uomo medio, è maggiore di quella che esiste fra lo scimpanzé e l'uomo medio. Il regno del vero spirito, del vero artista, del santo del filosofo, sono in pochi a raggiungerlo. Perché così pochi? Perché la storia del mondo e l'evoluzione non sono esempi di progresso ma piuttosto un'infinita e futile addizione di zeri? Non si sono sviluppati i valori più importanti. Diamine i Greci 3000 anni fa non erano certo meno progrediti di noi. Allora quali sono le barriere che impediscono all'essere umano di arrivare per lo meno vicino al suo vero potenziale? La risposta a questa domanda la si può trovare in un'altra domanda. Qual è la caratteristica umana più universale? La paura. O la pigrizia".

da Waking Life




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1 gennaio 2010

GENNAIO



 Petrus Christus  -  Ritratto di giovane donna  -  1460






Natura umana... Sono sempre stata affascinata dal ritratto, uno dei temi più antichi della storia dell'arte, semplice ma intrigante nel risultato. Da quel dialogo tra i nostri occhi e quelli di uomini e donne che sono ormai al di fuori del tempo e dello spazio, cristallizzati in una icona che esce dalla cronaca ed entra nella storia. Diventa memoria.




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29 dicembre 2009

DIALOGO DI UN VENDITORE DI ALMANACCHI E DI UN PASSEGGERE

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l'anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest'anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest'anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb'egli che l'anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent'anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent'anni vorreste che somigliasse l'anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.
Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?
Venditore. Cotesto si sa.
Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent'anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?
Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.
Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?
Venditore. Cotesto non vorrei.
Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch'ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l'appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?
Venditore. Lo credo cotesto.
Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?
Venditore. Signor no davvero, non tornerei.
Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?
Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz'altri patti.
Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell'anno nuovo?
Venditore. Appunto.
Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest'anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d'opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll'anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?
Venditore. Speriamo.
Passeggere. Dunque mostratemi l'almanacco più bello che avete.
Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.
Passeggere. Ecco trenta soldi.
Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi
nuovi; lunari nuovi.


Giacomo Leopardi  -  Operette morali




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24 dicembre 2009

PICCOLE COSE

Le cortesie più piccole
– un fiore o un libro –
piantano sorrisi come semi
che germogliano nel buio.

Emily Dickinson




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21 dicembre 2009

NON BASTA UN BEL PACCO PER FARE UN BUON LIBRO

Questa è l'era del packaging. Tutto ha un packaging, una confezione. E attraverso un processo lento e costante, l'involucro sta diventando più importante del contenuto.
Abbiamo tre tipi di confezione per i libri: quella che attrae come un fiore attira gli insetti, quella che sancisce la loro profondità con copertine austere e noiose (perché in genere la profondità viene ritenuta noiosa) e infine quelle che grazie all'illustrazione in copertina indicano o mentono a loro riguardo. In ogni caso, si tratta dello stesso meccanismo utilizzato per catturare le mosche.
In generale gli editori pensano che se a un libro di mezzo chilo ne viene accostato uno di un chilo, l'articolo più pesante è quello più desiderabile. È il medesimo istinto grazie al quale ogni ragazzino prima o poi scambia il suo dieci cent d'argento per un nichelino da cinque. I libri spessi e pesanti sono più richiesti di quelli leggeri e sottili, indipendentemente dal contenuto.
Questo fatto una volta mi ha spinto a dare un paio di consigli ai miei editori, i quali stupidamente non li hanno seguiti. Se venissero usate copertine di piombo, il problema del peso sarebbe risolto. E se i libri venissero stampati su fette di pane di segale, sarebbero molto più spessi. Il lettore non perderebbe mai il segno perché mangerebbe le pagine man mano che le finisce. [...]
Il libro in quanto tale ha assunto il proprio carattere magico, sacrale e di autorevolezza in un'epoca in cui c'erano pochissimi libri, e quei pochi erano posseduti da persone estremamente ricche o colte. Allora il libro era l'unico modo che aveva la mente di abbandonarsi a luoghi lontani e a pensieri elevati. Si poteva uscire da se stessi soltanto tramite il talismano del libro. Ed è una cosa meravigliosa il fatto che anche oggigiorno, con la concorrenza dei dischi, della radio, della televisione e del cinema, il libro abbia mantenuto la propria natura preziosa. Un libro è qualcosa di sacro. Un dittatore può uccidere e massacrare la gente, può sprofondare ai peggiori livelli di tirannia e per questo essere odiato, ma quando vengono bruciati i libri assistiamo alla forma suprema di tirannia. E questo non possiamo perdonarlo. L'uso del libro come mezzo di propaganda è più potente ed efficace di qualsiasi altro medium. Una trasmissione ha una certa autorevolezza, ma un libro non mente. La gente non si fida automaticamente dei giornali. Ma automaticamente crede ai libri. È strano, ma è così. Da quelle parti del mondo sottoposte a rigidi controlli e a censura ci arrivano messaggi con i quali non si chiedono radio, giornali o opuscoli. Invariabilmente chiedono libri. Credono nei libri pur non credendo a nient'altro. Ed essendo tutto ciò vero, mi domando come mai i governi non usino i libri più spesso di quanto non facciano. Un libro viene protetto e fatto circolare. È rarissimo che un uomo distrugga un libro, a meno che non lo odi veramente. La distruzione di un libro è una sorta di omicidio. E vista la tendenza sempre maggiore a censurare e a controllare la gente per il suo bene, i libri sono l'unica forma di espressione che ancora vi sfugge. [...]
Mi interrogo continuamente sul futuro dei libri. Possono continuare a competere con forme espressive rapide, economiche e facili che non richiedono la lettura o il pensiero? Io devo dire di sì, o che alcuni di essi tentano di fare proprio quello. Al giorno d'oggi ci sono tantissimi libri che vengono scritti avendo in mente il cinema. Si dice che certi editori non stampino libri che non abbiano la potenzialità di essere venduti al mondo del cinema. In molti casi anche lo scrittore viene considerato in parte scrittore e in parte venditore. Dovrebbe starsene in una libreria a etichettare il suo prodotto con il proprio nome. Dovrebbe partecipare agli spettacoli televisivi e diventare una scimmia ammaestrata. Dovrebbe esporre la propria vita privata, sessuale e i propri muscoli, perfino i peli del proprio corpo, agli sguardi adenoidei dei suoi potenziali lettori. Si dice che deve lasciar perdere la scrittura, se non intende fare questo genere di cose. Che è un asociale, se si rifiuta di far pubblicare sulle pagine patinate di una rivista illustrata le fotografie che lo ritraggono quando fa colazione, o quelle della moglie.
Io non credo che un libro possa competere con i suoi rivali sul loro terreno d'azione. D'altra parte, neppure loro possono competere con il libro nel suo specifico terreno d'azione. All'infuori della musica, nessun'altra forma espressiva è in grado di "incoraggiare la mente e le emozioni". Non si può pensare a un film come a qualcosa di così personale come un libro che si ama. Nessuno spettacolo televisivo è un amico così come è un amico un libro. E nessun'altra forma espressiva, sempre all'infuori della musica, stimola la partecipazione del destinatario come un libro.


John Steinbeck  "Appunti sparsi e ribaldi"   1951




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15 dicembre 2009

PARNASSUS

   "Il mondo intero sopravvive perchè qualcuno sta raccontando una storia, sempre la stessa da millenni".
La storia di Parnassus invece è quella di Faust  e di tutti gli uomini che hanno accettato il rischio della perdizione pur di superare i limiti della natura, la storia del patto col diavolo. Proprietario di una scalcagnata compagnia teatrale ha stretto un patto con Belzebù: voleva che le fantasie diventassero reali, voleva uno specchio oltre il quale i desideri prendessero forma, e per questo regalo dovrà cedere sua figlia agli Inferi.
Il film sta in equilibrio tra il sogno e l'incubo, trasporta lo spettatore dentro immagini inimmagginabili, mille chilometri oltre la frontiera della realtà. E' una sfida alla morte, un tentativo folle di arrivare oltre il tempo e lo spazio e lo è stato anche il film nella sua realizzazione, poichè il fascinosissimo Heath Ledger, l'altro protagonista della favola, è morto durante le riprese.
Terry Gilliam, il regista, non si è arreso all'evidenza e almeno nel regno del cinema e della fantasia Ledger doveva vivere ancora. Così vengono convocati Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell per prolungare la vita scenica di quell'attore bravo e amato. Si poteva completare il film con trucchi digitali o sostituire l'attore nelle scene incomplete ma Gilliam porta tutto oltre le colonne dell'impossibile.
Siamo nel cielo dell'invenzione assoluta.
La trama perde sì spesso la linearità e la semplicità della favola, i contratti col diavolo si moltiplicano, la posta in gioco si fa sempre più alta e confusa: in fondo anche a Mefistofele quello che interessa è il gioco, il risultato finale conta poco. E il gioco, l'avventura, il film sono strabilianti.
Il cinema supera se stesso, eslpode in una fantasmagoria di visioni, fatica a rimanere dentro lo schermo. Ogni limite è sbriciolato e anche Heath Ledger sembra sfuggire alla morte almeno per le due ore eterne di questa incursione nelle terre dell'onnipotenza fantastica.

"Daresti un prezzo ai tuoi sogni?"




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12 dicembre 2009

NUOVE RIVISTE

    Green economy, fantascienza e letteratura vivono un grande momento. E lanciano nuove riviste. Nemeton significa bosco sacro ed è la prima rivista eurpoea (semestrale in italiano e inglese) dedicata all' High Green Tech. "Il sentiero dell'architettura porta nella foresta". Ovvero il sapere dell'architetto e del'agronomo alleati per esplorare i nuovi confini dell'abitare sostenibile. Giardini pensili, biopiscine, case di paglia, terra cruda e bambù.. Ma anche alimentazione, design, filosofia. 

Ufo, viaggi nel tempo, altri mondi, robot intelligenti: tutta la fantascienza si dà appuntamento in edicola ogni mese con la rivista If. "Un ritorno alla cara vecchia carta stampata in un mondo di pagine web che va incontro al piacere della lettura e vuole essere punto di riferimento per la riflessione sul fantastico",  spiega Carlo Bordoni direttore di If  e sociologo all'università di Firenze.    

Si chiama No Tag la rivista distribuita in libreria che ha due qualità: è gratis ed è dedicata ai racconti italiani. "Se chiedi a chi ama leggere cosa manca ai nostri scrittori risponderanno: il racconto. Una forma spesso ignorata dalla grande editoria" dice il curatore di questo mensile pubblicato da Eumenswil.                               




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