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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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Un incontro casuale: Le vite intrecciate di scrittori e artisti americani
Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo
Quando inizia la nostra storia: Le grandi svolte del passato che hanno disegnato il mondo in cui viviamo


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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


28 marzo 2020

... MA ANCHE QUESTA




Change everything you are

Cambia tutto ciò che sei

And everything you were

E tutto ciò che eri

Your number has been called

Il tuo numero è stato chiamato

Fights and battles have begun

Lotte e battaglie sono cominciate

Revenge will surely come

La vendetta arriverà di sicuro

Your hard times are ahead

Ti aspettano tempi difficili

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)

Change everything you are

Cambia tutto ciò che sei

And everything you were

E tutto ciò che eri

Your number has been called

Il tuo numero è stato chiamato

Fights and battles have begun

Lotte e battaglie sono cominciate

Revenge will surely come

La vendetta arriverà di sicuro

Your hard times are ahead

Ti aspettano tempi difficili

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)

Don't let yourself down

Non abbatterti

Don't let yourself go

Non lasciarti andare

Your last chance has arrived

È arrivata la tua ultima occasione

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to be the best

Devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)







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26 marzo 2020

C'E' QUESTA




Declare this an emergency

Dichiarate che questa è un'emergenza

Come on and spread a sense of urgency

Sbrigatevi e diffondete un senso di urgenza

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo

And it's time we saw a miracle

E questa volta abbiamo visto un miracolo

Come on, it's time for something biblical

Dai, è ora di qualcosa di biblico

To pull us through

Per venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo

Proclaim eternal victory

Proclamate vittoria eterna

Come on and change the course of history

Veloci, cambiate il corso della storia

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo


Questa è una canzone dei Muse, scritta nel 2003...




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20 marzo 2020

UNA AL GIORNO

                                                                           22


Mia moglie dice:

- Tutti hanno dei complessi e tu non fai eccezione.

Tu hai il complesso della mia inferiorita'.



                                                                           60


Mia moglie chiede ad Ar'ev:

- Andrei, non capisco, ma tu fumi?

- Vedi, - dice Ar'ev, - io mi metto a fumare solo quando bevo. E siccome bevo in continuazione, molti pensano erroneamente che io fumi.



                                                                           247


La Russia e' l'unico paese al mondo in cui un letterato viene pagato in base alla quantita' di pagine scritte e non per le copie vendute. Ne' tantomeno per la qualita'. Solo in base alla quantita'. Questo spiega l'arcano, implicito motivo della nostra catastrofica logorrea russa. Supponiamo che un autore voglia eliminare una frase. Una voce dentro di lui gli suggerisce:

- Cretino! Sono cinque rubli! Un chilo di manzo freschissimo...







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17 marzo 2020

UNA AL GIORNO

Sto rileggendo in questi giorni i Taccuini di Dovlatov. Il genio di Dovlatov, uno dei grandi umoristi della letteratura russa, consisteva nella capacità di sentire e di esprimere la paradossalità universale. La quotidianità dell'esistenza dell'uomo sovietico, per esempio, ma anche l'american way of life come vissuta da un emigrato di ultima generazione sbarcato in America per poter pubblicare.

I Taccuini rappresentano annotazioni svariate, riguardanti sia la vita sovietica, fino al 1978, che il periodo dell’emigrazione, ovvero la vita americana e il mondo russo in esilio (New York 1979-1990). Queste pagine si presentano sotto forma di appunti di carattere eterogeneo, micro-testi autonomi, più o meno brevi e a seconda dei casi, come miniature narrative, aforismi, giochi di parole, aneddoti autobiografici. Fantasia e cronaca, storia e assurdo, raffinatezza e squallore si fondono nei Taccuini, così come nelle sue altre opere.

Vorrei condividere alcune di queste pagine...


Numero 52: «All’instituito di Drammaturgia di Leningrado era accaduto che, al cospetto degli studenti, fosse intervenuto lo chansonnier francese Gilbert Bécaud. Terminato finalmente l’incontro, l’organizzatore si era rivolto agli studenti. “Fate le vostre domande”. Tutti tacevano. “Fate domande all’artista!”. Silenzio. Allora il poeta Eremin, che si trovava in sala, aveva gridato a tutta voce: “Quelle heure est il?” (Che ore sono?). Gilbert Bécaud aveva guardato l’orologio e aveva risposto gentilmente “Le cinque e mezza”. Non si era offeso».


Numero 3: «Il figlio dei nostri vicini: “Tra tutte le verdure preferisco i ravioli». 


Numero 17: «“Come vuole che le tagli i capelli?”. “In silenzio”».




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14 marzo 2020

DUE FILM






Non conoscevo Giorgio Pressburger. Il caso ha voluto che mi imbattessi nel film "L'orologio di Monaco"  e l'incontro ha lasciato il segno.

Come vi sentireste nello scoprire che nella vostra famiglia attraverso varie ascendenze hanno fatto parte personaggi della cultura novecentesca del calibro di Karl Marx, il poeta Heinrich Heine, il compositore Mendelssohn, il filosofo Husserl, il regista di ‘Scarpette rosse’ Emeric Pressburger?

Questa e' la storia vera e raccontata in prima persona di Giorgio Pressburger, uno dei più alti intellettuali italiani ed europei, che ritroviamo appunto nel film documentario L’Orologio di Monaco di Mauro Caputo, liberamente tratto da un libro di racconti dello stesso Pressburger.

Scrittore, saggista, operatore culturale ai massimi livelli in letteratura e teatro rivive davanti alla cinepresa gli anni della sua nascita a Budapest, sul finire degli anni ’30, la fuga nel ’56 con l’invasione sovietica e l’arrivo a Trieste, la città in cui transitano i fantasmi di Joyce, Svevo, Kafka. Un film affascinante capace di unire le memorie personali di un grande intellettuale a quelle della drammatica, ma anche orgogliosa Storia del XX secolo europeo. Un film che Claudio Magris ha definito ‘intenso e struggente, forte e discreto, che fa parlare non solo gli uomini ma anche i paesaggi, le cose, le tracce degli uomini passati sulla terra’ e che per lo stesso Pressburger racchiude un unico grande messaggio: quello contro la servitù volontaria degli uomini.

Ho scoperto poi un secondo docufilm "Il profumo del tempo delle favole" sempre  tratto da un libro di Pressburger "Sulla fede" che narra di un uomo alla ricerca, tra dubbi e tormenti, dei segni della propria fede, mettendo a nudo la sua esperienza, scardinando certezze e false ipocrisie, entrando nelle pieghe più nascoste della mente umana. Indaga le paure infantili, le menzogne dell'età adulta, l'illuminazione della grazia e, attraverso il sostegno di alcuni compagni di viaggio come Dostoevskij, Kant e Kafka, il suo discorso si trasforma in un serrato confronto con la questione del male e della sofferenza. Le viuzze deserte di Trieste accompagnano i passi notturni di Giorgio P., uscito da un teatro dove si dava I fratelli Karamazov. Un romanzo che gli fa venire in mente la Bibbia, libri accomunati da delitto e violenza. Dostoevskij lo ossessiona, per certi versi gli somiglia. Ma sulla fede il russo non ha dubbi, parla fin troppo di un Dio di cui nulla si può dire. Meglio un altro compagno di strada, un ebreo di Praga, Franz Kafka. Uno che Dio non lo nomina mai ma non fa altro che dialogare con lui. E qui Pressburger afferma: "Come dice Simone Weil, si può amare anche qualcuno che non esiste. E io penso che non esista. Eppure la disperazione della fede è necessaria al nostro essere uomini". Perche' "La fede nasce così, dal terrore, non dall’amore", mormora Giorgio P.


Purtroppo fino a ieri erano reperibili entrambi su Raiplay, oggi solamente uno. 


 il profumo del tempo delle favole






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10 marzo 2020

IMPERFEZIONE


Siamo qui perche' imperfetti. La perfezione, non e' di questo mondo. Forse il vuoto inteso come pura e primitiva dimensione astratta puo' considerarsi perfetto. Esistono in natura o in noi stessi quelle armoniche corrispondenze, quei sublimi equilibri...? E' il percorso evolutivo a darci quasi tutte le risposte. L'imperfezione ci ha creato e accompagnato fino qui. 
La storia naturale, scrive l’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani nel saggio Imperfezione, è un catalogo di imperfezioni che hanno funzionato, a partire da quella infinitesima deviazione nel vuoto quantistico primordiale da cui è nato l’universo. Il nostro universo è precario e pericoloso, soggetto a repentini sconvolgimenti quindi imperfetto per definizione. La storia che viviamo è solo una delle tante storie possibili. La realtà è ingannevole e l’evoluzione è tutt’altro che intuitiva. Animismo e teleologia appannano la visione di homo sapiens, lo inducono a ragionare in termini fatalistici e finalistici. Siamo una specie relativamente giovane, passeggiamo sulla Terra da appena 200.000 anni e crediamo che tutto sia stato preordinato per noi, imperfetti divenuti via via sempre più perfetti: nulla di più sbagliato. Siamo solo una delle tante storie possibili che, per puro caso, si è realizzata. Ogni forma di vita terrestre discende da un comune progenitore: un archeobatterio che risale a circa 3,5 miliardi di anni fa. La selezione naturale - scrive Pievani - è il filtro che si ciba del caso. Il primate bipede homo sapiens, il più inessenziale, fortunato e creativo sottoprodotto dell’evoluzione imperfetta non è altro che una summa di rabberci che, alla fine, malgrado tutto, hanno funzionato. La nostra transizione al bipedismo non è stata indolore: la colonna vertebrale e' stata raddrizzata alla bell’e meglio e il peso dell’intero corpo grava  ora su un unico asse, scaricandosi su due gambe. Di conseguenza la colonna si incurva e le vertebre sono sottoposte a pressioni indebite. Nervi e muscoli si sono riadattati per quanto possibile, ma non ci esimono da sciatiche, ernie e piedi piatti. Anche il nostro linguaggio è figlio dell’imperfezione. Conquistato il bipedismo, il linguaggio è stato reso possibile in seguito all’abbassamento della laringe, un tratto vantaggioso che però ci ha resi più soggetti al pericolo di soffocamento quando ci nutriamo. Grazie al nostro cervello abbiamo evoluto tecnologie avanzatissime, ma anche l’intelligenza umana ha il suo lato oscuro, il suo tratto svantaggioso: progettiamo viaggi interstellari, studiamo il bosone di Higgs, investiamo nella ricerca medica ma al contempo abbiamo posto le basi per la sesta estinzione violentando il pianeta che ci ospita. Homo sapiens è l’imperfetto per definizione: creatura prodigiosa, creativa, curiosa ma con forti limiti sia sul piano fisico che psichico. È l’incarnazione di come ha  lavorato e lavora l’evoluzione. Nei grandi numeri il suo limite è l’apofenia, ovvero la tendenza a ravvisare schemi di significato in quel che invece è meravigliosamente casuale. 
Darwin l’aveva capito: dove c’è perfezione non c’è storia. Il filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani ci induce a una riflessione profonda e disincantata sulla natura umana. A emergere è anche il ritratto di un antropocene sempre più sconsiderato e irresponsabile dove vige la legge egoista del qui e ora, senza rispetto e pietas per generazioni future. 

Da una rilettura di  "Dall'ameba a Donald Trump"


Qui e' possibile leggere il libro gratuitamente





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1 marzo 2020

MARZO


Edgar Degas -  Autoritratto  -  1863




In questo autoritratto Degas ha 29 anni. Non e' il mio preferito ma lo presenta bene. Un giovane proveniente da una ricca famiglia che perse la particella nobiliare del nome per aver preso la strada dell'arte (il cognome era De Gas) e che pochi anni dopo sarebbe divenuto povero per salvare i fratelli dalla bancarotta. Per questo motivo assunse un carattere aspro e modi bruschi che fino in tarda eta' ne fece il terrore delle dame che lo invitavano a cena.

Un impressionista ai margini che sviluppo' uno stile e temi propri.

Non amo le sue ballerine ma ho una stampa de "L' assenzio", il Degas che prediligo.

Renoir lo defini' il piu' grande scultore del suo tempo, non dimentichiamo che fu un innovatore nell'arte della scultura. E non tutti sanno che fu anche un fotografo geniale e un poeta i cui sonetti piacevano a Mallarme', un sagace aforista e un melomane raffinatissimo che grazie al cinquanta per cento di geni italiani ( la nonna era livornese ) si esibiva nelle canzoni napoletane con grande trasporto.


Per chi avesse la fortuna di trovarlo, l'anno scorso e' uscito questo film per il ciclo "La grande arte al cinema"













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28 febbraio 2020

DIVAGAZIONI

Entrando nella prima sala della mostra " Anni Venti. L'eta' dell'incertezza" il ritratto di Matteo Marangoni di Bacci e' il primo che si offre alla vista. Un buon preludio e un piacere inaspettato. I libri di Marangoni seppur datati sono stati un viatico per molti dei quali si occupano di arte e critica dell'arte fino ad oggi. Il suo "Saper vedere" che ho letto in due delle tante edizioni riproposte e' stata una lettura affascinante e appassionante.  Nella sezione che segue dedicata all'attesa si ha la sensazione di essere fuori dal tempo. L'attesa e' declinata nelle piu' svariate accezioni di sospensione, spaesamento, malinconia, inquietudine, incanto e stupore. La "Testa femminile" di Casorati e' sublime.. Stupore. Dell' eclissi dello stupore dal panorama delle emozioni contemporanee ne ha parlato poco tempo fa in un articolo Puliga, con  parole che rasentano la poesia: "...in bilico tra parola e silenzio, lo stupore, scaturito da un vedere non perché si guarda, ma perché si è stati guardati, può sfociare nella feriale accettazione del vivere, e quindi del morire. Se esso è terreno di coltura per la conoscenza, alimentarne il respiro nel quotidiano significa non smettere di cominciare: ed è fatica. Occorreranno pietra e cielo, collezioni di istanti e prove generali di eternità per diventare grembi di stupore, per renderlo compagno di strada, di attesa e di desiderio, al nostro fianco in una festa dello sguardo che generi incontro. E che ci faccia scorgere il mistero che si acquatta negli interstizi dei giorni, aiutandoci a vivere anche le emozioni più dolorose". E non stupisce la bellezza dell'ultimo "Ritratto della moglie" di quell'Ubaldo Oppi in piena ascesa negli anni venti, che conobbe Picasso a Parigi e gli rubo' l'amante, la bellissima modella Fernande Olivier; per il quale fu coniata l'espressione "Realismo magico" e che fini' amaramente in tribunale perche' i suoi nudi furono ritenuti troppo ose', poi processato per oltraggio al pudore ma unanimamente assolto. Un anonimo giornalista scrisse: "Alcune sue donne nude sono proprio nude, non come spesso le modelle senza abiti..."

A Oppi e' dedicata una splendida mostra "Ritratto di donna. Il sogno degli anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi". Una quarantina di opere compresa la Giuditta di Klimt saranno esposte a Vicenza fino al 13 aprile.


La mostra "Anni Venti. L'eta' dell'incertezza" si trova presso il Palazzo Ducale di Genova fino al 1 Marzo.






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8 febbraio 2020

PRIMA VISIONE





1914, l’Italia sta per entrare in guerra. Una comune di giovani nordeuropei ha trovato sull’isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell’arte. Ma l’isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una capraia il cui nome è Lucia. Il film narra l’incontro tra Lucia, la comune guidata da Seybu e il giovane medico del paese. E di un’isola unica al mondo, la montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo che all’inizio del Novecento ha attratto come un magnete chiunque sentisse la spinta dell’utopia e coltivasse ideali di libertà. Lucia è una carta bianca pronta per essere scritta, una creatura vergine indecisa sulla via da intraprendere, divisa tra visioni del mondo distanti e confliggenti: il medico (la scienza, il positivismo) e la rivoluzione sociale; il pittore guru (l’anima, la spiritualità) e la rivoluzione interiore (la comunità fondata dall’artista, che rassembra quelle degli anni 70, considerata dalla società isolana come un oggetto alieno, una congrega di pervertiti); la famiglia (le radici ataviche dell’identità) e gli affetti che non può rinnegare né respingere.


Un film interessante. Alcune cose andrebbero ridimensionate, tipo il passaggio da analfabeta a bilingue e assidua lettrice di Lucia, il fluente e argomentativo inglese del medico che nemmeno oggi lo si trova, le lunghe danze liberatorie per lasciare piu' spazio all'arte e alla psicologia. Perche' va detto che il personaggio di Seybu riprende quello reale del pittore simbolista Karl Wilhelm Diefenbach che visse a Capri fino alla morte nel 1913 e che la frase " la rivoluzione siamo noi" pronunciate sempre da Seybu e' la straordinaria affermazione/opera di Joseph Beuys, una fotografia a grandezza naturale in cui l'artista si incammina verso di noi e ci chiama alla marcia, per essere con lui artisti e rivoluzionari. E' Beuys il vero spirito guida di Capri - Revolution.

Come e' Lucia il  vero spirito libero, l'unica a mio avviso a conquistare la liberta', gli altri credono di essere liberi ma sono comunque incapaci di uscire dal mondo delle loro regole e convinzioni.


Per approfondire



Joseph Beuvys


Karl Wilhelm Diefenbach





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1 febbraio 2020

FEBBRAIO

                                                 Paul Gauguin - Autoritratto I miserabili - 1888


Di Paul Gauguin esistono una decina di autoritratti, tra i più famosi "Autoritratto con Aureola", "Autoritratto con Cristo giallo", "Autoritratto con cappello" ma quello che ho scelto ha una storia particolare. Nel settembre del 1888 Van Gogh propose il suo progetto di scambiare opere con i colleghi con cui intratteneva rapporti ami­chevoli, secondo l'esempio degli incisori giapponesi. Chiese quindi a Gauguin e ad Emile Bernard che si ritraessero a vicenda, ma entrambi scelsero di dipingere un autoritratto. Per accontentarlo, comunque, inserirono tutti e due nei loro autoritratti un ritratto schematico dell'altro. Gauguin si dipinse nelle vesti di Jean Valjean, il protagonista di I miserabili di Victor Hugo. Come commento al quadro lascio che sia lo stesso Gauguin a farlo nella lettera che scrisse a Van Gogh nella quale egli para­gonava l'eroe di questo romanzo, emarginato dalla società ma ricco d'amore e forza interiore, agli artisti non compresi come Van Gogh e se stesso.

''Mio caro Vincent, abbiamo esaudito il vostro desiderio, pur se in un altro modo ma che mporta, se poi il risultato è lo stesso? I nostri due ritratti.Sento il bisogno di spiegare quel che ho inteso fare non perché voi non siate in grado di percepirlo da solo, ma perché non credo d'esse­re riuscito nel mio intento. La maschera di brigante malvestito e pos­sente come Jean Valjean, che ha una sua nobiltà e dolcezza interio­re. Il sangue in fregola inonda il volto, e i toni da fuoco di fucina che contornano gli occhi indicano la lava incandescente che accende la nostra anima di pittori... E quel Jean Valjean perseguitato dalla società, messo fuori legge, col suo amore e la sua forza, non è anche l' immagine di un impressionista odierno? Dandogli i miei tratti, voi avete la mia immagine personale come pure il ritratto di tutti noi, povere vit­time della società, che ci vendichiamo facendo del bene. Ah, mio caro Vincent, avreste di che divertirvi a vedere tutti i pittori di qui impregnati della loro mediocrità come tanti cetrioli sott'aceto! ...




fonte: Quaderni COMUnicazione





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27 gennaio 2020

CORRISPONDENZE


Non ascoltavo Mahler da molto tempo. Me ne ha dato l'occasione l'amico accadebis nel suo post e il collegamento a Thoreau mi è venuto spontaneo. Mahler si rinchiudeva per lavorare in una casetta in mezzo al bosco a Dobbiaco in Tirolo, come se la sua anima si potesse nutrire solo a contatto con la natura, il mondo "altro" e "felice" contrapposto a quello meschino e di sofferenza degli uomini. Come romantico aveva una spiccata propensione all'espressione di sé e in questa nuova dimensione ascetica iniziò ad abbozzare la Nona Sinfonia, nell'estate del 1908. Nel primo saggio a lui dedicato è stato definito musicista e poeta dei suoni perchè aveva il dono di plasmare la musica in senso poetico ed i suoi lavori simboleggiavano le sue esperienze ed emozioni in veste poetica; compositore dotato di una mente filosofica capace di infondere alla propria musica pensieri universali, pensieri che vanno al di là della mera descrizione di eventi particolari, obiettivo specifico dei poemi sinfonici. Le sue prime sinfonie si possono invece collocare fra le composizioni di musica assoluta, quella musica che non ha nessun fine esplicativo ma è fine a se stessa. Mahler diventerà nel tempo diffidente riguardo ai programmi fino a pronunciare la famosa frase "A morte i programmi!"Grande e celebrato direttore d'orchestra ebbe invece una carriera difficile e controversa come compositore. La sua vita la spese in una lotta continua per essere riconosciuto come autore.

"Sono ben conscio che, come compositore, non avrò riconoscimento durante la vita. Mi è possibile attenderlo solo dopo la morte.. Finché sarò il Mahler che si aggira tra di voi, « un uomo tra gli uomini», come creatore posso solo aspettarmi un trattamento troppo umano. Devo prima scrollarmi di dosso la polvere terrena, perché mi sia resa giustizia. Io sono, per usare un’espressione di Nietzsche, un uomo che non appartiene al proprio tempo. Definizione questa che si applica soprattutto ai miei lavori".

La storia lo conferma. Con l'avvento del nazionalsocialismo la sua musica venne proibita e fino al 1960 rimase poco conosciuta. Saranno i grandi compositori delle generazioni successive a proclamarlo un grande della storia della musica e pioniere della nuova musica del Novecento. Fu Bernstein a replicare alla famosa frase di Mahler "Il mio tempo verrà" quando affermò "Il suo tempo è arrivato".Conosco Mahler attraverso le letture, non bene come vorrei la sua musica. Amo la Nona Sinfonia, il suo congedo dalla musica e dalla vita. Fu eseguita per la prima volta postuma il 26 giugno 1912 a Vienna diretta dall'amico e allievo Bruno Walter.



Per la stesura di questo post mi sono avvalsa del bellissimo libro

Gustav Mahler: Il mio tempo verrà. La sua musica raccontata da critici, scrittori e interpreti.1901-2010.

E per saperne di più, altrettanto affascinante

Alma Mahler. La mia vita





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23 gennaio 2020

PENSIERO DEL GIORNO


"Volgi il tuo occhio all'interno, e scoprirai migliaia di regioni, nel tuo cuore, vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto di cosmografia interiore".


Henry David Thoreau




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19 gennaio 2020

DELETE

S - ...supponi che nelle nostre anime si trovi una massa di cera, in qualcuno più grande, in qualcuno più piccola, e in qualcuno di cera più pura, in qualcun altro di cera più sporca e indurita e in altri di cera più molle, in altri ancora di consistenza intermedia.

T – D'accordo.

S – Diciamo allora che questo è dono di Mnemosine, la madre delle Muse, e che in esso, ponendolo sotto le nostre percezioni e i nostri pensieri, come se vi imprimessimo dei sigilli, imprimiamo ciò che vogliamo ricordare fra le cose che vediamo, udiamo o pensiamo. Di ciò che viene impresso abbiamo memoria e scienza...; ciò che viene cancellato...invece, lo dimentichiamo e non ne abbiamo scienza.

Teeteto, Platone


Per millenni ricordare fu difficile e facile dimenticare. Per aiutare la memoria si invento' la pittura, scultura, scrittura, fotografia, registraziene, cinema. In questa epoca digitale viviamo una condizione diametralmente opposta. Ogni cosa messa in memoria vi rimane in maniera indelebile, il difficile è dimenticare. The net never forget. Ma se nella mente umana i ricordi svaniscono a poco a poco e in maniera casuale e incontrollabile per cancellare la memoria dai nostri dispositivi basta cliccare il tasto delete. 

Il termine inglese delete, che significa rimuovere qualcosa di scritto o di stampato, come primo significato, e poi cancellare, togliere, viene direttamente dal latino deleo, che significa cancellare.

C'e' chi propone di dare una data di scadenza ai dati custoditi nelle memorie digitali programmando i pc a dimenticare come fanno gli umani.

Ricordare è «bene», dimenticare è «male»; se invece alla base del dimenticare c'è una volontà attiva di cancellare, il processo è percepito positivamente. Ma tenendo presente i rischi più gravi che corrono gli attuali comportamenti scientifici ( obliovionismo scientifico ) quando si fa cadere nell'oblio qualcosa di importante. 



 Per saperne di piu':

"Delete. Il diritto all'oblio nell'era digitale"

Viktor Mayer Schomberger




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1 gennaio 2020

GENNAIO


                                                                         Carolus Duran - Portrait of Edouard Manet - 1880



Sono stati veramente tanti i dipinti  che si sono succeduti su queste pagine dando vita ai calendari. Per la prima volta ho pensato agli autori cosi' famosi ma nella maggior parte dei casi sconosciuti nelle sembianze ai nostri occhi.

L' autoritratto o il ritratto d’artista ha sempre un grande fascino: non rappresenta solo le fattezze del suo autore ma è uno specchio dello stile, delle emozioni e del carattere. In molti si sono cimentati nelle loro raffigurazioni, lasciandoci capolavori con tracce della loro essenza impresse sulla tela.

"Un ritratto di Edouard Manet é il duplicato morale e fisico della persona", scrisse il critico d'arte Charles Flor. L'artista francese, grande profeta del realismo, si impegnó a dipingere solo quello che vedeva. La realtá nel senso piú vasto del termine: non solo l'aspetto della persona ma anche la sua vita, il suo ruolo sociale, la sua personalitá, gli abiti, gli oggetti, i libri, i quadri, le mille cose che creano e definiscono il suo ambiente. Anche per questo ho scelto lui per aprire il nuovo anno.

Di Edouard Manet esistono due autoritratti, un ritratto eseguito dal pittore Fantin Latour e quello che ho scelto. L'espressione serena e sincera,  la luce gioiosa nello sguardo, la posa rilassata me lo fanno apprezzare e avvicinare piu' di ogni altro.



Una curiosita'.

Un autoritratto con tavolozza è stato battuto all'asta per 22.4 milioni di sterline. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un'opera del maestro francese. L'opera, eseguita nel 1878, è una delle due pitture "allo specchio" esistenti al mondo. L'altra, a figura intera, si trova al Bridgestone Museum of Art di Tokyo.




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24 dicembre 2019

BUON TUTTO





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