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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


5 aprile 2019

COSA SARA'






https://youtu.be/RmXmFIyQTSA



Cosa sara' che ci fa vedere il giorno

l'ascolto non banale di un brano come questo





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1 aprile 2019

APRILE




Kazimir Malevich - Black square   -  1915


Un quadrato nero. Lo dipinse nel 1915 l’artista ucraino Kazimir Malevich, che un anno dopo, partendo da quest’opera, avrebbe elaborato la teoria del suprematismo. "Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte, l’espressione senza rappresentazione. Le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse", scrive Malevich. Come a dire che l’arte pura è staccata da ogni funzione, la pittura non deve più ritrarre il volto del potente di turno, l’immagine di un Dio, un soggetto storico, mitologico, religioso, una natura morta o un paesaggio, ma solo la pura forma geometrica. Il Quadrato nero, per molti "il punto zero della pittura", procurò a Malevich un mare di guai. Accusato di formalismo venne imprigionato da Stalin. I suoi dipinti, chiusi per sessant’anni nei depositi sovietici, sono riapparsi solo dopo la caduta del regime.
Il colore nero sara' presente in quasi tutti i suoi dipinti.














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22 marzo 2019

KINTSUGI





Un oggetto si può rompere ma non per questo perde il suo valore e la sua bellezza. A questa filosofia si ispira l'antica tecnica giapponese del Kintsugi, letteralmente "riparare con l'oro". Ciò che si rompe, si sbecca, va in mille pezzi, non è da buttare, ma diventa più prezioso. Unico. Gli oggetti vengono minuziosamente riparati, i frammenti uniti e le venature coperte da un filo d'oro. Nella cultura giapponese nessun oggetto deve necessariamente essere perfetto: ognuno, tramite il Kintsugi, racconta la sua storia. Così, dal dolore e dalle cicatrici, nasce una forma di bellezza ancora più potente. Il Kintsugi e' il simbolo della resilienza.



La foto e' mia presa dal mio magazine preferito: Flow










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1 marzo 2019

MARZO


John Singer Sargent  -  Mrs. Hugh Hummersley  -  1892



Fu il suo amico Henry James a introdurre il trentenne John Singer Sargent nei circoli londinesi. E fu a Londra che il pittore affinò l’introspezione psicologica dei suoi ritratti, nei quali sfila una galleria di personaggi famosi, cantanti, attori, pittori, aristocratici e facoltosi borghesi. La giovane signora raffigurata in Mrs. Hugh Hammersley era nipote di generali importanti, moglie di un banchiere. Ma il vero protagonista del quadro è il velluto cangiante del vestito, quel colore con sfumature viola che era nato nello stesso anno di Sargent, il 1856, creato per caso dal chimico diciottenne William Henry Perkin mentre cercava di sintetizzare un vaccino antimalarico. Due anni dopo il primo colorante industriale della storia, battezzato mauve da Perkin, sarebbe divenuto di moda, grazie alla regina Vittoria che indossò un abito mauve alle nozze della primogenita.




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21 febbraio 2019

CONSIGLI DI LETTURA

Com'era bella Parigi narrata da Roberto Calasso ne "La folie Baudelaire", tra la nascita del poeta (1821) e la morte di Proust (1922). Pittura, musica, letteratura, salotti: il centro del mondo. La disfida tra classici e romantici tra Ingres e Delacroix, Chopin che arriva speranzoso da Varsavia, i Salon ufficiali e i Refuses, l'Eduard Manet del Dejeuner sur l'herbe e di Olympia, Degas e Monet, gli impressionisti su su fino a Cezanne, i Fauves, Picasso e la nascita delle gallerie d'arte e i grandi mercanti. I salotti di George Sand con de Musset o di Madame Recamier del dipinto di Jacques Louis David. Con codazzo di artisti, politici e avventurieri.
E' come se ci fosse stato anche lui, Enzo Restagno, nel salotto munifico della Princesse de Polignac, tra Faure' e Chabrier, visto cosa riesce a raccontare nel suo "Ravel e l'anima delle cose". A quei mondi Proust si ispira per il salotto di Madame Verdurin, nella Recherche. Sono i tempi di Isadora Duncan, Cocteau, Djagilev e i Balletts Russes, di Colette e de l'Exposition Universelle del 1889 che innalza e lascia al futuro di Parigi la Tour Eiffel - altro che Albero della vita - e che per la gioia dei melomani fa conoscere i grandi gong Gamelan che incantano Debussy..
E dopo? Con un salto diabolico eccoci all'oggi, con la selfite acuta, ormai sindrome nevrosica, accanto ad arti figurative ove non conta piu' l'opera ma l'autore, l'artista in quanto personaggio pieno di like, esperienziale. I CD di musica classica, in via di estinzione, portano via con se' anche quei preziosi libretti che spiegavano autori e pezzi. Informazioni semplici, che YouTube misteriosamente non fornisce. E che dire dell'enorme quantita' di libri che neppure una lettura trasversale consente di affrontare. Abbiamo forse piu' libri che lettori? Siamo passati dai salotti al facciamo l' aperitivo?
Nel frattempo, per fortuna, mirabilia su altri fronti: scienze e medicina. Che avrebbero salvato Mozart. E che in soli cent'anni hanno raddoppiato la vita media. Pas mal du tout.

M. Waltz

La folie Baudelaire di Roberto Calasso

Ravel e l'anima delle cose  di Enzo Restagno




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1 febbraio 2019

FEBBRAIO


Tiziano Vecellio - Paolo III con i nipoti cardinale Alessandro e Ottavio Farnese - 1546


Il rosso con cui rivestiva i personaggi dei suoi ritratti, una varietà calda, succosa e squillante, alla fine ha preso il suo nome: rosso Tiziano. Una tonalità che assumeva significati diversi in base ai soggetti del quadro. Il rosso della manica e della pantofola nella donna vestita, e quello del mantello della donna nuda, in Amor sacro e profano, rappresentano la passione. Il porpora profuso a piene mani in Paolo III e i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese sottolinea il potere, in modo così convincente che i passanti si inchinavano davanti alla tela, come racconta il Vasari. Il biondo ramato delle belle veneziane raffigurate come dee pagane suggerisce la sensualità.
E Tiziano, con questi rossi, influenzò molti pittori del Rinascimento.




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24 gennaio 2019

A PRPOPOSITO DI COLORI

Immagine correlata



Da 20 anni, il Pantone Color of the Year influenza lo sviluppo dei prodotti e le decisioni in materia di acquisti in svariati settori, tra cui moda, arredamento di interni, design industriale, imballaggio dei prodotti e graphic design.
La scelta del colore dell'anno è frutto di un'attenta valutazione e dell'analisi delle tendenze. In effetti, per effettuare tale selezione, ogni anno gli esperti del Pantone Color Institute perlustrano ogni angolo della terra alla ricerca delle nuove influenze in fatto di colore.
Servono dieci esperti in arte, architettura, tecnologia, psicologia, antropologia, stili di vita per individuare la nuance giusta, quella che naturalmente, senza sforzi, si insinuerà nelle nostre giornate.
Il color of the Year 2019 è PANTONE 16-1546 Living Coral. "Una tonalità corallo piena di vitalità con un accenno dorato che infonde energia e ravviva con delicatezza e che simboleggia la nostra necessità innata di ottimismo e allegri passatempi e incarna il nostro desiderio di espressione giocosa."
Guardiamoci attorno, Living Coral è già in mezzo a noi....




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1 gennaio 2019

GENNAIO

Quando scopri' la passione per i colori Matisse aveva gia' compiuto vent'anni. Costretto a letto per quasi un anno aveva ricevuto dalla madre una scatola di colori per passare il tempo ma in quei colori scopri' "una specie di paradiso". Yves Klein considerava i colori "individui molto evoluti che si integrano con tutto il resto del mondo" mentre van Gogh, ossessionato dal giallo, nell'ultimo periodo della sua vita provo' a mangiarlo direttamente dal tubetto, convinto che assimilando quell'impasto luminoso avrebbe trovato la felicita'.

C'e' un legame particolare tra gli artisti e il colore, per alcuni e' quasi un feticcio..





Gustav Klimt   -  Ritratto di Adele Bloch Bauer          




Fu a Ravenna che Gustav Klimt si converti' all'oro. Visito' nel 1903 i mosaici bizantini e decise di avvolgere le sue modelle in una luminosita' sfolgorante. Accese con intarsi di oro e argento le pergamene dipinte a olio e tempera. Oro vero, in foglia. Oro brunito. Con questa alternanza di opaco - brillante modulo' il rapporto tra le parti piatte e le parti plastiche. E le belle e ricche signore viennesi corsero da lui a farsi ritrarre immmerse in questa luce preziosa. Tutte eleganti, mondane, fragili. Negli anni in cui nasceva la psicoanalisi, Klimt aveva dipinto, sotto la doratura, la potenza della nevrosi.




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24 dicembre 2018

HAVE YOURSELF A MERRY LITTLE CHRISTMAS

                                                           




Buon tutto a tutti     




PS
Da mesi il cannocchiale non permette più i commenti, ora nemmeno i video e solo oggi è possibile pubblicare il post di Natale. Che dire...
Si continua così per rispetto di tutti quelli che sono passati e passano di qua e per la passione che è stata messa i queste pagine negli anni






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16 dicembre 2018

ARTICOLO DEL GIORNO

Fa impressione che un libro come L’impero del bene del critico letterario francese Philippe Muray sia stato scritto nel 1991. E non stupisce che venga riproposto un quarto di secolo dopo. Sembra che l’autore, scomparso nel 1996, l’abbia terminato ieri, per l’efficacia con cui fustiga l’ideologia conformista dei sentimenti positivi, quella che oggi viene chiamata «buonismo» e che lui bollava con il grottesco aggettivo «cordicolo» («asservimento cordicolo», «devozione cordicola») per designare la tendenza a venerare le passioni del cuore a discapito della ragione critica. Il mondo di oggi, s’indignava Muray, è una grande Cordicopolis, in cui regnano l’ossessione igienista della salute e della forma fisica, l’assillo di regolamentare per legge ogni comportamento, il solidarismo di facciata, l’euforia festaiola o festivaliera, l’omologazione del linguaggio e dei gusti malamente mascherata da tocchi esotici. E dire che nel 1991 non era ancora in auge il narcisismo di massa alimentato dai social network. Però Muray non aveva previsto la reazione uguale e contraria innescata dall’ondata «cordicola», cioè lo scatenamento delle pulsioni aggressive alimentato dalla predicazione ipocrita di una falsa mitezza: l’insofferenza che aizza la xenofobia e l’egoismo, fa invocare i muri e la maniera forte. Lungi dall’essere uno sfogo salutare, come pensavano i neoconservatori propensi a cavalcarlo, questo fenomeno intossica ancor di più una vita pubblica già degradata. Servirebbe la penna caustica di Muray per descriverne i guasti.


da laLettura 
A. Carioti




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1 dicembre 2018

DICEMBRE



                               Maruja Malo  -  Sorpresa del trigo  - 1936


Maruja Malo nasce a Viveiro (Lugo) nel 1902.

Nel 1922 si trasferisce con la famiglia a Madrid e inizia i suoi studi presso la Royal Academy of Fine Arts di San Fernando, dove stringe amicizia con Salvador Dalí, ed entra in relazione con tutti i grandi spagnoli del tempo  da Federico García Lorca a Luis Buñuel. Con Concha Méndez, Josefina Carabias, Rosa María Zambrano Chacel ha crea il gruppo o movimento "il capo scoperto", così chiamata perché hanno osato uscire senza il capo coperto.

Negli anni Venti Maruja lavora come illustratore per varie pubblicazioni e stringe una relazione con il poeta Rafael Alberti.

Nel 1932 si trasferisce a Parigi dove rimane per due anni ed espone alla galleria Pierre (André Breton acquista un suo lavoro, lo Spaventapasseri) ed entra in contatto con il Surrealismo.

Negli anni ottanta, i giovani critici d'arte e artisti di Madrid recuperano la sua figura, quasi passata nell'oblio. Muore a Madrid il 6 febbraio 1995.


"Maruja Malo, entre Verbena y Espantajo toda la belleza del mundo cabe dentro del ojo, sus cuadros son los que he visto pintados con más imaginación, emoción y sensualidad.”


Federico Garcia Lorca





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21 novembre 2018

NOIA


I nostri giorni sono completamente impregnati di Economia.

Lei è radicata nella nostra idea di amore.

Dà da mangiare ai bambini.

Lei pulisce le tombe dei cimiteri.

Apre ogni mattina le serrande delle caffetterie.

L’economia punta la sveglia di notte.

Lei stessa, prendendoti per mano, ti insegna quali città vorrai visitare.

La puoi incontrare passeggiando per Zurigo, per Valparaìso, per Beirut.

Lei ha contribuito ad abbattere il muro di Berlino, a bombardare Gaza, a illuminare il Maracanà durante i Mondiali.

Lei vagabonda per Ciudad Juàrez in cerca di donne sole, e tutte le notti dorme abbracciata a Jeff Koons.

La troverai nascosta in una conversazione tra due bambini.

La troverai travestita da sushi, travestita da chiromante, travestita da preservativo.

E in tutte queste occasioni, Lei ti convincerà di tutto, perché è l’unica capace di ordinare il mondo.

Perché Lei è infinitamente erotica.

E alla fine, quando scende la notte, tutti torniamo a casa camminando al suo fianco, Lei ci abbraccia e cominciamo a baciarci.

E noi ci lasciamo baciare.

L’unica cosa che l’Economia non ha ancora potuto comprare, l’unica cosa che non ha ancora persuaso e sedotto, è la Noia.

La Noia, in un certo senso, è anti-economica.

Le feste, le città e le persone sono tutte obbligate a non essere noiose.

Perché la Noia puzza di fallimento.

E io credo che la Vita abbia in sé molta Noia, e che nella Noia ci sia qualcosa di profondamente vero.

La Noia non ha neon, né costumi, non ha una colonna 

sonora.

E penso che la Noia nasconda ancora in sé particelle del vero, e già estinto, naturale ritmo umano.

Camminare e nulla più.

Guardare e nulla più.

Essere e nulla più.

Il giorno in cui abbiamo deciso di separarci dalla Natura, è stato il giorno in cui si è confusa la Noia

con la perdita di tempo.

Perché da questa presunta perdita di tempo nasce l’unica cosa che ci differenzia dagli animali: la riflessione.

L’umanità è avanzata perché qualcuno, a suo tempo, si è fermato a riflettere.

E noi, a causa di una sovra-stimolazione costante, pensiamo che qualsiasi assenza di stimolo sia una perdita di tempo.

Per questo, per favore, esigo tempo per annoiarmi.

Non mi intrattenete, non voglio vedere nulla, non voglio andare da nessuna parte.

....


                                                                          Pablo Gisbert




Ma la noia puo' essere anche creatrice.

Prima c'erano l'otium dei latini, l'accidia medievale, la melancholia rinascimentale, lo spleen: la noia come la concepiamo oggi e' un concetto recente, introdotto dalla modernita' per una societa' tecnologizzata che privilegia il lavoro e bandisce l'attesa. Ma per restituire spazio all'attesa occorre sottrarsi alla dittatura che prevede di occupare tutto il tempo libero. Perche' e' questa la condizione, diceva Hegel, in cui si cerca l'ignoto; e, aggiungeva Leopardi, e' qui che si coltiva "infelicita' da cui scaturisce la poesia.....









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1 novembre 2018

NOVEMBRE

           
                                                                                  

             

                                              Oscar Ghiglia  -   Donna  che si pettina  -   1909


«In Italia c’è Ghiglia e basta». Così diceva Modigliani a proposito del panorama artistico italiano di inizio Novecento, individuando nell’amico appena più anziano un riferimento e una sorta di alter ego. Livornese, autodidatta in una stimolante Firenze cosmopolita, solitario, scontroso ma in contatto con i più brillanti intellettuali del tempo, Oscar Ghiglia (1876-1945) guarda alla Francia post-impressionista e ammira Cézanne, van Gogh, Medardo Rosso. Guarda anche al maestro toscano Giovanni Fattori, alla purezza delle sue costruzioni spaziali, all’incastro cristallino dei piani di colore. Il risultato è una pittura intrisa di luce e sempre più nitida, composta, sospesa, tradotta plasticamente in scarti e intarsi cromatici, controtendenza negli anni delle avanguardie ma anticipatrice del «ritorno all’ordine» degli anni Venti.
Al Centro Matteucci di Viareggio per "Ghiglia classico & moderno" fino al 4 novembre in mostra 40 opere, nudi, ritratti, nature morte, paesaggi senza tempo.




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1 ottobre 2018

OTTOBRE

                      

     


Josef Capek  -  Cloud



Josef Capek, pittore e scrittore ceco, nato a Hronov 1887 è stato con il fratello una figura di straordinaria vitalità nel clima delle avanguardie tra anni ’20 e anni ’30. Suo fratello di Karel, scrittore, inventò anche la parola robot derivata dal ceco Robota (lavoro) con cui lo scrittore denominò gli automi che lavorano al posto degli operai nel suo dramma fantascientifico R.U.R. del 1920.
Josef fu un importante animatore della vita culturale ceca dal 1911 fino al 1939, quando fu arrestato dai nazisti. Seguace dell'espressionismo e del cubismo, fondò nel 1911 il “Gruppo degli artisti figurativi”, meravigliose e nette alcune sue opere come Fantomas del 1918. Il suo atteggiamento democratico e di critica aperta della guerra e al nazismo lo trasforma in un bersaglio del regime Rifiutatosi di andare in esilio, arrestato dalla Gestapo a settembre 1939 passa cinque anni e mezzo di sofferenza del carcere Praga-Pankrac, poi nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Muore di febbre tifoide pochi giorni prima della Liberazione nel settembre 1938.




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18 settembre 2018

ANCHE QUESTA E' UNA BALLATA

Il brano, uno dei più famosi di Simon & Garfunkel, è tratto da una ballata inglese di epoca medievale ripreso (in parte) e arrangiato magistralmente, facendone un classico intramontabile, intervallando le parole originali con altre composte da Simon & Garfunkel di impostazione pacifista.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

Tell her to make me a cambric shirt
Parsley, sage, rosemary & thyme
Without no seams nor needlework
Then she'll be a true love of mine

Dille di cucirmi una camicia di lino
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
senza giunture e senza usare l'ago per cucire
e lei sarà un vero amore per me

Tell her to find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary & thyme
Between the salt water and the sea strand
Then she'll be a true love of mine

Dille di cercarmi un acro di terra
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
tra l’acqua salata del mare e la sponda
e lei sarà un vero amore per me.

Tell her to reap it in a sickle of leather
Parsley, sage, rosemary & thyme
And to gather it all in a bunch of heather
Then she'll be a true love of mine

Dille di mettere il raccolto in un sacchetto di pelle
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
e di legarlo tutto assieme in un mazzetto di erica
e lei sarà un vero amore per me.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

On the side of a hill in the deep forest green
Tracing a sparrow on snow-crested ground
Blankets and bedclothes a child of the mountains
Sleeps unaware of the clarion call

Sulla costa di una collina nel verde profondo della foresta
seguendo un passero sul suolo innevato
sotto coperte e lenzuola un bambino delle montagne
dorme incurante del richiamo dei clamori

On the side of a hill, a sprinkling of leaves
Washed is the ground with so many tears
A soldier cleans and polishes a gun
War bellows, blazing in scarlet battalions
Generals order their soldiers to kill
And to fight for a cause they've long ago forgotten

Sulla costa di una collina, una spruzzata di foglie
sparse sul terreno con così tante lacrime
Un soldato smonta e pulisce un fucile
grida di guerra, infiammano di luce scarlatta i battaglioni
i generali ordinano ai loro soldati di uccidere
e di combattere per una causa che hanno dimenticato da molto tempo

Le due canzoni intervallate, sullo stesso bellissimo tema musicale della ballata tradizionale, mettono a confronto una immagine di guerra senza senso (sono gli anni della guerra del Vietnam) con le semplici parole della ballata tradizionale.
Si tratta di una canzone che parla di un abbandono e di un amore impossibile. Il personaggio che canta i versi chiede alla sua amata una serie di prove impossibili, ma molto domestiche, come presupposto perché il loro amore possa avverarsi. Le prove quindi sono per la donna, così come addirittura è la donna che alla fine dovrebbe chiedere la mano all'amante che le chiede le prove d'amore. In altre parole la canzone parla di una serie di situazioni paradossali e impossibili proprio per significare poeticamente che l'amore è finito, è impossibile, l'abbandono è consumato, o forse c'è un impedimento esterno insuperabile, lei è promessa ad un altro, o è già sposata, quanto viene chiesto non potrà mai essere realizzato, e quindi questo è un modo poetico di congedarsi da questo amore infelice. Lasciando però una speranza, una porta aperta, con il bellissimo verso "L'amore richiede prove impossibili / ma nulla di più di quanto chiede ogni cuore".
Ma  perché erano così importanti prezzemolo, salvia, rosmarino e timo, le spezie citate nel ritornello del brano (parsley, sage, rosemary and thyme)?
La risposta viene dalle proprietà di ciascuna delle erbe: l'amarezza tra loro deve essere scacciata dal prezzemolo, la salvia deve dare loro la forza di sopportare la separazione, il rosmarino deve dare a lei la fedeltà di aspettarlo, e il timo il coraggio di affrontare le prove impossibili per arrivare o tornare da lui, mantenendosi pura.








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