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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


21 gennaio 2008

SE...

   Se fossi in Italia non mi perderei la mostra "Ritratti" di Gisele Freund apprezzata ritrattista di origine tedesca e nazionalizzata francese che iniziò la sua carriera nei primi anni Trenta, alla quale ora la Galleria Carla Sozzani di Milano dedica una retrospettiva che celebra i noti ritratti di scrittori, intellettuali ed artisti scattati da Gisèle Freund a partire dalla fine degli anni ’30 e il centenario della nascita di questa artista che è considerata una delle pioniere del fotogiornalismo al femminile.
James Joyce è accomodato su una poltrona di pelle nera. A ridosso di un muro di libri. Colto in un momento privato, come è nello stile dell'autrice di questo scatto storico. C'è la Peron che firma documenti con una lunga piuma chiara sul cappello. E poi Walter Benjamin o Virginia Woolf, Henri Matisse o Simone de Beauvoir, Marguerite Duras o André Gide, Frida Kahlo o Tristan Tzara. L'esposizione copre un lasso temporale di oltre mezzo secolo, spiegando attraverso le immagini tutto il percorso professionale di questa fotografa dallo spirito avventuroso e dallo sguardo sentimentale sul mondo e sulle cose. Obiettivo sensibile e acuto, il suo, che venne influenzato dalle frequentazioni, dai molti incontri a ogni livello culturale, dai numerosi luoghi nei quali visse e viaggiò.
Nata a Berlino nel 1908 da una famiglia ebrea alto-borghese, fu sempre attratta dalla letteratura. Durante la guerra fu esule in Argentina, dove si dedicò al reportage. Visitò e fotografò la Patagonia, poi il Cile, il Perù, la Bolivia, il Brasile, l’Ecuador e il Messico. Furono numerose le sue mostre in tutta l’Europa.  Così scrisse la Freund a proposito della sua voluminosa e importante produzione fotografica: «Non ho mai preteso di fare un'opera d'arte né di inventare nuovi linguaggi, ma ho voluto rendere visibile quel che mi stava a cuore: l'essere umano, le sue gioie, le sue pene, le sue speranze, le sue angosce con un linguaggio accessibile a tutti».


          
Frida Kalo                                                             James Joyce

                
 Simone de Beauvoir                 Evita Peron


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permalink | inviato da ioJulia il 21/1/2008 alle 18:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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