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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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4 febbraio 2010

IL MONDO IN UNA LINGUA

Leggendo il post di un amico  Het Groot Dictee  mi sono ricordata di un articolo letto su Geo sul sogno di una lingua universale che affratellasse i popoli. Fu così che in un'epoca improntata ai nazionalismi nasceva l'esperanto, una lingua che non intendeva sostituire le altre parlate ma che era stata costruita appositamente per servire da seconda lingua ausiliaria per tutti. L'idea venne all'oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof che badò soprattutto a rendere la lingua di facile apprendimento e uso dotandola di una grammatica semplice.  Presentata nel 1887 come "lingvo internacia", lingua internazionale,  prese in seguito il nome di "esperanto", che spera. I vocaboli derivano in gran parte da latino, italiano e francese, tedesco e inglese, russo e polacco, tutte parlate correntemente da Zamenhof. Da subito l'esperanto venne usato come linguaggio di pace per facilitare la comunicazione fra i popoli e conobbe grande diffusione durante e dopo il primo conflitto mondiale, quasi a ribadire l'dea di una fratellanza universale. Oggi ci sono associazioni, congressi, federazioni, festival esperantisti e si stima che più di un milione di persone al mondo usino l'esperanto come terza lingua straniera. Verne, Einstein, Tolstoj, De Amicis, Tolkien, Eco sono stati o sono sostenitori dell'esperanto. Gli ideali degli esperantisti sono di assoluta neutralità rispetto ad ogni tipo di corrente politica o religiosa. Nel 1996 è stato pubblicato durante il Congresso Universale di Esperanto il Manifesto di Praga che al secondo punto recita: "... chi impara l'esperanto non deve imparare la cultura di un singolo Paese, ma conosce un mondo senza frontiere".




permalink | inviato da ioJulia il 4/2/2010 alle 16:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

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