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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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14 marzo 2014

PAROLE

Parole del cuore le abbiamo tutti. Sono termini di uso quotidiano, diminutivi, vezzeggiativi, qualche volta in dialetto, espressioni che rivestono un'importanza particolare, capaci di essere poetiche o magari anche grossolane. Sulla base di questo assunto si è mossa la redazione della rivista tedesca Kulturaustausch "Scambio di culture" che tempo fa ha organizzato una gara tra parole provenienti da tutto il mondo. L 'espressione più bella che è stata scelta è risultata la turca "yakamoz", il cui significato in italiano (e anche in tedesco) è traducibile con almeno sei parole: vuol dire "il riflesso della luna sull'acqua". La competizione si è svolta tra centinaia di termini inviati da 58 paesi diversi, di ogni continente. "Yakamoz" ha così battuto in sequenza la cinese "hu lu" (dormire respirando profondamente, ma per alcuni anche russare), il termine della lingua africana Baganda "volongoto" (caotico), quello norvegese "Oppholdsvaer" (la luce del giorno dopo la pioggia), il termine "Madala" del popolo africano Hausa (grazie a Dio), la brasiliana "saudade" (universalmente nota come nostalgia), e l'ucraina "Perekotipole" (il corridore del deserto). Molto indietro le espressioni inviate dai proponenti italiani. La vincitrice "yakamoz" è sì traducibile come "il riflesso della luna sull'acqua". Ma è anche un termine che nella lingua turca è capace di assumere valori diversi. Forse è stata anzi la complessità multiforme del suo significato a preferirla infine a espressioni da un punto di vista onomatopeico, o di semplice timbro del suono, più riconoscibili e note a livello internazionale. "Yakamoz" infatti si riferisce pure alla composizione di quei microorganismi in grado di formarsi sott'acqua, soprattutto nel Bosforo - lo stretto che corre lungo Istanbul separando geograficamente l'Europa dall'Asia - e che, nelle notti di luna piena, sono capaci di dare uno scintillìo alle piccole onde create dai remi dei pescatori e dal cui riverbero gli abitanti di Istanbul sono soliti farsi rapire quando in mare o seduti a riva compiono il cosiddetto "alem", cioè "il momento di rilassarsi in compagnia degli amici"




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