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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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9 aprile 2014

MUSICA

Mi piace pensare alla musica come a una scienza delle emozioni, citando George Gershwin..Sentire musica attiva una vasta rappresentazione di centri cerebrali. La musica suscita reazioni fra le più intense nei meccanismi nervosi delle emozioni. L'intensità dell'emozione non dipende dalla musica, ma dal cervello che l'ascolta: un brano di Bach o di Mahler può provocare un'emozione intensa quanto quella che un altro cervello, indifferente a quei suoni, prova ascoltando un bolero strimpellato in un pub. La musica è quindi un prodotto del cervello. La musica cambia non solo i centri nervosi delle emozioni, ma anche le connessioni fra i centri cerebrali dell'emotività e quelli muscolari, neuro-vegetativi ed endocrini. Sino alla riproduzione meccanica del suono, che avvenne poco più di un secolo fa, la musica si doveva cercare. Oggi accade il contrario: siamo raggiunti ovunque dalle note. Anzi, a volte non riusciamo a liberarcene, a evitarle. Chiedersi quali siano funzioni, scopi e usi della musica nella società contemporanea non è cosa semplice, perché essa è diventata la regolatrice del tempo che utilizziamo e una componente essenziale delle nostre emozioni. Per questo un buon motivo musicale aiuta la vendita dei prodotti e promuove l’immagine; per la medesima ragione la nostra giornata è cadenzata da alcune musiche, anche se non ce ne accorgiamo. A volte è la musichetta che ci saluta allo squillo del telefonino o nell’accensione del computer, altre volte precede le notizie di radio e Tv, altre volte ancora è il sottofondo che ascoltiamo inconsciamente al supermercato, in un’attesa di chiamata, al ristorante o al bar. Ormai è diventata immagine. Occorre aggiungere che la musica, come tutte le componenti della vita, ha bisogno di riflessione per essere capita. Non c’entra il genere. In essa c’è sempre un messaggio che dobbiamo mettere in comunicazione con il nostro spirito, si tratti di un motivetto o di note dure del rock più aggressivo, di un’aria lirica di Verdi o di una cantata di Johann Sebastian Bach. La musica parla immediatamente al nostro cuore e quindi entra in noi attraverso vie privilegiate: per questo è importante sceglierla a seconda di ciò che desideriamo. Forse il problema dell’uomo contemporaneo è quello di ritrovare una sua armonia, quindi una sua musica, e non di essere un soggetto passivo.  Soltanto scegliendo le «nostre» note ne ricaveremo educazione, piacere, nonché quella catarsi di cui parlava Aristotele, e anche una difesa contro tutto quello che consideriamo rumore.

 Tratto in parte da Neuroscience marzo 2014




permalink | inviato da ioJulia il 9/4/2014 alle 20:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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