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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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1 marzo 2017

MARZO



Federico Zandomenighi  -  Strada a Parigi con passanti che bevono a una fontana Wallace  -  1877


Dall’alto della soffitta, le mani sotto il mento,
vedrò l’officina che chiacchiera e canta;
i comignoli e i campanili, alberi di città,
e grandi cieli che fanno sognare d’eternità.
Com’è dolce veder nascere tra le brume
la stella nell’azzurro, alla finestra il lume,
i fiumi di carbone salire al firmamento
e la luna versare il suo vago incantamento.
Vedrò le primavere, le estati, gli autunni
e quando verrà l’inverno e le sue monotone nevi,
dappertutto chiuderò tende e imposte,
per costruire nella notte i miei palazzi fatati.
Mi abbandonerò al sogno di orizzonti bluastri,
di giardini, di zampilli piangenti in alabastri,
di baci, d’uccelli che cantano mattino e sera,
e tutto quello che di più infantile c’è nell’Idillio.

Un brano dai "Quadri parigini" di Baudelaire per introdurre il quadro di Zandomenighi. Non racconta una storia ma ci parla della città e del suo arredo urbano, come già il titolo originale annuncia e incuriosisce.
Questa veduta parigina è caratterizzata dalla presenza di una fontana pubblica posta al centro a calamitare l'attenzione dello spettatore. Le caratteristiche fontanelle disseminate in tutta la città prendono il loro nome "Wallace" dal celebre collezionista e filantropo Richard Wallace che le finanziò. Progettate da Lebourg furono collocate dal 1870 a seguito dei disordini della Comune e dei bombardamenti prussiani che avevano distrutto gli acquedotti e reso difficile l'approvigionamento di acqua. A una utilità sociale si accompagnò l'esigenza estetica di arredare il nuovo tessuto urbano. Qui è raffigurato il modello grande inconfondibile per via delle quattro cariatidi personificazioni della carità, sobrietà, bontà e semplicità. Un'altra particolarità è la colonna Morris per le affiches a caratteri cubitali, un elemento del paesaggio urbano caro ad altri pittori (Beraud) e fotografi (Atget) della Belle Epoque. Le colonne Morris sono piccoli chioschi utilizzati per annunciare spettacoli teatrali o altri eventi e prendono il nome dall'inventore Gabriel Morris, stampatore specializzato nella promozione di spettacoli.
E un brano da "La strada di Swann" di Proust per chiudere...

"Tutte le mattine correvo alla colonna Morris per vedere gli spettacoli che annunciava. Nulla era più disinteressato e più felice dei sogni offerti alla mia fantasia da ogni lavoro teatrale annunciato, e che erano condizionati a un tempo dalle immagini inseparabili delle parole che componevano il titolo ed anche dal colore dei cartelloni ancor umidi e gonfi di colla su cui questo spiccava.."







permalink | inviato da ioJulia il 1/3/2017 alle 21:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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