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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


31 marzo 2008

CARTESIO

René Descartes  
31 marzo 1596 - 11 febbraio 1650

   Conquista te stesso, non il mondo... E' una delle citazioni di Cartesio che preferisco. Fondatore della filosofia moderna e padre della matematica moderna, è considerato uno dei più grandi e influenti pensatori nella storia dell'umanità. La finalità della filosofia di Cartesio è la ricerca della verità attraverso la filosofia, intesa come uno strumento di miglioramento della vita dell'uomo. Condivido con lui che non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri e che non è sufficiente possedere una buona mente. L'importante è saperla usare nel modo giusto. Che conversare con uomini d'altri secoli è quasi lo stesso che viaggiare e che l'uomo è una cosa imperfetta che tende incessantemente a qualcosa di migliore e più grande.


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10 febbraio 2008

FEDE

 " La fede è questo: il rispetto dell'incognito divino, l'amore di Dio nella coscienza della differenza tra Dio e l'Uomo, tra Dio e il mondo, l'affermazione del 'No' divino in Cristo, il fermarsi, turbati, davanti a Dio […]. La fede è la conversione, il radicale nuovo orientamento dell'uomo che sta nudo davanti a Dio, che per acquistare la perla di gran prezzo è diventato povero e che per amore di Cristo è pronto a perdere la sua anima […]. La fede non è mai compiuta, mai data, mai assicurata, è sempre e sempre di nuovo, dal punto di vista della psicologia, il salto nell'incerto, nell'oscuro, nel vuoto […]. Non vi è nessuna presupposizione umana (pedagogica, intellettuale, economica, psicologica, ecc..) che debba essere adempiuta come preliminare della fede […]. La fede è sempre l'inizio, la presupposizione, il fondamento. Si può credere come Galileo e come Greco, come fanciullo e come vegliardo, come uomo colto o come ignorante, come uomo semplice e complicato, si può credere nella tempesta e nella bonaccia, si può credere a tutti i gradini di tutte le immaginabili scale umane. L'energia della fede interseca trasversalmente tutte le differenze della religione, della morale, delle condotta e dell'esperienze della vita, della penetrazione spirituale e della posizione sociale. La fede è per tutti altrettanto facile e altrettanto difficile. "

                                                                                                        Karl Barth  -  Epistola ai Romani




Albrecht Dürer - Melencolia I

Foto by Citizenarcane


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4 febbraio 2008

L'USO DEL TEMPO

Fa' così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com'egli muoia giorno per giorno? In questo c'inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa' ciò che mi scrivi; fa' tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell'oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l'uomo è tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è questo l'unico bene che l'uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà....

Epistulae morales ad Lucilium, I,1 - Lucio Anneo Seneca


L'immaggine rappresenta Salvador Dalì con i numeri e le lancette di un orologio disegnati  sul volto

foto by  Philippe Halsman  (Easyart)




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3 gennaio 2008

CICERONE

Il 3 gennaio del 106 a.C. nasceva Marco Tullio Cicerone. Fu un grande filosofo, avvocato e scrittore latino nonchè uomo politico. Certamente il più grande oratore dell'antica Roma ed è considerato il più importante esponente dell'eclettismo filosofico dell'antichità. Come politico fu bersaglio della critica sia antica che moderna.
Per memorizzare i suoi discorsi Cicerone utilizzava una tecnica associativa che venne chiamata tecnica dei loci o tecnica delle stanze. Egli scomponeva il discorso in parole chiave e parole concetto che gli permettessero di parlare dell'argomento desiderato e associava queste parole, nell'ordine desiderato, alle stanze di una casa o di un palazzo che conosceva bene in modo creativo e insolito. Durante l'orazione egli si immaginava di percorrere le stanze di quel palazzo o di quella casa, questo faceva sì che le parole concetto del suo discorso gli venissero in mente nella sequenza desiderata.
Vorrei ricordarlo con queste citazioni:

Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare, non contare. (da De Republica)

Le armi cedano il posto alla toga, l'alloro militare alla lode. (da De Consulatu Suo)

Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi. (Oratio pro A. Cluentio Habito)

Un amico, se lo è, è un secondo io.

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

I secondi pensieri, di solito, sono i più saggi.

I finanziamenti alla guerra sono denaro infinito.

 



























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24 dicembre 2007

GESU' VISTO DA CHESTERTON

Ci sono dei pensieri che, messi insieme, creano l'impressione che il Cristianesimo è qualche cosa di fiacco e di morboso. Primo, per esempio, che Gesù fu, una creatura delicata, timida e fuori del mondo, un puro inefficace appello al mondo; secondo, che il Cristianesimo sorse e fiori nelle oscure età dell'ignoranza e che a questo la Chiesa vorrebbe ricondurci; terzo, che la gente ancora profondamente religiosa o (se volete) superstiziosa - come gl'irlandesi - è debole, arretrata e priva di spirito pratico. Prendo queste idee solo per arrivare alla stessa affermazione: cioè che, dopo averle esaminate spregiudicatamente, ho trovato non che le conclusioni erano antifilosofiche, ma che i fatti non erano veri. Invece di cercare libri e pitture sul Nuovo Testamento, ho aperto il Nuovo Testamento e vi ho trovato non già la storia di una persona con i capelli divisi sulla fronte o con le mani congiunte in atto di preghiera, bensì di un essere straordinario dalle labbra tuonanti e dai gesti bruschi e decisi, che rovesciava tavole, cacciava demonii, e passava col selvaggio mistero del vento dall'isolamento della montagna ad una specie di paurosa demagogia; un essere che spesso agiva come un dio irato - e sempre come un dio.
Cristo ha avuto anche uno stile letterario suo proprio che non trova riscontro, credo, in nessun altro, e che consiste nell'uso quasi furioso dell'a fortiori. I suoi «quanto più» si accavallano gli uni sugli altri come castelli sulle nubi. La letteratura su Cristo è stata, e forse saggiamente, dolce e remissiva. Ma la parola di Cristo è stranamente gigantesca: piena di cammelli che saltano attraverso le crune degli aghi e di montagne scaraventate nel mare. Anche moralmente è terrificante: Egli ha chiamato se stesso strumento di strage e ha detto agli uomini di comprare spade a costo di vendere il vestito. Che, poi, Egli abbia usato anche più forti parole nel senso della non-resistenza, non fa che rendere più fitto il mistero; se mai, aggiunge piuttosto altra violenza.
Né possiamo spiegarci ciò, chiamandolo un essere anormale: la pazzia generalmente segue una linea coerente; il maniaco è generalmente un monomaniaco. Qui dobbiamo richiamare la difficile definizione del Cristianesimo già data: il Cristianesimo è un paradosso sovrumano per cui due opposte passioni possono fiammeggiare accanto. La sola spiegazione del linguaggio del Vangelo che sia una spiegazione, è che esso è la vista di uno che da un'altezza soprannaturale scruta una più sorprendente sintesi.
La gioia, che fu la piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano. Nel chiudere questo caotico volume, riapro lo strano libriccino da cui venne tutto il Cristianesimo; e di nuovo sono turbato da una specie di confermazione. La immensa figura che riempie i Vangeli s'innalza per questo rispetto, come per ogni altro, su tutti i pensa tori che si credettero grandi. Il Suo pathos fu naturale, quasi casuale. Gli storici antichi e moderni ebbero l'orgoglio di nascondere le loro lacrime. Egli non nascose mai le Sue lacrime. Egli le mostrò chiaramente sul Suo viso aperto.

 
Chesterton Gilbert Keith




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