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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


18 settembre 2008

LE LINEE DELLA MANO

   Da una lettera abbandonata su una tavola esce una linea che corre sull'asse di pino e scende lungo la gamba. Basta osservare bene per scoprire che la linea continua lungo il pavimento di legno, risale per il muro, entra in una stampa che riproduce un quadro di Boucher, disegna la schiena di una donna china su un divano, e infine scivola via dalla camera per il soffitto e seguendo il parafulmine scende in strada. Qui è difficile seguirla perché il traffico è intenso, ma con un po' di attenzione la si scorgerà salire sulla ruota dell'autobus fermo all'angolo con capolinea al porto. Là scende lungo la calza di nailon della passeggera piú bionda, entra nel territorio ostile delle dogane, si arrampica e fila ed evoluisce fino al molo principale, e qui (ma è difficile scorgerla, solo i topi la seguono arrampicandosi a bordo) sale sulla nave dalle turbine sonore, corre per i tavolati della coperta di prima classe, evita con difficoltà il boccaporto principale, e in una cabina dove un uomo triste beve cognac e ascolta la sirena della partenza, rimonta lungo la cucitura del calzone, il gilè, scivola fino al gomito, e con un ultimo sforzo si rifugia nel palmo della mano destra, che in quell'istante comincia a chiudersi sul calcio di una pistola.

 
Mini-racconto tratto da "Opera Completa" di Julio Cortázar




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6 marzo 2008

L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA

... "Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d'urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni. Il rifugiato antillano Jeremiah de Saint-Amour, invalido di guerra, fotografo di bambini e suo avversario di scacchi più compassionevole, si era messo in salvo dai tormenti della memoria con un suffumigio di cianuro d'oro.
Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.
Ma era lì. Voleva trovare la verità, e la cercava con un'ansia appena paragonabile al terribile timore di trovarla, sospinta da un vento incontrollabile più imperioso della sua alterigia congenita, più imperioso persino della sua dignità: un supplizio affascinante"
....

Incipit del romanzo "L'amore al tempo del colera" di Gabriel Garcia Marquez (6 marzo 1928), il personaggio che voglio ricordare oggi.
Non amo i romanzi sentimentali ma questo lo ritengo un racconto di mezzo secolo di storia, di vita, usi e costumi, di descrizione intensa e variopinta del Caribe e dei suoi abitanti.
Ed anche un inno all'attesa, alla speranza che trova posto nel cuore di alcune persone.



Henri Rousseau


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16 febbraio 2008

IL TEMPO INNAMORATO

" Di quei crisantemi, che non vogliono cedere alla stagione, avrebbe detto che il tempo se ne era innamorato. Ci sono delle apparenze e delle creature che trattengono il tempo, lo ingannano, lo stregano, lo innamorano; per cui, a poco a poco, sono respinte dalla vita: tutte salve, senza ferite, senza segni, quasi fatte d'una sola stagione, finiscono col somigliare ai frutti finti o agli uccelli imbalsamati."

da "Il tempo innamorato"  Gianna Manzini


natura morta

"Natura morta" - Caravaggio



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6 febbraio 2008

OMAGGI

Ugo Foscolo  ( 6 febbraio 1778  -  Londra 10 settembre 1827 )

"Breve è la vita, e lunga è l'arte." (da Che stai?)


Gustav Klimt  ( Vienna 14 luglio 1862  -  Neubau 6 febbraio 1918 )

Fanciulle con oleandro

Due ragazze guardano e toccano una pianta di oleandro

FFanciulle con oleandro
1890-1892
anciulle con oleandro
U


26 dicembre 2007

IL GRANDE DITTATORE

 Mi dispiace, ma io non voglio fare l'Imperatore, non è il mio mestiere, non voglio governare né conquistare nessuno, vorrei aiutare tutti se possibile, ebrei, ariani, uomini neri e bianchi, tutti noi esseri umani dovremmo aiutarci sempre, dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo, non odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
Noi tutti vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere della reciproca felicità, ma non della reciproca infelicità. Non vogliamo odiarci e disprezzarci. Al mondo c'è posto per tutti. E la buona terra è ricca e in grado di provvedere a tutti.
La vita può essere libera e bella, ma noi abbiamo smarrito la strada: la cupidigia ha avvelenato l'animo degli uomini, ha chiuso il mondo dietro una barricata di odio, ci ha fatto marciare, col passo dell'oca, verso l'infelicità e lo spargimento di sangue. Abbiamo aumentato la velocità, ma ci siamo chiusi dentro. Le macchine che danno l'abbondanza ci hanno lasciato nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici; l'intelligenza duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.
L'aereo e la radio ci hanno avvicinati. E' l'intima natura di queste cose a invocare la bontà dell'uomo, a invocare la fratellanza universale, l'unità di tutti noi. Anche ora la mia voce raggiunge milioni di persone in ogni parte del mondo, milioni di uomini, donne e bambini disperati, vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare gli innocenti. A quanti possono udirmi io dico: non disperate. L'infelicità che ci ha colpito non è che un effetto dell'ingordigia umana: l'amarezza di coloro che temono la via del progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno e il potere che hanno strappato al mondo ritornerà al popolo. E finché gli uomini non saranno morti la libertà non perirà mai.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti, che vi disprezzano, che vi riducono in schiavitù, che irreggimentano la vostra vita, vi dicono quello che dovete fare, quello che dovete pensare e sentire! Che vi istruiscono, vi tengono a dieta, vi trattano come bestie e si servono di voi come carne da cannone. Non datevi a questi uomini inumani: uomini-macchine con una macchina al posto del cervello e una macchina al posto del cuore! Voi non siete delle macchine! Siete degli uomini! Con in cuore l'amore per l'umanità! Non odiate! Solo chi non è amato odia! Chi non è amato e chi non ha rinnegato la sua condizione umana! Soldati! Non combattete per la schiavitù! Battetevi per la libertà! Nel diciassettesimo capitolo di san Luca sta scritto che il regno di Dio è nell'uomo: non in un uomo o in un gruppo di uomini ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bella, di rendere questa vita una magnifica avventura. E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti. Battiamoci per un mondo nuovo, un mondo buono che dia agli uomini la possibilità di lavorare, che dia alla gioventù un futuro e alla vecchiaia una sicurezza.
Promettendo queste cose i bruti sono saliti al potere. Ma essi mentono! Non mantengono questa promessa. Né lo faranno mai! I dittatori liberano se stessi ma riducono il popolo in schiavitù. Battiamoci per liberare il mondo, per abbattere le barriere nazionali, per eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza. Battiamoci per un mondo ragionevole, un mondo in cui la scienza e il progresso conducano alla felicità di tutti. Soldati uniamoci in nome della democrazia!

 
C. Chaplin
il Grande Dittatore
Il discorso del dittatore


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24 dicembre 2007

GESU' VISTO DA CHESTERTON

Ci sono dei pensieri che, messi insieme, creano l'impressione che il Cristianesimo è qualche cosa di fiacco e di morboso. Primo, per esempio, che Gesù fu, una creatura delicata, timida e fuori del mondo, un puro inefficace appello al mondo; secondo, che il Cristianesimo sorse e fiori nelle oscure età dell'ignoranza e che a questo la Chiesa vorrebbe ricondurci; terzo, che la gente ancora profondamente religiosa o (se volete) superstiziosa - come gl'irlandesi - è debole, arretrata e priva di spirito pratico. Prendo queste idee solo per arrivare alla stessa affermazione: cioè che, dopo averle esaminate spregiudicatamente, ho trovato non che le conclusioni erano antifilosofiche, ma che i fatti non erano veri. Invece di cercare libri e pitture sul Nuovo Testamento, ho aperto il Nuovo Testamento e vi ho trovato non già la storia di una persona con i capelli divisi sulla fronte o con le mani congiunte in atto di preghiera, bensì di un essere straordinario dalle labbra tuonanti e dai gesti bruschi e decisi, che rovesciava tavole, cacciava demonii, e passava col selvaggio mistero del vento dall'isolamento della montagna ad una specie di paurosa demagogia; un essere che spesso agiva come un dio irato - e sempre come un dio.
Cristo ha avuto anche uno stile letterario suo proprio che non trova riscontro, credo, in nessun altro, e che consiste nell'uso quasi furioso dell'a fortiori. I suoi «quanto più» si accavallano gli uni sugli altri come castelli sulle nubi. La letteratura su Cristo è stata, e forse saggiamente, dolce e remissiva. Ma la parola di Cristo è stranamente gigantesca: piena di cammelli che saltano attraverso le crune degli aghi e di montagne scaraventate nel mare. Anche moralmente è terrificante: Egli ha chiamato se stesso strumento di strage e ha detto agli uomini di comprare spade a costo di vendere il vestito. Che, poi, Egli abbia usato anche più forti parole nel senso della non-resistenza, non fa che rendere più fitto il mistero; se mai, aggiunge piuttosto altra violenza.
Né possiamo spiegarci ciò, chiamandolo un essere anormale: la pazzia generalmente segue una linea coerente; il maniaco è generalmente un monomaniaco. Qui dobbiamo richiamare la difficile definizione del Cristianesimo già data: il Cristianesimo è un paradosso sovrumano per cui due opposte passioni possono fiammeggiare accanto. La sola spiegazione del linguaggio del Vangelo che sia una spiegazione, è che esso è la vista di uno che da un'altezza soprannaturale scruta una più sorprendente sintesi.
La gioia, che fu la piccola appariscenza del pagano, è il gigantesco segreto del cristiano. Nel chiudere questo caotico volume, riapro lo strano libriccino da cui venne tutto il Cristianesimo; e di nuovo sono turbato da una specie di confermazione. La immensa figura che riempie i Vangeli s'innalza per questo rispetto, come per ogni altro, su tutti i pensa tori che si credettero grandi. Il Suo pathos fu naturale, quasi casuale. Gli storici antichi e moderni ebbero l'orgoglio di nascondere le loro lacrime. Egli non nascose mai le Sue lacrime. Egli le mostrò chiaramente sul Suo viso aperto.

 
Chesterton Gilbert Keith




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