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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


24 aprile 2008

I VIAGGI DI FREUD

primo piano di Freud

In una lettera del settembre del 1900 indirizzata alla moglie Martha, Freud scrive una frase che riassume il significato profondo della sua passione per i viaggi: «Perché dunque lasciamo questo luogo ideale per bellezza e tranquillità, e ricco di funghi? Perché ci resta ancora solo una settimana e il nostro cuore, come abbiamo constatato, volge al Sud, verso i fichi, i castani, l’alloro, i cipressi, le case ornate di balconi, gli antiquari e così via».
«Il nostro cuore volge al Sud». Quando Freud scrive queste parole ha già pubblicato L’interpretazione dei sogni, senza essere ancora riuscito a raggiungere Roma, città di tutti i suoi desideri e di tutte le sue inibizioni, e di cui non smette di parlare nella sua opera. Roma – la Roma antica, più che la Roma barocca – è presente in lui attraverso i sogni, le letture. Ed è verso questa città, che gli aprirà in seguito la via verso il Sud – la strada per Napoli, Pompei, Ravello, Paestum, Positano, la Costiera Amalfitana fino a Palermo e Agrigento – che il suo sguardo si volge, come per fondersi con l’ago calamitato di una bussola che intima a lui, viaggiatore perduto nei suoi fantasmi, di prendere il cammino per una vera terra promessa: una terra libera da ogni chiusura, senza frontiere né sciovinismo, una terra simile all’immensa distesa dell’inconscio.
Roma è per Freud ciò che Israele è per Mosè. Quando contempla nel 1912 la famosa statua di Michelangelo nella chiesa di San Pietro in Vincoli, scrive a Martha: «Rendo visita tutti i giorni al Mosè di S. Pietro in Vincoli, sul quale forse un giorno scriverò qualcosa». In una lettera precedente aveva annunciato il desiderio di diventare romano: «Roma era certamente la cosa migliore per me. Mi piace più che mai, probabilmente anche perché sono magnificamente alloggiato. Ho deciso che il luogo dove trascorrerò la mia vecchiaia non sarà un cottage ma Roma».
Nell’Interpretazione dei sogni Freud racconta che, in occasione del suo ultimo viaggio in Italia, un anno prima, mentre passava per il Lago Trasimeno, a ottanta chilometri da Roma, aveva dovuto tristemente fare marcia indietro. Data l’identificazione con Annibale, l’eroe favorito dei suoi anni del ginnasio, si era impedito di realizzare il suo desiderio più ardente: il generale cartaginese, come è noto, non era mai riuscito a raggiungere la città imperiale.
Riandando con la memoria a questo periplo, Freud ricorda un episodio della sua infanzia divenuto celebre. Un giorno suo padre Jacob gli aveva raccontato un vecchio aneddoto a dimostrazione che i tempi presenti fossero migliori di quelli passati: una volta, un cristiano gli aveva «gettato con un colpo il berretto nel fango, gridando: “Giù dal marciapiede, ebreo!”» Freud aveva allora domandato al padre quale fosse stata la sua reazione e Jacob gli aveva risposto: «Ho raccolto il berretto». A questa scena, che gli era dispiaciuta, il figlio ne aveva opposto un’altra, più conforme alle sue aspirazioni: quella, storica, in cui Amilcare fa giurare al figlio Annibale che lo vendicherà dei romani e che difenderà Cartagine fino alla morte.
Mito fondante dell’epopea psicoanalitica, questo aneddoto narra della debolezza di un padre di fronte all’antisemitismo, descrivendo allo stesso tempo l’itinerario di un figlio che si dà per missione quella di rivalutare la funzione paterna attraverso un atto di ribellione “annibaliana”, un atto che mette in causa l’attaccamento per il “mondo di ieri”, cioè per quell’idealismo liberale e progressista professato dalla generazione dei padri. Ma la Roma di Freud non è solo il simbolo di una rivincita da realizzare. Come Goethe prima di lui, Freud si sente trasformato dall’Italia romana. E, dopo essersi finalmente impadronito di Roma, più scende verso Sud, e più si sente penetrato dalla bellezza dei paesaggi e dei luoghi, dagli odori, dai profumi, dai sapori di cui ignorava l’esistenza. Nella sua topografia, scopre il segreto di piaceri infiniti: piacere della bocca, dell’occhio, dell’udito, dell’anima.

Fonte: Lettera Internazionale


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31 marzo 2008

CARTESIO

René Descartes  
31 marzo 1596 - 11 febbraio 1650

   Conquista te stesso, non il mondo... E' una delle citazioni di Cartesio che preferisco. Fondatore della filosofia moderna e padre della matematica moderna, è considerato uno dei più grandi e influenti pensatori nella storia dell'umanità. La finalità della filosofia di Cartesio è la ricerca della verità attraverso la filosofia, intesa come uno strumento di miglioramento della vita dell'uomo. Condivido con lui che non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri e che non è sufficiente possedere una buona mente. L'importante è saperla usare nel modo giusto. Che conversare con uomini d'altri secoli è quasi lo stesso che viaggiare e che l'uomo è una cosa imperfetta che tende incessantemente a qualcosa di migliore e più grande.


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11 marzo 2008

UN EDMONDO DIVERSO

Non ho mai letto il libro Cuore ma leggo in questi giorni Costantinopoli sempre dello stesso autore: Edmondo De Amicis. Vorrei ricordarlo come scrittore storicamente significativo, autore appassionato, colto, spiritoso e acuto, che fu il settimo inviato speciale della stampa italiana, viaggiatore e autore di reportage di viaggio, capace di affascinare il lettore.
Costantinopoli è una preziosa descrizione della Istambul alla fine dell'Ottocento. Nel 1875 De Amicis era corrispondente letterario dell'"Illustrazione italiana" e fa rivivere con eleganza nelle sue pagine la fine dell'Impero Ottomano. Costantinopoli la "Città Incomparabile" contiene tutti gli Orienti reali ed immaginari, sultani, eunuchi, concubine, il Gran Bazar e le moschee.
Ma De amicis non è solo questo. Memorie mediterranee. Viaggi in Spagna, Marocco, Costantinopoli e Sicilia  è  una selezione delle più belle pagine di viaggio, ardenti, vere, esotiche.
Nel 1881 si imbarca per l'Argentina come corrispondente del "Nacional". I racconti dell'epopea di una nave e del suo carico di uomini e donne di tutte le età, condizioni economiche e status sociale in cerca di una vita migliore diventeranno il libro Sull'Oceano
Chiudo questo mio omaggio con un brano tratto da "Un salotto fiorentino del secolo scorso", un affresco di quello che fu uno dei salotti politici e letterari fiorentini più famosi della seconda metà dell'Ottocento e omaggio a Emilia Toscanelli Peruzzi, alla cui amicizia sono dedicate le bellissime parole.
"È un'amicizia trasparente che fa da mantello a un amore con le braccia legate; un'amicizia sensuale e stimolatrice, perpetuamente assetata e irritata, che vive di briciole d'amore lasciate cascare per distrazione...; un'amicizia che ha una certezza dello sguardo e della voce, e una stretta di mano, e una familiarità tutta propria, meno che fraterna, più che amichevole, rispettosa nel sentimento, quasi amorosa nell'aspetto, libera e frenata a un tempo, e oggetto caro e continuo ad entrambi d'una curiosità pensierosa e d'un sorriso segreto".
Non solo Cuore dunque...


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6 marzo 2008

L'AMORE AI TEMPI DEL COLERA

... "Era inevitabile: l'odore delle mandorle amare gli ricordava sempre il destino degli amori contrastati. Il dottor Juvenal Urbino lo sentì non appena entrato nella casa ancora in penombra, dove si era recato d'urgenza a occuparsi di un caso che per lui aveva smesso di essere urgente già da molti anni. Il rifugiato antillano Jeremiah de Saint-Amour, invalido di guerra, fotografo di bambini e suo avversario di scacchi più compassionevole, si era messo in salvo dai tormenti della memoria con un suffumigio di cianuro d'oro.
Era ancora troppo giovane per sapere che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato.
Ma era lì. Voleva trovare la verità, e la cercava con un'ansia appena paragonabile al terribile timore di trovarla, sospinta da un vento incontrollabile più imperioso della sua alterigia congenita, più imperioso persino della sua dignità: un supplizio affascinante"
....

Incipit del romanzo "L'amore al tempo del colera" di Gabriel Garcia Marquez (6 marzo 1928), il personaggio che voglio ricordare oggi.
Non amo i romanzi sentimentali ma questo lo ritengo un racconto di mezzo secolo di storia, di vita, usi e costumi, di descrizione intensa e variopinta del Caribe e dei suoi abitanti.
Ed anche un inno all'attesa, alla speranza che trova posto nel cuore di alcune persone.



Henri Rousseau


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3 marzo 2008

E LUCE FU

Scopro in questi giorni i luminosi capolavori di Joseph Wright of Derby, pittore britannico del XVIII secolo. Si è tenuta una sua mostra a Liverpool in febbraio. Alcuni dei suoi ritratti vengono citati tra i più memorabili dell'arte britannica e vanta un'originalità ineguagliata nella pittura del tempo. Ciò che lo  distingue è la sua curiosità intellettuale. Non si limita a seguire un modello convenzionale come i suoi contemporanei ma si applica allo studio dell'anatomia, dell'ottica, della luce e la sua pittura diventa così razionale. Il suo modo di trattare la luce mi ricorda molto Caravaggio che usava una luce quasi miracolosa nei  dipinti di soggetto sacro. Trovo lo studio della luce affascinante, sia nella pittura che nella fotografia, per questo amo i lavori di Caravaggio e ho apprezzato Wright.
Questo è il quadro che mi ha suggerito il titolo. Si tratta di "Un filosofo tiene una lezione sul planetario" del 1776 circa.  I dettagli dei punti di luce sono mirabili, direi che parlano da soli.
Nel suo caso più che i miracoli divini credo cercasse di celebrare quelli della scienza. Va ricordato che nell'epoca di Wright il termine filosofo voleva proprio indicare un uomo di scienza.





A Philosopher Giving a Lecture on the Orrery (Joseph Wright of Derby)


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23 febbraio 2008

JOHN KEATS

"Qui giace uno il cui nome fu scritto sull'acqua"
(John Keats - epitaffio - Cimitero acattolico di Roma
)

Lapide del poeta J. Keats   
                                                       
                                                                           Al sonno                

O soave che balsamo soffondi
alla quieta mezzanotte, e serri
con attente e benevole le dita
gli occhi nostri del buio compiaciuti,
protetti dalla luce, avvolti d'ombra
nel ricovero di un divino oblio.

O dolcissimo sonno! Se ti piace
chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
i miei occhi in vedetta, o attendi l'amen
prima che il tuo papavero al mio letto
largisca in carità il suo dondolio.

Poi salvami, altrimenti il giorno andato
lucido apparirà sul mio guanciale
di nuovo, producendo molte pene,
salvami dall'alerte coscienza
che viepiù insignorisce il suo vigore
causa l'oscurità, scavando come
una talpa. Volgi abile la chiave
nella toppa oliata e dà il sigillo
allo scrigno, che tace, del mio cuore.


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21 febbraio 2008

ANDRES SEGOVIA

Omaggio ad Andrés Segovia:

Asturias 


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16 febbraio 2008

IL TEMPO INNAMORATO

" Di quei crisantemi, che non vogliono cedere alla stagione, avrebbe detto che il tempo se ne era innamorato. Ci sono delle apparenze e delle creature che trattengono il tempo, lo ingannano, lo stregano, lo innamorano; per cui, a poco a poco, sono respinte dalla vita: tutte salve, senza ferite, senza segni, quasi fatte d'una sola stagione, finiscono col somigliare ai frutti finti o agli uccelli imbalsamati."

da "Il tempo innamorato"  Gianna Manzini


natura morta

"Natura morta" - Caravaggio



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10 febbraio 2008

STASERA

Stasera

Balaustrata di brezza
per appoggiare stasera
la mia malinconia


Giuseppe Ungaretti 
da L'Allegria - Il Porto Sepolto - 1916



Giovane donna sui gradini di casa

Edward Hopper  -  1943



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6 febbraio 2008

OMAGGI

Ugo Foscolo  ( 6 febbraio 1778  -  Londra 10 settembre 1827 )

"Breve è la vita, e lunga è l'arte." (da Che stai?)


Gustav Klimt  ( Vienna 14 luglio 1862  -  Neubau 6 febbraio 1918 )

Fanciulle con oleandro

Due ragazze guardano e toccano una pianta di oleandro

FFanciulle con oleandro
1890-1892
anciulle con oleandro
U


2 febbraio 2008

MAR GRIGIO

doppio profilo dello scrittore fotografato in età diverse  Mar grigio

Io guardo estasiato tal mare:
immobile mare uguale.

Non onda,
non soffio che l'acqua ne increspi,
non aura vi spira.
Di sopra lo scopre un ciel grigio
bassissimo, intenso, perenne.

Io guardo estasiato tal mare.

Non nave, non vela, non ala,
soltanto egli sembra
un'immensa lamiera d'argento brunastro.

Su desso
velato si mostra ogni astro.
Il sole si mette una benda di lutto,
la luna un vel grigio,
le innumeri stelle lo guardano
tenendo un pochino socchiuso
il loro occhio vivace.

Io guardo estasiato tal mare.
Ma quale fu l'acqua ad empirlo?
Dai monti ruinò?
Sgorgò dalla terra?
Dal cielo vi cadde?
O cadde piuttosto dagli occhi del mondo?

Mar grigio,
siccome una lastra d'argento brunastro,
immobile e solo,
uguale,
ti guardo estasiato.

- Ma c'è questo mare? Ma c'è?
- Sicuro che c'è!
Io solo lo vedo,
io solo mi posso indugiare a guardarlo,
tessuta ho la vela io stesso:
la prima a solcarlo.

(Aldo Palazzeschi, da Poesie, 1925)
(Firenze 2 febbraio 1885 - Roma 17 agosto 1974)


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30 gennaio 2008

GANDHI

    Il 30 gennaio del 1948  veniva assassinato Gandhi. Vorrei ricordarlo così: 

"Acquistiamo il diritto di criticare severamente una persona solo quando siamo riusciti a convincerla del nostro affetto e della lealtà del nostro giudizio, e quando siamo sicuri di non rimanere assolutamente irritati se il nostro giudizio non viene accettato o rispettato. In altre parole, per poter criticare, si dovrebbe avere un'amorevole capacità, una chiara intuizione e un'assoluta tolleranza."

"Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I'imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un'insopportaibile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno"

"Le generazioni a venire, forse, a fatica crederanno che un individuo, come questo, in carne ed ossa camminò su questa terra." (Albert Einstein)


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3 gennaio 2008

CICERONE

Il 3 gennaio del 106 a.C. nasceva Marco Tullio Cicerone. Fu un grande filosofo, avvocato e scrittore latino nonchè uomo politico. Certamente il più grande oratore dell'antica Roma ed è considerato il più importante esponente dell'eclettismo filosofico dell'antichità. Come politico fu bersaglio della critica sia antica che moderna.
Per memorizzare i suoi discorsi Cicerone utilizzava una tecnica associativa che venne chiamata tecnica dei loci o tecnica delle stanze. Egli scomponeva il discorso in parole chiave e parole concetto che gli permettessero di parlare dell'argomento desiderato e associava queste parole, nell'ordine desiderato, alle stanze di una casa o di un palazzo che conosceva bene in modo creativo e insolito. Durante l'orazione egli si immaginava di percorrere le stanze di quel palazzo o di quella casa, questo faceva sì che le parole concetto del suo discorso gli venissero in mente nella sequenza desiderata.
Vorrei ricordarlo con queste citazioni:

Nei dissensi civili, quando i buoni valgono più dei molti, i cittadini si devono pesare, non contare. (da De Republica)

Le armi cedano il posto alla toga, l'alloro militare alla lode. (da De Consulatu Suo)

Siamo schiavi delle leggi per poter essere liberi. (Oratio pro A. Cluentio Habito)

Un amico, se lo è, è un secondo io.

Una stanza senza libri è come un corpo senz'anima.

I secondi pensieri, di solito, sono i più saggi.

I finanziamenti alla guerra sono denaro infinito.

 



























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