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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


22 novembre 2016

VIAGGIATORE DI ALCHIMIE

Così è stato definito Memmo Mancini il proprietario della storica Coloreria Ettore Poggi, dal nome di chi la rifondò nel 1825 sebbene esistesse già al tempo di Caravaggio, la bottega più antica di Roma. Perchè soltanto lui crea straordinarie misture di pigmenti che danno la possibilità ad ogni artista di rendere visibile, tangibile la propria creatività. In questo luogo alchemico sono passati tutti i grandi artisti del Novecento: Morandi e de Chirico, Balthus e Dalí, Capogrossi e Turcato, Cy Twombly e Andy Warhol, Franco Angeli e Mario Schifano, Folon e Guttuso. E poi ancora: Rauschenberg e Jim Dine, Edith Schloss e Beverly Pepper, Toti Scialoja e Titina Maselli, Enrico Castellani e Tano Festa…
Cominciò come garzone di bottega nel 1959, conobbe subito Guttuso che a sua volta gli presentò Balthus, l'allora direttore dell'Accademia di Francia, e con lui arrivarono le prime strane richieste. Balthus chiedeva la fritta di Alessandria, chiamata anche blu egiziano, che esisteva già nel terzo millennio avanti Cristo. La dose corretta dei suoi ingredienti si era persa al tempo dei Romani e per secoli i ricercatori hanno tentato di riprodurre la ricetta con scarsi successi. Oggi il colore che più si avvicina alla fritta è il blu Ercolano. Poi ci fu il bruno di mummia e Memmo trovò in un vecchio libro sui pigmenti che si trattava di una sostanza scura risalente all'Ottocento ottenuta macinando i resti di antichi defunti egizi e le resine che li ricoprivano, e impastandoli con l’olio di lino. Molto amato dai pittori inglesi di epoca vittoriana, fu usato anche da Alma-Tadema, che inorridì quando ne individuò l’origine e insieme a Edward Burne-Jones seppellì in giardino il tubetto con il pigmento. Il bruno di mummia attuale è composto di bitume giudaico e argilla ed è usato ampiamente da Balthus per dipingere le gore di buio da cui emergono le sue fanciulle perverse.
C’erano pittori che cercavano il bianco di ossa e di marmo, il bianco d’uovo, la malta romana, l’impasto che gli antichi facevano per tenere su i muri e Michelangelo ricreò per l’intonaco della Sistina. De Chirico acquistava i pigmenti già macinati, che impastava da solo con olio di papavero e ditargilio, un essiccante in polvere. Chiedeva il giallo indiano, un pigmento antico che in origine veniva dall’India, composto di terra bagnata con l’urina delle vacche nutrite con foglie di mango. Salvador Dalí incaricava Memmo degli impasti, ma dovevano esser fatti con essenza di lavanda. Giorgio Morandi ordinava i pennelli di puzzola, corti e piatti, il rosso di robbia, la terra di Siena bruciata, il bianco d’argento e grandi quantità di terra d’ombra naturale che mescolava al verde smeraldo, al cobalto azzurro, al blu d’oltremare, alla lacca di garanza, per smorzarne le tonalità brillanti. La terra d’ombra aveva la stessa funzione della polvere che l’artista lasciava depositare sulle sue composizioni di vasi e bottiglie per appannarle.
Fino ad arrivare a Mario Schifano che amava gli smalti francesi come quelli che usava Picasso a cui aggiunse la richiesta di smalti industriali usati dai carrozzieri: rosso Guzzi, rosso Gilera, verde Vittoria, blu Fiat, così perfetti che con gli stessi smalti in bombolette spray preparava i velatini per Franco Angeli...


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14 novembre 2012

COLORI POETICI

Il colore in letteratura non può fare a meno dell'immaginazione poetica. Questa sola  riesce a cambiare la tavolozza che ci viene suggerita dalla quotidianità.  Ci sono giorni in cui i toni sono mezzi come mezze le intenzioni e incerto è il colore del cielo: "Un blu che non è nemmeno un blu o comunque è un blu chiaro chiaro e la polvere sembra mischiata nell'aria essendo un poco gialligno il cielo che è stesura di sabbia", dice Amelia Rosselli in Documento. E poi:

"Quella ammonizione murale: < domenica! Alle ore 15 precise!> in una luce arancio-fuoco modello Gomorra.."  Gadda in Adalgisa

".. Nubiloso è l'asfalto della strada / meditazioni ne esalano, incanti grigio-zen.."  Zanzotto da Fosfeni

".. Melodie di fontane alzano in fresche gole d'azzurrità sorsi d'argento." Arturo Onofri da Marzo che mette nuvole a soqquadro

“Come un nulla senza possibilità, un nulla morto dopo la morte del sole,come un silenzio eterno senza avvenire, risuona interiormente il nero”  Vasilij Kandinskij da Sguardo al passato

Fino a giungere più in là e pensare  il colore come pittura del tempo, come il "color tango" di Antonio Baldini da Italia di Bonincontro o ".. pareva si studiassero di riprendere in sordina un color di tempo svanito" di Emilio Cecchi da  America amara, perchè a voler scrutare il tempo, interrogare le cose, guardare in noi, un colore solo si allarga: "Non lo sospetti ancora / che di tutti i colori il più forte / il più indelebile / è il colore del vuoto?"  Vittorio Sereni da Autostrada della Cisa




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13 gennaio 2012

BIANCO

Van Gogh nelle sue lettere si chiedeva se doveva per forza dipingere un muro bianco in bianco. Gli impressionisti infatti non scorgono nessun bianco nella natura e spesso questo colore non viene considerato tale.
Il bianco è il simbolo dell'inizio e poi per estensione della purezza, dell'innocenza. Così nelle religioni antiche come nel cattolicesimo veniva usato nelle cerimonie più importanti come il battesimo, la prima comunione e il matrimonio; ma anche come distanza dalle passioni: la biancheria intima mantiene nel nome la necessità del candore e della pulizia, pulizia che richiama il bianco per tutto ciò che è igienico.
In natura trova la sua massima espressione nella neve e quindi nel freddo.
E poi rappresenta l'eleganza, la pace, la giovinezza e ciò che non si realizza, impossibile non pensare alle Notti bianche di Dostoevskij .
Troviamo invece i concetti opposti di fine e inizio in Oriente dove il lutto è bianco e rappresenta sia la morte che la reincarnazione.
Gli esseri umani hanno un'inclinazione innata per la luce perchè il buio è sinonimo di pericolo, di non conosciuto. E' da qui che nascono le ragioni del razzismo: gli europei settentrionali vedevano nel colore nero della pelle significati negativi di malignità sporcizia, minaccia. Ed è infatti nel 1604 che compare per la prima volta il termine inglese bianco inteso come razza bianca dopo gli avvenuti contatti dei marinai inglesi con i nativi dell'Africa.
Per Kandinsky il bianco è sinonimo di silenzio.  Il bianco agisce sulla nostra psiche come un grande silenzio, che per noi è assoluto. Interiormente risuona come un non suono, abbastanza simile a certe pause nella musica.. E' un silenzio che non è morto, ma pieno di possibilità.  Se penso al bianco penso alle nuvole, a quei mari di nuvole che si perdono all'orizzonte e che guardo volandoci sopra.

 




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28 giugno 2011

GIALLO

Secondo Goethe il giallo è il colore più vicino alla luce, soprattutto quella solare. L'illuminazione radiante, il suo uscire da una sorgente centrale per irradiarsi in tutte le direzioni  fa percepire il giallo come un colore centrifugo e liberatorio; all'opposto del blu in cui l'occhio si immerge con una tensione centripeta e meditativa. Pare quindi che il giallo sia superficiale quanto il blu profondo.
In molte culture è associato a tutte le divinità solari ed è il colore imperiale, il giallo era l'attributo di Amon-Ra ed il colore del primo imperatore cinese, di tutti i suoi successori e oggi uno dei simboli della Cina.
Ma il giallo, colore dello zolfo e della bile, si trasforma facilmente in simbolo infernale (è il lucifero dantesco) e di malattia (era la bandiera gialla che segnalava la quarantena e le epidmie). Per questo fu anche il colore dell'emarginazione degli Ebrei, degli appestati, dei mendicanti e delle prostitute, dei traditori e dei codardi. Nell'antica Grecia invece i pazzi per essere riconosciuti erano obbligati a vestire di giallo. Tuttavia la stella gialla con cui i nazisti marchiarono gli ebrei finì per coincidere con il simbolismo positivo del giallo come consapevolezza ed intelligenza: la fuga dei migliori cervelli dalla Germania e dall'Italia fu un duro colpo per le potenze in campo.
In Italia i romanzi polizieschi si chiamano "gialli" dal colore della copertina. Ottima la scelta dell'editore ma sta di fatto che sono basati sulla vittoria dell'intelligenza dell'investigatore contro la malvagità e la forza bruta.
Nel tradizionale Teatro di Pechino il trucco giallo degli attori indica la crudeltà, la dissimulazione ed il cinismo, mentre il vocabolo francese rire jaune, ridere giallo, viene usato quando si reputa uno scherzo non divertente ed è simile all’espressione sorriso giallo della cultura araba che ha tuttora il significato di un allegria falsa e dissimulata poichè nell’Islam il giallo dorato significa saggezza e buon consiglio, il giallo pallido tradimento e inganno.
Kandinsky con il suo "suono giallo" lo associa alla creazione del cosmo ed Emily Dickinson ne parla così:

La Natura usa il Giallo più raramente
Di ogni altra Tinta
Lo serba tutto per i Tramonti
Prodiga d'Azzurro
Consuma lo Scarlatto, come una Donna
Che il Giallo si permette
Solo di rado e con misura
Come le Parole di un Innamorato




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21 novembre 2010

SEI COLORI

Due passioni che si fondono in un libro. Un grande storico medievalista Michel Pastoureau noto come il massimo esperto in materia cromatica e trecentocinquanta fotografie di  grandi fotografi:  Steve McCurry, Martin Parr, Susan Meiselas, Bruno Barbey. Croma svela i segreti di sei colori: rosso, verde, nero, bianco, giallo e blu, quelli che inalterati dal medioevo ad oggi sono i colori di base, gli altri: arancione, viola, rosa, marrone, grigio sono semicolori, colori di secondo rango e tutto il resto solo sfumature e sfumature di sfumature. Associare, opporre, distinguere, sistemare in gerarchie. In Occidente la funzione prima del colore è spesso di classificare. Classificare gli esseri e le cose, gli animali e i vegetali, gli individui e i gruppi, i luoghi e i momenti. Altrove la storia cromatica si è sviluppata seguendo altri ritmi e schemi. In Africa Nera fino a poco tempo fa l'essenziale non era sapere se un colore era giallo, rosso o blu ma sapere se era secco o umido, liscio o rugoso, morbido o duro, sordo o sonoro. Perchè il colore non è una cosa a sè, non un fenomeno che dipende dalla vista, va inteso alla pari con gli altri parametri sensoriali.



 Rosso  -  Rajasthan 1996  -  Steve McCurrey




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25 aprile 2010

VERDE

 Il verde per molto tempo è stato un colore chimicamente instabile perciò rappresenta il caso, la fortuna e tutto ciò che cambia e si muove. I giocolieri e i buffoni si vestivano di verde e per la sua ambiguità era utilizzato per raffigurare gli spiriti maligni. Poichè rappresenta la buona e la mala sorte è sempre stato collegato al gioco d'azzardo, il famoso tavolo verde e come conseguenza il denaro viene spesso identificato con questo colore. Sul piano fisiologico il verde rappresenta la “tensione elastica”, sul piano psicologico la volontà nell'azione, la perseveranza, la tenacità. La sua percezione sensoriale è l'amarezza mentre il suo contenuto affettivo la fierezza.
L'Islam primitivo è stato il primo ad associare verde e natura: ai tempi di Maometto ogni luogo verdeggiante era simbolo di paradiso. Oggi quasi tutti i paesi islamici hanno una componente di questo colore nella loro bandiera e più globalmente è diventato simbolo di ecologia.
Il verde, secondo Kandinsky, è "il colore più calmo che ci sia: non si muove, non esprime gioia, tristezza, passione, non desidera nulla, non chiede nulla".  Il mio verde nell'arte è The large turf  di Durer e Castello sul lago Atter di Klimt.  E' La pioggia nel pineto di D'Annunzio. Il film Il miglio verde... Ed i miei verdi preferiti sono gli alberi.

 Olmo  (foto by Julia)




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23 luglio 2009

I COLORI DI VINCENT

 

Caro Theo,
[…] Dipingere è anche un agir créer.
Quando i tessitori tessono quella stoffa che mi pare si chiami Cheviot, o anche quegli strani tessuti scozzesi, allora si sa che il loro intendimento è di ottenere dei particolari colori spezzati e grigi per i Cheviot, mentre per il tessuto scozzese dai vari colori si fa in modo che i colori più vivi si equilibrino affinché, invece di ottenerne un effetto crudo, l’effet produit del disegno risulti a distanza armonioso.
Un grigio, tessuto di fili rossi, azzurri, gialli, bianco sporco e neri, un azzurro spezzato da fili rossi, rosso aranciati e gialli, sono ben diversi dai colori semplici, vale a dire che sono più iridescenti, mentre i colori primari diventano al confronto duri e morti. Per il tessitore però, o meglio per il disegnatore del disegno e della combinazione di colori, non è sempre facile valutare il numero dei fili e le loro direzioni, come è altrettanto difficile mescolare i colpi di pennello a formare un tutto armonioso.
Se confrontassi i primi studi a olio eseguiti quando arrivai qua a Neunen col quadro cui sto lavorando ora, penso ti accorgeresti di una maggiore vivacità per quanto riguarda il colore.
Penso che il problema dell'analisi dei colori preoccuperà anche te un giorno, in quanto, come conoscitore ed esperto, penso tu debba avere anche una opinione ferma ed essere convinto di determinate cose.
Per lo meno per piacere personale e per poter dimostrare che le proprie opinioni sono fondate, bisogna essere in grado di spiegarle in poche parole agli altri, i quali talvolta ad una persona come te chiedono informazioni, allorché desiderano sapere qualcosa di più sull’arte.
[…]Quanto ai Mangiatori di patate, è un quadro che starà meglio in una cornice dorata, ne sono sicuro, ma starà bene anche su una parete tappezzata con una carta color grano maturo.
Senza una inquadratura del genere proprio non bisogna vederlo.
Non spicca bene su uno sfondo scuro e neppure su uno sfondo opaco. Questo perché dà un’idea di un interno molto grigio. Anche nella realtà è incorniciato in una cornice dorata, per così dire, perché il focolare e il riflesso del fuoco sulla parete bianca sarebbero più vicini allo spettatore e ora sono al di fuori del quadro, mentre in realtà inquadrano completamente il soggetto.
Ti ripeto, va incorniciato con qualcosa color dorato cupo o ramato.
Se tu stesso vuoi vedere il quadro come va visto, non dimenticare, ti prego, quanto ti ho detto ora. Mettendo il quadro accanto a una tonalità dorata, si ottiene anche una luminosità in punti insospettati, togliendo al tempo stesso quell'aspetto marmorizzato che il quadro assume quando viene sfortunatamente posto su uno sfondo opaco o nero. Le ombre sono dipinte in blu, e un tono dorato le ravviva.
[…]
Penso che, più che da signora, una contadinella sia bella vestita com’è con la sua gonna e camicetta polverosa e rappezzata, azzurra, cui il maltempo, il vento e il sole danno i più delicati toni di colore. Se si veste da signora, perde il suo fascino particolare. Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società.
Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di pancetta, fumo, vapori che si levano dalla patate bollenti
va bene, non, è malsano; se una stalla sa di concime va bene, è giusto che tale sia l’odore di stalla; se un campo sa di grano maturo, patate, guano o concime va benone, soprattutto per gente di città.
Quadri del genere possono insegnare loro qualcosa. Un quadro non deve necessariamente essere profumato.

Addio, sempre il tuo,

Vincent


Tratto da "Lettere a Theo" di Vincent Van Gogh, ottobre 1885




I mangiatori di patate   -    Vincent van Gogh




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22 marzo 2009

BLU

Più accurate o più creative le nostre facoltà dipendono anche dalle tonalità che ci circondano. Si legge sulla rivista Science. Per scrivere un  romanzo occorre iniziare dipingendo la stanza di blu. Il colore che ci avvolge riesce infatti a cambiare il modo in cui il cervello funziona. Come in un gioco di specchi un ambiente color cielo senza nubi predispone la mente a creatività, pensiero positivo, ricerca della novità. Il blu. Il blu non aveva il significato e la diffusione che ha oggi. Viaggiando indietro nei secoli non solo l’uso di questo colore nella pittura e nell’abbigliamento era assai raro, almeno fino al medioevo, ma addirittura il lessico latino era privo di vocaboli specifici per definire questa tinta, tanto che si ipotizza che i nostri antenati non riuscissero a "vedere" il blu. Per i romani  poco nobile perchè era il colore degli occhi delle popolazioni barbare.
E proprio nel medioevo comincia a farsi largo soprattutto nell'arte come simbolo della luce. Col passare dei secoli il blu acquista una sempre maggiore popolarità come "colore morale" poichè le leggi impongono le tinte scure, blu e nero nell’abbigliamento, riservando i colori accesi a precise categorie sociali: il bianco e il nero, sia da soli sia in associazione, riguardano soprattutto i poveri e gli infermi; il rosso i carnefici e le prostitute; il giallo i falsari, gli eretici e gli ebrei; il verde, da solo o associato al giallo, i musicisti, i buffoni e i pazzi. Nell'Ottocento viene esportato negli Stati Uniti e diventa il blu "nazionale, militare e politico". Oggi è il colore dei corpi diplomatici e di pace, delle auto blu, dei blue jeans fino alla sua globalizzazione  come colore della libertà...
E poi c'è l' IKB, l'International Blu Klein, il colore brevettato da Yves Klein nel 1960; l’IKB diventa “l’espressione più perfetta del blu” come lui stesso afferma nel suo diario. Tra tutti i colori Yves sceglie il blu: una parte essenziale deriva dall’influenza delle teorie romantiche di Goethe ma insieme a questo concorrono molti altri fattori quali l’idea dell’indefinito: il blu infatti richiama il mare e il cielo, elementi infiniti nella natura visibile e perciò il concreto ai limiti dell’astratto. Il blu della sua prima opera monocroma quando a diciannove anni guardando il cielo vi aveva posto la sua firma. Il blu di Yves Klein è stato fonte d’ispirazione per numerose altre opere artistiche contemporanee che spaziano dal cinema alla moda e al design.
E il blu Modica dell'artista erede di Giorgio De Chirico, di Alberto Savinio artisti della visione e della memoria insieme. Modica privilegia paesaggi e interni illuminati dal suo colore preferito un blu che è piuttosto un mutevolissimo azzurro che variando instancabilmente include il celeste, il turchese, il ceruleo e magari il Blu Klein.
E il segreto del blu Maya, recentemente risolto e pubblicato sulla rivista Antiquity, il pigmento turchese che caratterizza opere d'arte, offerte votive e che ricopriva il corpo delle vittime sacrificali. Resistente a climi estremi, si mantiene intatto nei secoli  non c'è solvente ultramoderno che riesca ad aggredirlo, è stato definito una delle grandi conquiste artistiche e tecnologiche della Mesoamerica.
E c’è posto anche per la malinconia tra le note naturalmente del blues...


Disque bleu - Yves Klein




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26 ottobre 2008

NERO

Lo si sceglie per essere eleganti ma per molti è il colore del lutto. Lo indossano i sacerdoti come segno di umiltà ma anche le toghe per segnalare autorevolezza. Il nero ha una simbologia complessa che la moda del ’900 (dittature comprese) ha ben sfruttato. Molto prima del little black dress di Chanel, Filippo il Bello era fanatico degli abiti scuri. All’epoca il nero era difficile da realizzare su stoffa e richiedeva l'impiego di radici del noce, albero ritenuto maledetto dalla tradizione popolare. Considerato insieme al bianco un non-colore può essere definito come l'impressione visiva che viene sperimentata quando nessuna luce visibile raggiunge l'occhio. Nell’antichità era il simbolo dell’oscurità, di forze incontrollabili e spesso malvagie. Era il colore delle streghe, dei draghi e degli animali considerati al servizio del diavolo. Nell’immaginario comune è ancora oggi associato al buio, alle tenebre e qualche volta al male. In Italia è opinione comune che incrociare un gatto nero sulla propria strada porti sfortuna. Questa credenza deriva dal Medioevo quando inciampando di notte in qualcosa, (per esempio un felino poco visibile), si rischiava di rompersi un osso e quindi di morire. Non in tutti i paesi il gatto nero è considerato messaggero di sventura; in Inghilterra per esempio un proverbio popolare recita: "Nella casa dove vive un gatto nero non mancherà mai l'amore".
Nella cultura occidentale è spesso usato nella pittura, nella letteratura e nei film per evocare un senso di paura o per rappresentare la morte. Mentre nelle tribù Masai del Kenya e in Tanzania il nero è associato alle nuvole che portano la pioggia diventando un simbolo di vita e prosperità. Se penso alla letteratura mi viene in mente  "L'opera al nero" di Marguerite Yourcenar o "Il gatto nero" di Edgar Allan Poe, all'arte il sofisticatissimo "Ritratto della duchessa de la Salle" di Tamara de Lempicka.
Lo amo moltissimo, inscindibilmente legato al bianco, nella fotografia.



"Palazzo della Cultura e della Scienza"   -  Varsavia  -  marzo 2008   (foto by Julia)




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30 agosto 2008

ROSSO

Rosso è l’eros. Rosso il cuore, rosso l’inferno. Passione e peccato sono avvolti nella stessa fiamma: rossa. Umanità fiammifera, rapidamente combustibile, per errore o per amore. Il rosso è il colore che ci percorre e ci soccorre. A Parigi, fino al 1° novembre 2009, distribuita in dodici sale, la calorosa monocromia di una mostra composta di oltre quattrocento oggetti, tra moda, pubblicità, giocattoli, arti decorative, gioielli: il rosso attraverso i secoli, nelle sue varianti e nella sua forza evocativa, carica ogni volta di potenti simbologie. Nello spettro dei colori  il rosso è percepito più rapidamente dai bambini, diventando subito per loro qualcosa di primario: gli si associa il sangue, il pericolo, il proibito, il male, l’amore. Il viaggio dentro il rosso non è solo una bella pennellata sugli occhi ma un bagno del corpo, l’immersione dentro psicologie, emozioni, linguaggio. In origine dire colore rosso sarebbe stato un pleonasmo: il latino coloratus (da cui Colorado) indicava il colore per eccellenza, il primo di tutti, il rosso. Rosso è anche il nocciolo etimologico del russo krasnoï, che significa bello: a Mosca, la Piazza Rossa è la Piazza Bella. Pure le emozioni più forti son tinte di rosso: rosso di rabbia, d’ira, divergogna, di piacere...
Ma non esiste un solo rosso. Il rosso è magenta, porpora, pivonio, carminio,cardinale, scarlatto, lacca, cremisi,ciliegia, ruggine, vermiglio, terracotta, bordeaux, borgogna, corallo (scaturito,secondo il mito, dal sangue della Medusa decapitata da Teseo). La mostra parigina illustra l’intero spettro simbolico del colore superstar: il potere (le uniformi civili o religiose), la politica (manifesti, bandiere, Ottobre rosso, maggio francese, libretto di Mao), inferno e redenzione (le fiamme sataniche e il sangue del Cristo), la favola (Cappuccetto Rosso, Babbo Natale, che s’impone negli anni Trenta con l’abito orlato di bianco grazie a una pubblicità dellaCoca-Cola). Ignorando curiosamente riferimenti cinematografici dalle stregate Scarpette rosse di Powell Pressburger a Tre colori: Rosso di Kieslowski a Desertorosso di Antonioni.
Numerose le scoperte inattese. La Croce Rossa è divenuta tale solo dopo la battaglia di Solferino (1859), mentre i pompieri inglesi son rossi soltanto dalla fine dell’Ottocento. È nel 1295 che il Papa, da bianco, diventa porpora, con i Cardinali che restano scarlatti: gerarchia ecclesiastica anche nei colori. Fino all’Ottocento, la sposa era rosso vestita, per sottolineare l’eccezionalità della giornata. Prima della Rivoluzione Francese, il rosso porpora era riservato ai nobili. In passato fino all’Ottocento il rosso di sotto, cioè nell'intimo, ha ereditato una cattiva reputazione, nata nell’obbligo alle prostitute per annunciare a prima vista il loro statuto, d’indossare abiti con almeno un lembo rosso. Il rosso è da sempre una lampadina del sesso.
La mostra si chiude con un bacio: d’una bocca ovviamente vermiglia da femme fatale del più voluttuoso cliché hollywoodiano anni Cinquanta. Sono le labbra di Mae West, divenute il morbido divano firmato Dalì nel suo Museo a Girona, poi trasformate dal design nel multiplo Mae West Sofà. Bacio gigante, avvolgente, totale.
Ma ecco ciò che prosaicamente di rosso amo di più:




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