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Istanbul
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


12 agosto 2010

POESIA METROPOLITANA



Ci si siede nella metropolitana di Istanbul su panchine a forma di libro aperto su pagine di poesia. Mi vengono in mente le parole di Davide Rondoni

C'è un punto in ombra, un posto fesco. Un posto dove la vita germoglia. Dove le ombre e le luci si alternano, quasi musicalmente. Va custodito. Un posto che è segreto.. E' la nostra anima. O chiamatelo spirito, o luogo del fiato primario, chiamatela come vi pare. Ma c'è quel luogo di noi e nostro non è. Non lo dominiamo ma esiste. Ed è fresco, vitale, irrigato. L' anima dell'uomo è il suo riparo.. Lì mormora una conversazione sempre nuova. E' il segreto dell'uomo come dicevano gli antichi e ripeteva Ungaretti. La poesia custodisce quel luogo, ne aumenta la forza.

 Ascolto Istanbul di Orhan Veli Kanik

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Spira una leggera brezza dapprima
Lentamente oscillano
Le foglie sugli alberi
Da lontano, molto lontano
I perenni trilli degli acquaioli
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
E mentre passano gli uccelli
A stormi e stridii dall'alto
Le reti si ritirano dalle chiuse
I piedi di una donna sfiorano l'acqua
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.

Ascolto Istanbul ad occhi chiusi
Sono freschi i bazar
Allegro Mahmut pascià
Pieni di colombi i cortili
Pervengono battiti di martello dai bacini
Dalla dolce brezza primaverile odori di sudore
Ascolto Istanbul ad occhi chiusi.




permalink | inviato da ioJulia il 12/8/2010 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


31 maggio 2010

ISTANBUL

                                                                          
 

 

Ponte di Galata  -  Istanbul   (30 maggio 2010  -  foto by Julia)

...... Ed ora descrivi, miserabile! profana colla tua parola questa visione divina! Chi osa descrivere Costantinopoli? Chateaubriand, Lamartine, Gautier, che cosa avete balbettato? Eppure le immagini e le parole s'affollano alla mente e fuggono dalla penna. Vedo, parlo, scrivo, tutto ad un tempo, senza speranza, ma con una voluttà che m'innebria. Vediamo dunque. Il Corno d'oro, diritto dinanzi a noi, come un largo fiume; e sulle due rive, due catene d'alture su cui s'innalzano e s'allungano due catene parallele di città, che abbracciano otto miglia di colli, di vallette, di seni, di promontorii; cento anfiteatri di monumenti e di giardini; una doppia immensa gradinata di case, di moschee, di bazar, di serragli, di bagni, di chioschi, svariati di colori infiniti; in mezzo ai quali migliaia di minareti dalla punta lucente s'alzano al cielo come smisurate colonne d'avorio; e sporgono boschi di cipressi che discendono in striscie cupe dalle alture al mare, inghirlandando sobborghi e forti... Come afferrare i particolari di questo quadro prodigioso? Lo sguardo si fissa per qualche momento sulle rive vicine, sopra una casetta turca o sopra un minareto dorato; ma subito si rilancia in quella profondità luminosa e spazia a caso fra quelle due fughe di città fantastiche, seguito a stento dalla mente sbalordita...  Ah sì! Questo è il più bello spettacolo della terra....
La visione di stamattina è svanita. Quella Costantinopoli tutta luce e tutta bellezza è una città mostruosa, sparpagliata per un saliscendi infinito di colline e di valli; è un labirinto di formicai umani, di cimiteri, di rovine, di solitudini; una confusione non mai veduta di civiltà e di barbarie, che presenta un'immagine di tutte le città della terra e raccoglie in sè tutti gli aspetti della vita umana.Non ha veramente di una grande città che lo scheletro, che è la piccola parte in muratura; il resto è un enorme agglomeramento di baracche, uno sterminato accampamento asiatico, in cui brulica una popolazione che non fu mai numerata, di gente d'ogni razza e d'ogni religione. È una grande città in trasformazione, composta di città vecchie che si sfasciano, di città nuove sorte ieri, d'altre città che stanno sorgendo... A ogni cento passi tutto muta. Qui siete in una strada d'un sobborgo di Marsiglia; svoltate: è un villaggio asiatico; tornate a svoltare: è un quartiere greco; svoltate ancora: è un sobborgo di Trebisonda. Alla lingua, ai visi, all'aspetto delle case riconoscete di aver cangiato di stato; sono spicchi di Francia, striscie d'Italia, screziature d'Inghilterra, innesti di Russia. Sulla immensa faccia della città si vede rappresentata ad architetture e a colori la grande lotta che si combatte fra la famiglia cristiana che riconquista e la famiglia islamitica che difende colle ultime sue forze la terra sacra....

da Costantinopoli di Edmondo De Amicis
 




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