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Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo
Quando inizia la nostra storia: Le grandi svolte del passato che hanno disegnato il mondo in cui viviamo


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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


16 maggio 2020

VERITA'

Sbaglierebbe chi pensasse che la sincerità sia un bene assoluto, da opporre alla menzogna come male assoluto, poiché si può fare uso della sincerità anche per offendere e ferire a morte, per umiliare o vendicarsi. L'uomo sincero, per definizione, dice la verità o quella che crede tale, talvolta quindi ingannandosi e traendo in inganno, senza volerlo. 
In un passo delle Confessioni, Agostino si chiede perché veritas odium parit ( la verita' attira l'odio ). La risposta del vescovo di Ippona è che l'amore per la verità non è disinteressato, equanime e imparziale: gli uomini amano la verità quando non li riguarda, ma la odiano quando riguarda loro stessi e li mette a nudo sotto gli occhi degli altri. 
Si deve sempre dire la verità che si conosce? Vi sono casi in cui è ammesso mentire? Agostino e Kant non ammettono eccezioni al dovere di dire la verità. Per il primo la menzogna è l'origine stessa del peccato. Agostino non considera legittima la menzogna neppure nel caso in cui mentire potrebbe salvare la vita a qualcuno, dato che in tale circostanza si tratterebbe di un dovere che riguarda la salvezza del corpo al prezzo di perdere l'anima. Tanto più che ci sono altre vie per raggiungere lo stesso risultato, evitando così di mentire, come il silenzio o l'omissione o il sacrificio di sé ed ha, a questo proposito, un consiglio preciso: «Quello che dici, deve essere assolutamente vero; ma non devi per forza dire tutto quello che è vero».
In Kant la sincerità è una virtù assoluta che coincide con il dovere della veridicità. Il principio per cui si deve dire la verità è per Kant il principio formale supremo della moralità, dal quale è impossibile essere esonerati.
Lo scettico Montaigne invece non insegue alcuna verità, e afferma che non esiste una verita' universale.
Pensiamo alla terribile scena iniziale di Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, in cui il colonnello nazista interroga il contadino francese, chiedendogli se dia rifugio ai nemici dello stato, la famiglia ebrea dei Dreyfus. Tutti desideriamo che il contadino menta e invece, La Padite dice la verità e denuncia la famiglia ebrea per proteggere la propria. 
In un saggio sulla sincerita' e' stata coniata l'espressione "virtù crudele" per indicare l'atto del dire la verità che si accompagna all'assunzione di responsabilità e al farsi carico delle conseguenze anche dolorose, per sé e per gli altri, della pratica effettiva della sincerità. Tra il semplice dire la verità e la sincerità la differenza consiste proprio nel coinvolgimento attivo nel rapporto con gli altri. 

L'Opinione è qualcosa di fluttuante, ma la Verità, dura più del Sole – se poi non riusciamo ad averle entrambe – prendiamo la più vecchia.
Emily Dickinson




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7 maggio 2020

DALLA PARTE DELL' ASINO. UNA LETTURA ALTERNATIVA


Gli asini vivono nella maggior del mondo accanto agli esseri umani, una presenza integrata in molte culture. Anche se in gran parte del mondo sviluppato non sono più utili per gli sforzi umani, in Africa tirano ancora carri, portano carichi pesanti in India, trasportano turisti in Grecia e bambini in gita lungo le spiagge britanniche. Se consideriamo da quanto tempo sono addomesticati e quanto siano stati preziosi nella storia umana, sappiamo ben poco della loro vita o delle loro storie, o anche del loro benessere. Non è che sono sconosciuti, ma generalmente passano inosservati. Mentre attraversavano il mondo al servizio dei loro padroni umani, gli asini sono stati tra gli animali più usati e abusati della storia (...)
Si dice che hanno la vita lavorativa più lunga, che sono in grado di operare nelle aree più aride, che sopravvivono con poco cibo, che sono meno soggetti a malattie, che sono in grado di lavorare a velocità variabili e che, rispetto a cavalli, muli e buoi, hanno un’elevata capacità d’apprendimento. (...) Anche se noti come buoni lavoratori, gli asini hanno un forte senso di autoconservazione, il che ha influenzato la loro fama di testardaggine. (...) Nonostante il servizio prestato agli esseri umani in ogni epoca e società, gli asini tuttavia hanno ottenuto pochi riconoscimenti. Le ingiustizie e le offese che hanno ricevuto costituiscono motivo di riflessione per vari osservatori (...)

L’asino, di Jill Bough, edito da Nottetempo nella collana Animalía, e' un’indagine delle nostre percezioni, dei nostri giudizi e soprattutto dei nostri pregiudizi.
Dalla Favola del cavallo e dell’asino di Esopo a Platero e io di Juan Ramón Jiménez, dall’Asino d’oro di Apuleio al Viaggio nelle Cévennes in compagnia di un asino di Robert Louis Stevenson, una narrazione dopo l’altra il somaro è assunto come figura dell’umiltà o della curiosità, di lussuria e malvagità; quando in Collodi Pinocchio si ritrova con le orecchie allungate come «due spazzole di padule», ciò che avverte è vergogna e disperazione, mentre è in Don Chisciotte che il ciuco semplice e onesto cavalcato da Sancho si fa emblema del silenzio paziente.
Ma l’asino resiste. Carico di balle di fieno lungo un sentiero della campagna etiope, legato alla macina che polverizza peperoncini in un villaggio cinese, usato per trasportare i pali di legno utili per puntellare le miniere del Far West o come cavalcatura dei soldati australiani durante la Prima guerra mondiale, l’asino resiste; introdotto come prova in tribunale quando a Londra nel 1822 Richard Martin chiese e ottenne di rendere inequivocabili le ferite che erano state inflitte all’animale dal suo padrone (da qui il Martin’s Act, la prima legge a contrastare la crudeltà contro gli animali), trasportato in aereo dalla US Army durante la Seconda guerra e gettato giù col paracadute (dopo averlo drogato perché atterrando non irrigidisse lezampe);
e ancora, seppure descritto come immagine di stupidità, di pigrizia, di potenza sessuale e di mitezza, al contempo sacro e osceno, esposto, esibito, spettacolarizzato o umiliato, l’asino non fa altro che resistere.
Unico e molteplice, appartenente a un drappello di animali struggenti, l’asino ha attraversato i millenni sopportando l’insopportabile e opponendo all’ottusità del mondo una tenacia asciutta e senza eroismi.


fonte: G. Vasta




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27 aprile 2020

22 APRILE



..Tenere l'infinito nel cavo di una mano...
 La magia della natura con le sue creazioni ci permette di sfiorare un concetto astratto ed inafferrabile come l’infinito, racchiudendolo nei più piccoli dettagli di un frutto, una foglia o sulla superficie di una conchiglia.
L'uomo ha da sempre cercato di comprenderlo, descriverlo, catturarne l’essenza tramite le scienze. Il matematico Benoit Mandelbrot e' il fondatore di cio' che oggi viene chiamata geometria frattale. Nella sua introduzione a questa disciplina scrive:
"Perché la geometria viene spesso definita fredda e arida? Uno dei motivi è la sua incapacità di descrivere la forma di una nuvola, di una montagna, di una linea costiera, di un albero. Osservando la natura vediamo che le montagne non sono dei coni, le nuvole non sono delle sfere, le coste non sono cerchi, ma sono degli oggetti geometricamente molto complessi.” 
I frattali non sono oggetti così astratti e lontani dalla vita quotidiana: ogni giorno ciascuno di noi si imbatte in qualcosa di molto simile ad un frattale come ad esempio alcuni tipi di foglie o di piante oppure i "frattali" per eccellenza: il fiocco di neve e il cavolo verde. Una montagna, una pianta, un corallo, una conchiglia non sono altro che il frutto di parti più piccole aventi forme analoghe che si ripetono all’infinito in maniera decrescente.
Semplificando al massimo il concetto di frattale, lo si può definire come una figura geometrica caratterizzata dal ripetersi sino all’infinito di uno stesso motivo su scala sempre più ridotta.
L' avvento delle tecnologie computerizzate ha permesso di visualizzare il comportamento di complesse funzioni matematiche che producono immagini grafiche affascinanti. Oggi utilizzando una workstation grafica sono sufficienti poche frazioni di secondi per visualizzare tali funzioni che producono immagini sorprendenti in termini di particolari e dettagli che ricordano la complessità di forme geometriche ricorrenti in natura (fiocchi di neve, felci, foglie, chiocciole..)
L’industria del design e della moda ha preso in prestito questi concetti matematici per ispirarsi a nuove creazioni.
Uno degli esempi più visibili è rappresentato da un brand famoso della moda internazionale come Desigual che lega il suo stesso logo ai modelli generati dalle funzioni matematiche che rientrano nella categoria dei frattali.
Anche alcuni marchi più tradizionali si ispirano per le loro creazioni agli incredibili colori e forme dei frattali. Ad esempio PIQUADRO, leader nella produzione di borse e valige professionali, ha deciso di dedicare una linea completa, OPERA, ai frattali.
La fractal art si basa pertanto sul calcolo di funzioni matematiche dai cui risultati si ricavano immagini, animazioni e musica. Le immagini, ad esempio, sono grafici dei risultati dei calcoli, così come le animazioni sono sequenze di questi stessi grafici. In musica, invece, ai risultati si associano diversi toni e frequenze.
Immagini, movimenti, colori e musica del genere frattale non sono che il tentativo dell’uomo di fare propria l’idea di infinito suggeritagli dalla natura. Ancora una volta, l’arte si inchina alla sua magnificenza, di cui è una semplice, creativa, imitazione.

Per saperne di piu qui








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17 aprile 2020

CURA

MENTRE CURA STAVA ATTRAVERSANDO UN CERTO FIUME, VIDE DEL FANGO ARGILLOSO. LO RACCOLSE PENSOSA E COMINCIÒ A DARGLI FORMA. ORA, MENTRE STAVA RIFLETTENDO SU CIÒ CHE AVEVA FATTO, SI AVVICINÒ GIOVE. CURA GLI CHIESE DI DARE LO SPIRITO DI VITA A CIÒ CHE AVEVA FATTO E GIOVE ACCONSENTÌ VOLENTIERI. MA QUANDO CURA PRETESE DI IMPORRE IL SUO NOME A CIÒ CHE AVEVA FATTO, GIOVE GLIELO PROIBÌ E VOLLE CHE FOSSE IMPOSTO IL PROPRIO NOME. MENTRE GIOVE E CURA DISPUTAVANO SUL NOME, INTERVENNE ANCHE TERRA, RECLAMANDO CHE A CIÒ CHE ERA STATO FATTO FOSSE IMPOSTO IL PROPRIO NOME, PERCHÉ ESSA, LA TERRA, GLI AVEVA DATO IL PROPRIO CORPO. I DISPUTANTI ELESSERO SATURNO, IL TEMPO, A GIUDICE, IL QUALE COMUNICÒ AI CONTENDENTI LA SEGUENTE DECISIONE: “TU, GIOVE, CHE HAI DATO LO SPIRITO, AL MOMENTO DELLA MORTE RICEVERAI LO SPIRITO; TU, TERRA, CHE HAI DATO IL CORPO, RICEVERAI IL CORPO. MA POICHÉ FU CURA CHE PER PRIMA DIEDE FORMA A QUESTO ESSERE, FINCHÉ ESSO VIVE, LO CUSTODISCA. PER QUANTO CONCERNE LA CONTROVERSIA SUL NOME, SI CHIAMI HOMO POICHÉ È STATO TRATTO DA HUMUS”.


 Il mito di Cura -  Igino - I secolo A.C.


Il nome cura, del dio minore pagano, e' latino e se spontaneamente viene tradotto con l'italiano cura simile al care inglese ha significato si di premura e sollecitudine ma anche di inquietudine, apprensione, affanno. 

Quindi protagonista della storia e' allora l' inquietudine, personificata in Cura, creatrice e accompagnatrice dell'uomo.

L'inquietudine è la condizione nella quale avvertiamo un senso di dis-orientamento, che ci mette in guardia sullo stato di stabilità, o instabilità, del nostro disagio, e ci fa andare alla ricerca di un nuovo orientamento. Cifra fondamentale del disorientamento è proprio l'inquietudine. È proprio quando si è disorientati che inizia la riflessione sulle decisioni da prendere nella vita. Nuove situazioni, nuovi problemi e nuove irritazioni mantengono l'orientamento in un'inquietudine costante. Per questo l'inquietudine è l'atmosfera di base dell'orientamento. Se le situazioni non sono né prevedibili né calcolabili o verificabili, domina l'inquietudine intorno alla domanda se ci si è orientati correttamente prendendo decisioni giuste; l'inquietudine può trasformarsi in paura di non aver preso la decisione opportuna. E la paura può degenerare, in casi estremi, in disperazione se il dubbio nei confronti delle proprie possibilità d'azione paralizza l'azione stessa. Infine, la disperazione può portare alla depressione o percezione della sconfitta e senso di impotenza. Se invece l'orientamento riesce e la direzione presa conduce a una soluzione soddisfacente, segno e misura del riuscito orientamento sarà la quiete, e nella quiete il bisogno di orientamento si placa.  Nietzsche concepì inquietudine e quiete come poli del bisogno di orientamento. Ne La gaia scienza scrive infatti il filosofo tedesco che il nostro bisogno di conoscenza deriva dalla ricerca della quiete; la gioia del conoscere manifesta il recuperato senso di sicurezza e il ritrovato orientamento. (F. Rigotti)




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6 aprile 2020

SENZA TITOLO

Prima dell’ultima curva del giorno
colgo delle parole con cui dormire:
nella sera esse riprendono
le vesti pesanti e accorte.
Il loro andare è misurato
e come mattoni allineati s’incastonano
nella bianca calce della pagina.
È un muro che scende dall’alto
il lento trascorrere del segno.
Non c’è finestra o spiraglio
ma preziosa e gremita
cura del fitto unire.
Vorrei fosse un’unica figura
la gemma che ancora dura e chiusa
il giardiniere stacca e si regala.

Valerio Magrelli

da “Rima palpebralis”, in “Ora serrata retinae”




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20 marzo 2020

UNA AL GIORNO

                                                                           22


Mia moglie dice:

- Tutti hanno dei complessi e tu non fai eccezione.

Tu hai il complesso della mia inferiorita'.



                                                                           60


Mia moglie chiede ad Ar'ev:

- Andrei, non capisco, ma tu fumi?

- Vedi, - dice Ar'ev, - io mi metto a fumare solo quando bevo. E siccome bevo in continuazione, molti pensano erroneamente che io fumi.



                                                                           247


La Russia e' l'unico paese al mondo in cui un letterato viene pagato in base alla quantita' di pagine scritte e non per le copie vendute. Ne' tantomeno per la qualita'. Solo in base alla quantita'. Questo spiega l'arcano, implicito motivo della nostra catastrofica logorrea russa. Supponiamo che un autore voglia eliminare una frase. Una voce dentro di lui gli suggerisce:

- Cretino! Sono cinque rubli! Un chilo di manzo freschissimo...







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17 marzo 2020

UNA AL GIORNO

Sto rileggendo in questi giorni i Taccuini di Dovlatov. Il genio di Dovlatov, uno dei grandi umoristi della letteratura russa, consisteva nella capacità di sentire e di esprimere la paradossalità universale. La quotidianità dell'esistenza dell'uomo sovietico, per esempio, ma anche l'american way of life come vissuta da un emigrato di ultima generazione sbarcato in America per poter pubblicare.

I Taccuini rappresentano annotazioni svariate, riguardanti sia la vita sovietica, fino al 1978, che il periodo dell’emigrazione, ovvero la vita americana e il mondo russo in esilio (New York 1979-1990). Queste pagine si presentano sotto forma di appunti di carattere eterogeneo, micro-testi autonomi, più o meno brevi e a seconda dei casi, come miniature narrative, aforismi, giochi di parole, aneddoti autobiografici. Fantasia e cronaca, storia e assurdo, raffinatezza e squallore si fondono nei Taccuini, così come nelle sue altre opere.

Vorrei condividere alcune di queste pagine...


Numero 52: «All’instituito di Drammaturgia di Leningrado era accaduto che, al cospetto degli studenti, fosse intervenuto lo chansonnier francese Gilbert Bécaud. Terminato finalmente l’incontro, l’organizzatore si era rivolto agli studenti. “Fate le vostre domande”. Tutti tacevano. “Fate domande all’artista!”. Silenzio. Allora il poeta Eremin, che si trovava in sala, aveva gridato a tutta voce: “Quelle heure est il?” (Che ore sono?). Gilbert Bécaud aveva guardato l’orologio e aveva risposto gentilmente “Le cinque e mezza”. Non si era offeso».


Numero 3: «Il figlio dei nostri vicini: “Tra tutte le verdure preferisco i ravioli». 


Numero 17: «“Come vuole che le tagli i capelli?”. “In silenzio”».




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10 marzo 2020

IMPERFEZIONE


Siamo qui perche' imperfetti. La perfezione, non e' di questo mondo. Forse il vuoto inteso come pura e primitiva dimensione astratta puo' considerarsi perfetto. Esistono in natura o in noi stessi quelle armoniche corrispondenze, quei sublimi equilibri...? E' il percorso evolutivo a darci quasi tutte le risposte. L'imperfezione ci ha creato e accompagnato fino qui. 
La storia naturale, scrive l’evoluzionista e filosofo della scienza Telmo Pievani nel saggio Imperfezione, è un catalogo di imperfezioni che hanno funzionato, a partire da quella infinitesima deviazione nel vuoto quantistico primordiale da cui è nato l’universo. Il nostro universo è precario e pericoloso, soggetto a repentini sconvolgimenti quindi imperfetto per definizione. La storia che viviamo è solo una delle tante storie possibili. La realtà è ingannevole e l’evoluzione è tutt’altro che intuitiva. Animismo e teleologia appannano la visione di homo sapiens, lo inducono a ragionare in termini fatalistici e finalistici. Siamo una specie relativamente giovane, passeggiamo sulla Terra da appena 200.000 anni e crediamo che tutto sia stato preordinato per noi, imperfetti divenuti via via sempre più perfetti: nulla di più sbagliato. Siamo solo una delle tante storie possibili che, per puro caso, si è realizzata. Ogni forma di vita terrestre discende da un comune progenitore: un archeobatterio che risale a circa 3,5 miliardi di anni fa. La selezione naturale - scrive Pievani - è il filtro che si ciba del caso. Il primate bipede homo sapiens, il più inessenziale, fortunato e creativo sottoprodotto dell’evoluzione imperfetta non è altro che una summa di rabberci che, alla fine, malgrado tutto, hanno funzionato. La nostra transizione al bipedismo non è stata indolore: la colonna vertebrale e' stata raddrizzata alla bell’e meglio e il peso dell’intero corpo grava  ora su un unico asse, scaricandosi su due gambe. Di conseguenza la colonna si incurva e le vertebre sono sottoposte a pressioni indebite. Nervi e muscoli si sono riadattati per quanto possibile, ma non ci esimono da sciatiche, ernie e piedi piatti. Anche il nostro linguaggio è figlio dell’imperfezione. Conquistato il bipedismo, il linguaggio è stato reso possibile in seguito all’abbassamento della laringe, un tratto vantaggioso che però ci ha resi più soggetti al pericolo di soffocamento quando ci nutriamo. Grazie al nostro cervello abbiamo evoluto tecnologie avanzatissime, ma anche l’intelligenza umana ha il suo lato oscuro, il suo tratto svantaggioso: progettiamo viaggi interstellari, studiamo il bosone di Higgs, investiamo nella ricerca medica ma al contempo abbiamo posto le basi per la sesta estinzione violentando il pianeta che ci ospita. Homo sapiens è l’imperfetto per definizione: creatura prodigiosa, creativa, curiosa ma con forti limiti sia sul piano fisico che psichico. È l’incarnazione di come ha  lavorato e lavora l’evoluzione. Nei grandi numeri il suo limite è l’apofenia, ovvero la tendenza a ravvisare schemi di significato in quel che invece è meravigliosamente casuale. 
Darwin l’aveva capito: dove c’è perfezione non c’è storia. Il filosofo della scienza ed evoluzionista Telmo Pievani ci induce a una riflessione profonda e disincantata sulla natura umana. A emergere è anche il ritratto di un antropocene sempre più sconsiderato e irresponsabile dove vige la legge egoista del qui e ora, senza rispetto e pietas per generazioni future. 

Da una rilettura di  "Dall'ameba a Donald Trump"


Qui e' possibile leggere il libro gratuitamente





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23 gennaio 2020

PENSIERO DEL GIORNO


"Volgi il tuo occhio all'interno, e scoprirai migliaia di regioni, nel tuo cuore, vergini ancora. Viaggiale tutte, e fatti esperto di cosmografia interiore".


Henry David Thoreau




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10 novembre 2019

BIBLIOTERAPIA

A Firenze è nata la Piccola Farmacia Letteraria, dove le letture sono classificate in base all'emozione di cui parlano. I volumi sono corredati di bugiardini per orientarsi, scegliendo tra "capsule di affetto" o "iniezioni di entusiasmo". E' nata così una libreria che non divide la narrativa per generi o provenienza geografica ma per emozioni. Negli anni trenta lo psichiatra americano Karl Menninger prescriveva la lettura di romanzi a pazienti depressi. I libri possono far emergere sentimenti o pensieri che altrimenti rimarrebbero inespressi e possono cambiare il modo di vedere il mondo. Presso la libreria non si fa terapia ma i bugiardini che accompagnano i volumi sono scritti con la consulenza di una psicologa perchè la lettura scelta e guidata come strumento terapeutico deve essere affidato ad un professionista. Quindi leggere anche per guarire. Tra i più venduti c'è il libro di Durian Sukegawa Le ricette della signora Tokue.
Chi invece vuole sperimentare un weekend diverso dal solito può dare un'occhiata alla catena Golden Book Hotels e provare uno dei resort che hanno deciso di dedicare una parte dei loro spazi non a beauty farm e piscine ma a sale di lettura, in alcuni casi autentiche biblioteche.
Splendide biblioteche d'albergo sono quelle de il Salviatino, villa rinascimentale sul pendio della collina di Fiesole, ex sede dell'università di Stanford custode di centinaia di volumi da sfogliare all'ombra del giardino all'italiana.

"Alcuni mi portano il sorriso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso"
Francesco Petrarca
sui libri



piccolafarmacialetteraria.it
goldenbookhotels.it
salviatino.com




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26 ottobre 2019

E SILENZIO


Tacere. O anche silere, perche' la lingua latina distingueva la quiete della natura e delle cose da una parte (silere) e quella degli uomini dall'altra (tacere). Tacere  appartiene al mondo degli esseri umani. Silere appartiene al mondo della natura e delle cose inanimate e da quest'ultimo ha origine silentium, che designa la tranquillità degli uomini e quella delle cose, la mancanza di rumori propria della notte e di luoghi solitari, come pure il silenzio di chi non parla. 

Sono coloro che lo amano, I portatori di silenzio?  Titolo di un libretto della collana dell'Accademia del Silenzio, del poeta Stefano Raimondi. Il silenzio dei poeti è diverso dal silenzio dei filosofi, dei mistici, dei sociologi, degli scienziati o dei musicisti. Per Raimondi si tratta del luogo nel quale il silenzio «ha luogo», trova posto. Il silenzio è il luogo in cui si può abitare allontanandosi dalla chiacchiera che lo offende.

«Che cos'è il silenzio?», «Dove si trova?»e«Perché è più importante che mai?» sono invece le tre domande che si pone l'autore di un altro libro sul silenzio, Erling Kagge, Il silenzio. Uno spazio dell'anima. Il silenzio interno che Kagge trova nella sua testa quando vive in città, a Oslo, e fa l'editore; e il silenzio esterno allorché vive le sue avventure nei luoghi dei grandi spazi e dei grandi silenzi, a cinquanta gradi sotto zero. Il suo non è comunque un silenzio spirituale: il titolo e sottotitolo in lingua italiana con quell'indebito riferimento all'anima traggono in inganno  perche' la traduzione dal norvegese suona ben diversa: Silenzio nel tempo di rumore. La gioia di chiudere fuori il mondo. Il silenzio è, scrive Kagge, «uno strumento per arricchire la vita» rifugiandoci nella nostra testa e chiudendo fuori il mondo. 

Il silenzio, aggiunge Kagge, è un nuovo lusso. Non tutti possono e comprano a caro prezzo lavatrici e auto silenziose, tra le altre cose. Come un nuovo lusso è il buio, silenzio visivo che viene sottratto, rubato, dalle luci dell'illuminazione.

Alle tre domande Kagge propone trentatré risposte, basate sulle sue competenze di esploratore e le sue conoscenze di studioso.

Come raggiungere il silenzio non fa parte delle tre domande canoniche poste dall'autore di questo libro ma la risposta trentadue si occupa proprio di questo, e suona: immergersi nella natura, lasciare a casa ogni dispositivo elettronico... E studiare bene la risposta trentatré: una pagina vuota, nel suo silenzioso biancore..




da una rilettura di F. Rigotti






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24 ottobre 2019

COROLLARIO

Nel 1952, il compositore John Cage presentò la sua partitura 4.33. Si accomodo' al pianoforte per quattro minuti e trentatré secondi, senza suonare nulla. Il pubblico non deveva fare altro che ascoltare, ascoltare la “musica"? che viene creata dai rumori interni alla sala da concerto, bisbigli, colpi di tosse, scricchiolii vari, ed anche da quelli che provengono dall'esterno. Cage dimostro' così che il silenzio assoluto non esiste (nemmeno in una stanza anecoica, e cioè totalmente insonorizzata, perché anche lì uno sente almeno il proprio battito cardiaco). Il silenzio sarebbe da intendersi dunque semplicemente come un rumore di sottofondo. Durante il primo movimento della leggendaria prima esecuzione assoluta di 4'33" si sentiva il vento che spirava, nel secondo la pioggia, e nel terzo il pubblico che parlottava o si alzava indignato per andarsene. Nessuno, o quasi, colse il significato allora. Eppure, con 4.33 Cage rivoluziono' il concetto di ascolto musicale,  rovesciando le cose, cambio' radicalmente l'atteggiamento nei confronti del sonoro, invitando ad ascoltare il mondo. 




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10 ottobre 2019

IMPRESSIONISMO


Due date per ricordare un movimento effimero che non supero' i vent'anni che vanno dal Salon des Refuses, 1863, a la morte di Manet nel 1883.

E' la pittura dell'attimo fuggente ed e' la mia preferita. 


1863   Pissarro ha 33 anni, Manet ne ha 31, Degas 29, Cezanne e Sisley ne hanno 24, Monet  ne ha 23, Renoir, Bazille, Guillamin, Berthe Morisot ne hanno 22 e Gauguin e' quindicenne 

Napoleone III per accogliere le opere degli artisti rifiutate dall'Accademia di Belle Arti di Parigi organizza il Salon des Refuses. In questa occasione la Colazione sull'erba di Manet suscita scandalo.

Ingres dipinge Il bagno turco.

Costruzione della Gare du Nord a Parigi

Jules Verne pubblica Cinque settimane in pallone

Renan la Vita di Gesu'

Viene rappresentata Les Troyens di Hector Berlioz 

Il barone Haussmann intraprende i lavori di costruzione delle grandi arterie parigine

Manet sposa Suzanne Lenhoff con la quale conviveva da dieci anni

Muore Delacroix

Lincoln abolisce la schiavitu' negli Stati Uniti

A Ginevra sedici nazioni danno vita alla Croce Rossa Internazionale

Viene fondato il Politecnico di Milano


1883    Degas presenta Dopo il bagno

Sisley Sentiero a Louveciennes

Gauguin lascia la borsa per dedicarsi alla pittura

Monet si stabilisce a Giverny

Aprono il ponte di Brooklyn di Roebling e il Ponte di Garabit di Eiffel 

Huysmans pubblica L'Arte moderna

Nietzsche Cosi' parlo' Zarathustra

Collodi Pinocchio. Storia di un burattino

Stevenson L'isola del tesoro

Muoiono Manet, Karl Marx e Richard Wagner




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13 settembre 2019

Amo Mandel’štam



Dal gorgo malvagio e paludoso
sono cresciuto frusciando come stelo di canna
dolorosamente, oscuramente e dolcemente
respirando la vita proibita.
E mi piego, senza essere da alcuno osservato,
nel freddo e fangoso rifugio,
accolto dallo stormire augurale
dei brevi minuti autunnali.
Mi felicito della crudele offesa
e nella vita più simile ad un sogno
invidio tutti
e di nascosto mi innamoro di tutti.

da Tristia


Il valore esistenziale attribuito da Mandel’štam alla sua poesia spiega anche il suo atteggiamento nei confronti della propria opera. Alla preoccupazione della moglie Nadežda che le sue opere andassero perdute (lei stessa le avrebbe custodite, mandandole a memoria e serbandole a mente per anni, finché non fu possibile affidarle alla carta), rispondeva: «Le serberà la gente… Resteranno in eredità a chi le avrà serbate». «E se non le serberanno?». «Se non le serberanno, vuol dire che non servono a nessuno e non valgono nulla…».

«poesia, ispirazione. E, per la prima volta, il significato di questa parola gli si rivelò in tutta la sua pienezza. La poesia era la forza vivificante di cui lui viveva. Precisamente così. Lui non viveva per la poesia, viveva della poesia. E adesso era evidente, era chiaro in modo tangibile che proprio l’ispirazione era la vita; prima della morte gli era dato di comprendere che la vita era l’ispirazione, precisamente l’ispirazione. Ed era felice che gli fosse dato di conoscere quest’ultima verità. Ogni cosa, il mondo intero era poesia: il lavoro, lo scalpitio di un cavallo, una casa, un uccello, una roccia, l’amore – tutta la vita entrava con levità nei versi e vi si accomodava…» (V. Šalamov, Cherry-brandy).

Per approfondire:

Elisabetta Rasy, La scienza degli addii
Nadežda Mandel'štam, L'epoca e i lupi

Osip Mandel'štam Il rumore del tempo
Osip Mandel'štam Viaggio in Armenia
Osip Mandel'štam Poesie




permalink | inviato da ioJulia il 13/9/2019 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2019

INSONNIA

Maurice Ravel nacque a Ciboure, nei Bassi Pirenei, nel 1875. La Natura, questa madre capricciosa, gli diede il genio e gli tolse il sonno. Come per dimostrare che non c'e' corpo, nemmeno il piu' infelice, inadatto ad ospitare l'enormita' del talento, per lui aveva scelto quello angusto e cagionevole di un fringuello. Un metro e sessantun centimetri di statura, col che batteva per un soffio quel mago di Houdini. Quarantacinque chilogrammi di peso, col che superava da intero i miseri quarantadue della smembrata Blanche Wittman. Sessantasei centimetri di circonferenza toracica, che invano cercava di dissimulare sotto una delle sessanta camicie che stipava regolarmente nella valigia. Peritonite. Febbre spagnola. Bronchite cronica, che complico' fumando due pacchetti di Gauloises al giorno per battere il nuvoloso record di Blaise Cendrars.

Il genio, morto Debussy, ne fece il musicista piu' apprezzato del mondo insieme a Stravinskij. L'insonnia fu la sua croce. Non dormi' mai con qualcuno, donna o uomo, per alleviarla. Per ingannarla escogito' quattro rimedi, nessuno dei quali, disgraziatamente, sfugge a questa legge malinconica: che a tenerci svegli e' giusto il fatto di preparare il sonno.

Primo, inventare una storia e organizzarla. Secondo, cercare e cercare la posizione migliore. Terzo, imporsi una enunciazione: di pecore nel gregge, di letti in cui abbiamo dormito da bambini. Quarto, laudano, Veronal, Nembutal, bromuro di potassio, Prominai e Sorenyl - e in questo per lo meno eguaglio' l'obnubilato Roussel, francese e dandy come lui. Quinto, finire nel letto di una sala operatoria. A questo, che non era fra i suoi, dovette infine rassegnarsi. Il 18 dicembre del 1937 gli segarono la scatola cranica in cerca di un tumore, che non si trovo'. Ebbe un timido risveglio, poi si riaddormento'. 10 giorni dopo, all'alba del 28 era morto. Gli lavarono il  corpo, quel filo inconsistente che ci lega alla vita. Pescarono dal suo leggendario guardaroba un frac, una comicia col collo rigido ad aletta, un gilet bianco, un papillon bianco, un paio di guanti chiari, e lo vestirono piano piano, per non svegliarlo piu'. 


Da

Eugenio Baroncelli

"Libro di candele. 267 vite in due o tre pose"

Fulminanti ritratti di uomini noti e meno noti, poeti, musicisti, scrittori, comandanti, filosofi, profeti e re, astronomi e imperatori, storici e santi, eroi. Baroncelli riesce a cogliere il tratto essenziale delle loro esistenze, e in brevi schizzi ci restituisce vite vere e palpitanti.




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