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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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Un incontro casuale: Le vite intrecciate di scrittori e artisti americani
Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo
Quando inizia la nostra storia: Le grandi svolte del passato che hanno disegnato il mondo in cui viviamo


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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


28 marzo 2020

... MA ANCHE QUESTA




Change everything you are

Cambia tutto ciò che sei

And everything you were

E tutto ciò che eri

Your number has been called

Il tuo numero è stato chiamato

Fights and battles have begun

Lotte e battaglie sono cominciate

Revenge will surely come

La vendetta arriverà di sicuro

Your hard times are ahead

Ti aspettano tempi difficili

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)

Change everything you are

Cambia tutto ciò che sei

And everything you were

E tutto ciò che eri

Your number has been called

Il tuo numero è stato chiamato

Fights and battles have begun

Lotte e battaglie sono cominciate

Revenge will surely come

La vendetta arriverà di sicuro

Your hard times are ahead

Ti aspettano tempi difficili

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)

Don't let yourself down

Non abbatterti

Don't let yourself go

Non lasciarti andare

Your last chance has arrived

È arrivata la tua ultima occasione

Best, you've got to be the best

Il migliore, devi essere il migliore

You've got to be the best

Devi essere il migliore

You've got to change the world

Devi cambiare il mondo

And use this chance to be heard

E usare questa opportunità per essere ascoltato

Your time is now (Your time is now)

È giunto il tuo momento ( è giunto il tuo momento)







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26 marzo 2020

C'E' QUESTA




Declare this an emergency

Dichiarate che questa è un'emergenza

Come on and spread a sense of urgency

Sbrigatevi e diffondete un senso di urgenza

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo

And it's time we saw a miracle

E questa volta abbiamo visto un miracolo

Come on, it's time for something biblical

Dai, è ora di qualcosa di biblico

To pull us through

Per venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo

Proclaim eternal victory

Proclamate vittoria eterna

Come on and change the course of history

Veloci, cambiate il corso della storia

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And pull us through

E aiutateci a venirne fuori

And this is the end

E questa è la fine

This is the end

Questa è la fine

Of the world

Del mondo


Questa è una canzone dei Muse, scritta nel 2003...




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27 gennaio 2020

CORRISPONDENZE


Non ascoltavo Mahler da molto tempo. Me ne ha dato l'occasione l'amico accadebis nel suo post e il collegamento a Thoreau mi è venuto spontaneo. Mahler si rinchiudeva per lavorare in una casetta in mezzo al bosco a Dobbiaco in Tirolo, come se la sua anima si potesse nutrire solo a contatto con la natura, il mondo "altro" e "felice" contrapposto a quello meschino e di sofferenza degli uomini. Come romantico aveva una spiccata propensione all'espressione di sé e in questa nuova dimensione ascetica iniziò ad abbozzare la Nona Sinfonia, nell'estate del 1908. Nel primo saggio a lui dedicato è stato definito musicista e poeta dei suoni perchè aveva il dono di plasmare la musica in senso poetico ed i suoi lavori simboleggiavano le sue esperienze ed emozioni in veste poetica; compositore dotato di una mente filosofica capace di infondere alla propria musica pensieri universali, pensieri che vanno al di là della mera descrizione di eventi particolari, obiettivo specifico dei poemi sinfonici. Le sue prime sinfonie si possono invece collocare fra le composizioni di musica assoluta, quella musica che non ha nessun fine esplicativo ma è fine a se stessa. Mahler diventerà nel tempo diffidente riguardo ai programmi fino a pronunciare la famosa frase "A morte i programmi!"Grande e celebrato direttore d'orchestra ebbe invece una carriera difficile e controversa come compositore. La sua vita la spese in una lotta continua per essere riconosciuto come autore.

"Sono ben conscio che, come compositore, non avrò riconoscimento durante la vita. Mi è possibile attenderlo solo dopo la morte.. Finché sarò il Mahler che si aggira tra di voi, « un uomo tra gli uomini», come creatore posso solo aspettarmi un trattamento troppo umano. Devo prima scrollarmi di dosso la polvere terrena, perché mi sia resa giustizia. Io sono, per usare un’espressione di Nietzsche, un uomo che non appartiene al proprio tempo. Definizione questa che si applica soprattutto ai miei lavori".

La storia lo conferma. Con l'avvento del nazionalsocialismo la sua musica venne proibita e fino al 1960 rimase poco conosciuta. Saranno i grandi compositori delle generazioni successive a proclamarlo un grande della storia della musica e pioniere della nuova musica del Novecento. Fu Bernstein a replicare alla famosa frase di Mahler "Il mio tempo verrà" quando affermò "Il suo tempo è arrivato".Conosco Mahler attraverso le letture, non bene come vorrei la sua musica. Amo la Nona Sinfonia, il suo congedo dalla musica e dalla vita. Fu eseguita per la prima volta postuma il 26 giugno 1912 a Vienna diretta dall'amico e allievo Bruno Walter.



Per la stesura di questo post mi sono avvalsa del bellissimo libro

Gustav Mahler: Il mio tempo verrà. La sua musica raccontata da critici, scrittori e interpreti.1901-2010.

E per saperne di più, altrettanto affascinante

Alma Mahler. La mia vita





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24 dicembre 2019

BUON TUTTO





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23 ottobre 2019

PROVOCAZIONE





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13 agosto 2019

THE MAN WHO SOLD THE WORLD

Il protagonista della storia ha perso il controllo verso la realtà. Questo individuo può essere chiunque di noi; noi che travolti dal frenetico andare dei tempi moderni celiamo, nascondiamo e trasformiamo il nostro essere, il nostro apparire e il nostro pensare. Chiunque abbia mentito a sé stesso, chiunque abbia tratto vantaggio dall’essere scambiato per qualcun altro, chiunque si sia creato un personaggio, un mondo a parte per ottenere successo, può essere considerato “the man who sold the world”. A perdere il controllo con la realtà si rischia seriamente di dimenticare chi siamo, di adattarci al costume che indossiamo solo perché la società ci conosce così e crediamo che solo vendendo il nostro mondo, il nostro modo di essere, potremmo essere accettati. Pensiamo sia questo l’unico modo per far parte della società che ci circonda.
Ecco di chi parla Bowie: di tutte le persone che, con lo scopo di ottenere qualcosa trasformano la propria verità e la propria vita nel teatrino di maschere che giornalmente vivono, minimizzando il proprio “io”, come una flebile fiamma da spegnere, un fastidio da eliminare. Ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto: non esiste una via per cancellare quello che siamo, chi siamo.
Molti, però, preferiscono non vedere e continuano a vendere il mondo per conquistare l’amore, per avere successo nel lavoro, per essere sempre al top in una comunità che ci spinge ad essere e a fare sempre di più. Forse la canzone fu scritta per sé stesso anche se, come abbiamo visto all’inizio, Bowie cerca in tutti i modi di prendere le distanze da questa tipologia di individui… cerca di sottolineare che lui non è come tutti gli altri. Percepisce dentro di sé un Bowie diverso dalla maschera che tutti conoscono, diverso dalla rock star. Sotto la maschera che si è creato c’è il suo “io”, il suo mondo, quello vero. Nella canzone ci racconta proprio l’incontro con la parte di sé stesso che pensava essere morta da anni ma che fortunatamente non si è mai sopita del tutto.


fonte: Auralcrave





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5 aprile 2019

COSA SARA'






https://youtu.be/RmXmFIyQTSA



Cosa sara' che ci fa vedere il giorno

l'ascolto non banale di un brano come questo





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24 dicembre 2018

HAVE YOURSELF A MERRY LITTLE CHRISTMAS

                                                           




Buon tutto a tutti     




PS
Da mesi il cannocchiale non permette più i commenti, ora nemmeno i video e solo oggi è possibile pubblicare il post di Natale. Che dire...
Si continua così per rispetto di tutti quelli che sono passati e passano di qua e per la passione che è stata messa i queste pagine negli anni






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18 settembre 2018

ANCHE QUESTA E' UNA BALLATA

Il brano, uno dei più famosi di Simon & Garfunkel, è tratto da una ballata inglese di epoca medievale ripreso (in parte) e arrangiato magistralmente, facendone un classico intramontabile, intervallando le parole originali con altre composte da Simon & Garfunkel di impostazione pacifista.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

Tell her to make me a cambric shirt
Parsley, sage, rosemary & thyme
Without no seams nor needlework
Then she'll be a true love of mine

Dille di cucirmi una camicia di lino
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
senza giunture e senza usare l'ago per cucire
e lei sarà un vero amore per me

Tell her to find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary & thyme
Between the salt water and the sea strand
Then she'll be a true love of mine

Dille di cercarmi un acro di terra
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
tra l’acqua salata del mare e la sponda
e lei sarà un vero amore per me.

Tell her to reap it in a sickle of leather
Parsley, sage, rosemary & thyme
And to gather it all in a bunch of heather
Then she'll be a true love of mine

Dille di mettere il raccolto in un sacchetto di pelle
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
e di legarlo tutto assieme in un mazzetto di erica
e lei sarà un vero amore per me.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

On the side of a hill in the deep forest green
Tracing a sparrow on snow-crested ground
Blankets and bedclothes a child of the mountains
Sleeps unaware of the clarion call

Sulla costa di una collina nel verde profondo della foresta
seguendo un passero sul suolo innevato
sotto coperte e lenzuola un bambino delle montagne
dorme incurante del richiamo dei clamori

On the side of a hill, a sprinkling of leaves
Washed is the ground with so many tears
A soldier cleans and polishes a gun
War bellows, blazing in scarlet battalions
Generals order their soldiers to kill
And to fight for a cause they've long ago forgotten

Sulla costa di una collina, una spruzzata di foglie
sparse sul terreno con così tante lacrime
Un soldato smonta e pulisce un fucile
grida di guerra, infiammano di luce scarlatta i battaglioni
i generali ordinano ai loro soldati di uccidere
e di combattere per una causa che hanno dimenticato da molto tempo

Le due canzoni intervallate, sullo stesso bellissimo tema musicale della ballata tradizionale, mettono a confronto una immagine di guerra senza senso (sono gli anni della guerra del Vietnam) con le semplici parole della ballata tradizionale.
Si tratta di una canzone che parla di un abbandono e di un amore impossibile. Il personaggio che canta i versi chiede alla sua amata una serie di prove impossibili, ma molto domestiche, come presupposto perché il loro amore possa avverarsi. Le prove quindi sono per la donna, così come addirittura è la donna che alla fine dovrebbe chiedere la mano all'amante che le chiede le prove d'amore. In altre parole la canzone parla di una serie di situazioni paradossali e impossibili proprio per significare poeticamente che l'amore è finito, è impossibile, l'abbandono è consumato, o forse c'è un impedimento esterno insuperabile, lei è promessa ad un altro, o è già sposata, quanto viene chiesto non potrà mai essere realizzato, e quindi questo è un modo poetico di congedarsi da questo amore infelice. Lasciando però una speranza, una porta aperta, con il bellissimo verso "L'amore richiede prove impossibili / ma nulla di più di quanto chiede ogni cuore".
Ma  perché erano così importanti prezzemolo, salvia, rosmarino e timo, le spezie citate nel ritornello del brano (parsley, sage, rosemary and thyme)?
La risposta viene dalle proprietà di ciascuna delle erbe: l'amarezza tra loro deve essere scacciata dal prezzemolo, la salvia deve dare loro la forza di sopportare la separazione, il rosmarino deve dare a lei la fedeltà di aspettarlo, e il timo il coraggio di affrontare le prove impossibili per arrivare o tornare da lui, mantenendosi pura.








permalink | inviato da ioJulia il 18/9/2018 alle 11:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 agosto 2018

E' UNA BALLATA

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it's been the ruin of many a poor boy
And God I know I'm one

Ma che cosa è questa casa del Sole Nascente.. Secondo alcune fonti una casa di tolleranza con questo nome è esistita veramente tra il 1862 e il 1874, di proprietà di una maitresse che si chiamava Madam Marianne Le Soleil Levant, a New Orleans, all'epoca una sorta di "sin city" con il quartiere a luci rosse più grande del mondo. Qualcuno l'ha individuata nella vera casa d'appuntamenti al n.1614 di Esplanade Avenue. Ma, con scarsa sensibilità per le leggende, quella casa, nel 2007, sarà abbattuta, come capita a tanti monumenti del rock. In ogni caso "Rising Sun" era una metafora usata in America, e ancor prima in Inghilterra, sin dall'800, per indicare proprio una casa di tolleranza.
In questa Casa il giovane figlio di un giocatore d'azzardo ha speso i suoi giorni rovinandosi, è disperato perchè sta lasciando la città come galeotto con una palla al piede e da qui la sua angosciata implorazione:

Oh mother, tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Questa ballata ha radici antiche, Ottocentesche, se ci riferiamo al suo testo; addirittura seicentesche se consideriamo la parte musicale, almeno prestando fede alla ipotesi più accreditata, quella dello studioso e collezionista Alan Lomax, curatore dell'Archive of American Folk Song, secondo il quale la melodia era stata ripresa da una ballata tradizionale inglese di nome "Matty Groves", risalente appunto al XVI secolo, mentre le liriche erano state scritte due secoli dopo, da una coppia di abitanti del Kentucky, Georgia Turner e Bert Martin.
In molti ci hanno messo mano, il primo nel 1934 fu il giovane suonatore di banjo degli Appalachi Clarence "Tom" Ashley e a seguirlo una una sequela infinita di interpreti si mette in fila per la processione delle cover: Woody Guthrie, Frankie Laine, Joan Baez (forse la migliore), Miriam Makeba, Bob Dylan, Nina Simone, Beatles, Doors, Jimi Hendrix, Marianne Faithfull, Dolly Parton, Johnny Cash, Eagles, Tracy Chapman, Tori Amos, Sinéad O'Connor, Duran Duran, Muse e perfino gli italiani Riki Maiocchi e Pooh. Ma alla fine ne resterà una sola. Perché di tante stelle nessuno ha fatto centro. E il colpo in canna è stato riservato dal destino a cinque esuberanti ragazzi inglesi, infervorati di rock e rhythm'n'blues. L'hanno ascoltato in un pub della loro Newcastle, quel motivetto immortale, da un menestrello del Northumbrian di nome Johnny Handle. E non sanno nemmeno che Dylan l'ha appena inserito nel suo album d'esordio. E non possono non chiamarsi Animals. Perché hanno una furia selvaggia nelle vene, che stride col loro look da bravi ragazzi beat.







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6 luglio 2018

APPENDICE A "LUGLIO"




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12 novembre 2017

OUTSIDERS



Ascoltando la sua musica degli anni sessanta divisa tra dodecafonia e collage polistilistico era davvero impossibile immaginare la virata stilistica che avrebbe portato Arvo Pärt a diventatre il più originale compositore vivente del pianeta. Formato in ambito accademico e influenzato dalle vecchie avanguardie sembrava destinato a divenire uno dei tanti autori che hanno combattuto senza successo contro la perdita di un pubblico. E invece dopo alcuni anni di silenzio, di crisi e ritiro spirituale Pärt è rientrato in scena con uno stile così personale ed efficace da imporsi come il compositore più eseguito al mondo. La soluzione era per così dire sotto gli occhi di tutti: anzichè continuare a complicare le cose bisognava sottrarre, semplificare, inseguendo una purezza che avrebbe ripreso a parlare alle orecchie degli ascoltatori. Ma per trovarla Pärt dovette uscire dal giro. E oggi ne è il centro assoluto.

fonte: N.Campogrande








permalink | inviato da ioJulia il 12/11/2017 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


25 dicembre 2016

BUON TUTTO




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30 ottobre 2016

ERIK SATIE E LA POESIA CONTEMPORANEA



.....
Bellezza, sufficiente bellezza, bellezza estrema
Delle stelle senza significato, senza movimento.
A poppa sta il nocchiero, più grande del mondo,
Più nero, ma di un’opacità fosforescente.
Il lieve sciacquio dell’acqua appena agitata,
Si fa presto silenzio. E non sappiamo ancora
Se è un nuovo lido, o lo stesso mondo
Che nelle pieghe febbrili del letto terrestre,
Questa sabbia che sentiamo stridere sotto la prua.
Non sappiamo se approdiamo a un’altra terra,
Non sappiamo se mani non si tendano
Dal grembo dell’ignoto accogliente per afferrare
La corda che lanciamo, dalla nostra notte.
E domani, al risveglio,
Forse le nostre vite saranno più fiduciose
In cui voci e ombre indugeranno,
Ma distolte, calme, disattente,
Senza guerra, senza rimprovero, mentre
Il bambino accanto a noi, sul sentiero,
Scuoterà ridendo la sua testa immensa,
Guardandoci con la goffaggine
Della mente che riprende alla sua origine
Il suo compito di luce nell’enigma.
Sa ancora ridere,
Ha afferrato nel cielo un grappolo troppo greve,
Lo vediamo portarlo via nella notte.
Il vendemmiatore, colui che forse coglie
Altri grappoli lassù nell’avvenire,
Lo guarda passare, benché senza volto.
Affidiamolo alla benevolenza della sera d’estate,
Addormentiamoci…
… La voce che ascolto si perde,
Il rumore di fondo che è nella notte la copre.
Le assi della prua, incurvate
Per dar forma alla mente sotto il peso
Dell’ignoto, dell’impensabile, si allentano.
Che mi dicono questi scricchiolii, che spezzano
I pensieri attestati dalla speranza?
Ma il sonno si fa indifferenza.
Le sue luci, le sue ombre: più nient’altro che
Un’onda che s’infrange sul desiderio.
E potrei
Fra poco, al sussulto del brusco risveglio,
Dire o tentare di dire il tumulto
Degli artigli e delle risa che si scontrano
Con l’avidità senza gioia delle vite primarie
Al bordo sconnesso della parola.
Potrei gridare che ovunque sulla terra
Ingiustizia e sciagura devastano il senso
Che la mente ha sognato di dare al mondo,
Insomma, ricordarmi di ciò che è,
Non essere che la lucidità che dispera
E, benché sia ritorta
Ai rami del giardino di Armida la chimera
Che inganna la ragione quanto il sogno,
Abbandonare le parole a chi cancella,
Prosa, per evidenza della materia,
L’offerta della bellezza nella verità,
Ma mi sembra anche che non sia reale
Che la voce che spera, fosse essa
Inconsapevole delle leggi che la negano.
Reale, solo, il fremito della mano che tocca
La promessa di un’altra, reali, sole,
Queste barriere che spingiamo nella penombra,
Quando si fa sera, di un sentiero di ritorno.
So tutto quello che occorre cancellare dal libro,
Una parola comunque resta a bruciarmi le labbra.
O poesia,
Non posso impedirmi di chiamarti
Con il tuo nome che non si ama più tra quelli che errano
Oggi tra le rovine della parola.
Oso rivolgermi a te, direttamente,
Come nell’eloquenza delle epoche
In cui si ponevano, alla vigilia dei giorni di festa,
In cima alle colonne dei saloni,
Ghirlande di foglie e di frutti.
Lo faccio, confidando che la memoria,
Insegnando le sue parole semplici a quelli che cercano
Di far essere il senso malgrado l’enigma,
Farà decifrare loro, sulle sue grandi pagine,
Il tuo nome uno e molteplice, in cui arderanno
In silenzio, un fuoco chiaro,
I sarmenti dei loro dubbi e delle loro paure.
«Guardate, lei dirà, nel solo libro
Che si scriva attraverso i secoli, vedete crescere
I segni nelle immagini. E le montagne
Inazzurrarsi in lontananza, per essere a voi terra.
Ascoltate la musica che delucida
Con il flauto sapiente alla vetta delle cose
Il suono del colore in ciò che è.»
O poesia,
Io so che ti disprezzano e ti negano,
Che ti considerano un teatro, perfino una menzogna,
Che ti gravano delle colpe del linguaggio,
Che dicono infetta l’acqua che tu porti
A quelli che tuttavia desiderano bere
E delusi si allontanano, verso la morte.
Ed è vero che la notte gonfia le parole,
Venti girano le loro pagine, fuochi sfiancano
Le loro bestie atterrite fin sotto ai nostri passi.
Abbiamo creduto che ci avrebbe condotto lontano
Il sentiero che si perde nell’evidenza,
No, le immagini cozzano contro l’acqua che sale,
La loro sintassi è incoerenza, cenere,
E presto nemmeno vi sono più immagini,
Più libro, più grande corpo caloroso del mondo
Che stringa le braccia del nostro desiderio.
Ma so comunque che non esiste altra stella
Che si muova, misteriosamente, auguralmente,
Nel cielo illusorio degli astri fissi,
Se non la tua barca sempre oscura, ma dove ombre
Si raggruppano a prua, e perfino cantano
Come un tempo quelli che arrivavano, quando s’ingrandiva
Davanti a loro, alla fine del lungo viaggio,
La terra nella schiuma, e brillava il faro.
E se rimane
Altro che un vento, uno scoglio, un mare,
Io so che tu sarai, anche di notte,
L’àncora gettata, i passi barcollanti sulla sabbia,
E la legna raccolta, e la scintilla
Sotto i rami umidi, e, nell’inquieta
Attesa della fiamma che esita,
La prima parola dopo il lungo silenzio,
Il primo fuoco che prenda in fondo al mondo morto.

Nell’inganno delle parole – Yves Bonnefoy




permalink | inviato da ioJulia il 30/10/2016 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


20 maggio 2015

ESERCIZI DI ASCOLTO

Scrive Pierre Hadot
... sorprenderà constatare che l'epicureismo, considerato abitualmente come una filosofia del piacere, fa posto non meno dello stoicismo a pratiche precise che non sono altro che esercizi spirituali. Il fatto è che per Epicuro, come per gli stoici, la filosofia è una terapia… questa volta la guarigione consisterà nel liberare l'anima dalle preoccupazioni della vita per condurla alla semplice gioia di esistere… la vita (degli uomini) si consuma nel turbamento dei timori ingiustificati e dei desideri insoddisfatti. Sono dunque privati di quello che è il piacere autentico, il piacere di essere..

Per la guarigione dell'anima saranno dunque necessari esercizi spirituali per esercitarla a distendersi tramite la scelta deliberata, sempre rinnovata, della distensione e della serenità, e una gratitudine profonda verso la natura e la vita che ci offrono incessamente, se sappiamo trovarli, piacere e gioia. Il ritratto dell'atteggiamento epicureo ci aiuta a capire la forza esistenziale della musica. Sappiamo che la musica può essere una terapia non solo psicologica ma addirittura spirituale, quindi ogni tanto fissiamo invece dello sguardo l'ascolto sui piaceri della musica.

E se come dice Ralph Waldo Emerson "la misura dell'uomo è il suo modo di cogliere la giornata", oggi il cielo è sereno, l'aria frizzante, proviamo questa






Claude Debussy  -  The girl with the flaxen hair



fonte A. Davidson












permalink | inviato da ioJulia il 20/5/2015 alle 8:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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