.
Annunci online

  ioJulia
 
ioascolto
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


18 settembre 2018

ANCHE QUESTA E' UNA BALLATA

Il brano, uno dei più famosi di Simon & Garfunkel, è tratto da una ballata inglese di epoca medievale ripreso (in parte) e arrangiato magistralmente, facendone un classico intramontabile, intervallando le parole originali con altre composte da Simon & Garfunkel di impostazione pacifista.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

Tell her to make me a cambric shirt
Parsley, sage, rosemary & thyme
Without no seams nor needlework
Then she'll be a true love of mine

Dille di cucirmi una camicia di lino
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
senza giunture e senza usare l'ago per cucire
e lei sarà un vero amore per me

Tell her to find me an acre of land
Parsley, sage, rosemary & thyme
Between the salt water and the sea strand
Then she'll be a true love of mine

Dille di cercarmi un acro di terra
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
tra l’acqua salata del mare e la sponda
e lei sarà un vero amore per me.

Tell her to reap it in a sickle of leather
Parsley, sage, rosemary & thyme
And to gather it all in a bunch of heather
Then she'll be a true love of mine

Dille di mettere il raccolto in un sacchetto di pelle
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
e di legarlo tutto assieme in un mazzetto di erica
e lei sarà un vero amore per me.

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary & thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine

Stai andando alla Fiera di Scarborough?
prezzemolo, salvia, rosmarino e timo
ricordarmi alle persone che vivono là
lei un tempo era un vero amore per me

On the side of a hill in the deep forest green
Tracing a sparrow on snow-crested ground
Blankets and bedclothes a child of the mountains
Sleeps unaware of the clarion call

Sulla costa di una collina nel verde profondo della foresta
seguendo un passero sul suolo innevato
sotto coperte e lenzuola un bambino delle montagne
dorme incurante del richiamo dei clamori

On the side of a hill, a sprinkling of leaves
Washed is the ground with so many tears
A soldier cleans and polishes a gun
War bellows, blazing in scarlet battalions
Generals order their soldiers to kill
And to fight for a cause they've long ago forgotten

Sulla costa di una collina, una spruzzata di foglie
sparse sul terreno con così tante lacrime
Un soldato smonta e pulisce un fucile
grida di guerra, infiammano di luce scarlatta i battaglioni
i generali ordinano ai loro soldati di uccidere
e di combattere per una causa che hanno dimenticato da molto tempo

Le due canzoni intervallate, sullo stesso bellissimo tema musicale della ballata tradizionale, mettono a confronto una immagine di guerra senza senso (sono gli anni della guerra del Vietnam) con le semplici parole della ballata tradizionale.
Si tratta di una canzone che parla di un abbandono e di un amore impossibile. Il personaggio che canta i versi chiede alla sua amata una serie di prove impossibili, ma molto domestiche, come presupposto perché il loro amore possa avverarsi. Le prove quindi sono per la donna, così come addirittura è la donna che alla fine dovrebbe chiedere la mano all'amante che le chiede le prove d'amore. In altre parole la canzone parla di una serie di situazioni paradossali e impossibili proprio per significare poeticamente che l'amore è finito, è impossibile, l'abbandono è consumato, o forse c'è un impedimento esterno insuperabile, lei è promessa ad un altro, o è già sposata, quanto viene chiesto non potrà mai essere realizzato, e quindi questo è un modo poetico di congedarsi da questo amore infelice. Lasciando però una speranza, una porta aperta, con il bellissimo verso "L'amore richiede prove impossibili / ma nulla di più di quanto chiede ogni cuore".
Ma  perché erano così importanti prezzemolo, salvia, rosmarino e timo, le spezie citate nel ritornello del brano (parsley, sage, rosemary and thyme)?
La risposta viene dalle proprietà di ciascuna delle erbe: l'amarezza tra loro deve essere scacciata dal prezzemolo, la salvia deve dare loro la forza di sopportare la separazione, il rosmarino deve dare a lei la fedeltà di aspettarlo, e il timo il coraggio di affrontare le prove impossibili per arrivare o tornare da lui, mantenendosi pura.








permalink | inviato da ioJulia il 18/9/2018 alle 11:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 agosto 2018

E' UNA BALLATA

There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it's been the ruin of many a poor boy
And God I know I'm one

Ma che cosa è questa casa del Sole Nascente.. Secondo alcune fonti una casa di tolleranza con questo nome è esistita veramente tra il 1862 e il 1874, di proprietà di una maitresse che si chiamava Madam Marianne Le Soleil Levant, a New Orleans, all'epoca una sorta di "sin city" con il quartiere a luci rosse più grande del mondo. Qualcuno l'ha individuata nella vera casa d'appuntamenti al n.1614 di Esplanade Avenue. Ma, con scarsa sensibilità per le leggende, quella casa, nel 2007, sarà abbattuta, come capita a tanti monumenti del rock. In ogni caso "Rising Sun" era una metafora usata in America, e ancor prima in Inghilterra, sin dall'800, per indicare proprio una casa di tolleranza.
In questa Casa il giovane figlio di un giocatore d'azzardo ha speso i suoi giorni rovinandosi, è disperato perchè sta lasciando la città come galeotto con una palla al piede e da qui la sua angosciata implorazione:

Oh mother, tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Questa ballata ha radici antiche, Ottocentesche, se ci riferiamo al suo testo; addirittura seicentesche se consideriamo la parte musicale, almeno prestando fede alla ipotesi più accreditata, quella dello studioso e collezionista Alan Lomax, curatore dell'Archive of American Folk Song, secondo il quale la melodia era stata ripresa da una ballata tradizionale inglese di nome "Matty Groves", risalente appunto al XVI secolo, mentre le liriche erano state scritte due secoli dopo, da una coppia di abitanti del Kentucky, Georgia Turner e Bert Martin.
In molti ci hanno messo mano, il primo nel 1934 fu il giovane suonatore di banjo degli Appalachi Clarence "Tom" Ashley e a seguirlo una una sequela infinita di interpreti si mette in fila per la processione delle cover: Woody Guthrie, Frankie Laine, Joan Baez (forse la migliore), Miriam Makeba, Bob Dylan, Nina Simone, Beatles, Doors, Jimi Hendrix, Marianne Faithfull, Dolly Parton, Johnny Cash, Eagles, Tracy Chapman, Tori Amos, Sinéad O'Connor, Duran Duran, Muse e perfino gli italiani Riki Maiocchi e Pooh. Ma alla fine ne resterà una sola. Perché di tante stelle nessuno ha fatto centro. E il colpo in canna è stato riservato dal destino a cinque esuberanti ragazzi inglesi, infervorati di rock e rhythm'n'blues. L'hanno ascoltato in un pub della loro Newcastle, quel motivetto immortale, da un menestrello del Northumbrian di nome Johnny Handle. E non sanno nemmeno che Dylan l'ha appena inserito nel suo album d'esordio. E non possono non chiamarsi Animals. Perché hanno una furia selvaggia nelle vene, che stride col loro look da bravi ragazzi beat.







permalink | inviato da ioJulia il 16/8/2018 alle 16:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 luglio 2018

APPENDICE A "LUGLIO"




permalink | inviato da ioJulia il 6/7/2018 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 novembre 2017

OUTSIDERS



Ascoltando la sua musica degli anni sessanta divisa tra dodecafonia e collage polistilistico era davvero impossibile immaginare la virata stilistica che avrebbe portato Arvo Pärt a diventatre il più originale compositore vivente del pianeta. Formato in ambito accademico e influenzato dalle vecchie avanguardie sembrava destinato a divenire uno dei tanti autori che hanno combattuto senza successo contro la perdita di un pubblico. E invece dopo alcuni anni di silenzio, di crisi e ritiro spirituale Pärt è rientrato in scena con uno stile così personale ed efficace da imporsi come il compositore più eseguito al mondo. La soluzione era per così dire sotto gli occhi di tutti: anzichè continuare a complicare le cose bisognava sottrarre, semplificare, inseguendo una purezza che avrebbe ripreso a parlare alle orecchie degli ascoltatori. Ma per trovarla Pärt dovette uscire dal giro. E oggi ne è il centro assoluto.

fonte: N.Campogrande








permalink | inviato da ioJulia il 12/11/2017 alle 17:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


25 dicembre 2016

BUON TUTTO




permalink | inviato da ioJulia il 25/12/2016 alle 20:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


30 ottobre 2016

ERIK SATIE E LA POESIA CONTEMPORANEA



.....
Bellezza, sufficiente bellezza, bellezza estrema
Delle stelle senza significato, senza movimento.
A poppa sta il nocchiero, più grande del mondo,
Più nero, ma di un’opacità fosforescente.
Il lieve sciacquio dell’acqua appena agitata,
Si fa presto silenzio. E non sappiamo ancora
Se è un nuovo lido, o lo stesso mondo
Che nelle pieghe febbrili del letto terrestre,
Questa sabbia che sentiamo stridere sotto la prua.
Non sappiamo se approdiamo a un’altra terra,
Non sappiamo se mani non si tendano
Dal grembo dell’ignoto accogliente per afferrare
La corda che lanciamo, dalla nostra notte.
E domani, al risveglio,
Forse le nostre vite saranno più fiduciose
In cui voci e ombre indugeranno,
Ma distolte, calme, disattente,
Senza guerra, senza rimprovero, mentre
Il bambino accanto a noi, sul sentiero,
Scuoterà ridendo la sua testa immensa,
Guardandoci con la goffaggine
Della mente che riprende alla sua origine
Il suo compito di luce nell’enigma.
Sa ancora ridere,
Ha afferrato nel cielo un grappolo troppo greve,
Lo vediamo portarlo via nella notte.
Il vendemmiatore, colui che forse coglie
Altri grappoli lassù nell’avvenire,
Lo guarda passare, benché senza volto.
Affidiamolo alla benevolenza della sera d’estate,
Addormentiamoci…
… La voce che ascolto si perde,
Il rumore di fondo che è nella notte la copre.
Le assi della prua, incurvate
Per dar forma alla mente sotto il peso
Dell’ignoto, dell’impensabile, si allentano.
Che mi dicono questi scricchiolii, che spezzano
I pensieri attestati dalla speranza?
Ma il sonno si fa indifferenza.
Le sue luci, le sue ombre: più nient’altro che
Un’onda che s’infrange sul desiderio.
E potrei
Fra poco, al sussulto del brusco risveglio,
Dire o tentare di dire il tumulto
Degli artigli e delle risa che si scontrano
Con l’avidità senza gioia delle vite primarie
Al bordo sconnesso della parola.
Potrei gridare che ovunque sulla terra
Ingiustizia e sciagura devastano il senso
Che la mente ha sognato di dare al mondo,
Insomma, ricordarmi di ciò che è,
Non essere che la lucidità che dispera
E, benché sia ritorta
Ai rami del giardino di Armida la chimera
Che inganna la ragione quanto il sogno,
Abbandonare le parole a chi cancella,
Prosa, per evidenza della materia,
L’offerta della bellezza nella verità,
Ma mi sembra anche che non sia reale
Che la voce che spera, fosse essa
Inconsapevole delle leggi che la negano.
Reale, solo, il fremito della mano che tocca
La promessa di un’altra, reali, sole,
Queste barriere che spingiamo nella penombra,
Quando si fa sera, di un sentiero di ritorno.
So tutto quello che occorre cancellare dal libro,
Una parola comunque resta a bruciarmi le labbra.
O poesia,
Non posso impedirmi di chiamarti
Con il tuo nome che non si ama più tra quelli che errano
Oggi tra le rovine della parola.
Oso rivolgermi a te, direttamente,
Come nell’eloquenza delle epoche
In cui si ponevano, alla vigilia dei giorni di festa,
In cima alle colonne dei saloni,
Ghirlande di foglie e di frutti.
Lo faccio, confidando che la memoria,
Insegnando le sue parole semplici a quelli che cercano
Di far essere il senso malgrado l’enigma,
Farà decifrare loro, sulle sue grandi pagine,
Il tuo nome uno e molteplice, in cui arderanno
In silenzio, un fuoco chiaro,
I sarmenti dei loro dubbi e delle loro paure.
«Guardate, lei dirà, nel solo libro
Che si scriva attraverso i secoli, vedete crescere
I segni nelle immagini. E le montagne
Inazzurrarsi in lontananza, per essere a voi terra.
Ascoltate la musica che delucida
Con il flauto sapiente alla vetta delle cose
Il suono del colore in ciò che è.»
O poesia,
Io so che ti disprezzano e ti negano,
Che ti considerano un teatro, perfino una menzogna,
Che ti gravano delle colpe del linguaggio,
Che dicono infetta l’acqua che tu porti
A quelli che tuttavia desiderano bere
E delusi si allontanano, verso la morte.
Ed è vero che la notte gonfia le parole,
Venti girano le loro pagine, fuochi sfiancano
Le loro bestie atterrite fin sotto ai nostri passi.
Abbiamo creduto che ci avrebbe condotto lontano
Il sentiero che si perde nell’evidenza,
No, le immagini cozzano contro l’acqua che sale,
La loro sintassi è incoerenza, cenere,
E presto nemmeno vi sono più immagini,
Più libro, più grande corpo caloroso del mondo
Che stringa le braccia del nostro desiderio.
Ma so comunque che non esiste altra stella
Che si muova, misteriosamente, auguralmente,
Nel cielo illusorio degli astri fissi,
Se non la tua barca sempre oscura, ma dove ombre
Si raggruppano a prua, e perfino cantano
Come un tempo quelli che arrivavano, quando s’ingrandiva
Davanti a loro, alla fine del lungo viaggio,
La terra nella schiuma, e brillava il faro.
E se rimane
Altro che un vento, uno scoglio, un mare,
Io so che tu sarai, anche di notte,
L’àncora gettata, i passi barcollanti sulla sabbia,
E la legna raccolta, e la scintilla
Sotto i rami umidi, e, nell’inquieta
Attesa della fiamma che esita,
La prima parola dopo il lungo silenzio,
Il primo fuoco che prenda in fondo al mondo morto.

Nell’inganno delle parole – Yves Bonnefoy




permalink | inviato da ioJulia il 30/10/2016 alle 17:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


20 maggio 2015

ESERCIZI DI ASCOLTO

Scrive Pierre Hadot
... sorprenderà constatare che l'epicureismo, considerato abitualmente come una filosofia del piacere, fa posto non meno dello stoicismo a pratiche precise che non sono altro che esercizi spirituali. Il fatto è che per Epicuro, come per gli stoici, la filosofia è una terapia… questa volta la guarigione consisterà nel liberare l'anima dalle preoccupazioni della vita per condurla alla semplice gioia di esistere… la vita (degli uomini) si consuma nel turbamento dei timori ingiustificati e dei desideri insoddisfatti. Sono dunque privati di quello che è il piacere autentico, il piacere di essere..

Per la guarigione dell'anima saranno dunque necessari esercizi spirituali per esercitarla a distendersi tramite la scelta deliberata, sempre rinnovata, della distensione e della serenità, e una gratitudine profonda verso la natura e la vita che ci offrono incessamente, se sappiamo trovarli, piacere e gioia. Il ritratto dell'atteggiamento epicureo ci aiuta a capire la forza esistenziale della musica. Sappiamo che la musica può essere una terapia non solo psicologica ma addirittura spirituale, quindi ogni tanto fissiamo invece dello sguardo l'ascolto sui piaceri della musica.

E se come dice Ralph Waldo Emerson "la misura dell'uomo è il suo modo di cogliere la giornata", oggi il cielo è sereno, l'aria frizzante, proviamo questa






Claude Debussy  -  The girl with the flaxen hair



fonte A. Davidson












permalink | inviato da ioJulia il 20/5/2015 alle 8:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


4 ottobre 2011

DEAR MR PRESIDENT

 

Broken man and his wife
With a child, ain't got no hope
Outta work, outta time
Old man winter's comin' on

One meal ain't enough for three
Is this the way it's supposed to be?
Daddy just walked out
Mama raisin' family

Hey, put your foot down
And take a look round
Don't like what you see
No, no, no, no, no, no

Hey, put your foot down
And take a look round
Don't like what you see
No, no, no, no, no, no

Get in line, there's no jobs
And the kids are shootin' dope
Outta work, outta time
Mama's startin' to lose hope, hope

It ain't enough to pray
When you got no place to stay
Daddy just walked out
Mama raisin' family

Hey, put your foot down
And take a look round
Don't like what you see
No, no, no, no, no, no

Hey, put your foot down
And take a look round
Don't like what you see
No, no, no

Dear Mr. President, there is trouble on the streets
Now is the time and the test we must meet
Dear Mr. President, take a look around
Please, Mr. President, put your foot down

 

 




permalink | inviato da ioJulia il 4/10/2011 alle 16:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 maggio 2010

BAUDELAIRE SCRIVE A WAGNER

Venerdì 17 febbraio 1860

Signore,
ho sempre pensato che un grande artista, per quanto possa essergli familiare la gloria, non sarebbe affatto insensibile a un complimento sincero, quando tale complimento fosse come un grido di riconoscenza, e quando questo grido avesse un valore particolare, per il fatto di venire da parte di un francese, cioè di un uomo poco incline all'entusiasmo e nato in un paese dove non si sa di poesia e di pittura più di quanto non si sappia di musica. Anzitutto vi devo confessare che vi sono debitore del godimento musicale più profondo ch'io abbia mai provato. Ho un'età nella quale non ci si diverte più davvero a scrivere a persone famose, e avrei del resto a lungo esitato a testimoniarvi per lettera la mia ammirazione, se ogni giorno non mi capitassero sotto gli occhi articoli indegni, e ridicoli, che si dan da fare in mille maniere per diffamare il vostro genio. Non siete il primo, signore, a causa del quale ho dovuto soffrire e arrossire per il mio paese. Ma ora l'indignazione m'ha spinto a esprimere in modo esplicito la mia riconoscenza. Mi son detto: non voglio essere confuso con questa pletora di imbecilli.
La prima volta che mi son recato al Théátre des Italiens, per ascoltare le vostre opere, ero abbastanza maldisposto, e persino, lo confesso, pieno di pregiudizi. Ma son da scusare, sono stato tanto spesso ingannato: m'è capitato troppe volte d'ascoltare musica composta da ciarlatani. Da voi sono stato immediatamente conquistato. Non si può descrivere quel che ho sentito, e se vi trattenete dal sorridere, proverò a tradurvelo in parole. In un primo momento m'è parso di conoscere quella musica, ma più tardi, riflettendovi, ho capito da che nasceva tale miraggio: mi pareva che quella musica fosse mia, e la riconoscevo così come ognuno riconosce le cose che è destinato ad amare. Per chiunque non abbia finezza di spirito una frase di questo tipo risulterebbe estremamente ridicola, soprattutto se scritta da uno come me, che non sa di musica, la cui educazione si limita al fatto d'avere ascoltato (d'accordo, con grande godimento) alcuni brani di Weber e di Beethoven.
Inoltre mi ha molto colpito, più di ogni altro aspetto, il senso di grandezza. Un carattere che rappresenta ciò che è solenne, e tende verso il solenne. Dappertutto nelle vostre opere sento la solennità degli immensi sussurri, delle grandi visioni della Natura, la solennità delle forti passioni dell'uomo. Subito ci si sente soggiogati e trasportati in alto. Uno tra i brani più singolari, e tra quelli che mi hanno dato una sensazione musicale davvero nuova, è il brano che ha la funzione di descrivere uno stato di estasi religiosa. L'effetto dell'Ingresso degli invitati e della Festa nuziale è immenso. Ho avvertito il senso maestoso d'una vita che ha un respiro più grande della nostra. Ancora: ho spesso provato un sentimento di genere assai bizzarro, la fierezza e il godimento nel comprendere, del lasciarsi penetrare profondamente: piacere davvero sensuale, simile al piacere che si ha nel salire su in aria o nel lasciarsi portare dalle onde. La musica talvolta respirava il senso forte del vivere. Complessivamente quelle armonie profonde mi parevan somigliare a quegli eccitanti che accelerano le pulsazioni dell'immaginazione. E ho anche provato, e vi prego di non sorridere, sensazioni che derivano probabilmente dalla conformazione del mio animo e dalle mie consuete preoccupazioni. Dappertutto c'è qualcosa di elevato e che eleva, qualcosa che aspira a salire sempre più in alto, qualcosa che ha il sapore dell'eccesso e della straordinarietà. Faccio un esempio: per usare immagini tolte al linguaggio della pittura, mi immagino d'aver davanti agli occhi una vasta distesa d'un rosso intenso. Se questo rosso rappresenta la passione, io lo vedo gradualmente attraversare tutta la gamma del rosso e del rosa e giungere all'incandescenza della fornace. Sembrerebbe difficile, persino impossibile giungere a qualcosa di più ardente, ed ecco che ancora un'ultima scintilla sprizza tracciando un solco più bianco sul bianco che le serve da fondo. Si tratterà, se così vogliamo dire, dell'estrerno grido dell'animo elevatosi sino al parossismo.
Avevo cominciato a scrivere qualche breve meditazione sui brani del Tannhäuser e del Lohengrin che abbiamo ascoltato, ma ho dovuto ammettere che è davvero impossibile dir tutto. E così potrei continuare senza fine questa lettera. Se avete potuto leggermi vi ringrazio. Mi resta da aggiungere solo qualche parola. Dal giorno in cui ho ascoltato la vostra musica, continuo a dirmi senza sosta, soprattutto nelle ore tristi: potessi almeno sentire stasera un po' di Wagner. E non c'è dubbio che anche altri avranno i miei stessi sentimenti. In conclusione, voi avreste dovuto esser soddisfatto del pubblico, il cui istinto è stato ben più forte della cattiva scienza dei critici giornalisti. Perché non prendete in considerazione l'idea di dare ancora qualche concerto, aggiungendo nuovi pezzi? Ci avete fatto gustare un assaggio di delizie mai provate: avete il diritto di privarci di quel che segue? - Ancora una volta, signore, vi ringrazio: in ore cupe voi siete riuscito a ricondurmi a me stesso e all'immenso.
Ch. Baudelaire
 

Non metto il mio indirizzo, non voglio che crediate ch'io abbia da chiedervi qualcosa.

www.youtube.com/watch




permalink | inviato da ioJulia il 19/5/2010 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


30 gennaio 2010

SINNERMAN


>




permalink | inviato da ioJulia il 30/1/2010 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 agosto 2009

I'D RATHER GO BLIND

  Scoprire o ripercorrere le origini del blues, del soul e del rock’n’roll. Succede guardando il film Cadillac Records. Ambientato a Chicago negli anni ‘50 narra di come Leonard Chess, uomo bianco di umili origini e fondatore della celeberrima Chess Records, porta alla ribalta i più grandi talenti musicali del periodo, talenti che avrebbero influenzato, in senso musicale, il mondo intero. Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James, Little Walter, Willie Dixon, Howlin’ Wolf. E' un’America razzista in cui neri e bianchi vivevano ancora letteralmente divisi ma dove allo stesso tempo ai talentuosi uomini di colore veniva concessa l’opportunità di divenire vere e proprie celebrità.
L'ho visto ieri sera e ho scelto questo brano perchè ho colto nell'interpretazione di Beyonce che interpreta Etta James una vera prova di talento.




permalink | inviato da ioJulia il 27/8/2009 alle 19:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


17 agosto 2008

WHATEVER LOLA WANTS

Sarah Vaughan






permalink | inviato da ioJulia il 17/8/2008 alle 10:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


20 luglio 2008

SUNDAY MORNING

Velvet Underground and Lou reed






permalink | inviato da ioJulia il 20/7/2008 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


27 giugno 2008

SUSPICIOUS MINDS

Fine Young Cannibals






permalink | inviato da ioJulia il 27/6/2008 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


5 giugno 2008

THAT'S LIFE

 Aretha Franklin and Frankie Valli





permalink | inviato da ioJulia il 5/6/2008 alle 9:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

sfoglia     agosto       
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom