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  ioJulia
 
cose curiose
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


20 agosto 2016

AGOSTO TRA ARTE ED ENIGMISTICA - TROVA LE DIFFERENZE



Due immagini, la prima: una foto di corso Garibaldi a Brescia, con la Fontana della Pallata e l’inizio di corso Goffredo Mameli ; e la seconda: “La Pallata sotto la neve”, suggestivo dipinto a olio di Angelo Inganni, incredibilmente simili. All’occhio allenato di esperti solutori di enigmi e di parole crociate di certo non sarà sfuggita la figura femminile che compare sulla parte destra di entrambe le immagini. A passo svelto sta per lasciare il campo visivo dell’osservatore. L’ombrello per proteggersi dalla copiosa nevicata inclinato quasi allo stesso modo in entrambi i casi. Ed è importante notare che la fotografia non è stata “costruita” ad arte. La nevicata arrotonda i profili delle statue della fontana, e ricopre  con uno spessore incredibilmente analogo i tetti della città, la strada, i balconi e gli interstizi e le feritoie della Pallata. Una serie di coincidenze, che fa quasi pensare ad uno squarcio spazio-temporale che collega un primo pomeriggio di un grigio e freddo giorno del 1878 con un altrettanto grigio e freddo primo pomeriggio di febbraio 2013. Proverbiali la minuzia nei dettagli, l’attenzione e l’interesse che riponeva l’Inganni nel riportare su tela i luoghi più importanti della sua città amata.  Si può notare dal raffronto una diversa soluzione prospettica di Inganni che conferisce profondità al dipinto, cogliendo sia il lato destro che quello sinistro di Corso Mameli  ma al tempo stesso nel ritrarre scene di vita quotidiane, con particolare predilezione per le piccole figure, macchiette, che animano la scena. Tali attenzioni hanno permesso un raffronto con una fotografia dei giorni nostri. Attenzioni che consegnano una Brescia immutata che, almeno in questo caso, non ha bisogno di lifting o di ritocchi e che non sente sulle spalle i 135 anni in più.








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14 marzo 2014

PAROLE

Parole del cuore le abbiamo tutti. Sono termini di uso quotidiano, diminutivi, vezzeggiativi, qualche volta in dialetto, espressioni che rivestono un'importanza particolare, capaci di essere poetiche o magari anche grossolane. Sulla base di questo assunto si è mossa la redazione della rivista tedesca Kulturaustausch "Scambio di culture" che tempo fa ha organizzato una gara tra parole provenienti da tutto il mondo. L 'espressione più bella che è stata scelta è risultata la turca "yakamoz", il cui significato in italiano (e anche in tedesco) è traducibile con almeno sei parole: vuol dire "il riflesso della luna sull'acqua". La competizione si è svolta tra centinaia di termini inviati da 58 paesi diversi, di ogni continente. "Yakamoz" ha così battuto in sequenza la cinese "hu lu" (dormire respirando profondamente, ma per alcuni anche russare), il termine della lingua africana Baganda "volongoto" (caotico), quello norvegese "Oppholdsvaer" (la luce del giorno dopo la pioggia), il termine "Madala" del popolo africano Hausa (grazie a Dio), la brasiliana "saudade" (universalmente nota come nostalgia), e l'ucraina "Perekotipole" (il corridore del deserto). Molto indietro le espressioni inviate dai proponenti italiani. La vincitrice "yakamoz" è sì traducibile come "il riflesso della luna sull'acqua". Ma è anche un termine che nella lingua turca è capace di assumere valori diversi. Forse è stata anzi la complessità multiforme del suo significato a preferirla infine a espressioni da un punto di vista onomatopeico, o di semplice timbro del suono, più riconoscibili e note a livello internazionale. "Yakamoz" infatti si riferisce pure alla composizione di quei microorganismi in grado di formarsi sott'acqua, soprattutto nel Bosforo - lo stretto che corre lungo Istanbul separando geograficamente l'Europa dall'Asia - e che, nelle notti di luna piena, sono capaci di dare uno scintillìo alle piccole onde create dai remi dei pescatori e dal cui riverbero gli abitanti di Istanbul sono soliti farsi rapire quando in mare o seduti a riva compiono il cosiddetto "alem", cioè "il momento di rilassarsi in compagnia degli amici"




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12 ottobre 2013

BIANCO = NERO

Ambrose Bierce aveva una lingua velenosa nei suoi rapporti con gli uomini, con le istituzioni e con le parole.
Gli uomini sono tutti lestofanti che nascondono la meschina ossessione per i piccoli problemi del loro “io” dietro un ricco scenario di intenzioni grandiose o virtuose.
Le istituzioni sono strumenti di oppressione che si occultano dietro la maschera ipocrita del bene pubblico, dell’ordine sociale e della morale civile.
E le parole, arroccate nel vocabolario, fingono di essere strumenti di comunicazione mentre sono in realtà organi di mistificazione.
Il Devil’s Dictionary , l’opera maggiore di Bierce, nasce come opera lessicografica di una lingua della menzogna. Nella sua veste satirica, paradossale e cinica si presenta come un lavoro di correzione al vero centro della lingua, là dove le parole si irrigidiscono nella codificazione. Ma non è un’opera eccentrica, una stravaganza. Ogni voce diventa un distinguo, un rovesciamento, un capovolgimento paradossale. Come “Bianco = Nero”…
Storia: Resoconto per lo più falso di eventi per lo più irrilevanti provocati da sovrani per lo più mascalzoni e da soldati per lo più folli.
Intelligenza: Nella nostra civiltà, e nella nostra forma di governo repubblicano, l'intelligenza è tenuta in così alta considerazione che la si esonera automaticamente dal peso di qualsiasi pubblico ufficio
Presente: Parte dell'eternità che separa la sfera della delusione da quella della speranza
Pace: Nel diritto internazionale, si definisce così un periodo di inganni reciproci compreso fra due fasi di combattimento aperto
Pazienza: Forma minore di disperazione, travestita da nobile virtù.




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22 giugno 2012

OBLIO

Ogni domenica sul New York Times c'è una pagina in cui si parla dei matrimoni celebrati in città durante la settimana. Sempre più spesso le persone appena divorziate chiedono di cancellare dall'archivio online del giornale l'articolo sulle loro nozze: in genere è il primo risultato che compare quando cercano il proprio nome su Google. L'archivio online del New York Times parte dal 1851. Quello del Times di Londra addirittura dal 1785: ci sono le inchieste su Jack lo squartatore (1 ottobre 1888) e la cronaca dell'esecuzione di Maria Antonietta (23 ottobre 1793). Internet sta cambiando il modo in cui scriviamo, leggiamo, pensiamo. Ma cambia anche i destinatari. Prima l'articolo uscito su un quotidiano durava lo spazio di un mattino. Oggi dura per sempre: i giornalisti scrivono per un lettore che abita nel futuro e le loro responsabilità aumentano. Ma forse viene anche calpestato un diritto sacro di ogni essere umano: il diritto all'oblio.

fonte: De Mauro 




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13 maggio 2012

PROCESSO A DANTE

 C’è un italiano così famoso da poter essere considerato ormai al di sopra della giustizia. Era in odore di essersi arricchito con le speculazioni sui terreni. Correva voce che avesse fatto carriera grazie all’appoggio di una setta segreta di iniziati, una specie di P2. In politica era entrato carico di debiti. Era di dominio pubblico che, pur avendo moglie e figli, continuasse a correre dietro a uno stuolo di belle donne. Anzi, era lui a vantarsene. Non si era mai presentato ad alcuno dei processi a suo carico. Era stato più volte condannato per corruzione, compravendita di magistrati ed esponenti politici, per l’abuso a fini personali della sua alta carica di governo e dei fondi pubblici. Ma nessun procuratore, nessun giudice oserebbe più incriminarlo o condannarlo, anche se le accuse si rivelassero vere. Si fa a gara, quasi tutti d’accordo, a riabilitarlo. A nicchiare restano ormai solo l’estrema sinistra,i verdi, e pochi altri, e per giunta in base ad argomentazioni che sembrano fatte apposta per essere incomprensibili ai più e irritanti per tutti. Parliamo di Dante Alighieri, condannato, assieme ad altri, peraver commesso, quando erano al governo, "per sé e per altri baratterie, illeciti lucri, inique estorsioni in denaro o altre cose"; per aver "ricevuto denaro o promessa di denaro o altri vantaggi per qualche nuova elezione"; "per aver commesso, essi o qualcuno di essi, o fatto commettere i predetti reati dando, promettendo o pagando somme o cose o facendo scritte sui libri di qualcheimpresa, durante il loro pubblico ufficio o dopo di esso"; "per aver riscosso dalla Camera… somme maggiori e diverse da quelle previste negli stanziamenti"; per "aver commesso o fatto commettere frodi o baratterie di denaro o cose in danno dello Stato"; per "aver fatto spendere denari" per fini impropri di politicaestera; per "aver ottenuto denari o cose da privati o da enti con la minaccia di concussioni di immobili o con la minaccia di danni"; per "aver commesso o fatto commettere frode, falsità, dolo, malizia, baratteria e alta estorsione", al fine di mettere in difficoltà e dividere l’opposizione, far eleggere rappresentanti "tutti di un solo partito", frustrare gli sforzi di pacificazione e collaborazione istituzionale tra i partiti avversi.
Così dice la sentenza depositata il 27 gennaio 1302, emessa dal "nobile e
potente Cavaliere Messer Cante dei Gabrielli da Gubbio, onorevole Potestà della Città di Firenze", registrata, come tutte le altre condanne concernenti "famiglie ribelli", nel “Libro del Chiodo” conservato nell’Archivio di Stato, così chiamato da un chiodo infisso nella tavoletta della rilegatura.


fonte: S. Ginzberg


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10 marzo 2012

FAME VECCHIA E NUOVA

   La cucina del tempo di guerra   Da qualche tempo in Grecia sta avendo successo un libro il cui titolo tradotto suona così "Ricette della fame" ricette e consigli pubblicati durante l'ultima guerra nei giornali di Atene. Vuoi il caso, vuoi l'intuizione, nelle librerie italiane è in mostra "La cucina del tempo di guerra" di Lunella De Seta, un manuale pratico per le famiglie pubblicato da Salani nel 1942 ricco di idee per risparmiare. E tra i suggerimenti: patate in crema senza condimento, dolcetti senza zucchero, caffè di cicoria e il super brodo di guerra vegetale.
C'è sempre stato un nesso tra realtà socio economica e cibo. E questo momento di crisi economica internazionale offre nuovi - vecchi spunti.
 




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18 giugno 2011

IL GIRO DEL MONDO DA UN DIVANO ALL'ALTRO

"Couchsurfing": letteralmente andare per divani. Ci sono quasi tre milioni di persone che in 246 paesi si sono date al couchsurfing. Girare il mondo soggiornando a casa altrui è una filosofia che porta sempre più iscritti all'associazione www.coachsurfing.org. C'è chi offre un materasso e chi una stanza enorme, c'è chi attraversa il pianeta per davvero e chi ascoltando racconti altrui, perfino chi trova l'amore e cambia vita. 
Malte Jager fotografo berlinese ha seguito una decina di surfer condividendo gioie e dolori del girovagare per case altrui. Il risultato è il libro Couchsurfin' the world, un giro del mondo in 400 immagini, 36mila chilometri e 40 salotti, dal Benin all'India, dal Tajikistan al Brasile. Il suo scatto newyorkese si è classificato secondo al World Press Photo 2011 nella categoria "Daily Life". Non c'è un filo rosso che leghi le esperienze, ogni abitazione è diversa e ogni paese ha i suoi riti di ospitalità. In Burkina Faso Malte ha dormito presso una famiglia umile e religiosa. Una quindicina di persone tra bambini e adulti. Il figlio diciannovenne faceva i salti mortali per pagarsi un'ora di connessione in un internet cafè, eppure per cinque giorni sono stati orgogliosi di avere con loro degli stranieri arrivati da lontano.
Open minded, generoso e tollerante, che vale nei due sensi, questo sta alla base di chi vuole essere un coachsurfer.




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16 giugno 2011

STREET ART

 

Alexandre Farto è un artista portoghese che  scolpisce l’intonaco dei muri usandolo come tela e colore dando vita ad immagini forti ed espressive.




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13 maggio 2011

GIOCO DEL VENERDI'

 Wordle: Untitled


Un weekend di tempo per ridare il senso a questa poesia..




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15 ottobre 2010

FORME E COLORI

Il 14 ottobre 1950, sessant'anni fa, usciva il primo numero di Epoca il nuovo settimanale di Mondadori che conquistò il pubblico grazie ai grandi reportage, ai grandi fotografi e per un certo periodo alla rubrica "Italia domanda" firmata da Cesare Zavattini. Il padre del neorealismo sognava di offrire ai lettori e agli intellettuali un'occasione di incontro.
Ne sono uscite pagine memorabili purtroppo dimenticate dove appaiono i nomi di Moravia, Montanelli, Ungaretti, Andreotti, Savinio, Penna, Thomas Mann e Alfonso Gatto, il poeta ermetico, che rispose a questa:

Sapete dirmi se è vero che le scarpe nere fanno più male ai piedi delle scarpe gialle?
(A. C. Pegli)
E' vero, verissimo. I poeti ne hanno le prove. Il nero è acuto, il giallo è aperto. Un paio di scarpe nere ci sembrerà sempre più stretto di un paio di scarpe gialle d'eguale numero. Sono cose che non si spiegano, ma si sentono come certe poesie ermetiche.
Alfonso Gatto




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10 settembre 2010

SOLITUDINE COSMICA

   "E che dunque, tu mi dirai, se vi sono in cielo globi simili alla nostra Terra, forse che stiamo per venire in gara con essi, per sapere chi tenga il posto migliore nell' Universo?" Esattamente quattrocento anni fa, era il 1610, Johannes Kepler scriverva queste parole in una lunga lettera indirizzata a Galileo Galilei. E in questi giorni la Nasa annuncia che il satellite Kepler ha scoperto un sistema solare "intrigante". Nel 1961 invece l'astrofisico americano Frank Drake propose un modo analitico per stimare quante civiltà al nostro grado di evoluzione sono presenti nella galassia.

                                           N = R* x fp x ne x fl x fi x fc x L

Il numero delle civiltà N in grado di comunicare è uguale al numero delle stelle R* che nascono ogni anno, moltiplicato per la frazione fp di quelle stelle che hanno pianeti, per la media ne di quei pianeti che potenzialmente possono sostenere la vita, per la frazione fl di quei pianeti che ospiteranno la vita per davvero, per la frazione fi di questi pianeti che riusciranno a far evolvere la vita intelligente, per la frazione fc di queste civiltà che arrivano a sviluppare una tecnologia che mandi tracce della propria esistenza nel cosmo, per il numero L di  anni che questa manda questi segnali nello spazio. E' questa l'equazione di Drake. Il fatto curioso è che il valore di nessuna delle variabili dell'equazione è conosciuto. O meglio la Nasa stima con una certa sicurezza che ogni anno nascano in media sette nuove stelle (la prima variabile dell'equazione), tutto il resto è solo un atto di fede.
Dal 1960 il progetto Seti è all'ascolto di segnali radio di civiltà lontane e proprio Drake ne è tuttora il direttore. Attualmente l'Allen Telescope Array in California è l'orecchio più fine di Seti col quale si spera di raggiungere stelle più lontane dei miseri 200 anni luce cui le attuali tecnologie ci permettono.
Le distanze dell'universo sembrano rendere comunque vano il tentativo di Seti di rompere la nostra solitudine cosmica.




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26 agosto 2010

STORIE DI EXTRA ORDINARIA LETTERATURA

L'essere che il 2 febbraio 1709 si arrampicò sulla nave Duke era simile a un animale, scalzo e avvolto in una pelle di capra. Era agitato e balbettava qualche parola. Daniel Defoe nel suo romanzo lo chiamò Robinson Crusoe. Era invece Alexander Selkirk scozzese di Lower Largo. Pirata, ubriacone e  violento si era imbarcato a diciassette anni su una nave corsara con cui saccheggiò francesi e spagnoli tra il Mediterraneo e i Caraibi. Aveva trascorso quattro anni e quattro mesi sull'isola Mas a Tierra nell'arcipelago cileno di Juan Fernandez. Al contrario di Crusoe non aveva nessun Venerdì e non era un naufrago. Il capitano della sua nave lo aveva abbandonato lì dopo una lite lasciandogli un coltello, una coperta, una scure, squadra e compasso, un fucile, una pentola, tabacco e una bibbia. Selkirk  per tre anni navigò con i pirati che l'avevano salvato e poi tornò in Inghilterra dove diventò una celebrità. Ma la vita civile non faceva per lui, riprese con risse e bevute e si rimise in mare dove morì di febbre gialla nel 1721 a soli quarantacinque anni.




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13 aprile 2010

SUONI E COLORI

C'è una poesia di Rimbaud che assegna un colore diverso ad ogni vocale. Per Angelus Silesius colori e suoni sono in spirito una cosa sola. E così i cinque suoni vocalici possono essere descritti: la A significa verticalità e ampiezza, la O altezza e profondità, la E il vuoto e il sublime, la I la vita e la putrefazione, la U la generazione e la morte. Nella A invochiamo la potenza, nella O la luce, nella E l'intelletto, nella I la carne e nella U la terra materna. Un modo per dischiudere la pienezza del mondo nella misura in cui si rivela all'orecchio attraverso il linguaggio..

 

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
A, nero corsetto villoso di mosche splendenti
Che ronzano intorno a crudeli fetori,

Golfi d'ombra; E, candori di vapori e tende,
Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d'umbelle;
I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra
Nella collera o nelle ubriachezze penitenti;

U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,
Pace di pascoli seminati d'animali, pace di rughe
Che l'alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;

O, suprema Tromba piena di strani stridori,
Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:
- O l'Omega, raggio viola dei suoi Occhi!

( Rimbaud   "Vocali" )




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4 febbraio 2010

IL MONDO IN UNA LINGUA

Leggendo il post di un amico  Het Groot Dictee  mi sono ricordata di un articolo letto su Geo sul sogno di una lingua universale che affratellasse i popoli. Fu così che in un'epoca improntata ai nazionalismi nasceva l'esperanto, una lingua che non intendeva sostituire le altre parlate ma che era stata costruita appositamente per servire da seconda lingua ausiliaria per tutti. L'idea venne all'oftalmologo polacco Ludwik Zamenhof che badò soprattutto a rendere la lingua di facile apprendimento e uso dotandola di una grammatica semplice.  Presentata nel 1887 come "lingvo internacia", lingua internazionale,  prese in seguito il nome di "esperanto", che spera. I vocaboli derivano in gran parte da latino, italiano e francese, tedesco e inglese, russo e polacco, tutte parlate correntemente da Zamenhof. Da subito l'esperanto venne usato come linguaggio di pace per facilitare la comunicazione fra i popoli e conobbe grande diffusione durante e dopo il primo conflitto mondiale, quasi a ribadire l'dea di una fratellanza universale. Oggi ci sono associazioni, congressi, federazioni, festival esperantisti e si stima che più di un milione di persone al mondo usino l'esperanto come terza lingua straniera. Verne, Einstein, Tolstoj, De Amicis, Tolkien, Eco sono stati o sono sostenitori dell'esperanto. Gli ideali degli esperantisti sono di assoluta neutralità rispetto ad ogni tipo di corrente politica o religiosa. Nel 1996 è stato pubblicato durante il Congresso Universale di Esperanto il Manifesto di Praga che al secondo punto recita: "... chi impara l'esperanto non deve imparare la cultura di un singolo Paese, ma conosce un mondo senza frontiere".




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28 ottobre 2009

FRIVOLEZZE

 Non chiamiamola acqua minerale. La Daily Beauty To Go nonostante il suo low cost, cinque euro circa al litro, è disponibile in soli sette punti vendita selezionatissimi per tutta Europa e nel giorno del suo esordio ha già esaurito tutte le scorte.
Deluse le clienti che l'hanno cercata da Colette a Parigi come all'Ars Studio Cafè di Roma dove sembra abbiano sollecitato gli ordini vista la continua richiesta.
Ma che cos'ha di speciale quest' acqua di fonte dal packaging scintillante..
Sgorga dalla riserva naturale di Hoher Fläming in Germania a 150 metri di profondità al riparo quindi da tutti i possibili inquinamenti del mondo emerso. Il suo sapore è delicato ma il vero plus è il contenuto di silicio che come giurano da Colette "è più efficace di un peeling nel tendere e illuminare anche la pelle più spenta".




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