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Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


15 gennaio 2011

PAUSE

Buon tutto a tutti.
A presto..


Vizcaya Estate




permalink | inviato da ioJulia il 15/1/2011 alle 23:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


24 maggio 2009

PARTENZE

          

55º 40' N

12º 35' E


           Sono in viaggio.. Mi aspetta un nuovo paese, un'altra città.. A presto..
Con affetto
Julia




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26 giugno 2008

ZAKYNTHOS



Navagio, annoverata tra le trenta spiagge più belle del mondo, sull'isola di Zakynthos.
Il suo nome significa relitto, quello della nave Panagiotis che è adagiato sulla bianchissima sabbia.
E' raggiungibile solo via mare e la si può fotografare da un minuscolo balconcino di metallo che si sporge dalla sommità della scogliera sospeso nel vuoto.

Grazie e ben ritrovati a tutti..
Specchio siete state bravissime..
Julia




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14 giugno 2008

IN VIAGGIO

 "[...] E me che i tempi ed il desio d'onore
fan per diversa gente ir fuggitivo,
me ad evocar gli eroi chiamin le Muse
del mortale pensiero animatrici.
Siedon custodi de' sepolcri, e quando
il tempo con sue fredde ale vi spazza
fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
di lor canto i deserti, e l'armonia
vince di mille secoli il silenzio. [...]"



Non ci sarò per una decina di giorni... Mi aspetta un piccolo viaggio in un piccolo luogo..
C'è un indizio nel post... Forse qualcuno riesce ad indovinare dove sono diretta..
Buon tutto a tutti
Julia




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12 febbraio 2008

ATTICA - ARGOLIDE

Prima di partire per questo breve viaggio ho letto i primi due libri dell'opera di Pausania Periegesi della Grecia, una guida particolare scritta tra il 160 e il 177 d.C. che offre notizie sui luoghi della Grecia, sui monumenti, sulle tradizioni, sulla storia fusa tra mito e realtà. Sicuramente la Grecia che avrei voluto visitare era questa... La maggior parte delle opere architettoniche e d'arte descritte nel libro non ci sono più ma l'emozione di aver toccato con mano alcuni di questi luoghi è stata davvero grande e indimenticabile. Lascio la parola a Pausania:   

"....Per l’Acropoli vi è un solo ingresso; non ne ha un altro, perché è tutta scoscesa e ha un muro solido. I Propilei hanno un tetto di pietra bianca e per ornamento e per grandiosità ancora ai miei tempi eccelleva. Sulle effigi dei cavalieri non ho da parlare con esattezza, se sono i figli di Senofonte o diversamente, fatte con straordinaria bellezza. Alla destra dei Propilei c’è il tempio di Nike êpterow [senza le ali]. Da qui si può vedere il mare, e da questo punto dicono che Egeo si gettò giù e morì...
Per quanti entrano nel tempio che chiamano Partenone, per essi quante decorazioni stanno nei cosiddetti frontoni, tutte riguardano la nascita di Atena, nella parte posteriore c’è invece la contesa di Posidone contro Atena per la terra; la statua è fatta di avorio e di oro...
Vi è anche un edificio chiamato Eretteo: davanti all’ingresso vi è l’altare di Zeus Hypatos [Altissimo], dove non sacrificano nessun essere vivente, ma dopo avervi deposto focacce non usano neppure far uso di vino. Per chi entra dentro vi sono altari, di Posidone, sul quale fanno sacrifici anche per Eretteo secondo un oracolo.  Sulle pareti vi sono dipinti della stirpe dei Butadi e – l’edificio è infatti a due stanze – dentro vi è in un pozzo acqua di mare. Questo non è grande prodigio: infatti altri l’hanno anche quelli che abitano l’entroterra e pure i Cari di Afrodisia; ma questo pozzo, (è degno) di nota, produce l’eco delle onde quando soffia il vento da sud. Sulla roccia vi è il segno di un tridente: queste cose raccontano che Posidone mostrò come segni per la contesa della regione...
C’è poi una pietra non grande, ma quanto vi si possa sedere un uomo piccolo: su di essa raccontano che quando Dioniso venne nella regione riposò Sileno. Chiamano Sileni quelli dei Satiri più avanti in età; sui Satiri, chi siano, volendo saperne più di ogni altro, con molti sono venuto in discussione su di loro...."
   
   

 Teatro di Erode Attico                                              Eretteo

           

Particolare del portico dell'Eretteo                    Partenone

         

 Satiro del Tempio di Dioniso                                         Panorama di Tolo

  

Le foto postate sono state scattate da me (Fuji FinePix F31 fd digital)
Potete copiarle ma per favore riportate la fonte.
                  



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27 gennaio 2008

Czestochowa - Cracovia - Oswiecim

A neanche quattro ore di macchina da Varsavia c'è Cracovia, la città polacca  più ricca di storia di qualsiasi altra essendo stata capitale del regno per cinquecento anni. Prima di raggiungerla, a circa metà strada, ho visitato un luogo che non conoscevo, sebbene sia ogni anno meta di pellegrinaggio per oltre quattro milioni di fedeli provenienti da tutto il mondo. E' il santuario di Jasna Gòra dove è conservata dal 1382 l'icona della Madonna di Czestochowa, così unica perchè la leggenda vuole  sia stata dipinta da san Luca che, essendo contemporaneo alla Madonna riuscì a dipingerne il vero volto. Volto che oltre ad essere di carnagione scura presenta due sfregi dovuti a colpi d'ascia inferti durante l'invasione di popoli barbari. Particolarità questa che la rende ancora più speciale.
Ciò che porto nel cuore di Cracovia è la chiesa di Santa Maria e l'Hejnal o  la "chiamata a raccolta" che viene eseguita ogni ora dalla torre più alta della chiesa stessa; la visita al Collegium Maius che insieme all'Università Jagellonica, fondata nel 1364, sono gli edifici universitari  tra i più antichi d'Europa e la visione della " Dama con l'ermellino" di Leonardo al museo Czartorysky.
A sessanta chilometri da Cracovia ecco Oswiecim, più tristemente conosciuto con il nome tedesco di Auschwitz, e Birkenau, detto anche Auschwitz II. Contrariamente a quello che si vede nei films o si crede fu Birkenau il campo di sterminio dove confluì la maggior parte dei prigionieri e nel quale persero la vita circa un milione di persone; Auschwitz era più che altro il centro amministrativo del complesso. Qui furono uccise circa 70.000 persone, per lo più intellettuali polacchi e prigionieri di guerra sovietici. Ho visitato entrambi, ogni luogo e locale e i sentimenti che ho provato non riesco a descriverli qui.
                                                                    
                                           
   Madonna di Czestochowa                                                      Chiesa di Santa Maria

                    
Chiostro del Collegium Maius                                         Interno del Collegium Maius

                 
Entrata del campo di Auschwitz                                     Birkenau



Le foto postate sono state scattate da me (Fuji FinePix F31 fd digital)
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5 gennaio 2008

LA RUTA DEL CALIFFATO

 5 gennaio 2008

LA RUTA DEL CALIFFATO

Breve viaggio, di soli sette giorni, nel mese di maggio del 2007, intenso e idimenticabile. Gli spazi, i colori, i luoghi di questa parte della Spagna sono da pagine di romanzo. Vorrei tornare e percorrere questa volta la ruta di Washington Irving. E' considerato come il prototipo di viaggiatore romantico che passò la maggior parte della sua vita percorrendo l'Europa. Naturalmente venne attratto dall'esotismo che offriva allora la Spagna, dove era ambasciatore degli Stati Uniti d'America tra 1842 e 1846. Di origine scozzese, Washington Irving nel 1829 realizzò viaggio tra Siviglia e Granada. Il viaggio diede come frutto ' Storia della Conquista di Granada' e tre anni dopo, i suoi celebri ' Racconti dell'Alhambra' (Cuentos de la Alhambra). Come appassionata di letteratura di viaggio lo annovero tra i miei autori preferiti. 
La Ruta del Califfato unisce le due città più importanti dell' epoca araba in Spagna: Córdoba e Granada. Il percorso di questa via riflette più di 800 anni di presenza araba nella Penisola Iberica e la profonda orma che ha lasciato la cultura araba in queste terre. Tra Córdoba e Granada  si estende un paesaggio di colline e piccole montagne, pieno di fortificazioni e castelli.
La ruta passa tra Córdoba e Granada per quasi 200 km.Tra le due città si incontra un territorio pieno di leggende, echi di racconti romantici del periodo di splendore andaluso. 
Di Cordova non dimenticherò la Mezquita, l'antica moschea bella da togliere il fiato e l'attiguo giardino degli aranci dove si insegnava filosofia e medicina; i  filosofi Averroè (musulmano),
Maimonide (ebreo) ed ultimo ma più grande nonchè mio preferito Seneca (romano) sono nati qui.
Di Granada la grandiosa Alhambra e la sua storia.


interno Mezquita - Cordova

Cordova

 

interno Mezquita - Cordova                    

 

Cordova

  

 

  

giardini - Alhambra                            

Mezquita - Cordova

 

giardini - Alhambra                

   Particolare - Alhambra

 particolare - Alhambra

Mezquita - Cordova

Alhambra - Granada


 Alhambra - Granada


giardino degli aranci - Cordova

Sierra Nevada

 

giardino degli aranci - Cordova

  

Sierra Nevada

 

 

 

Alhambra

particolare - Alhambra

 

Alhambra 

particolare - Alhambra

  

 

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24 dicembre 2007

LA VIA DELLA SETA

Dal Ferghana, passando per Samarcanda, si poteva discendere, percorrendo la parte settentrionale dell’Afghanistan, a Balkh, dove il pellegrino Xuanzang fece tappa e dove si soffermò anche Marco Polo, il quale ci riferisce di una leggenda secondo la quale Alessandro Magno avrebbe preso in moglie la figlia del re della Persia, Dario, proprio a Balkh. Da qui, si poteva procedere alla volta di Bamiyan, situata piú a sud e a ovest di Kabul. La località era famosa per la presenza di due colossali statue raffiguranti il Buddha e scavate nel fianco di una montagna, e distrutte dai talebani nel 2001: quando, un tempo, le due enormi figure – di cui una alta 35 metri e risalente al V secolo – erano ricoperte d’oro, il bagliore che emettevano alla luce del sole rendeva i riflessi visibili a centinaia di chilometri di distanza, indicando ai viaggiatori la strada e manifestando la gloria del Buddha e della sua dottrina. È ancora al pellegrino Xuanzang che dobbiamo una delle piú antiche descrizioni del sito e delle due sculture: «A nordovest della città regale, sul fianco della montagna, si trova una statua del Buddha raffigurato in piedi; essa è alta da centoquaranta a centocinquanta piedi, è splendente d’oro e magnifici sono i suoi ornamenti preziosi. A oriente di questa statua, è un monastero che è stato fondato da un re precedente di questo Paese, e a oriente del monastero sorge una statua del Buddha Sakyamuni in piedi, fatta di ottone e alta piú di cento piedi. Il corpo è stato fuso in parti separate, successivamente riunite per completare e drizzare il simulacro. Due o tre li a oriente della città, un monastero ospita una statua del Buddha sdraiato nell’atto di entrare nel nirvana, lunga piú di mille piedi».
Dalla zona di Bamiyan di Balkh, la strada prosegue verso ovest raggiungendo Herat, località della quale ci resta una descrizione di Chen Cheng, inviato nel XV secolo dall’imperatore Xuanzong della dinastia Ming, che desiderava intensificare gli scambi commerciali con questa regione: «Gli uomini si radono il capo e si avvolgono in una pezza di stoffa bianca, mentre le donne si coprono la testa, lasciando solo una fessura per gli occhi. Il bianco è considerato il colore della gioia, mentre il nero è il colore del lutto [in Cina era il bianco il colore del lutto]. Quando superiori e inferiori parlano tra loro, si chiamano semplicemente per nome. Incontrandosi, accennano un piccolo inchino e piegano tre volte le ginocchia. Mangiando, non si servono né di cucchiai né di bacchette...». Si tratta chiaramente di una descrizione delle abitudini degli abitanti di Herat convertiti all’islamismo. La carovaniera procedeva ancora verso occidente traversando località della Persia visitate da Marco Polo: Kerman, Isfahan, Tabriz, Baghdad e Mosul.
Tabriz, la Toris di Marco Polo, era un attivissimo centro di scambi commerciali, punto di convergenza di numerose carovaniere provenienti dall’Oriente: al di là di essa si entrava nel territorio controllato dai mercanti Veneziani e genovesi. Anche Baghdad era un grande centro commerciale. Fu la residenza dei califfi Abbasidi a partire dall’VIII secolo e fino alla sua conquista, nel 1258, da parte di Hulagu, nipote di Genghis Khan.
Ormai la Cina era lontana, solo uno dei tanti ricordi del lungo viaggio dei mercanti che da Baghdad intraprendevano l’ultima parte del cammino che li avrebbe condotti sulle coste del Mediterraneo. A partire dai punti di convergenza in Mesopotamia, nel Kurdistan e in Armenia delle strade provenienti da Oriente, si poteva scegliere tra diverse direttrici per raggiungere la meta finale, costituita dall’Italia e dall’Europa occidentale. Si poteva in primo luogo seguire le vie commerciali dell’antichità classica, passando per Dura-Europos, Palmira o Antiochia, oppure San Giovanni d’Acri, baluardo dei Crociati in Terra Santa, per poi attraversare il Mediterraneo. Oppure, raggiungere Costantinopoli, l’odierna Istanbul, sia dalla Crimea, provenendo dalla zona a nord del Mar Caspio, sia dalla Turchia orientale, per poi attraversare il Mar Nero e raggiungere, sempre via mare, l’Italia, la patria di origine di alcuni dei piú grandi viaggiatori del XIII e XIV secolo.

 


Le sei Vie della Rinascita Il lepidottero Bombix Mori Paesaggio montano su seta Valle dello Zanskar La pagoda dell'oca selvatica
 
Kurghan Xinjiang Monastero a Gaochang Antica via a Jiaohe Tavoletta buddista indiana
 
Torre di Bam Muraglia cinese Vicino a Samarcanda Yaksa Particolare

fonte: Sapere.it


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permalink | inviato da ioJulia il 24/12/2007 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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