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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


1 giugno 2020

GIUGNO




Frédéric Bazille, Ritratto di Pierre-Auguste Renoir (1867)



 “Sono come un sughero gettato in acqua che si lascia trasportare dalla corrente. Mi consegno alla pittura senza chiedermi che cosa sia”.


La scelta e' caduta su questo ritratto dalla posa insolita. E' un giovane Renoir, ventiseienne. Qualche critico l'ha definito sfacciato. Io lo trovo  semplicemente se stesso nel suo donarsi a chi guarda. 

Pierre Auguste Renoir è uno degli artisti più noti e amati di tutto il Novecento e probabilmente di tutta la storia della pittura. La ragione di questa popolarità risiede principalmente in due fatti: il suo ruolo di grande protagonista dell’Impressionismo e la piacevolezza accattivante dei suoi quadri.

A dispetto della grave forma di artrite reumatoide che lo colpisce verso i cinquant'anni, della sofferenza e della progressiva infermità, Renoir ritrova nell’arte la vivacità dello spirito creativo, avidamente desideroso di sperimentare, e continua a lavorare nonostante l’inaudita difficoltà fisica, continua a dipingere un mondo senza tristezza, concedendosi ancora in mille occasioni a un infantile stupore.

L’aggravamento della malattia lo portò ad escogitare il ricorso a strumenti di propria invenzione che potessero in qualche modo sostituire il normale cavalletto: l’artista negli ultimi tempi utilizzò un cavalletto realizzato appositamente per lui secondo il principio del telaio tessile, con la tela montata su una serie di cilindri. La tela veniva fissata a stecche di legno, che potevano ruotare attorno a due perni collegati dalla catena della sua vecchia bicicletta e manovrati da una manovella per muovere la tela su e giù. Il dipinto arrotolato gli permise di continuare a dipingere opere di grandi dimensioni come  Le grandi bagnanti  una delle opere realizzate con questo sistema.

Questa testimonianza di straordinaria generosità intellettuale ed umana di Renoir può essere per noi tutti esempio di come dall’amore per la vita, di cui l’arte è una delle espressioni più alte, possa scaturire il coraggio per combattere una lunga sofferenza.




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1 maggio 2020

MAGGIO


Paul Cezanne  -  Autoritratto  -  1875



Paul Cezanne nell'arco della vita dipinse circa 200 ritratti di cui un quarto sono autoritratti; il primo autoritratto di giovane ventenne e l'ultimo pochi anni prima della morte nel 1906. Se gli impressionisti volevano cogliere la luce sfuggente, Cézanne punta a rappresentare la realtà delle forme e la solidità eterna delle cose. Dipingo corpi, non anime, disse l'artista, ammettendo però che “se i corpi sono ben dipinti, l'anima ci brilla dentro”.
Non aveva alcun interesse per l'introspezione psicologica, non voleva scavare nel cuore della persona ritratta o inviare messaggi sul suo stato d'animo.
Per lui i ritratti sono come i paesaggi o le nature morte: sono dipinti, e l'unica cosa che importa è la pittura e come riesce a rappresentare la realtà. Quello che contano sono le pennellate, e come in successione e sovrapposizione creano una struttura che diventa l'immagine. 
In questo autoritratto giovanile, Cézanne, trentaseienne, si ritrae con lo sguardo severo, penetrante, risoluto. Un ritratto spietato e senza compiacimenti, metafora del rigore e del fervore ma anche dell'insoddisfazione con cui si dedicava alla ricerca pittorica. A quegli anni risalgono queste parole indirizzate alla madre: «Devo sempre lavorare, non certo per giungere al 'finito', che suscita l'ammirazione degli imbecilli. Porto a termine soltanto per il piacere di far cose più vere e più sapienti.»
E dei primi anni del Novecento è questo brano di lettera a Vollard, amico e primo grande collezionista delle sue opere: 
Ho conseguito qualche progresso. Perché così tardi e così faticosamente? Sarà l'arte effettivamente un sacerdozio che pretende dei puri che gli appartengano interamente? 
Per Cézanne l'arte fu davvero una religione, ai cui misteri offerse da 'sacerdote' una devozione tormentata e assoluta. 




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1 aprile 2020

APRILE


Edvard Munch  -  Autoritratto  - 1895




Non dipingo quello che vedo ma quello che ho visto.

All'eta' di 31 anni Munch dipinse questo  Autoritratto con sigaretta  mentre si trovava a Berlino.  Come sempre nei suoi ritratti conferisce il massimo risalto al volto e alla mano che definiscono la psicologia del personaggio; il resto dell'immagine e' immersa in una luce irreale e spettrale. Egli fissa lo spettatore con l'intensita' di un mago e lo invita a condividere i suoi pensieri.
Nella sua arte, ormai, la situazione personale, ha assunto un carattere universale, la propria devastazione interiore, lo strazio della propria anima, diviene simbolo del dolore del mondo. Raccontando se stesso, infatti, denudando il suo inconscio, cercandone le venature più nascoste, esplorandone la linfa vitale è giunto a raccontare il disagio esistenziale dell’uomo, è Munch stesso a rivelarcelo: “Come Leonardo studiava i recessi del corpo umano sezionando i cadaveri, io ho cercato di capire ciò che è universale nell’anima attraverso un’indagine minuziosa di me stesso”. 
I suoi dipinti diventano il suo diario, rivelazioni, disagi, tormenti. Fortemente dotato d’introspezione psicologica, tramuta la sofferenza in pittura, ne dipinge quel senso soffocante e informe che s’insinua tra corpo e mente, procurando spaesamento e accentuando la vertigine del vivere. La sua anima e' tormentata dalla paura, dalla malattia, dalla solitudine, dalla malinconia, dalla dipendenza dall'alcool. 
E' interressante scorrere i tantissimi autoritratti che lo accompagnano nella vita, molti eseguiti dopo una malattia, o quello bellissimo del 1909 che lo ritrae nella clinica del dottor Jacobson dopo un tracollo nervoso. 
A questo indirizzo e' possibile leggere i suoi scritti, ai piu' sconosciuti, di grande valore poetico e autobiografico.


https://www.emunch.no/english.xhtml




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1 marzo 2020

MARZO


Edgar Degas -  Autoritratto  -  1863




In questo autoritratto Degas ha 29 anni. Non e' il mio preferito ma lo presenta bene. Un giovane proveniente da una ricca famiglia che perse la particella nobiliare del nome per aver preso la strada dell'arte (il cognome era De Gas) e che pochi anni dopo sarebbe divenuto povero per salvare i fratelli dalla bancarotta. Per questo motivo assunse un carattere aspro e modi bruschi che fino in tarda eta' ne fece il terrore delle dame che lo invitavano a cena.

Un impressionista ai margini che sviluppo' uno stile e temi propri.

Non amo le sue ballerine ma ho una stampa de "L' assenzio", il Degas che prediligo.

Renoir lo defini' il piu' grande scultore del suo tempo, non dimentichiamo che fu un innovatore nell'arte della scultura. E non tutti sanno che fu anche un fotografo geniale e un poeta i cui sonetti piacevano a Mallarme', un sagace aforista e un melomane raffinatissimo che grazie al cinquanta per cento di geni italiani ( la nonna era livornese ) si esibiva nelle canzoni napoletane con grande trasporto.


Per chi avesse la fortuna di trovarlo, l'anno scorso e' uscito questo film per il ciclo "La grande arte al cinema"













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1 febbraio 2020

FEBBRAIO

                                                 Paul Gauguin - Autoritratto I miserabili - 1888


Di Paul Gauguin esistono una decina di autoritratti, tra i più famosi "Autoritratto con Aureola", "Autoritratto con Cristo giallo", "Autoritratto con cappello" ma quello che ho scelto ha una storia particolare. Nel settembre del 1888 Van Gogh propose il suo progetto di scambiare opere con i colleghi con cui intratteneva rapporti ami­chevoli, secondo l'esempio degli incisori giapponesi. Chiese quindi a Gauguin e ad Emile Bernard che si ritraessero a vicenda, ma entrambi scelsero di dipingere un autoritratto. Per accontentarlo, comunque, inserirono tutti e due nei loro autoritratti un ritratto schematico dell'altro. Gauguin si dipinse nelle vesti di Jean Valjean, il protagonista di I miserabili di Victor Hugo. Come commento al quadro lascio che sia lo stesso Gauguin a farlo nella lettera che scrisse a Van Gogh nella quale egli para­gonava l'eroe di questo romanzo, emarginato dalla società ma ricco d'amore e forza interiore, agli artisti non compresi come Van Gogh e se stesso.

''Mio caro Vincent, abbiamo esaudito il vostro desiderio, pur se in un altro modo ma che mporta, se poi il risultato è lo stesso? I nostri due ritratti.Sento il bisogno di spiegare quel che ho inteso fare non perché voi non siate in grado di percepirlo da solo, ma perché non credo d'esse­re riuscito nel mio intento. La maschera di brigante malvestito e pos­sente come Jean Valjean, che ha una sua nobiltà e dolcezza interio­re. Il sangue in fregola inonda il volto, e i toni da fuoco di fucina che contornano gli occhi indicano la lava incandescente che accende la nostra anima di pittori... E quel Jean Valjean perseguitato dalla società, messo fuori legge, col suo amore e la sua forza, non è anche l' immagine di un impressionista odierno? Dandogli i miei tratti, voi avete la mia immagine personale come pure il ritratto di tutti noi, povere vit­time della società, che ci vendichiamo facendo del bene. Ah, mio caro Vincent, avreste di che divertirvi a vedere tutti i pittori di qui impregnati della loro mediocrità come tanti cetrioli sott'aceto! ...




fonte: Quaderni COMUnicazione





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1 gennaio 2020

GENNAIO


                                                                         Carolus Duran - Portrait of Edouard Manet - 1880



Sono stati veramente tanti i dipinti  che si sono succeduti su queste pagine dando vita ai calendari. Per la prima volta ho pensato agli autori cosi' famosi ma nella maggior parte dei casi sconosciuti nelle sembianze ai nostri occhi.

L' autoritratto o il ritratto d’artista ha sempre un grande fascino: non rappresenta solo le fattezze del suo autore ma è uno specchio dello stile, delle emozioni e del carattere. In molti si sono cimentati nelle loro raffigurazioni, lasciandoci capolavori con tracce della loro essenza impresse sulla tela.

"Un ritratto di Edouard Manet é il duplicato morale e fisico della persona", scrisse il critico d'arte Charles Flor. L'artista francese, grande profeta del realismo, si impegnó a dipingere solo quello che vedeva. La realtá nel senso piú vasto del termine: non solo l'aspetto della persona ma anche la sua vita, il suo ruolo sociale, la sua personalitá, gli abiti, gli oggetti, i libri, i quadri, le mille cose che creano e definiscono il suo ambiente. Anche per questo ho scelto lui per aprire il nuovo anno.

Di Edouard Manet esistono due autoritratti, un ritratto eseguito dal pittore Fantin Latour e quello che ho scelto. L'espressione serena e sincera,  la luce gioiosa nello sguardo, la posa rilassata me lo fanno apprezzare e avvicinare piu' di ogni altro.



Una curiosita'.

Un autoritratto con tavolozza è stato battuto all'asta per 22.4 milioni di sterline. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un'opera del maestro francese. L'opera, eseguita nel 1878, è una delle due pitture "allo specchio" esistenti al mondo. L'altra, a figura intera, si trova al Bridgestone Museum of Art di Tokyo.




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1 dicembre 2019

DICEMBRE


                          James Abbott McNeill Whistler   -  Sinfonia in bianco, ritratto n. 1”  -  1862




"....una donna abbigliata in un'elegante veste di cambrì, eretta davanti a una finestra e a una tenda di mussola che, con le sue trasparenze bianche, filtra agevolmente la luce. La figura, tuttavia, è investita da una potente luce proveniente da destra e pertanto l'opera, fatta eccezione per la sua capigliatura infuocata di rosso, si risolve in un impasto cromatico bianco brillante."

Questa e' la descrizione che lo stesso Whistler fa del suo dipinto. Si tratta di un primo e raffinato studio del rapporto tra i toni, bianco su bianco, che giustifica il titolo di Sinfonia in bianco n. 1.  All'epoca non ebbe successo. Venne respinto dalle gallerie di Londra e Parigi. L' uso delle corrispondenzetra pittura e musica tanto care all' amico Baudelaire non fu capito e ricevette aspre critiche. Joanna Hiffernan e' la modella del dipinto e lo sara' anche del Sinfonia in bianco, ritratto n. 2  e n. 3, nonche la sua amante per diversi anni.  Come sara' anche la modella di Courbet.

Tecnicamente il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. È l'opposto del nero, che rappresenta l'assenza di colori. 

La tonalità Bianco di Zinco è anche chiamato bianco di neve o lana chimica: è un pigmento di origine sintetica ottenuto dalla combustione ad alta temperature dei vapori di zinco. Il Bianco di Titanio è stato inventato dal dott. Auguste Rossi ed i primi brevetti risalgono al 1898.


Ma si fa presto a dire bianco… Chiamiamo bianco, con estrema leggerezza, tutto ciò che appare come il punto più chiaro del campo visivo. Ma raramente due bianchi coincidono...






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1 novembre 2019

NOVEMBRE


                                      Claude Monet  -  La Tamise et le Parlement  -  1871


"Non esisteva la nebbia a Londra prima che Whistler la dipingesse" scrisse Oscar Wilde. In fuga dalla guerra franco - prussiana, nel 1871 anche Monet scopri la celebre fog, la coltre di fumi emessa dalle alte ciminiere delle fabbriche che avvolgeva la citta' soprattutto in autunno e in inverno. Monet comincio' a ritrarre " gli effetti di nebbia sul Tamigi". Il pittore dei giardini e delle ninfee che aveva eliminato il nero dalla sua tavolozza  e catturato gli effetti variopinti della luce con tocchi di colore puro, ebbe cosi' il suo periodo grigio. Un grigio compatto e sordo come in La Tamise et le Parlement.  Come pure nel famoso dipinto dal titolo emblematico La cattedrale di Rouentempo grigio che fa parte della serie di vedute dipinte dalle finestre dell’abitazione dell’artista.





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1 ottobre 2019

OTTOBRE





                                                                              Vincent van Gogh  -  Due donne nel bosco   -  1888      




Prima del suo trasferimento a Parigi nel 1886, quando fece irruzione nella sua vita lo sfolgorante giallo cromo con la scoperta dell'impressionismo (vedi AGOSTO ), la tavolozza di Vincent van Gogh era buia, giocata su colori terrosi, marroni, brunastri, neri, gialli acidi e sporchi. Una cupa monocromia prima di scoprire la luce della Provenza. Nell'estate del 1878, deciso a predicare la Bibbia, si mise in cammino alla volta delle miniere del Borinage. Prosegui' nelle brume e torbiere dei Paesi Bassi e comincio' a dipingere quadri che riflettono i colori smorti di questa campagna. Una sinfonia di bruni per raccontare la vita dei contadini, i loro casolari con tetti di paglia ricoperti di muschio e i pavimenti di terra battuta che a lui ricordavano i nidi di uccello. In questo periodo dipinse il capolavoro di quel periodo I mangiatori di patate

Non e' il van Gogh che tutti conosciamo e molto interessante...









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1 settembre 2019

SETTEMBRE

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                                                                               Ferdinand Hodler   -    Il prescelto     -  1893





Negli anni in cui Cezanne dipingeva la montagna Sainte Victoire, Hodler ritrasse decine di volte il massiccio della Jungfrau, vicino a Berna sua citta' natale. L'azzurra Jungfrau di Hodler, che domina uno spazio insieme fisico e mentale, avrebbe contagiato con la sua essenzialita' e purezza le visioni mediterranee di Matisse, la famosa macchia azzurra di Miro', le composizioni del Cavaliere azzurro di Kandinsky. Egli giunse alla conclusione che la forma vive attraverso il colore e defini' "parallelismo" il metodo della simmetrica ripetizione delle forme e dei colori. L’azzurro, ricorrente nei paesaggi lacustri e alpestri come pure nelle fluenti vesti delle figure femminili era il suo colore preferito. Colore che prevale in quasi tutte le sue mostre. Ho scelto questo perche' ho avuto l'occasione di vederlo personalmente di recente.

Per la Jungfrau e altre opere  QUI




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1 agosto 2019

AGOSTO



                                                       Vincent Van Gogh - La casa gialla - 1888



Il giallo cromo, una base di cromato di piombo, è la firma pittorica che caratterizza i dipinti di Van Gogh. Dal 1880 divenne il suo colore preferito e dipinse, tra gli altri, una serie di ritratti di girasoli per decorare la sua casa gialla ad Arles, nel sud della Francia. Pare che andasse così pazzo per il giallo da arrivare a mangiare il colore direttamente dai tubetti nella convinzione che così avrebbe portato la felicità dentro di lui. Vincent non era una persona del tutto equilibrata e sembra che in parte le cause della sua instabilità fossero derivate da alcuni colori altamente tossici che utilizzava e dall'abuso di assenzio. Inoltre era affetto da xantopsia, una distorsione della percezione che gli faceva vedere il giallo al posto del bianco e questo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizzava i suoi quadri. Purtroppo oggi non percepiamo più i suoi gialli. Studi recenti hanno dimostrato che il tipo di tinta utilizzata è caratterizzata da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato imbrunimento del colore. Questo significa che il giallo utilizzato doveva essere molto più brillante quando fu steso sulla tela. Con il tempo, questo pigmento instabile è andato sbiadendo, e ha virato verso il marrone.

Per approfondire:

Giallo Van Gogh di Marianne Jeaglé. Ripercorre la storia degli ultimi due anni della vita di Vincent Van Gogh, concentrandosi soprattutto sulla sua morte. Ispirato alle scoperte degli storici Steven Naifeh e Gregory White Smith, il romanzo ipotizza che Van Gogh non avrebbe tentato il suicidio, come si crede comunemente, ma sarebbe stato ucciso per caso. Ciò che è notevole in questo libro è l’empatia dell’autrice nei confronti del suo protagonista. Van Gogh non è rappresentato come un modello, Van Gogh è quasi un antieroe, debole, sensibile, insoddisfatto.

E probabilmente questo è esattamente ciò Marianne Jaeglé ha voluto evidenziare, perché essere un artista non è esporre al Salone di Parigi, collezionare articoli su Mercure, avere una villa sulla rive del fiume Oise, andare in barca e ricevere amici a cui raccontare i propri successi. Essere un artista è cercare sempre e non essere soddisfatto mai.

Il film di Julian Schnabel: Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità, uscito a gennaio di quest'anno, racconta l’ultimo periodo di vita del pittore. Una citazione:

Il prete: "Credi che Dio ti abbia dato il dono della pittura perché tu viva in miseria?"

Vincent van Gogh: "Non l'ho mai vista in questo modo. Forse Dio mi fa dipingere per quelli che nasceranno."





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1 luglio 2019

LUGLIO


                                                                           Yves Klein  -   Hiroshima    -    1961



In appena trentaquattro anni, tanto è durata la sua vita, e in soli sette anni di attività artistica, ha lasciato in eredità al mondo dell’arte oltre mille opere. Pur sperimentando la scultura, la pittura, la scrittura e pur essendo un grande appassionato di judo, il suo nome rimane legato a un colore: il blu.

“Essenziale, potenziale, spaziale, incommensurabile, vitale, statico, dinamico, assoluto, pneumatico, puro, prestigioso, meraviglioso, esasperante, instabile, esatto, sensibile, immateriale”. Così si espresse Yves Klein dopo aver creato il suo colore: International Klein Blue o meglio conosciuto come il blu Klein e siglato I. K. B.

“Sono giunto a dipingere il monocromo perché sempre di più davanti a un quadro, non importa se figurativo o non figurativo, provavo la sensazione che le linee e tutte le loro conseguenze, contorno, forme, prospettiva, componevano con molta precisione le sbarre della finestra di una prigione.”

Klein decide quindi di limitarsi a lavorare con un unico colore che di conseguenza avrebbe dovuto essere straordinario, intenso, evocativo. Sceglie il blu, o meglio, una particolarissima sfumatura di blu oltremare, che l'artista definisce "l'espressione più perfetta di blu. Il blu: la verità, la saggezza, la pace, la contemplazione, l’unificazione di cielo e mare, il colore dello spazio infinito, che essendo vasto, può contenere tutto. Il blu è l’invisibile che diventa visibile. Non ha dimensioni. E’ oltre le dimensioni di cui sono partecipi gli altri colori”.

E' impensabile poter riassumere in poche righe la vita, le idee e le opere, alcune antesignane come le Anthropométries, di questo artista. 

Per approfondire consiglio T. Gilabert, Blu K. Storia di un artista e del suo colore, Skira editore.




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1 giugno 2019

GIUGNO

                                     

Frederic Leighton  -  Flaming June  -  1895



Frederic Leighton, il più eccentrico dei preraffaelliti, che avvampò di arancione gran parte delle sue tele, dipinse Flaming June tra il 1894 e il 1895. Il ritratto passò di mano in mano fino al 1963, quando apparve nella vetrina di una galleria londinese in vendita per circa mille sterline. Il collezionista Luiss Ferré  lo vide e restò fulminato. Fu quell’arancione a conquistarlo. Ferré ne tradusse il titolo in Sol ardiente de junio e lo elesse a simbolo della sua intera collezione nel Museo de Arte de Ponce a Porto Rico dove si trova tutt'ora. 

La giovane donna che sembra immersa in un sonno profondo, lontana da questo mondo e priva di qualsiasi difesa è Dorothy Dane, forse amante del ricco Lord, ma su questo non ci sono testimonianze concrete. In ogni caso la sua bellezza conquistò il mondo tanto da permetterle, in seguito, di diventare un'attrice famosa, supportata all'inizio della carriera proprio da Leighton.

Dall’antichità alla fine del XIX secolo, un minerale vulcanico trovato nelle fumarole sulfuree era la principale fonte per la produzione di pigmento arancione.

L’orpimento (solfuro di arsenico) è un minerale altamente tossico, come è noto, è ricco di arsenico e “matura” in una varia tonalità di colori che vanno da un giallo miele ad un arancio intenso quando viene posto sul fuoco.

Convinti che potesse essere un ingrediente chiave nella creazione della pietra filosofale, per secoli gli alchimisti si esposero senza riserve al contatto con questa sostanza tossica.

E così anche gli artisti per i quali entrare nel mistero nascosto dell’arancione era flirtare, allo stesso tempo, con la morte e l’immortalità.





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1 maggio 2019

MAGGIO


Henri Rousseau (Le Douanier) - Paesaggio esotico - 1910




Per le sue oniriche foreste tropicali, Rousseau Il Doganiere uso' cinquanta gradazioni di verde diverse. All'inizio dipinse alberi spogli, come nella Sera di Carnevale, poi si immerse nelle giungle, che si  collegano alla passione per l'esotico esplosa tra gli artisti francesi dell'Ottocento. Delineava a matita la vegetazione e stendeva i verdi uno per volta. Raccoglieva le foglie nei boschi e nei giardini, le posava una per una sulla tela copiandone esattamente i contorni. Si ispiro' anche alla vegetazione tropicale dell'Orto botanico di Parigi e alle illustrazioni di riviste e di libri. Scopri' tra queste pagine le araucarie e le liane giganti apparse in epoche geologiche che danno alle sue foreste una suggestione primordiale.





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1 aprile 2019

APRILE




Kazimir Malevich - Black square   -  1915


Un quadrato nero. Lo dipinse nel 1915 l’artista ucraino Kazimir Malevich, che un anno dopo, partendo da quest’opera, avrebbe elaborato la teoria del suprematismo. "Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte, l’espressione senza rappresentazione. Le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse", scrive Malevich. Come a dire che l’arte pura è staccata da ogni funzione, la pittura non deve più ritrarre il volto del potente di turno, l’immagine di un Dio, un soggetto storico, mitologico, religioso, una natura morta o un paesaggio, ma solo la pura forma geometrica. Il Quadrato nero, per molti "il punto zero della pittura", procurò a Malevich un mare di guai. Accusato di formalismo venne imprigionato da Stalin. I suoi dipinti, chiusi per sessant’anni nei depositi sovietici, sono riapparsi solo dopo la caduta del regime.
Il colore nero sara' presente in quasi tutti i suoi dipinti.














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