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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


1 febbraio 2021

FEBBRAIO


Helen Frankenthaler   -   Santorini  -  1966


 Frankenthaler è da tempo riconosciuta come una delle più grandi artiste americane del Ventesimo secolo. Figura di punta della seconda generazione di pittori astratti americani del Dopoguerra, è famosa per il suo ruolo fondamentale nella transizione dall’Espressionismo Astratto al movimento Color Field, tradotto: pittura a campi di colore. Ho scelto Santorini ma vorrei citare alcuni dei miei preferiti: Midnight shore, The Human Edge, Sesame, Driving East, Rapunzel.

Di Helen Frankenthaler è possibile ammirare alcune opere al Whitney Museum of American Art di New York e in alcuni altri musei americani.


https://www.frankenthalerfoundation.org/artworks/sphinx/details/all




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1 gennaio 2021

GENNAIO



Zao Wou Ki     “ 15 - 11 - 2001 “  


"L'arte è una condizione, una condizione eraclitea di continuo mutamento" (Marcel Duchamp)


Arte contemporanea. L’argomento del nuovo calendario. Prendo spunto dal commento di Garbo. 

Sono molti ad individuare gli anni del dopoguerra come il momento in cui nasce l’arte contemporanea spesso confusa con l’arte moderna. Quest’ ultima nasce all’inizio del 900 ed è ormai lontana da noi. La seconda invece è vicina ai nostri giorni tanto che la sua produzione è in atto e in continua trasformazione. Per capire meglio la differenza con l’arte moderna si può sottolineare la tendenza dell’arte contemporanea a coinvolgere innovativi strumenti d’espressione, come la fotografia, la musica e l’arte digitale. 

I movimenti che si sono susseguiti sono moltissimi e i più disparati e per la maggior parte non rientrano nelle mie preferenze. Installazione, neo pop, performance art, fluxus, iperrealismo, graffitismo, massimalismo..

Con qualche eccezione. 



 Zao Wou Ki, cinese naturalizzato francese, è stato uno dei maestri dell’ astrazione lirica, corrente di cui faceva parte anche de Staël che abbiamo visto nel post precedente. Nelle sue opere fondeva modernismo francese, spiritualità orientale con accenni di tecniche ad inchiostro della tradizione cinese.

Mancato alcuni anni fa all’età di 93 anni, stazionava nella classifica dei top artists con 69 milioni di dollari. 

La particolarità dell’arte contemporanea è che si trova di rado nei musei ma quasi esclusivamente presso gallerie d’arte, aste e privati.






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1 dicembre 2020

DICEMBRE







 "so che la mia vita sarà un viaggio continuo su un incerto mare, è una ragione per costruirmi un solido battello"


Amo i colori puri di Nicolas de Stael. Amo le sue opere. Eccone una selezione con due diversi commenti musicali. A scelta. Chi era lo potete leggere qui.
Buon tutto a tutti








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1 novembre 2020

NOVEMBRE


Edward Hopper  -  Autoritratto  -  1925

Sebbene Edward Hopper abbia disegnato e dipinto numerosi autoritratti nei suoi primi anni come artista, questo è uno dei pochi che ha completato durante la fase matura della sua carriera. Intorno al 1918, Hopper realizzò un'incisione in cui ritraeva se stesso con indosso un cappello. In Autoritratto, conserva la posa di questa immagine precedente, mentre il suo aspetto maturo e premuroso suggerisce gli effetti del passare del tempo. Vestito in giacca e cravatta, Hopper non dà indicazioni sulla sua professione; infatti, appare come l'antitesi dello stereotipo dell'artista bohémien. Anche se lo spazio interno che Hopper occupa è anonimo, il suo cappello suggerisce un momento di transizione: che sta andando da qualche altra parte. Come tante delle persone che ha ritratto sui treni, negli hotel e nelle sale d'attesa, Hopper viene catturato in un momento contemplativo, impegnato in una scena che accenna a possibilità narrative ma rimane misteriosa.


 





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1 ottobre 2020

OTTOBRE

                                                         Gustave Caillebotte  - Autoritratto  -  1892

Se pensiamo agli impressionisti, pensiamo a Monet, Manet, Renoir, Degas, qualche volta Sisley o Pissarro. Ma accanto ai nomi principali, ci furono anche artisti che non sono finiti nell’immaginario collettivo e non perche' fossero figure meno suggestive dei loro colleghi più famosi. Uno di questi artisti solitamente dimenticati dal grande pubblico è Gustave Caillebotte. 

Eppure Caillebotte è stato uno degli impressionisti più moderni e innovativi, decisamente avanti rispetto ai tempi. Pochi altri, come Caillebotte, negli anni Settanta dell’Ottocento compresero l’importanza dell’aiuto che l’appena nata fotografia poteva apportare alla pittura. Ne risulta, dunque, che i dipinti di Caillebotte ci appaiono come vere istantanee della vita parigina di fine Ottocento.

Il suo talento era noto ai contemporanei come pero' la sua fama di garçon riche (“ragazzo ricco”) che faceva sì che molti lo considerassero poco più che un dilettante che poteva permettersi di oziare dipingendo. E proprio grazie alle sue ricchezze, Caillebotte si diede parecchio da fare per il gruppo dei pittori impressionisti, di cui egli fu parte integrante. Diventò insomma non soltanto uno dei maggiori pittori del gruppo, ma ne fu anche uno dei principali mecenati. Dopo la sua scomparsa prematura, i suoi esecutori testamentari fecero rispettare le sue volonta. Aveva infatti scritto nel suo testamento, già redatto nel 1876: “Io dono allo Stato i dipinti che possiedo; tuttavia, siccome voglio che questo dono sia accettato nella misura in cui le opere non finiscano in una soffitta o in un museo di provincia, ma finiscano prima al Luxembourg e poi al Louvre, è necessario che trascorra un po’ di tempo prima che questa clausola venga eseguita, e cioè fino al momento in cui il pubblico non dico che capirà queste opere, ma almeno le accetterà”. Caillebotte aveva previsto bene.


                                               




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1 settembre 2020

SETTEMRE

Pin su Autoritratto

                                                                Gustave Courbet  -  Autoritratto con pipa  -  1846



«Ho cinquant’anni ed ho sempre vissuto libero; lasciatemi finire libero la mia vita; quando sarò morto voglio che questo si dica di me:Non ha fatto parte di alcuna scuola, di alcuna chiesa, di alcuna istituzione, di alcuna accademia e men che meno di alcun sistema: l’unica cosa a cui è appartenuto è stata la libertà.»


Lascio che si presenti cosi Gustave Courbet, con le parole definite il suo testamento spirituale. Ho scelto questo autoritratto al posto del celeberrimo "Uomo disperato" perche' raffigura perfettamente l'espressione serena dell'uomo libero. 

Alla ricerca del vero sé, durante la giovinezza ama ritrarre se stesso con la stessa impetuosità che caratterizzerà tutta la sua produzione; ha solo venticinque anni e dei numerosi dipinti da lui realizzati solo tre vengono considerati idonei all’esposizione al Salon. Anche questo viene respinto. Ma l’artista non si arrende e continua a dipingere con quello stile singolare che segnerà la storia dell’arte. Fino ad arrivare all'opera più famosa nella rivisitazione del nudo: "L’origine del mondo” (1866). Si tratta di un dipinto unico nel suo genere in cui non si vede il viso della donna ritratta, ma semplicemente il suo sesso.

Il quadro, considerato uno dei massimi capolavori del realismo francese, ancora oggi tale desta scandalo; qualche anno fa, alcune copie di un libro che ponevano in copertina l’immagine di tale dipinto sono state sequestrate dalla polizia portoghese perché ritenute “pornografiche”. Forse colui che ne aveva ordinato il sequestro non aveva ben chiaro il significato di pornografia.

Molte sono le ipotesi, tutte contrastanti tra loro, sull’identità della modella ritratta.

Ancora oggi non è stato possibile identificare il volto della donna di quel dipinto “scandaloso”.

Alla caduta del Secondo Impero, nei primi anni ’70, Courbet viene nominato presidente della Federazione degli Artisti, nata con lo scopo di diffondere l’arte e affrancarla dalla censura. Nello stesso anno gli viene offerta la Legion d’Onore da un ministro dell’imperatore, ma il pittore rinuncia alla carica pronunciando le seguenti parole: «L’onore non sta in un titolo, né in una decorazione, ma negli atti e nei movimenti delle azioni».




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1 agosto 2020

AGOSTO

    
                                                                  Giovanni Boldini  -  Autoritratto   -    1911


Ed ecco Giovanni Boldini, coprotagonista del calendario di luglio. In questo autoritratto del 1911, ora conservato al Museo Boldini di Ferrara, la pennellata veritiera e spietata registra le linee del tempo e i segni di una salute cagionevole, la figura sembra effigiata nel preciso atto di ruotare il busto e il capo in direzione di chi guarda, pronto  a fissare gli occhi come sempre indagatori alla scoperta dell'altro.
Di bassa statura, alto solo 1,54, stempiato, dunque non esattamente un adone, nella  vita come nell’arte fu però circondato da donne meravigliose. Le "divine", termine pare da lui inventato, facevano la fila per farsi ritrarre. Tante bellezze gli giravano intorno, così che il grande Degas, un giorno esclamò con malizia: «Ecco il rospo attratto dalle fragole». 
Ma Boldini non e' solo un grande ritrattista. I suoi paesaggi e scorci di citta' sono un ottimo sguardo d'epoca. Appassionato melomane, affascinato dai teatri con sagace capacità d'osservazione ha lasciato una documentazione formidabile sul mondo della musica e soprattutto dei suoi protagonisti: nel 1887 il pittore aveva assistito alla prima dell'Otello, ma soltanto nel 1893, in occasione della rappresentazione del Falstaff, donò a Verdi il famoso ritratto che gli aveva dedicato. La fisionomia del musicista ci è così consegnata in tutta vivezza anche per quel dettaglio del suo sguardo azzurro che nessuna foto del tempo potrebbe comprovare.

La sua vita come la sua opera sono troppo ricche per racchiuderle nello spazio di un post. Ecco un ottimo ed esaustivo riassunto:





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1 luglio 2020

LUGLIO


Giovanni Boldini  -  John Singer Sargent   -   1890


Un grande ritrattista che ritrae un altrettanto grande. Pare che i due si conobbero nell'estate del 1880 a Venezia. Sargent aveva 24 anni Boldini 38. 
Nei primi anni del Novecento Sargent partecipo' alle prime edizioni della biennale di Venezia e in?uenzò alcuni dei maggiori ritrattisti italiani a lui contemporanei tra i quali proprio Boldini.
John Singer Sargent amava definirsi “un americano nato in Italia, educato in Francia, che parla inglese, sembra tedesco e che dipinge come uno spagnolo”.
Dotato di  una personalita' cosmopolita e poliedrica, con la valigia sempre pronta, viaggiò tra Parigi, Napoli, Spagna, Marocco e Tunisia per poi ritornare a Parigi ed entrare all’Ecole des Beaux-Arts.
La sua pittura non può essere facilmente incasellata all’interno di una scuola o di un movimento. Nelle sue opere si avverte l’eco dell’Impressionismo, ma anche di pittori come Velázquez, Tiziano e El Greco.
I suoi ritratti hanno una forte introspezione psicologica e una resa naturalistica delle fisionomie e dei dettagli. Le donne che ritraeva amano mettersi in posa, guardare dritto negli occhi l’osservatore. Conturbanti e misteriose, indossano abiti ricchi e preziosi e, attraverso le pennellate del pittore, è facile avvertire il fruscio delle stoffe che avvolgono i loro corpi profumati. E qui il confronto con Boldini e' lampante.
Quando nel 1907 Lady Radnor gli propose di eseguire il ritratto di una delle sue figlie, John Singer Sargent le rispose che avrebbe potuto chiedergli di dipingere qualsiasi cosa, «il suo cancello, i suoi steccati, i suoi fienili – cosa che farei davvero volentieri – ma non più il volto umano»,  ormai i ritratti gli facevano orrore e non voleva più sapere di farne, soprattutto a persone dell’alta società. In queste parole si percepisce tutta la stanchezza di Sargent che, a poco più di cinquant’anni è ormai al culmine del successo, ma sente che qualcosa si è incrinato nel suo meccanismo di artista perfettamente consolidato. Si dedichera' comunque a ritrarre amici e conoscenti con brevi tratti di carboncino. Disegni che hanno dato vita ad una mostra molto apprezzata. Uno dei migliori pare sia quello al caro amico scrittore Henry James.




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1 giugno 2020

GIUGNO




Frédéric Bazille, Ritratto di Pierre-Auguste Renoir (1867)



 “Sono come un sughero gettato in acqua che si lascia trasportare dalla corrente. Mi consegno alla pittura senza chiedermi che cosa sia”.


La scelta e' caduta su questo ritratto dalla posa insolita. E' un giovane Renoir, ventiseienne. Qualche critico l'ha definito sfacciato. Io lo trovo  semplicemente se stesso nel suo donarsi a chi guarda. 

Pierre Auguste Renoir è uno degli artisti più noti e amati di tutto il Novecento e probabilmente di tutta la storia della pittura. La ragione di questa popolarità risiede principalmente in due fatti: il suo ruolo di grande protagonista dell’Impressionismo e la piacevolezza accattivante dei suoi quadri.

A dispetto della grave forma di artrite reumatoide che lo colpisce verso i cinquant'anni, della sofferenza e della progressiva infermità, Renoir ritrova nell’arte la vivacità dello spirito creativo, avidamente desideroso di sperimentare, e continua a lavorare nonostante l’inaudita difficoltà fisica, continua a dipingere un mondo senza tristezza, concedendosi ancora in mille occasioni a un infantile stupore.

L’aggravamento della malattia lo portò ad escogitare il ricorso a strumenti di propria invenzione che potessero in qualche modo sostituire il normale cavalletto: l’artista negli ultimi tempi utilizzò un cavalletto realizzato appositamente per lui secondo il principio del telaio tessile, con la tela montata su una serie di cilindri. La tela veniva fissata a stecche di legno, che potevano ruotare attorno a due perni collegati dalla catena della sua vecchia bicicletta e manovrati da una manovella per muovere la tela su e giù. Il dipinto arrotolato gli permise di continuare a dipingere opere di grandi dimensioni come  Le grandi bagnanti  una delle opere realizzate con questo sistema.

Questa testimonianza di straordinaria generosità intellettuale ed umana di Renoir può essere per noi tutti esempio di come dall’amore per la vita, di cui l’arte è una delle espressioni più alte, possa scaturire il coraggio per combattere una lunga sofferenza.




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1 maggio 2020

MAGGIO


Paul Cezanne  -  Autoritratto  -  1875



Paul Cezanne nell'arco della vita dipinse circa 200 ritratti di cui un quarto sono autoritratti; il primo autoritratto di giovane ventenne e l'ultimo pochi anni prima della morte nel 1906. Se gli impressionisti volevano cogliere la luce sfuggente, Cézanne punta a rappresentare la realtà delle forme e la solidità eterna delle cose. Dipingo corpi, non anime, disse l'artista, ammettendo però che “se i corpi sono ben dipinti, l'anima ci brilla dentro”.
Non aveva alcun interesse per l'introspezione psicologica, non voleva scavare nel cuore della persona ritratta o inviare messaggi sul suo stato d'animo.
Per lui i ritratti sono come i paesaggi o le nature morte: sono dipinti, e l'unica cosa che importa è la pittura e come riesce a rappresentare la realtà. Quello che contano sono le pennellate, e come in successione e sovrapposizione creano una struttura che diventa l'immagine. 
In questo autoritratto giovanile, Cézanne, trentaseienne, si ritrae con lo sguardo severo, penetrante, risoluto. Un ritratto spietato e senza compiacimenti, metafora del rigore e del fervore ma anche dell'insoddisfazione con cui si dedicava alla ricerca pittorica. A quegli anni risalgono queste parole indirizzate alla madre: «Devo sempre lavorare, non certo per giungere al 'finito', che suscita l'ammirazione degli imbecilli. Porto a termine soltanto per il piacere di far cose più vere e più sapienti.»
E dei primi anni del Novecento è questo brano di lettera a Vollard, amico e primo grande collezionista delle sue opere: 
Ho conseguito qualche progresso. Perché così tardi e così faticosamente? Sarà l'arte effettivamente un sacerdozio che pretende dei puri che gli appartengano interamente? 
Per Cézanne l'arte fu davvero una religione, ai cui misteri offerse da 'sacerdote' una devozione tormentata e assoluta. 




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1 aprile 2020

APRILE


Edvard Munch  -  Autoritratto  - 1895




Non dipingo quello che vedo ma quello che ho visto.

All'eta' di 31 anni Munch dipinse questo  Autoritratto con sigaretta  mentre si trovava a Berlino.  Come sempre nei suoi ritratti conferisce il massimo risalto al volto e alla mano che definiscono la psicologia del personaggio; il resto dell'immagine e' immersa in una luce irreale e spettrale. Egli fissa lo spettatore con l'intensita' di un mago e lo invita a condividere i suoi pensieri.
Nella sua arte, ormai, la situazione personale, ha assunto un carattere universale, la propria devastazione interiore, lo strazio della propria anima, diviene simbolo del dolore del mondo. Raccontando se stesso, infatti, denudando il suo inconscio, cercandone le venature più nascoste, esplorandone la linfa vitale è giunto a raccontare il disagio esistenziale dell’uomo, è Munch stesso a rivelarcelo: “Come Leonardo studiava i recessi del corpo umano sezionando i cadaveri, io ho cercato di capire ciò che è universale nell’anima attraverso un’indagine minuziosa di me stesso”. 
I suoi dipinti diventano il suo diario, rivelazioni, disagi, tormenti. Fortemente dotato d’introspezione psicologica, tramuta la sofferenza in pittura, ne dipinge quel senso soffocante e informe che s’insinua tra corpo e mente, procurando spaesamento e accentuando la vertigine del vivere. La sua anima e' tormentata dalla paura, dalla malattia, dalla solitudine, dalla malinconia, dalla dipendenza dall'alcool. 
E' interressante scorrere i tantissimi autoritratti che lo accompagnano nella vita, molti eseguiti dopo una malattia, o quello bellissimo del 1909 che lo ritrae nella clinica del dottor Jacobson dopo un tracollo nervoso. 
A questo indirizzo e' possibile leggere i suoi scritti, ai piu' sconosciuti, di grande valore poetico e autobiografico.


https://www.emunch.no/english.xhtml




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1 marzo 2020

MARZO


Edgar Degas -  Autoritratto  -  1863




In questo autoritratto Degas ha 29 anni. Non e' il mio preferito ma lo presenta bene. Un giovane proveniente da una ricca famiglia che perse la particella nobiliare del nome per aver preso la strada dell'arte (il cognome era De Gas) e che pochi anni dopo sarebbe divenuto povero per salvare i fratelli dalla bancarotta. Per questo motivo assunse un carattere aspro e modi bruschi che fino in tarda eta' ne fece il terrore delle dame che lo invitavano a cena.

Un impressionista ai margini che sviluppo' uno stile e temi propri.

Non amo le sue ballerine ma ho una stampa de "L' assenzio", il Degas che prediligo.

Renoir lo defini' il piu' grande scultore del suo tempo, non dimentichiamo che fu un innovatore nell'arte della scultura. E non tutti sanno che fu anche un fotografo geniale e un poeta i cui sonetti piacevano a Mallarme', un sagace aforista e un melomane raffinatissimo che grazie al cinquanta per cento di geni italiani ( la nonna era livornese ) si esibiva nelle canzoni napoletane con grande trasporto.


Per chi avesse la fortuna di trovarlo, l'anno scorso e' uscito questo film per il ciclo "La grande arte al cinema"













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1 febbraio 2020

FEBBRAIO

                                                 Paul Gauguin - Autoritratto I miserabili - 1888


Di Paul Gauguin esistono una decina di autoritratti, tra i più famosi "Autoritratto con Aureola", "Autoritratto con Cristo giallo", "Autoritratto con cappello" ma quello che ho scelto ha una storia particolare. Nel settembre del 1888 Van Gogh propose il suo progetto di scambiare opere con i colleghi con cui intratteneva rapporti ami­chevoli, secondo l'esempio degli incisori giapponesi. Chiese quindi a Gauguin e ad Emile Bernard che si ritraessero a vicenda, ma entrambi scelsero di dipingere un autoritratto. Per accontentarlo, comunque, inserirono tutti e due nei loro autoritratti un ritratto schematico dell'altro. Gauguin si dipinse nelle vesti di Jean Valjean, il protagonista di I miserabili di Victor Hugo. Come commento al quadro lascio che sia lo stesso Gauguin a farlo nella lettera che scrisse a Van Gogh nella quale egli para­gonava l'eroe di questo romanzo, emarginato dalla società ma ricco d'amore e forza interiore, agli artisti non compresi come Van Gogh e se stesso.

''Mio caro Vincent, abbiamo esaudito il vostro desiderio, pur se in un altro modo ma che mporta, se poi il risultato è lo stesso? I nostri due ritratti.Sento il bisogno di spiegare quel che ho inteso fare non perché voi non siate in grado di percepirlo da solo, ma perché non credo d'esse­re riuscito nel mio intento. La maschera di brigante malvestito e pos­sente come Jean Valjean, che ha una sua nobiltà e dolcezza interio­re. Il sangue in fregola inonda il volto, e i toni da fuoco di fucina che contornano gli occhi indicano la lava incandescente che accende la nostra anima di pittori... E quel Jean Valjean perseguitato dalla società, messo fuori legge, col suo amore e la sua forza, non è anche l' immagine di un impressionista odierno? Dandogli i miei tratti, voi avete la mia immagine personale come pure il ritratto di tutti noi, povere vit­time della società, che ci vendichiamo facendo del bene. Ah, mio caro Vincent, avreste di che divertirvi a vedere tutti i pittori di qui impregnati della loro mediocrità come tanti cetrioli sott'aceto! ...




fonte: Quaderni COMUnicazione





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1 gennaio 2020

GENNAIO


                                                                         Carolus Duran - Portrait of Edouard Manet - 1880



Sono stati veramente tanti i dipinti  che si sono succeduti su queste pagine dando vita ai calendari. Per la prima volta ho pensato agli autori cosi' famosi ma nella maggior parte dei casi sconosciuti nelle sembianze ai nostri occhi.

L' autoritratto o il ritratto d’artista ha sempre un grande fascino: non rappresenta solo le fattezze del suo autore ma è uno specchio dello stile, delle emozioni e del carattere. In molti si sono cimentati nelle loro raffigurazioni, lasciandoci capolavori con tracce della loro essenza impresse sulla tela.

"Un ritratto di Edouard Manet é il duplicato morale e fisico della persona", scrisse il critico d'arte Charles Flor. L'artista francese, grande profeta del realismo, si impegnó a dipingere solo quello che vedeva. La realtá nel senso piú vasto del termine: non solo l'aspetto della persona ma anche la sua vita, il suo ruolo sociale, la sua personalitá, gli abiti, gli oggetti, i libri, i quadri, le mille cose che creano e definiscono il suo ambiente. Anche per questo ho scelto lui per aprire il nuovo anno.

Di Edouard Manet esistono due autoritratti, un ritratto eseguito dal pittore Fantin Latour e quello che ho scelto. L'espressione serena e sincera,  la luce gioiosa nello sguardo, la posa rilassata me lo fanno apprezzare e avvicinare piu' di ogni altro.



Una curiosita'.

Un autoritratto con tavolozza è stato battuto all'asta per 22.4 milioni di sterline. Si tratta della cifra più alta mai pagata per un'opera del maestro francese. L'opera, eseguita nel 1878, è una delle due pitture "allo specchio" esistenti al mondo. L'altra, a figura intera, si trova al Bridgestone Museum of Art di Tokyo.




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1 dicembre 2019

DICEMBRE


                          James Abbott McNeill Whistler   -  Sinfonia in bianco, ritratto n. 1”  -  1862




"....una donna abbigliata in un'elegante veste di cambrì, eretta davanti a una finestra e a una tenda di mussola che, con le sue trasparenze bianche, filtra agevolmente la luce. La figura, tuttavia, è investita da una potente luce proveniente da destra e pertanto l'opera, fatta eccezione per la sua capigliatura infuocata di rosso, si risolve in un impasto cromatico bianco brillante."

Questa e' la descrizione che lo stesso Whistler fa del suo dipinto. Si tratta di un primo e raffinato studio del rapporto tra i toni, bianco su bianco, che giustifica il titolo di Sinfonia in bianco n. 1.  All'epoca non ebbe successo. Venne respinto dalle gallerie di Londra e Parigi. L' uso delle corrispondenzetra pittura e musica tanto care all' amico Baudelaire non fu capito e ricevette aspre critiche. Joanna Hiffernan e' la modella del dipinto e lo sara' anche del Sinfonia in bianco, ritratto n. 2  e n. 3, nonche la sua amante per diversi anni.  Come sara' anche la modella di Courbet.

Tecnicamente il bianco è un colore con elevata luminosità, ma senza tinta. Più precisamente contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico ed è chiamato anche colore acromatico. È l'opposto del nero, che rappresenta l'assenza di colori. 

La tonalità Bianco di Zinco è anche chiamato bianco di neve o lana chimica: è un pigmento di origine sintetica ottenuto dalla combustione ad alta temperature dei vapori di zinco. Il Bianco di Titanio è stato inventato dal dott. Auguste Rossi ed i primi brevetti risalgono al 1898.


Ma si fa presto a dire bianco… Chiamiamo bianco, con estrema leggerezza, tutto ciò che appare come il punto più chiaro del campo visivo. Ma raramente due bianchi coincidono...






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