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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


1 luglio 2019

LUGLIO


                                                                           Yves Klein  -   Hiroshima    -    1961



In appena trentaquattro anni, tanto è durata la sua vita, e in soli sette anni di attività artistica, ha lasciato in eredità al mondo dell’arte oltre mille opere. Pur sperimentando la scultura, la pittura, la scrittura e pur essendo un grande appassionato di judo, il suo nome rimane legato a un colore: il blu.

“Essenziale, potenziale, spaziale, incommensurabile, vitale, statico, dinamico, assoluto, pneumatico, puro, prestigioso, meraviglioso, esasperante, instabile, esatto, sensibile, immateriale”. Così si espresse Yves Klein dopo aver creato il suo colore: International Klein Blue o meglio conosciuto come il blu Klein e siglato I. K. B.

“Sono giunto a dipingere il monocromo perché sempre di più davanti a un quadro, non importa se figurativo o non figurativo, provavo la sensazione che le linee e tutte le loro conseguenze, contorno, forme, prospettiva, componevano con molta precisione le sbarre della finestra di una prigione.”

Klein decide quindi di limitarsi a lavorare con un unico colore che di conseguenza avrebbe dovuto essere straordinario, intenso, evocativo. Sceglie il blu, o meglio, una particolarissima sfumatura di blu oltremare, che l'artista definisce "l'espressione più perfetta di blu. Il blu: la verità, la saggezza, la pace, la contemplazione, l’unificazione di cielo e mare, il colore dello spazio infinito, che essendo vasto, può contenere tutto. Il blu è l’invisibile che diventa visibile. Non ha dimensioni. E’ oltre le dimensioni di cui sono partecipi gli altri colori”.

E' impensabile poter riassumere in poche righe la vita, le idee e le opere, alcune antesignane come le Anthropométries, di questo artista. 

Per approfondire consiglio T. Gilabert, Blu K. Storia di un artista e del suo colore, Skira editore.




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1 giugno 2019

GIUGNO

                                     

Frederic Leighton  -  Flaming June  -  1895



Frederic Leighton, il più eccentrico dei preraffaelliti, che avvampò di arancione gran parte delle sue tele, dipinse Flaming June tra il 1894 e il 1895. Il ritratto passò di mano in mano fino al 1963, quando apparve nella vetrina di una galleria londinese in vendita per circa mille sterline. Il collezionista Luiss Ferré  lo vide e restò fulminato. Fu quell’arancione a conquistarlo. Ferré ne tradusse il titolo in Sol ardiente de junio e lo elesse a simbolo della sua intera collezione nel Museo de Arte de Ponce a Porto Rico dove si trova tutt'ora. 

La giovane donna che sembra immersa in un sonno profondo, lontana da questo mondo e priva di qualsiasi difesa è Dorothy Dane, forse amante del ricco Lord, ma su questo non ci sono testimonianze concrete. In ogni caso la sua bellezza conquistò il mondo tanto da permetterle, in seguito, di diventare un'attrice famosa, supportata all'inizio della carriera proprio da Leighton.

Dall’antichità alla fine del XIX secolo, un minerale vulcanico trovato nelle fumarole sulfuree era la principale fonte per la produzione di pigmento arancione.

L’orpimento (solfuro di arsenico) è un minerale altamente tossico, come è noto, è ricco di arsenico e “matura” in una varia tonalità di colori che vanno da un giallo miele ad un arancio intenso quando viene posto sul fuoco.

Convinti che potesse essere un ingrediente chiave nella creazione della pietra filosofale, per secoli gli alchimisti si esposero senza riserve al contatto con questa sostanza tossica.

E così anche gli artisti per i quali entrare nel mistero nascosto dell’arancione era flirtare, allo stesso tempo, con la morte e l’immortalità.





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1 maggio 2019

MAGGIO


Henri Rousseau (Le Douanier) - Paesaggio esotico - 1910




Per le sue oniriche foreste tropicali, Rousseau Il Doganiere uso' cinquanta gradazioni di verde diverse. All'inizio dipinse alberi spogli, come nella Sera di Carnevale, poi si immerse nelle giungle, che si  collegano alla passione per l'esotico esplosa tra gli artisti francesi dell'Ottocento. Delineava a matita la vegetazione e stendeva i verdi uno per volta. Raccoglieva le foglie nei boschi e nei giardini, le posava una per una sulla tela copiandone esattamente i contorni. Si ispiro' anche alla vegetazione tropicale dell'Orto botanico di Parigi e alle illustrazioni di riviste e di libri. Scopri' tra queste pagine le araucarie e le liane giganti apparse in epoche geologiche che danno alle sue foreste una suggestione primordiale.





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1 aprile 2019

APRILE




Kazimir Malevich - Black square   -  1915


Un quadrato nero. Lo dipinse nel 1915 l’artista ucraino Kazimir Malevich, che un anno dopo, partendo da quest’opera, avrebbe elaborato la teoria del suprematismo. "Per suprematismo intendo la supremazia della sensibilità pura nell’arte, l’espressione senza rappresentazione. Le apparenze esteriori della natura non offrono alcun interesse", scrive Malevich. Come a dire che l’arte pura è staccata da ogni funzione, la pittura non deve più ritrarre il volto del potente di turno, l’immagine di un Dio, un soggetto storico, mitologico, religioso, una natura morta o un paesaggio, ma solo la pura forma geometrica. Il Quadrato nero, per molti "il punto zero della pittura", procurò a Malevich un mare di guai. Accusato di formalismo venne imprigionato da Stalin. I suoi dipinti, chiusi per sessant’anni nei depositi sovietici, sono riapparsi solo dopo la caduta del regime.
Il colore nero sara' presente in quasi tutti i suoi dipinti.














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1 marzo 2019

MARZO


John Singer Sargent  -  Mrs. Hugh Hummersley  -  1892



Fu il suo amico Henry James a introdurre il trentenne John Singer Sargent nei circoli londinesi. E fu a Londra che il pittore affinò l’introspezione psicologica dei suoi ritratti, nei quali sfila una galleria di personaggi famosi, cantanti, attori, pittori, aristocratici e facoltosi borghesi. La giovane signora raffigurata in Mrs. Hugh Hammersley era nipote di generali importanti, moglie di un banchiere. Ma il vero protagonista del quadro è il velluto cangiante del vestito, quel colore con sfumature viola che era nato nello stesso anno di Sargent, il 1856, creato per caso dal chimico diciottenne William Henry Perkin mentre cercava di sintetizzare un vaccino antimalarico. Due anni dopo il primo colorante industriale della storia, battezzato mauve da Perkin, sarebbe divenuto di moda, grazie alla regina Vittoria che indossò un abito mauve alle nozze della primogenita.




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1 febbraio 2019

FEBBRAIO


Tiziano Vecellio - Paolo III con i nipoti cardinale Alessandro e Ottavio Farnese - 1546


Il rosso con cui rivestiva i personaggi dei suoi ritratti, una varietà calda, succosa e squillante, alla fine ha preso il suo nome: rosso Tiziano. Una tonalità che assumeva significati diversi in base ai soggetti del quadro. Il rosso della manica e della pantofola nella donna vestita, e quello del mantello della donna nuda, in Amor sacro e profano, rappresentano la passione. Il porpora profuso a piene mani in Paolo III e i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese sottolinea il potere, in modo così convincente che i passanti si inchinavano davanti alla tela, come racconta il Vasari. Il biondo ramato delle belle veneziane raffigurate come dee pagane suggerisce la sensualità.
E Tiziano, con questi rossi, influenzò molti pittori del Rinascimento.




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1 gennaio 2019

GENNAIO

Quando scopri' la passione per i colori Matisse aveva gia' compiuto vent'anni. Costretto a letto per quasi un anno aveva ricevuto dalla madre una scatola di colori per passare il tempo ma in quei colori scopri' "una specie di paradiso". Yves Klein considerava i colori "individui molto evoluti che si integrano con tutto il resto del mondo" mentre van Gogh, ossessionato dal giallo, nell'ultimo periodo della sua vita provo' a mangiarlo direttamente dal tubetto, convinto che assimilando quell'impasto luminoso avrebbe trovato la felicita'.

C'e' un legame particolare tra gli artisti e il colore, per alcuni e' quasi un feticcio..





Gustav Klimt   -  Ritratto di Adele Bloch Bauer          




Fu a Ravenna che Gustav Klimt si converti' all'oro. Visito' nel 1903 i mosaici bizantini e decise di avvolgere le sue modelle in una luminosita' sfolgorante. Accese con intarsi di oro e argento le pergamene dipinte a olio e tempera. Oro vero, in foglia. Oro brunito. Con questa alternanza di opaco - brillante modulo' il rapporto tra le parti piatte e le parti plastiche. E le belle e ricche signore viennesi corsero da lui a farsi ritrarre immmerse in questa luce preziosa. Tutte eleganti, mondane, fragili. Negli anni in cui nasceva la psicoanalisi, Klimt aveva dipinto, sotto la doratura, la potenza della nevrosi.




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1 novembre 2018

NOVEMBRE

           
                                                                                  

             

                                              Oscar Ghiglia  -   Donna  che si pettina  -   1909


«In Italia c’è Ghiglia e basta». Così diceva Modigliani a proposito del panorama artistico italiano di inizio Novecento, individuando nell’amico appena più anziano un riferimento e una sorta di alter ego. Livornese, autodidatta in una stimolante Firenze cosmopolita, solitario, scontroso ma in contatto con i più brillanti intellettuali del tempo, Oscar Ghiglia (1876-1945) guarda alla Francia post-impressionista e ammira Cézanne, van Gogh, Medardo Rosso. Guarda anche al maestro toscano Giovanni Fattori, alla purezza delle sue costruzioni spaziali, all’incastro cristallino dei piani di colore. Il risultato è una pittura intrisa di luce e sempre più nitida, composta, sospesa, tradotta plasticamente in scarti e intarsi cromatici, controtendenza negli anni delle avanguardie ma anticipatrice del «ritorno all’ordine» degli anni Venti.
Al Centro Matteucci di Viareggio per "Ghiglia classico & moderno" fino al 4 novembre in mostra 40 opere, nudi, ritratti, nature morte, paesaggi senza tempo.




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1 ottobre 2018

OTTOBRE

                      

     


Josef Capek  -  Cloud



Josef Capek, pittore e scrittore ceco, nato a Hronov 1887 è stato con il fratello una figura di straordinaria vitalità nel clima delle avanguardie tra anni ’20 e anni ’30. Suo fratello di Karel, scrittore, inventò anche la parola robot derivata dal ceco Robota (lavoro) con cui lo scrittore denominò gli automi che lavorano al posto degli operai nel suo dramma fantascientifico R.U.R. del 1920.
Josef fu un importante animatore della vita culturale ceca dal 1911 fino al 1939, quando fu arrestato dai nazisti. Seguace dell'espressionismo e del cubismo, fondò nel 1911 il “Gruppo degli artisti figurativi”, meravigliose e nette alcune sue opere come Fantomas del 1918. Il suo atteggiamento democratico e di critica aperta della guerra e al nazismo lo trasforma in un bersaglio del regime Rifiutatosi di andare in esilio, arrestato dalla Gestapo a settembre 1939 passa cinque anni e mezzo di sofferenza del carcere Praga-Pankrac, poi nei campi di concentramento di Dachau e Buchenwald. Muore di febbre tifoide pochi giorni prima della Liberazione nel settembre 1938.




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1 settembre 2018

SETTEMBRE


Lotte Laserstein

                                                     Lotte Laserstein    -   Im Gasthaus (In the Restaurant)

“Neue Frau” era il termine che veniva dato alle donne giovani, ribelli e indipendenti, alle “teste calde” che popolarono la Germania tra le due guerre, che si tagliavano i capelli corti e vestivano da uomini. Durò solo un decennio, prima che il calcagno del nazismo schiacciasse le loro teste.
Tra queste, Lotte Laserstein, che in più era ebrea, e che fu costretta a rifugiarsi in Svezia allo scoppio della guerra dove è poi scomparsa in una vita oscura di cui non è rimasta praticamente traccia. Nel 1986 il suo lavoro, che ha il suo corpus tra il 1920 e il 1930 viene riscoperto da uno scrittore che cercava informazioni sul Prof. Erich Wolfsfeld, che era stato anche il maestro di pittura di Lotte. Nessuno conosce questa artista. Nel 1987 venne così organizzata alla Belgrave Gallery di Londra una mostra che fece molto parlare, anche se portò poi alla dispersione delle sue opere.
Lotte, che era nata in Prussia nel 1898 morirà a 95 anni a Kalmar in Svezia nel 1993. Può essere collegata alla Nuova Oggettività o al Realismo tedesco.

Allo Städel Museum di Francoforte dal 9 settembre ci sarà una mostra a lei dedicata.
Ecco le parole di  Anthony Crichton Stuart:
«Lotte Laserstein è così importante perché il XX secolo come nessun altro periodo prima di esso, ha prodotto un numero straordinario di artiste che, nonostante il loro evidente talento sono state emarginate, e il loro lavoro non è mai stato apprezzato. Nonostante questo hanno arricchito notevolmente la nostra storia culturale, il ruolo di queste artiste -sia nel mondo commerciale che in quello accademico- non è mai stato pienamente riconosciuto. Così, il lavoro di Lotte Laserstein sta ricevendo solo ora l’attenzione che giustamente merita. Grazie a prestiti incredibilmente generosi da Svezia, Belgio, Gran Bretagna, Germania e U.S.A., l’esposizione mostra il lavoro potente di una pittrice».




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1 agosto 2018

AGOSTO



La Casa Rossa - Roberto Melli - 1923.


Un piccolo quadro, in parte dimenticato, di valore estetico assoluto, e totalmente inedito per lo stile italiano. Un quadro che i visitatori frettolosi della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma spesso ignorano, ma che preannuncia la pop art e la pittura metafisica di Hopper che, proprio in quegli anni, aveva iniziato negli Stati Uniti la sua ricerca in felice solitudine. Un quadro del quale non era possibile sino a pochi anni fa ritrovare traccia nel web, e che solo pochi storici dell'arte citano.
Al centro dello spazio una casa rossa su una collina che credevo potesse essere una casa del Lungotevere, a Testaccio, dove Melli abitava, e che ho scoperto poi essere Villa Strohl Fern, vista da via Flaminia Vecchia, all'epoca sede di numerosi studi d'artista ( da Trombadori a Oppo, da Arturo Martino a Guidi), oggi invisibile per la crescita degli alberi.
La "casa" si staglia su un cielo azzurro, uno di quelli che i romani conosco bene, dipinto  in estate, con l'aria un po' stanca del pomeriggio.
La prospettiva è totalmente rispettata, ma lo spazio diventa addirittura metafisico. Tutto è immerso nel silenzio. Non ci sono persone. Non c'è nessun compiacimento paesaggistico. 
Nel 1923, dopo aver attraversato il futurismo con dipinti e sculture di valore fondamentali (la donna con il cappello, una lama nella coscienza), appena due anni dopo la Marcia su Roma, due prima del quadro di Hopper, Melli (1885 -1958) aveva aperto una porta che gli italiani non erano stati in grado di vedere.


fonte: A. Accatino




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1 luglio 2018

LUGLIO

  Risultati immagini per CIURLIONIS

Mikalojus Konstantinas Ciurlionis   -   Sparks    -    1906


«Vorrei scrivere una sinfonia sul mormorio delle onde, con il linguaggio segreto delle foreste millenarie, con il luccichio delle stelle, con le nostre canzoncine e con la mia tristezza infinita». 
Così Mikalojus Konstantinas Ciurlionis pittore e musicista lituano titolare di una biografia da romanzo russo dell' Ottocento scriveva alla fidanzata. Dotato di sapienza enciclopedica alla Florenskj e talento visionario di sorprendente modernità: amato da Stravinsky, riconosciuto da Kandinsky come uno dei profeti dell' astrattismo di confessione spiritualista. A cinque anni il padre organista gli insegna a suonare il pianoforte mentre la mamma gli racconta antiche fiabe popolari, primo impatto con il mondo magico del mito che ossessionerà la sua poetica. Studia filosofia (tedesca, orientale, indiana), storia delle religioni, cosmologia, astrologia, astronomia (un asteroide porta il suo nome), fisica, geologia. E psicologia sperimentale. Destinato a una carriera di musicista e compositore, dopo un viaggio a Praga e Dresda, Monaco Vienna, dove ha scoperto l' arte romantica e simbolista, cambia strada e si dedica alla pittura. Ma pochi lo capiscono. Ipersensibile, soffre di depressione. La lettera di Kandinsky che nel 1909 lo invita a esporre a Monaco lo raggiunge quando è già stato ricoverato nell' ospedale psichiatrico dove morirà a 36 anni. M.K. Ciurlionis, benché da vivo abbia conquistato una certa fama non riesce però a vendere le sue opere. La quasi totalità della sua produzione pittorica, come  i suoi spartiti e i suoi manoscritti sono custoditi al museo nazionale di Kaunas che porta il suo nome e non ha mai lasciato il territorio nazionale. La maggior parte delle opere realizzate dall'artista sono estremamente fragili per la scarsa qualità dei materiali (tempera, acquerello, spesso su carta) da lui utilizzati a causa della precaria situazione economica. La sua pittura è una sofferta odissea nello spazio della metafisica. Sospesa tra terra e cielo, realtà e mito, figurazione e astrazione. Farcita di simboli. Usa i colori in chiave emotiva, non descrittiva. Crea mondi nuovi. Inventa paesaggi fantastici dove svettano architetture immaginarie che ricordano Alberto Savinio. Ritrae marine che sarebbero piaciute a Rotckho. E montagne incantate che hanno la forma sinuosa di un' onda di Hokusai. «Un' arte magica - osservava lo scrittore francese Romain Rolland - di fronte alla quale si prova la stessa sensazione di quando, addormentandoci all' improvviso, ci sembra di volare».

Ho scelto questo perchè mi ricorda le lucciole che in questo mese si vedono in campagna. Imperdibile il ciclo "La creazione del mondo".






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1 giugno 2018

GIUGNO

Risultati immagini per malerba pittore

Gian Emilio Malerba - Maschere - 1922



Non c'è una storia speciale per raccontare di Malerba. Mi piace ricordarlo perchè completamente dimenticato, mai citato con Casorati o Donghi e sebbene fosse tra i fondatori del gruppo Novecento insieme a Sironi, Oppi e Marussig. Insieme aderiscono alla famosa corrente del Realismo Magico che si distingue per le sue atmosfere sospese e sognanti, quasi surreali. Il primo a riconoscere il valore artistico di Gian Emilo Malerba fu Vittorio Emanuele III che volle acquistare il suo dipinto Il cappello nero. Espone alla XIII Biennale di Venezia con diversi dipinti tra cui il celebre Maschere.Gian Emilio Malerba si spegnerà prematuramente a quarantasei anni nella città di Milano nel 1924 lasciando molti suoi dipinti in collezioni private e ben pochi in quelle pubbliche, continuando così a rinfocolare il proprio mito di pittore dimenticato, circonfuso da un’aura di magia e sogno senza fine.     




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1 maggio 2018

MAGGIO


Deiva de Angelis   -   Nudo femminile  -   1912



Deiva de Angelis si vestiva da uomo seguendo la moda androgina europea e si ritraeva con la sigaretta in bocca. Audace ed esuberante, amava la pittura d’avanguardia, ma era capace di forme solide e antiche, di linee pure.
Passata come una meteora nel mondo artistico romano lascia misteri e interrogativi, colmati in parte dalle testimonianze di contemporanei e da qualche studio recente.
Nata forse a Farneto o a Gubbio nel 1885 da una ragazza madre, si chiamava Deiva Terradura. Povera, ma intraprendente, si trasferisce molto giovane a Roma, dove vende violette in piazza di Spagna. In cerca di fortuna, la trova nell’architetto e acquarellista liberty William Walcot che se ne innamora e ne fa la sua modella. Walcot la fa girare in Europa, Londra, Parigi, ne scopre il talento e la trasforma in pittrice.
Tornata a Roma, dà una forte svolta alla sua vita. Lascia Walcot e sposa l’avvocato romano De Angelis, di cui prende il nome. Nel 1913 l’esordio nel mondo artistico romano alla I Esposizione d’arte della Secessione a Palazzo delle Esposizioni. Il suo Studio d’uomo compare accanto a opere di Matisse, Monet, Manet, Renoir. Partecipa ad altre esposizioni della Secessione e inizia una carriera brillante che la porta nel “salotto buono dell’arte nazionale”.
Dipingeva nudi, ritratti, autoritratti, paesaggi, su tela, tavola, cartone, materiali poveri. Purtroppo rimangono pochi dipinti, perché l’artista, ammalatasi di cancro nei primi anni Venti, dovette venderne la maggior parte per curarsi. Per quel male si spegnerà nel 1925 non ancora quarantenne. A Deiva Terradura De Angelis è stata intitolata una via a San Mariano, comune in provincia di Perugia.




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1 aprile 2018

APRILE




Jeanne Mammen The Redhead 1928


Jeanne Mammen viene descritta nella presentazione della sua mostra berlinese come "…una delle figure più ingombranti e più colorate della recente storia dell'arte. Come artista berlinese, ha vissuto due guerre, distruzione, povertà e il ritorno delle rovine in modo molto personale e produttivo. Come solitario e acuto osservatore, Mammen ha sviluppato una personalità potente con un messaggio chiaro: la distanza crea vicinanza. Non ha risparmiato alcun ambiente e nessuna esperienza. Ha ritratto contemporanei glamour, il nuovo tipo di donna sicura di sé, così come la vita notturna frivola o figure ai margini della società ... icone distintive della "Golden Twenties"…" Il suo sguardo si ferma su tutto, soprattutto sulle donne di malaffare, le amiche, le donne sole, povere, con lo sguardo torbido, ridente, scatenato, o disperato.




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