.
Annunci online

  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


31 luglio 2008

THE MIGRANTS

    Non dev’essere facile per un poeta anglofono ammettere che il maggior poeta vivente di lingua inglese non è un inglese o un americano, ma piuttosto un isolano provinciale la cui madre lingua è il patois creolo. Non a caso i critici anglofoni etichettano Walcott per lo più come "un poeta delle Indie Occidentali" o "un poeta nero dei Caraibi". D’altronde lui è ben fiero delle sue origini, come traspare da un suo scanzonato autoritratto in versi: "Io sono solamente un negro rosso che ama il mare, ho avuto una buona istruzione coloniale, in me c’è l’olandese, il negro e l’inglese, o sono nessuno, o sono una nazione". 
Walcott è nato nel 1930 a Castries, nell’ex colonia inglese di Saint Lucia, una delle piccole Antille. La multiculturalità è la caratteristica saliente dell’opera di Walcott nel quale confluisce la poesia classica, da Omero a Dante ai grandi vittoriani come Tennyson e Arnold, dal mito greco all’ardito sperimentalismo e alla tormentata religiosità di Hopkins. Se la sua piccola patria caraibica unimportantly beautiful ("trascurabilmente meravigliosa") come lui la definisce è povera di storia, essa è tuttavia come tutte le isole un immenso balcone affacciato sul mare, un osservatorio privilegiato del mondo e della Storia. Perché il mare o nel caso di Walcott l’oceano, luogo senza confini, è lo specchio del cielo e il crocevia ideale della storia e della cultura. 
Per la sua straordinaria produzione poetica nel 1992 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura.

The Migrants

L'onda della marea dei rifugiati, non un semplice passo di oche
selvatiche, gli occhi di carbone nei vagoni merci, le facce
smunte, e in particolare lo sguardo fisso dei bambini
emaciati, gli enormi fardelli che traversano i ponti, gli assali
che cricchiano con un suono di giunture e di ossa, la macchia scura
che passa le frontiere sulle carte geografiche e ne dissolve le forme,
come succede ai corpi dei morti dentro le fosse di calce, o come
fa il pacciame luccicante che si disfa sotto i piedi in autunno nel fango, mentre il fumo di un cipresso segnala Sachsenhausen...
e quelli che non stanno sopra il treno, che non hanno
muli o cavalli,
quelli che hanno messo la sedia a dondolo e la macchina
per cucire
sul carretto a mano perché da tempo le bestie
hanno lasciato i loro campi al galoppo per tornare alla mitologia
del perdono,
alle campane di pietra sui ciottoli della domenica
e al cono
della guglia del campanile aranciato che buca
le nubi sopra i tigli,
q uelli che appoggiano la mano stanca sulla sponda
del carro
come sul fianco del mulo, le donne con la faccia di selce
e gli zigomi di vetro, con gli occhi velati di ghiaccio
che hanno
il colore degli stagni dove posano le anitre,
e per le quali
c'è un solo cielo e una sola stagione
nel corso di un anno
ed è quando il corvo come un ombrello rotto sbatte le ali,
si sono tutti ridotti alla comune e incredibile lingua
della memoria, e questa gente che non ha una casa e nemmeno
una provincia parla delle fonti limpide e parla delle mele,
e del suono del latte in estate dentro le zangole piene,
e tu da dove vieni, da quale regione, io conosco
quel lago e anche le locande, la birra che si beve,
e quelle sono le montagne dove riponevo la mia fede,
ma adesso sulla carta, che è simile a un mostro, altro non si vede
che una rotta che ci porta verso il Nulla, anche se sul retro
c'è la veduta di un posto che si chiama la Valle del Perdono,
dove il solo governo è quello dell'albero di pomi e le forze
schierate dell'esercito sono gli striscioni di orzo
all'interno di umili tenute, e questa è la visione
che a poco a poco si restringe dentro le pupille
di chi muore e di chi si abbandona in un fosso,
rigido e con la fronte che diventa fredda e grigia come le nuvole
che, quando il sole si leva, si trasformano subito in cenere
sotto i pioppi e sopra le palme, nell'ingannevole aurora
di questo nuovo secolo che è il vostro.

(Poesia inedita)




permalink | inviato da ioJulia il 31/7/2008 alle 11:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


30 luglio 2008

L'INCUBO DEL TEOLOGO

  " L'eminente teologo dr. Taddeus sognò di morire e andare in paradiso. I suoi studi lo avevano preparato, e non ebbe alcuna difficoltà a trovare la strada. Bussò alla porta del paradiso e s'imbatté in uno scrutinio più attento di quanto si fosse aspettato. "Chiedo il permesso di entrare," disse, "perché sono stato un uomo giusto e ho dedicato la mia vita alla gloria di Dio." "Un uomo?" rispose il custode, "che cos'è? E come potrebbe una creatura buffa come te promuovere la gloria di Dio?" Il dr. Taddeus rimase sbalordito. "Non è possibile che non conosciate l'uomo. Dovete per forza sapere che l'uomo è l'opera più sublime del Creatore." "Quanto a ciò," disse il custode, "mi spiace ferire i vostri sentimenti, ma quello che voi dite mi giunge del tutto nuovo. Dubito che chiunque quassù abbia mai sentito parlare di questa cosa che voi chiamate "uomo". Comunque, dato che mi sembrate tanto sbalordito, vi concedo la possibilità di consultare il nostro bibliotecario."
Il bibliotecario, un essere globulare con mille occhi e una bocca, rivolse alcuni dei suoi sguardi verso il dr. Taddeus. "Che cos'è questo?" chiese al custode. "Questo," rispose il custode, "dice di essere un membro di una specie chiamata "uomo", che vive in un posto chiamato "Terra". Ha questa strana teoria secondo la quale il Creatore nutre un particolare interesse per questo posto e per questa specie. Ho pensato che forse ci avresti potuto aiutare a chiarire la faccenda." "Dunque," disse gentilmente il bibliotecario al teologo, "forse mi potrete dire dove si trova questo posto che chiamate Terra." "Oh sì," disse il teologo, "fa parte del Sistema Solare." "E che cos'è il Sistema solare?" chiese il bibliotecario. "Oh," disse il teologo piuttosto sconcertato, "io mi occupavo del Sapere Sacro, e la domanda che mi avete fatto appartiene al sapere profano. Comunque, ne ho imparato abbastanza dai miei amici astronomi per sapere che il Sistema Solare fa parte della Via Lattea." "E che cos'è la Via Lattea?" chiese il bibliotecario. "Oh, la Via Lattea è una delle Galassie, le quali, mi hanno detto, sono qualche centinaia di milioni." "Appunto, appunto," disse il bibliotecario, "non potete certo aspettarvi che me ne ricordi una fra tante. Ma mi ricordo di aver udito la parola "galassia" prima. Infatti, penso che ci sia uno dei nostri sotto-bibliotecari che sia specializzato in galassie. Andiamo a cercarlo per vedere se ci può aiutare."
Dopo non molto tempo, il sotto-bibliotecario galattico fece la sua comparsa. Aveva la forma di dodecaedro. Era evidente che la sua superficie un tempo era stata luminosa, ma la polvere degli scaffali l'aveva resa fine e opaca. Il bibliotecario gli spiegò che il dr. Taddeus, nel tentativo di illustrare le sue origini, aveva menzionato le galassie, e si sperava che si potesse ricavare qualche informazione dalla sua specifica sezione della biblioteca.
"Bene," disse il sotto-bibliotecario, "suppongo che avendo del tempo sarebbe possibile avere qualche informazione, ma dato che ci sono cento milioni di galassie, e ognuna di esse ha un suo volume, ce ne vuole parecchio per trovarne una precisa. Qual è quella che questa strana molecola desidera che io trovi?" "E' quella della galassia denominata Via Lattea", rispose esitante il dr. Taddeus. "Va bene," disse il sotto-bibliotecario, "se posso la troverò."
Dopo circa tre settimane tornò, spiegando che la straordinaria efficienza dell'archivio della sezione galattica della biblioteca gli aveva permesso di trovare la galassia sotto la collocazione numero QX 321.762. "Ci sono voluti tutti i nostri cinquemila impiegati della sezione galattica per trovarlo. Forse volete parlare con l'impiegato che si occupa specificamente della galassia in questione?" Mandò a cercare l'impiegato, che si presentò sotto forma di ottaedro, con un occhio in ogni faccia, e una bocca soltanto in una di esse.
Era stupito e stranito nel trovarsi in un luogo tanto luminoso, lontano dall'oscuro limbo dei suoi scaffali. Dopo essersi ricomposto, chiese, assai timidamente: "Cosa desiderate sapere sulla mia galassia?" Il dr. Taddeus disse: "Ciò che voglio è sapere qualcosa a proposito del Sistema Solare, un insieme di corpi celesti, che ruotano attorno a una stella chiamata 'Sole'." "Uhm," disse il bibliotecario della Via Lattea, è stato già abbastanza difficile trovare la galassia giusta, ma scovare proprio la stella giusta nella galassia è ancor più difficile. So che ci sono circa trecento miliardi di stelle nella galassia, ma neppure io sono a conoscenza di quello che potrebbe diversificare le une dalle altre. Credo, comunque, che una volta l'Amministrazione abbia ordinato di compilare una lista di tutti i trecento miliardi di stelle, e che deve essere ancora conservata nel sotterraneo. Se pensate che ne valga la pena, potrei incaricare del personale speciale dell'Altro Posto per cercare questa stella particolare."
Si convenne che, dato che la questione era stata sollevata, e che era evidente che la cosa facesse soffrire il dr. Taddeus, quella sarebbe stata la cosa migliore da fare.
Diversi anni dopo, un tetraedro molto stanco e provato si presentò al sotto-bibliotecario galattico. "Finalmente," disse, "ho trovato quella stella per la quale era stata fatta richiesta, ma non riesco proprio a immaginare perché abbia suscitato tanto interesse. E' molto simile a moltissime altre stelle di quella galassia. Possiede temperatura e dimensioni normali, ed è circondata da altri corpi celesti più piccoli chiamati pianeti. Dopo un'accurata indagine, ho scoperto soltanto che alcuni di questi pianeti hanno dei parassiti, e credo che quella cosa che ci ha fatto la richiesta sia uno di loro."
A questo punto il dr. Taddeus scoppiò in un disperato e appassionato lamento: "Perché, oh perché il Creatore ha nascosto a noi abitanti della Terra che non eravamo noi quelli che lo avevano spinto a creare i Cieli? Per tutta la vita mi sono messo al suo servizio, diligentemente, credendo che lui avrebbe notato i miei servigi, e mi avrebbe ricompensato con la Beatitudine Eterna. E ora, pare che Egli non sappia nemmeno che io sono esistito. Mi dite che sono un minuscolo microbo di un piccolissimo corpo celeste che ruota attorno a un membro insignificante di un insieme di trecento miliardi di stelle, e che quella stella non è che una dei milioni che compongono tale insieme. Non posso sopportarlo, e non posso più adorare il mio creatore." "Molto bene," disse il custode, "allora potete andare nell'Altro Posto."
A questo punto il teologo si svegliò ed esclamò: "Il potere che Satana ha sui nostri sogni è tremendo."

Nella raccolta "Fact and Fiction" (Londra - 1961) con il titolo "The Theologian's Nightmare"
Bertrand Russell




permalink | inviato da ioJulia il 30/7/2008 alle 11:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


28 luglio 2008

LETTURE

Ad una conferenza dal titolo "Perché la matematica è una cosa umana" l’oratore, uno dei più grandi matematici del mondo, a un certo punto ha pronunciato una frase "..e poi la matematica è umana perché è difficile.." che ha provocato un fortissimo, spontaneo, prolungato scroscio di applausi. Le parole di quel matematico avevano liberato tutti da un peso, da qualcosa che umilia senza che ce ne rendiamo conto: il peso della facilità.
"Fermati, Max: la tua facilità non semplifica" canta il grande Paolo Conte. Nella giusta tensione a rendere semplice la vita siamo incappati nella facilità e ne siamo rimasti prigionieri.
Una delle domande estive è che libro portare in vacanza. Tutti dicono di portare libri sotto l’ombrellone. E prevale l’aggettivo "distensivo": il libro dev’essere soprattutto distensivo. La filosofia a supporto è: dobbiamo distrarci, liberare la mente. Abbiamo lavorato tutto l’anno, sempre le stesse preoccupazioni, sempre gli stessi pensieri. Adesso è tempo di snebbiarsi un po’.
Si legge per pensare altre cose. La letteratura serve a questo: essa confeziona mondi diversi. Mondi dove le biografie sono diverse  oppure mondi immaginari, pieni di criminali, con leggi un po’ meno fastidiose e poliziotti o detective migliori.
Abbondano i commissari: ce n’è di sportivi, di lavativi, di filosofi, di pragmatici. Una vera costellazione.
In vacanza chi ha faticato tutto l’anno, soprattutto mentalmente, vuole pensieri vasti, colori distesi, grandi tele piatte.
In tutto questo modo di fare c’è qualcosa di umiliante. La forza liberante delle parole di quel matematico sta nella stima per l’uomo che esse presuppongono. Dire che una cosa è umana perché difficile significa avere un grande concetto di quello che siamo e dei traguardi che possiamo raggiungere.
Spesso si cede al fascino del "distensivo-perché-facile" ma altrettanto spesso si rimane delusi. E soprattutto quando il libro che abbiamo scelto è anche molto lungo la sensazione di aver sprecato il tempo è davvero forte.
Tutto questo non pensare ha prodotto un mondo dal quale, una volta sotto l’ombrellone, cerchiamo di liberarci mediante prodotti concepiti dallo stesso mondo che ci ha stressato. Stesso mondo, stessa logica, stessa lunghezza d’onda.
Ecco un'esortazione.
Leggere libri difficili, libri importanti capaci di impegnare a fondo la mente. Libri capaci di far scricchiolare i luoghi comuni e di spalancare l'intelligenza. Libri che affrontano problemi veri, scritti da uomini che non hanno paura della complessità del reale - perché farla facile è un po’ come farla franca.
Le vacanze sono un’occasione impareggiabile per lottare contro la stupidità, per incontrare pensieri e lunghezze d’onda diversi, per fare un passo oltre quella facilità. In questa lotta sta il vero riposo come quando in montagna si affrontano passeggiate impegnative che sono sempre le più gustose.
Il gusto della vita non è autococcolarsi ma uscire da sé, conoscere, imparare. Per questo le vacanze sono (anche) l’occasione per leggere quei libri grandi, importanti e difficili che durante l’anno non riusciamo nemmeno a toccare. Affrontare le cose difficili è un segno di stima verso se stessi.

rilettura di un articolo di L. Doninelli




permalink | inviato da ioJulia il 28/7/2008 alle 12:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


26 luglio 2008

NATURA UMANA

 
  Abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura umana, perché l'unico pericolo reale che esiste è l'uomo in se stesso... Non sappiamo niente dell'uomo, molto poco. La sua psiche dovrebbe essere studiata perché siamo l'origine di tutti i mali che esistono

Carl Gustav Jung (26 luglio 1875 – 6 giugno 1961)




permalink | inviato da ioJulia il 26/7/2008 alle 13:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


24 luglio 2008

SICILIA

 

Sembrano perfezioni

Sembrano perfezioni, ma risplendono
soltanto agli occhi tuoi: valgono niente;
quanti nemici stanno in un amico
e in quanta quiete si nasconde il ladro!
Quanti cavalli di armoniose forme
non arrivano, deboli, alla meta!
Quanti cammelli, in viaggio, nella notte,
li trattiene il difficile cammino!
Così l'affanno trascina l'amante
dove l'ascesi e l'angoscia si legano
sventura all'uomo afflitto da ignoranza,
che gli lodano il corpo e non l'ingegno!
È quasi un'ala, a volare, il denaro
ma già è stroncata, e non rimane un bene
quanti uomini degni in vile veste!
Si lucida una spada, e non la gemma.

 
Uno scambio di commenti sulla terra di Sicilia mi ha ricordato questa poesia di uno dei più grandi poeti arabo-siciliani, Ibn Hamdis, arabo di etnia ma siciliano in quanto nato a Noto. Così legato a questa terra da scrivere: Giuro che mai ho chinato i capo nel sonno, senza che, malgrado la lontananza, mi visiti l'immagine della Valle presso cui sono i miei.."
Ma anche chi non l'ha conosciuta come terra natia ne è rimasto folgorato dalla bellezza e dalla magia. Disse Goethe: "L' Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito: soltanto qui è la chiave di tutto".
Le grandi civiltà e diverse culture che si sono avvicendate sul suo suolo le hanno donato una ricchezza che non riempie le tasche ma il cuore. Un luogo dove la storia, la filosofia, l'arte si rivivono e si imparano nei segni che sono giunti corrosi ma fieri sino a noi.
Ed ecco come la dipinge Guy de Maupassant: "Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura".
Sto aspettando il giorno in cui vedrò tutto ciò che finora ho solo letto e visto attraverso gli occhi di altri e potrò scrivere la mia umile e personale citazione sulla Sicilia.




permalink | inviato da ioJulia il 24/7/2008 alle 20:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


23 luglio 2008

PENSIERI

Ho come l'impressione che un pensiero comune percorra le menti di coloro che hanno la possibilità di far si che le cose siano migliori per tutti in questo mondo..
 





permalink | inviato da ioJulia il 23/7/2008 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


22 luglio 2008

CHOPIN

In sottofondo le note di un brano del concerto di domenica scorsa.. L' "Heroique Polonaise opera 53" di Chopin. Come avevo accennato in un altro post è dal 1959 che ogni domenica da maggio a settembre si tengono questi concerti all'aperto e ogni volta che ci vado  rimango affascinata dall'atmosfera che si crea. Nonostante la moltitudine di persone che affollano il parco non si ode nient'altro che il suono vibrante delle note del pianoforte e l'applauso finale del pubblico.


Lazienki Park - Varsavia - Chopin Memorial Sunday Concerts - 20 luglio 2008  (foto by Julia)




permalink | inviato da ioJulia il 22/7/2008 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


21 luglio 2008

LINGUAGGI

            

Ci sarà una rivoluzione delle lingue su scala globale. È quanto emerge dallo speciale di Science dedicato al linguaggio che dipinge uno scenario di rapidi e forse caotici cambiamenti per la comunicazione scritta e orale. Se negli anni cinquanta circa il 9 per cento della popolazione mondiale parlava inglese come prima lingua, nel 2050 sarà poco più del 5 per cento. Il calo dipende dalla crescita demografica che riguarda soprattutto i paesi meno sviluppati e che sta modificando la classifica delle lingue più parlate nel mondo. L'inglese sorpassato dall'arabo e dall'hindi (e del suo stretto cugino, l'urdu), dovrà abbandonare il secondo posto per accontentarsi della quarta posizione. Il mandarino resterà in testa e diventerà, almeno in Asia, la lingua che "si deve imparare". Delle circa seimila lingue esistenti il 90 per cento è a rischio di estinzione. Ma le vecchie lingue rurali saranno sostituite da nuovi ibridi che prenderanno vita nei grandi centri urbani, crocevia di etnie diverse. L'idea "un paese, una lingua" è superata, in futuro la maggior parte delle persone parlerà più di una lingua.
E a proposito di lingue: "Oggi ho parlato con Adriano” è una frase di senso compiuto ma non in tutte le lingue. In tariana, per esempio, bisogna sempre specificare il modo in cui si è venuti a conoscenza di una cosa, altrimenti si commette un errore grammaticale e si rischia di essere presi per bugiardi. Grazie a dei suffissi, per esempio, la frase corretta suonerebbe: “Ho parlato con Adriano, non visivo”, se la conversazione è avvenuta al telefono. Se la persona a cui viene detta questa frase a sua volta volesse dare l’informazione a qualcun altro, dovrebbe dire: “Ha parlato con Adriano, visivo, riportato”. Il tariana è una lingua dell’Amazzonia e fa parte di un vasto gruppo di idiomi in via d’estinzione. Ogni volta che una lingua si estingue non va persa solo una cultura ma una visione del mondo e un’enorme quantità d’informazioni sulla natura umana.
La ricercatrice Alexandra Aikhenvald parlando della lingua tariana fa osservare questo: “Pensate se nella discussione sulle armi di distruzione di massa le persone avessero dovuto dire come avevano saputo quello che affermavano. Avremmo risparmiato tutti molto fiato”.




permalink | inviato da ioJulia il 21/7/2008 alle 19:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


20 luglio 2008

SUNDAY MORNING

Velvet Underground and Lou reed






permalink | inviato da ioJulia il 20/7/2008 alle 10:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


19 luglio 2008

"MI SENTO COME UN MORTO CHE CAMMINA"

 
  «
 La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

« L'equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest'uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »
                                                     
Paolo Borsellino (Palermo 19 gennaio 1940 - 19 luglio 1992)





permalink | inviato da ioJulia il 19/7/2008 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


17 luglio 2008

ANOBII

   E' l'oasi dei bibliofili, il miraggio di ogni lettore compulsivo. Se è vero che siamo quello che leggiamo, chi non ha mai sognato di frugare nella libreria di qualcuno? Ora si può fare. Si chiama  aNobii  è un ed è una biblioteca gigantesca, da fare impallidire quella di Alessandria d’Egitto. E non può nemmeno bruciare perché non esiste. Un’immensa scaffalatura virtuale in cui condividere volumi con tutto il resto del mondo. aNobii è un social network totalmente dedicato al mondo della lettura. Un'emanazione del modernissimo e postmoderno web 2.0 che si adopera per salvare uno dei supporti di lettura più antichi: il libro. Basta inserire il codice isbn del volume e creare un proprio scaffale personale in cui sistemare tutti i titoli preferiti.
A cosa serve? A un livello base il servizio si presenta come un valido strumento per schedare l’intera biblioteca personale, gestire liste di desideri, tenere traccia dei prestiti e  rivendere o scambiare libri usati. Ma al di là dell’indubbia utilità di un simile sistema di catalogazione il bello di aNobii sta tutto nelle sue  funzionalità sociali. Si può curiosare nelle librerie degli altri membri, creare collezioni tematiche (una delle più grandi è questa degli “imperdibili”), seguire le ultime letture degli amici, prendere parte ai gruppi di discussione più vari e ovviamente recensire, votare, etichettare. Il software infatti incrocia i profili di tutti gli utenti ed evidenzia affinità culturali e passioni comuni. Si possono creare gruppi dedicati a scrittori o movimenti letterari e inserire i libri che si desidera leggere in una lista desideri che tutti potranno vedere e , magari, soddisfare.  Il sito, nato a Hong Kong nell’agosto del 2005 al momento è tradotto in dieci lingue annovera più di 6 milioni di libri catalogati. Sbirciando fra gli scaffali di lettori affini si possono scoprire nuovi libri, condividere opinioni e magari trovare l’anima gemella in qualche angolo del mondo.
Il suo nome non ha a che fare con la divinità egizia. Si tratta dell’anobium punctatum. Nome scientifico del comune tarlo, nei paesi anglosassoni amichevolmente chiamato boockworm, verme dei libri. Insomma un insetto buono per tutti i topi di biblioteca. 


fonte: ilGiornale




permalink | inviato da ioJulia il 17/7/2008 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa


15 luglio 2008

POESIA POLACCA

  Prendo spunto dal tema del post precedente per introdurre il poeta polacco Zbigniew Herbert, uno tra i maggiori del suo Paese. Quella di Herbert non è una poesia autobiografica anche se nella sostanza riflette la sua esperienza personale e soprattutto quella tragica del suo Paese, vittima dell’occupazione nazista prima e sovietica poi. Nato nel 1928 a Lvov (Leopoli, all’epoca parte della Polonia e oggi in Ucraina) Herbert dichiarò di aver sperimentato quattro sistemi politici diversi e di aver cambiato quattro volte cittadinanza senza essersi mai spostato dal proprio Paese.
Durante la Seconda guerra mondiale si arruolò nell’esercito di liberazione nazionale. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti ed essersi laureato in Legge  nel ’50 si trasferì a Varsavia. Vocato alla dissidenza fu nemico dello stalinismo come lo era stato del nazismo. La sua prima raccolta, Corda di luce, fu ostacolata dalla censura che per 15 anni gli proibì di pubblicare. Viaggiò molto in Europa e soggiornò anche in Italia, a Siena, dove scrisse un libro sulla città. Nell’87 lasciò la Polonia per Parigi vietando che i suoi libri fossero stampati in patria, dove tornerà nel ’92, dopo la caduta del comunismo.
Nel caos ideologico del XX secolo Herbert ha avuto un grande senso della storia. Ha scritto versi che non inducono al sorriso ma a smorfie amare: il potere è sanguinario, la violenza è violenza, la tragedia è tragedia. "Ho incontrato il male assoluto solo nell’uomo" ha detto. E "il dovere fondamentale degli intellettuali è quello di dire la verità". Convinto che le élite di un Paese siano responsabili della follia delle nazioni accusava i polacchi di essere malati di megalomania, "il narcisismo dei poveri che sono stati respinti dai potenti del mondo". In sostanza fu un uomo e un artista solo, di assoluta indipendenza morale, abituato a rispondere unicamente alla propria coscienza. È morto a Varsavia il 28 luglio del 1998. Il governo polacco ha proclamato il 2008 l’anno di Zbigniew Herbert. Mi è piaciuta molto questa sua poesia:

A Marco Aurelio

Buonanotte Marco
spegni il lume
e chiudi il libro
Già alto si leva
l’argenteo allarme delle stelle
il cielo parla con lingua
straniera
è il barbaro grido del terrore
che il tuo latino non conosce
è la paura l’eterna oscura
paura
ora batte sulla fragile terra
umana
E vincerà
Odi il rombo
è la marea
Distruggerà i tuoi
libri l’inarrestabile fiumana
e del mondo crolleranno i muri
quanto a noi - tremare
al vento e
di nuovo smuovere ceneri
aria
morder le dita a dir parole
vane
trascinarci dietro ombre
di morti
perciò Marco sospendi la tua
quiete
dammi la mano sopra
le tenebre
lascia che essa tremi quando
il cieco universo picchia sui cinque sensi
ci tradiranno universo
astronomia
computo di stelle saggezza
d’erbe
e la grandezza troppo
immensa
e il pianto mio impotente
o Marco

Da Rapporto dalla città assediata




permalink | inviato da ioJulia il 15/7/2008 alle 14:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


14 luglio 2008

MUSICA IN CITTA'

Mi sono accorta che ho trascurato ultimamente di parlare della città che mi ospita ormai da due anni. Se dovessi dare una definizione personalissima di Varsavia la definirei la città della musica. I polacchi e la loro capitale amano la musica. Mai mi sono trovata ad apprezzare dal vivo tanti generi musicali. 
Sabato sera ho assistito ad un concerto jazz, uno dei tanti che avvolgeranno con le loro note soffuse lo Stare Miasto (la città vecchia) ogni sabato del mese di luglio ed agosto. E' infatti iniziato il "14th International Jazz in the Old Town Festival", il più famoso in Polonia che attrae moltissimi fans da tutta Europa viste anche le celebrità che vi partecipano. Il concerto che con le sue note imperniate di saudade mi ha fatto volare fino in Brasile era un tributo a Antônio Carlos Jobim un grande compositore e musicista brasiliano.
Il
mese scorso ha visto l'apertura il diciottesimo Mozart Festival che offre al pubblico questa settimana il Don Giovanni, il Flauto magico, Così fan tutte e La clemenza di Tito tra le opere più famose. Mentre i giardini del castello Reale aprono all'ottavo Musical Garden Festival con concerti di musica classica, ritratti di "Donne e Musica" di cui uno su Edith Piaf e la grande opera. Ho comprato il biglietto per L’enfant et les sortilèges di Maurice Ravel.
Non posso non considerare l'appuntamento che da più di dieci anni fa accorrere polacchi e turisti sotto la grande statua di Chopin al Lazienki Park  dove da maggio a ottobre si tengono ogni domenica due concerti di musica classica interpretati da musicisti di tutto il mondo. Ovviamente gratis come ho scordato di dire i concerti del festival jazz.
Chiudo questo ex cursus ricordandomi che questa sera c'è il concerto di Lou Reed, un gran nome come lo sono stati negli ultimi due mesi i Police, Carlos Santana, Mark Knopfler, Elvis Costello e molti altri.
E più in generale non c'è giorno che in città non manchi una mostra, un concerto, un pezzo teatrale. E' per questo che i turisti hanno sempre in mano il calendario degli eventi, c'è l'imbarazzo della scelta.


Stare Miasto - Varsavia - 12 luglio 2008




permalink | inviato da ioJulia il 14/7/2008 alle 19:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


12 luglio 2008

TRE PAROLE

La parola omofilia esprime l'idea che ogni simile ama i suoi simili o, per dirla in altri termini, che spesso gli esseri umani si circondano di persone con il loro stesso bagaglio culturale, economico e religioso. La parola non è nuova: è stata coniata da Paul Lazarsfeld e Robert Merton nel 1954 in un saggio intitolato "Friendship as a social process", ma non ha mai preso piede.
Cercandola su Google si ottengono circa 60.000 risultati, più o meno quanto un'altra: esterofilia. Per affrontare le sfide e le opportunità del ventunesimo secolo forse è  fondamentale capire cosa pensano le persone che abitano in altre parti del mondo. Come possiamo superare l'omofilia  e arrivare all'esterofilia l'amore per chi è diverso da noi. La nostra conoscenza di culture diverse è fortemente mediata.Tutto quello che sappiamo sul mondo in genere è quello che ci raccontano i mezzi d'informazione e bisognerebbe interrogarsi sulla loro affidabilità. Sempre più spesso si sente parlare di crisi del giornalismo; uno studio della University of California di San Diego afferma che le notizie internazionali sono diminuite drasticamente dal quindici al due per cento.
Internet sta cambiando le cose: invece di incontrare le persone attraverso il filtro dei mezzi d'informazione, oggi possiamo raggiungerle direttamente grazie a blog, video e foto. Non dobbiamo più aspettare la Cnn per avere notizie sul Bangladesh o sul Brasile, perché probabilmente qualcuno sta già scrivendo online da lì. Ma potremo scoprire queste voci brasiliane, bengalesi o bulgare solo se andremo a cercarle.
Cercando, allargando i nostri orizzonti avremo anche la possibilità di incappare in piacevoli sorprese e qui entra in campo una nuova parola affascinante la cosiddetta serendipità coniata nel 1874 da Horace Walpole, un giornalista e scrittore britannico. Walpole si riferiva alla fiaba persiana "I tre principi di Serendippo" e in particolare ad alcuni personaggi che "un po' per caso, un po' per spirito d'osservazione, scoprivano cose molto interessanti che non stavano affatto cercando". È anche un concetto difficile da definire. Se andiamo in libreria per cercare un libro, trovatolo ci rendiamo conto che in realtà non è molto interessante e poi scopriamo che due libri più in là c'è proprio quello che stavamo cercando... In un istituto di studi americano si prende in esame la questione in termini di broccoli e cioccolata. Tutti sappiamo che dovremmo mangiare i broccoli perché fanno bene alla salute, ma la cioccolata è così buona! La serendipità spezza il paradigma broccoli/cioccolata e ci fa trovare all'improvviso i broccoli mentre cercavamo la cioccolata. Ti fa scoprire per caso un dibattito sull'identità giapponese e la politica asiatica mentre cercavi un articolo sui lottatori di sumo. 
La serendipità è importante perché spinge le persone a interessarsi di notizie che riguardano anche i paesi in via di sviluppo.
Potrebbero essere  tre i modi per far interessare i lettori a paesi ad esempio come la Somalia:
La paura: è un paese senza governo e pieno di musulmani arrabbiati. Se non facciamo attenzione, ignoreremo il prossimo focolaio di terrorismo.
Il senso di colpa: in Somalia la gente sta morendo. Se la situazione dovesse sfuggirci di mano, assisteremmo all'ennesimo genocidio.
Gli affari: ok, la Somalia è nel caos, ma lo sapevate che la Somali Telecom sta facendo una fortuna nel nord del paese? 
Oppure  l'esterofilia.
Ci sono persone veramente affascinate dalla complessità e dalle differenze del mondo. Alcune sono dei "nomadi globali", persone cresciute in un paese ma che hanno radici diverse. Altre vivono, lavorano o amano persone in paesi culturalmente diversi dal loro.
In un mondo globalizzato gli esterofili hanno più strumenti per affrontare la complessità: coltivare l'esterofilia non dovrebbe essere solo una spinta personale, ma una strategia educativa nazionale. Anche l'esterofilia, però, è una cosa complessa: un conto è dire "dovrei davvero interessarmi alla situazione in Somalia", un altro è farlo sul serio.
Joi Ito lo ha definito il "problema dell'interessamento", cioè la difficoltà a interessarsi sul serio alle persone e alle notizie che provengono da altre parti del mondo. La conclusione a cui si arriva non è piacevole: inevitabilmente il nostro interesse farà un'ingiustizia al mondo. Sta a noi decidere se aprirci o meno.
 
Questo brano ha come fonte un articolo di Ethan Zuckerman uscito sul suo blog con il titolo: Homophily, serendipity, xenophilia. Ethan Zuckerman ha fondato Global Voices, un network di blogger da tutto il mondo.




permalink | inviato da ioJulia il 12/7/2008 alle 12:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


11 luglio 2008

UN PREMIO

Ci ho pensato un pò prima di pubblicare questo post... Non amo in genere queste cose ma sono abituata a ricambiare sempre, se mi è possibile, una gentilezza. E' con un leggero imbarazzo che ringrazio  adestra  per avermi conferito questo premio.

                                                   


Brillante weblog è un premio assegnato ai siti ed ai blog che risaltano per la loro brillantezza sia per quanto riguarda i temi, che per il design. Lo scopo è quello di promuovere tutti nella blogosfera mondiale!
1. Al ricevimento del premio, bisogna scrivere un post mostrando il premio e citare il nome di chi ti ha premiato mostrando il link del suo blog;
2. Scegli un minimo di 7 blog che credi siano brillanti nei loro temi o nel loro design. Esibisci il loro nome e il loro link ed avvisali che hanno ottenuto il Premio “Brillante Weblog”.
3. (facoltativo) Esibire la foto o il profilo di chi ti ha premiato e di chi viene premiato nel tuo blog.


Da parte mia sono felice di segnalqre quelli che seguo e mi seguono da più tempo e ribadire che tutti i blog che frequento, con cui sono in contatto e con cui dialogo sono meritevoli di questo premio per motivi uguali e diversi da quelli citati nel regolamento.

POURPARLER

ioTocco

emmedigi.wordpress.com
 
specchioincerto.wordpress.com

lostonato
 

Fort

Efesto




permalink | inviato da ioJulia il 11/7/2008 alle 11:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

sfoglia     giugno   <<  1 | 2  >>   agosto
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom