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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


30 gennaio 2009

VERSO LA LUNA

 A quarant'anni dallo sbarco e in attesa dei trionfali anniversari nuovi conquistatori si stanno attrezzando per riconquistare la luna.
I cinesi hanno annunciato che entro il 2020 batteranno tutti sul tempo e toccherannno il suolo lunare. L'India ha lanciato un nuovo dispotivo per mappare la superficie in vista di altre missioni. Ma anche la Corea sta organizzando un programma così come Giappone e Germania. C'è grande fermento attorno al nostro satellite, l'avamposto del futuro ha qualcosa di speciale. Esposto a radiazioni solari e cosmiche micidiali poichè privo del guscio protettivo dell'atmosfera nasconde la risorsa che potrebbe liberarci dalla schiavitù del petrolio: l'Elio-3. Sotto forma di gas che fluttua nella brezza solare e che impregna la superficie lunare e una forma di elio monco perchè privo di un neutrone. Ed è prezioso perchè funziona nelle reazioni di fusione nucleare in cui i nuclei si fondono insieme senza produrre scorie radiottive come invece accade nella fissione.
L'Istituto Planetario di Geoscienze degli Usa ha calcolato che con venticinque tonnellate di Elio-3 si darebbe energia elettrica a tutta l'unione per un anno.
Sembra fantascienza ma lo sfruttamento delle risorse extraterrestri a detta di chi se ne occupa è del tutto verosimile.
Ipnotica, (fanta)scientifica, luminescente è il serbatoio spaziale non più solo delle nostre immaginazioni.

(fonte: Flair)




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23 gennaio 2009

LA DOMANDA DELL'ANNO

   La Edge Foundation costituita nel 1988 dal gruppo The Reality Club ... "per promuovere l'indagine e la  discussione di problemi intellettuali, filosofici, artistici e letterari, così come lavorare per il conseguimento intellettuale e sociale della società", ha dedicato il sito alla memoria di Heinz R. Pagels (executive Director of "The New York Academy of Sciences", adjunct professor of physics at Rockefeller University and president of "International League for Human Rights"). Lo statunitense John Brockman, autore di numerosi libri tra cui The Third Culture  è il fondatore ed editore di Edge. Aggiornato frequentemente con contenuti di alto profilo scientifico e culturale, il sito connette saperi diversi. Ad esempio, la sezione del World Question Center ospita dal 1998 una originale bacheca elettronica con le risposte ai grandi quesiti posti dalla community dei ricercatori, degli intellettuali, dei premi nobel. 
Quest'anno il quesito è «What will change everything?», che cosa cambierà tutto?
Le risposte consegnate alla Edge Foundation possono sembrare simpatiche divagazioni o al limite un esercizio legittimo del nostro diritto a sognare. 
Per il neuroscienziato Sam Harris rivoluzionerà il mondo "una macchina della verità che funziona". Lo scrittore di fantascienza Gregory Benord: vivremo fino a centocinquant'anni. Il fisico John Barrow è solo apparentemente più prosaico: a cambiare tutto sarà "una batteria davvero buona". Lo psicologo Daniel Golemanritiene che sarà "più trasparenza nel libero mercato" a consentire ai consumatori di essere pienamente edotti sull'impatto dei prodotti che acquistano sull'ambiente. Non saranno le iniziative dei governi, quanto piuttosto innovazioni di mercato, a renderci tutti eco-responsabili. Per Dan Sperber, direttore delle ricerche del Cnrs a Parigi abbiamo una tecnologia migliore che in passato ma "non siamo più saggi".
Che cosa potrebbe cambiare tutto? Una più vasta percezione di una verità dimenticata.




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16 gennaio 2009

GRAFFITI

"Graffiti latini - Scrivere sui muri a Roma antica" un libro appena letto che ho scelto anche pensando ad un amico di blog e no-fog al quale dedico questo post.
La scrittura di strada di Roma antica era una scrittura spontanea graffita, tracciata a carbone o dipinta che fermava sui muri delle strade dei vivi, nei fori, sui colonnati dei cortili pensieri, messaggi, sfoghi. Ora, frantumata, sbiadita, consunta dai secoli un tempo esponeva parole discrete e sfacciate, aggressive, dolci, furenti, oscene.
Pompei detiene il primato di quantità e qualità di graffiti ma se ne trovano anche a Ercolano, Ostia e ovviamente a Roma, sul Palatino, alla Domus Aurea, nel Foro di Cesare e al Paedagogium.
Il mondo che si intravede dietro questi graffiti è brulicante e colorato, a detta degli autori molto più vicino alla natura e alla pienezza gioiosa o rabbiosa dell'esistenza del nostro.
I graffiti attuali hanno tre temi dominanti: la politica, lo sport, l'amore, inteso sia come sentimento che come sensualità rozza. Per gli antichi la politica e lo sport avevano meno spazio e accanto ad un gran numero di scritte erotiche ed oscene, a differenza dei moderni, tracciavano un numero considerevole di scritture sulla quotidianità della vita, sulla routine esitenziale. E se i graffiti odierni appaiono spesso intrisi di rancorosa aggressività quelli antichi hanno un tono più gioioso e scherzoso.
Sono rimasta molto colpita da alcuni che definirei colti e non indegni di figurare in un repertorio letterario. Lascio qui i miei preferiti:

"Costringimi dunque a morire poichè mi costringi a vivere senza di te"
( Pompei, Basilica )

"Salute a chi ama, morte a chi non sa amare
 e ancor di più morte due volte a chi vieta d'amare"
( Pompei, casa di Cecilio Secondo )

"L'anima di consueto prende ciò che le è dovuto e lo dona.."
(Pompei, Grande Palestra)





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14 gennaio 2009

STIZZA

  Tutti quanti ieri non hanno fatto che strombazzare l'evento straordinario che ha visto operativa la nuova Alitalia. Il volo su San Paolo è addirittura partito in orario - salvo che a bordo c'erano soltanto sessanta passaggeri il che vuol dire che il guadagno non c'è stato se mai il contrario - i voli in partenza dall'Italia sono partiti tutti con al massimo un'ora e trenta di ritardo e gli inconvenienti ridotti quasi al minimo. In quale altro fantastico paese si dà risalto a certe notizie...
La normalità è che una compagnia sia affidabile ed efficiente, che i voli siano in orario e che venga rispettato lo schedulato degli stessi.
Perchè dobbiamo sempre renderci ridicoli...




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13 gennaio 2009

O CADERNO DE SARAMAGO

 Rovistando alcune carte che hanno ormai perduto la freschezza della novità, ho trovato un articolo su Lisbona scritto diversi anni fa, e, non mi vergogno a confessarlo, mi sono emozionato. Forse perché in realtà non si tratta di un articolo, ma di una lettera d’amore, d'amore per Lisbona. Così ho deciso di condividerla con i miei lettori e amici ripubblicandola, questa volta in una pagina infinita su Internet con cui inauguro il mio spazio personale su questo blog.

Queste le prime righe che lo scrittore portoghese Josè Saramago Premio Nobel per la Letteratura 1998 scrive sul suo blog “O Caderno de Saramago” disponibile in portoghese e in spagnolo sulla piattaforma Wordpress. Articoli bellissimi per un blog diverso...




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10 gennaio 2009

QUESTIONE DI COLORE

 Riassumo qui un articolo letto su Babel Med che tramite la semantica arrichisce lo studio dei problemi razziali di nuove sfumature. Ad esempio è vero che per definire l’”altro” la pulsione ad apostrofarlo per incarnato o colorito è antica quanto il razzismo. Ci sono stati i “musi gialli” del tempo di guerra e anche il termine pellerossa, che i nativi americani non a caso non amano nasce dalla stessa logica. Ma i capolavori dell’arte classificatoria per colore di epidermide sono stati raggiunti in America ai tempi dello schiavismo. Una terminologia molto più articolata dello sbrigativo “nigger” che poi in epoca di rivendicazione dei loro diritti i neri americani hanno imparato a usare per se stessi con  autoironia. Perché, benché divisi dal rapporto schiavo-padrone, bianchi e neri talvolta si mescolavano dando origine a tutta una gamma di colorazioni intermedie che richiedevano un nome. Negli Stati Uniti, soprattutto ma non solo in quelli del Sud, chi nasceva da un genitore di colore e da uno di “razza bianca” era detto “mulatto” se la commistione di sangue era al cinquanta per cento. La questione tuttavia si complicava con il proseguire della discendenza.
Tanta pignoleria si può riscontrare, nazisti a parte, solo tra gli spagnoli insediati in Centro e Sud America. Nel rigido e complesso sistema di caste messo a punto per stabilire gerarchie e conseguenti diritti c’erano i “mestizos”, figli di una unione tra un europeo e un’amerindia.  La classificazione completa comprendeva una ventina di tipologie diverse e distinte in base alla sfumatura di colore dell’epidermide. Zambo erano invece definiti i nati da un’unione fra le due categorie paria: amerindi e schiavi africani.
Dal mondo arabo arriva invece la voce di al Qaeda che, per bocca di Al Zawihiri definisce Obama Abeed al-beit, ovvero domestico nero. Anzi alla lettera “schiavo di casa”. Ed è ormai noto che il razzismo arabo è così profondamente inscritto nella struttura semantica del linguaggio che a tutt’oggi, il termine generico per un nero è il prefisso abd, che si può tradurre come schiavo.
E' forse per questo che si dice lavorare come un negro...

 




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6 gennaio 2009

GIOCHI

 

Ho letto che nei passati giorni di festa, complice l'inquietudine, sono tornati in voga i tradizionali giochi domestici affiancati dai supertecnologici di ultima generazione. Ed in effetti durante le feste trascorse in famiglia mi è capitato di giocare a tombola, Trivial Pursuit e con la Wii.
Ma veramente la ragione del revival dei giochi domestici è davvero quella di farci fare un pieno di certezze confortati dal calore degli affetti e della routine familiare..  O che i videogiochi
 sono  la magica onnipotenza del virtuale che diventa un placebo contro la sfuggente complessità del reale.. E che in fondo da che mondo è mondo i giochi servono proprio a questo.
A rappresentare la realtà attraverso la finzione. Attraverso un modello in miniatura che riusciamo a manipolare e di cui non ci sfugge il minimo particolare. Così abbiamo l’impressione di poter
controllare la realtà proprio come controlliamo i nostri giochi e i nostri giocattoli. 
È per questa ragione che, adulti o bambini, abbiamo sempre bisogno di continuare a giocare.
Non è un caso che l’uomo sia l’animale che gioca più a lungo. Lo diceva Johan Huizinga, autore del celebre Homo ludens, rilevando come nella specie umana l’attività ludica duri praticamente tutta la vita. Se è vero che la nostra esistenza è fatta di regole da imparare, da rispettare, da interpretare, allora il gioco è il trionfo della regola. Ogni volta che giochiamo, proprio nel
momento in cui enunciamo le regole del gioco, ricreiamo di fatto il principio attivo del legame sociale. Stabiliamo quel che si può e quel che non si può fare, decidiamo il confine fra lecito e illecito che ci  offre l’illusione preziosa di un mondo dove le norme e le chances sono uguali per tutti. E dove il successo è di chi se lo meritacon un pizzico di fortuna. Dove la competizione è in  versione soft .
Questa è la filosofia della tombola, e rifugio del Monopoli e di altri giochi da tavolo. Dove il divertirsi ritrova il suo significato più autentico di distrazione, di depistaggio dai problemi e dalle difficoltà reali attraverso la creazione di problemi artificiali e di difficoltà in miniatura e ci illudono nel senso migliore del termine in-ludere.
Che vuol dire appunto trasformare qualcosa in gioco.
 E i giochi ci riflettono come uno specchio fedele gli affetti come l’ultimo bene rifugio.

Ispirato da un articolo di M. Niola




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1 gennaio 2009

GENNAIO


La città ideale   -   Anonimo Fiorentino


La città nell'arte... Come la pittura si confronta con il paesaggio della città. Architettura ma anche il rapporto dell'uomo con lo spazio che lo circonda.
Il mio nuovo calendario




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