.
Annunci online

  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


28 aprile 2009

FORTEPIANO

         Fu nel 1709 che il padovano Bartolomeo Cristofori alla corte dei Medici inventò uno strumento capace a differenza del clavicembalo, di dosare l’intensità del volume sonoro. Da quello nascerà il pianoforte, il più espressivo mezzo a disposizione dei musicisti. Il fortepiano, figlio del clavicembalo e padre del pianoforte, della stessa famiglia a tastiera dell’organo compie trecento anni. Il nuovo strumento gravicembalo col pian e forte che poi per tutto il Settecento prese il nome di fortepiano e dall’Ottocento in poi di pianoforte. Ma quando più di un secolo dopo il conte milanese Giuseppe Archinto regalò un magnifico fortepiano del costruttore viennese Johann Schantz, con decorazioni egizie dorate, alla sua bella futura moglie  ormai gli strumenti più alla moda venivano fabbricati a Vienna, a Londra, a Parigi. Adesso quel fortepiano vive, perfettamente restaurato anche nel suono, nei saloni secenteschi della villa Medici Giulini a Briosco vicino a Milano, con altri trentasette confratelli, a coda e a tavolo, e spinette, clavicembali, virginali, salteri, arpe, organi, liuti e mandolini.
L’anno prossimo si festeggerà il bicentenario della nascita di Chopin. Sicuramente in molti chiederanno di sfiorare il fortepiano Pleyel numero 7265 di Briosco sapendo che quello acquistato dal musicista nel 1839, in piena passione per George Sand, era il Pleyel numero 7267, quasi identico e quindi ideale per l’esecuzione di preludi, notturni e ballate del compositore polacco. A Parigi, in quella prima metà dell’Ottocento, le più celebri famiglie di costruttori di clavicembali e fortepiano erano gli Érard e i Pleyel e i musicisti scegliendo uno strumento dell’una o dell’altra ne determinavano la fortuna. Giuseppe Verdi aveva un fortepiano Érard nella camera da letto e anche Wagner aveva composto il Sigfried su uno strumento uscito dalla creatività di quella vasta famiglia di origine alsaziana. 
Ma gli antichi strumenti non sono prigionieri silenziosi come in un museo, viaggiano, se pur raramente, avvolti come antichi principi in coperte di pelliccia, allietando con il loro suono esotico mostre come quella di Caravaggio a Villa Borghese.

Da una rilettura di Natalia Aspesi




permalink | inviato da ioJulia il 28/4/2009 alle 20:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


15 aprile 2009

LES BOUQUINISTES

   Noi cerchiamo i libri e a volte i libri cercano noi. Anche i luoghi a volte contano. Spesso, viaggiando all’estero, si possono fare scoperte di vecchi o antichi libri nostri che chissà come, e chissà con chi, hanno viaggiato anche loro. 
Il 2 febbraio del 1922, alle sette del mattino, Sylvia Beach, che era la proprietaria a Parigi della libreria inglese Shakespeare and Company, aspettava alla Gare de l’Est il treno proveniente da Digione. Un controllore le andò incontro e le porse un pacchetto: conteneva due copie della prima edizione dell’ Ulysses da lei stessa pubblicato. Una copia fu data subito a Joyce e l'altra messa in vetrina. La copertina era blu. Quel romanzo tirato in circa un migliaio di copie, in parte su carta di lusso e con firma dell’autore, in parte in forma più economica era destinato a suscitare lo scandalo dei benpensanti ma rappresentava una vera rivoluzione letteraria. Tra i primi illustri lettori troviamo Gide, Yeats, Pound, Eliot, Sherwood Anderson, Dos Passos. Un caso eccezionale senza dubbio. Ma spesso capita cercando e trovando libri vecchi o addirittura libri antichi, di incontrare le cosiddette “tracce d’uso” quando non addirittura il nome di un precedente proprietario. Talvolta notissimo.
Sui lungosenna di Parigi, considerati patrimonio mondiale culturale dell'Unesco dal 1991, si ergono come piccole roccaforti di una tradizione secolare le boites dei bouquinistes. Le boites sono delle casse di legno verde poste sul parapetto del fiume che come scrigni conservano libri pubblicazioni rare e incisioni preziose. Bouquinistes deriva da bouquin che significa un libro vecchio a cui non si fa più caso.
E Roma dal 21 aprile al 20 giugno percorre le strade di Parigi attraverso una mostra dedicata proprio ai bouquinistes, i librai d'occasione che da sempre vendono i libri lungo la Senna, dispensatori di arti, letteratura e spettacolo a buon mercato nella più estesa libreria a cielo aperto del mondo.




permalink | inviato da ioJulia il 15/4/2009 alle 19:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


6 aprile 2009

...

 Nel dicembre del 1908 Giovanni Pascoli scrive: “gli uomini diseppelliscono  gli uomini per seppellirli di nuovo. l’opera umana è più pia, questa volta, di quella della natura.”
Fu il terremoto di Messina.




permalink | inviato da ioJulia il 6/4/2009 alle 19:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


1 aprile 2009

APRILE


Street scene  -  1925  -  Maurice Utrillo




permalink | inviato da ioJulia il 1/4/2009 alle 17:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa

sfoglia     marzo        maggio
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom