.
Annunci online

  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


28 giugno 2009

BANDIERE

        Curiosamente la bandiera dell'Iran è a strisce verde bianco rosso come la nostra ma poste in orizzontale.
Ciò che sta accadendo in questa nazione è sotto gli occhi di tutti ma in modo molto diluito e frammentato a causa della censura.
Una censura di tipo morale è quello che oggi invece si meriterebbe l'Italia la cui immagine sta andando letteralmente in pezzi.
Un pensiero a tutte le persone che lottano per ottenere verità e giustizia nel loro paese.

 "
Non bestemmiare contro Buddha e gli dèi. Sono loro che piangono, per i delitti che gli uomini compiono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Non piangere, il mondo è fatto così. Gli uomini cercano il dolore, non la gioia. Preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore, si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio! "

(dal film di Akira Kurosawa "Ran")




permalink | inviato da ioJulia il 28/6/2009 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


24 giugno 2009

FESTA PAGANA

  Ieri sera si è celebrata anche qui a Copenhagen la festa di S. Hans. E' la festa del momento più luminoso dell'anno. In Danimarca  S. Hans (San Giovanni Battista) si celebra alla vigilia il 23 giugno, un po' dovunque, nei parchi, sulle spiaggie, sulle colline, si accendono grandi falò, attorno ai quali ci si ritrova guardando le scintille. Questa usanza di accendere falò ha origini antichissime, era in diretto rapporto con il solstizio estivo ossia il punto dell'anno dove le ore di luce si estendono per maggior tempo durante la giornata e il sole rimane visibile più a lungo. Fenomeno particolarmente evidente in Scandinavia. Il tutto trae la sua origine dalla credenza pagana che in questo particolare momento dell'anno ogni essere vivente attinge dalla luce del sole il massimo delle energie benefiche della natura.
Il solstizio segna dunque la massima estensione della solarità  ma anche il momento dove le ore di luce cominciano a declinare poichè in inverno il fenomeno è inverso, è il buio a predominare. La luce ha sempre avuto un grande significato per i popoli del nord sia dal punto di vista climatico e pratico. Infatti le lunghe giornate inducono una maggior socialità e stimolano la vita all'aria aperta, ma anche dal punto di vista simbolico e interiore.
Nei paesi anglosassoni S.Giovanni è detto Midsummer day, la vigilia è vista come una notte dove possono accadere fatti inquietanti e meravigliosi. Shakespeare lo ricorda nella sua opera "Sogno di una notte di mezza estate". Nelle campagne italiane si usava (e forse si usa ancora) raccogliere le cosiddette 'erbe di S.Giovanni', cioè varie piante come l'iperico, la verbena, l'artemisia, l'aglio, in funzione protettiva antidemonica.







permalink | inviato da ioJulia il 24/6/2009 alle 15:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


14 giugno 2009

ABARNAKAT

 "C'era un uomo che si chiamava Abarnakàt; portava un cordone rosso al collo, dormiva sotto una coperta rossa, quando si metteva a dormire si legava l'asino ad una gamba. Abarnakàt dormiva; e uno gli tolse il cordone rosso dal collo, la coperta rossa che lo copriva, gli slegò l'asino dalla gamba; e col cordone, la coperta e l'asino fece come faceva Abarnakàt quando si metteva a dormire. Abarnakàt si svegliò, e lo vide, e disse :- Quell'uomo è Abarnakàt; e io chi sono? - E si levò e pianse."
E' un racconto degli indigeni del Tomboctou tratto dal Corriere d'Informazione dell'ottobre del 1950.
Che cos'è che ci fa sentire unici e perfettamente rapportati a noi stessi...




permalink | inviato da ioJulia il 14/6/2009 alle 11:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


11 giugno 2009

FAVOLE

   Molti sono i nomi di grandi scrittori il cui nome andrebbe iscritto in una sorta di galleria del dolore perchè tutti colpiti in un modo o nell'altro da dolori e sventure. Tra essi insieme a Stevenson, Kipling e a Roald Dahl, a Ted Hughes e a Kenneth Grahame c'è anche quello di Hans Christian Andersen ovvero dello scrittore danese artefice della reinvenzione del genere fiabesco in chiave moderna. Fiabe che formalmente erano dedicate ai bambini ma nel contempo strizzavano l’occhio al mondo adulto e che poco o niente avevano a che fare con i tradizionali racconti popolari sino ad allora conosciuti. Né con le fiabe e con le favole della tradizione contadina nord europea, né con le favolette moraleggianti di scuola francese, né con i più truci racconti che i fratelli Grimm avevano da appena qualche decennio dato alle stampe.
Pare che dietro le mille sembianze dei suoi personaggi “altri e diversi” a celarsi trasfigurato sulla carta c’era sempre e solo lui. Andersen, ancora oggi lo scrittore più tradotto nel mondo, nacque nel 1805 nei bassifondi di Odense da un ciabattino e da una lavandaia alcolizzata. Ebbe una sorellastra che esercitò la più antica professione del mondo, restò orfano a undici anni e a alla stessa età divenne uno dei tanti schiavi del lavoro minorile, irriso e perseguitato per la sua bruttezza fisica, per il suo carattere introverso e per il manifestarsi delle prime inclinazioni omossessuali.
Si trattava in tutta evidenza di qualcosa di originale che irrompeva nel panorama letterario europeo. Ciò che disturbava critici letterari e pedagogisti era a volte l’assoluta scompostezza dei sui personaggi fiabeschi, principesse che corrono a cavallo di porci e bambini che oppongono il contropotere della Verità alla nudità di ogni Re e di ogni Potere, e a volte ciò che di più inquietante si percepiva dietro il velo fiabesco. L’incolmabile dolore degli umili e dei docili che era lo stesso del piccolo Hans Christian; la denuncia dei destini di separatezza dei diversi (Andersen scrisse quello straordinario piccolo poema che è La sirenetta nel momento più angosciante del suo amore non corrisposto per l’amico Edward Collin); la consapevolezza che non tutto può avere necessariamente un lieto fine, non su questa terra, come accade per esempio ne La piccola fiammiferaia
La fama e il successo cambiarono definitivamente il destino di Hans Christian Andersen, del ragazzo dei bassifondi di Odense che finì “per bere la cioccolata con la regina, seduto allo stesso tavolo, davanti a lei e al re”, come scrisse in La fiaba della mia vita. Che non dovette niente  alla critica letteraria del tempo. Piuttosto all’entusiastica accoglienza delle sue storie da parte dei bambini e delle bambine di tutta Europa. Uno straordinario fenomeno di adozione che forse trova la sua spiegazione nei meccanismi di riconoscimento che i bambini pongono in atto verso tutto ciò che sentono più vicino al proprio sentire e alla propria natura. E quindi verso tutto ciò che nella loro fragilità e diversità dal mondo adulto, sempre inconosciuto e sempre ostile, colgono come occasione di identificazione di sé: anche nelle vicende di un brutto anatroccolo il cui vero nome era Hans Christian Andersen.


Dalla piacevole rilettura di alcune favole che non ricordavo, di un articolo di A. Melis, e dopo la visita alla tomba di Andersen nel cimitero di Assistens Kirkegård dove tra l'altro è sepolto anche il filosofo Søren Kierkegaard. Tra i due coetanei scoppiò una querelle per i giudizi al vetriolo che il filosofo fece nei confronti dei lavori di Andersen.




permalink | inviato da ioJulia il 11/6/2009 alle 18:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


6 giugno 2009

PREQUEL

Non c'è eroe senza un passato di sofferenza. La grande narrativa, cinema incluso, è ricca di eroi che si portano dentro una profonda ferita esistenziale. Spesso la violenza dei propri simili o un’immane catastrofe li hanno resi orfani; complesse circostanze li hanno avviati a un destino oscuro dal quale eventi improvvisi li riscatteranno, ovvero li spingeranno alla dannazione; recano sul proprio corpo a seguito di sciagurati esperimenti scientifici o per volere della Natura matrigna le stimmate della diversità.
Chi non ne ha amato almeno uno riconoscendosi un poco nelle sue ferite..
Star wars, Le avventure del giovane Indiana Jones, Batman Begins, Smalville, Star Trek.
Ad accomunare tutti i titoli citati è il concetto narrativo di “prequel” inteso come nuova esplorazione di un personaggio o una saga già molto celebri in cui però invece di guardare al futuro si torna indietro, andando alle radici di una storia già raccontata.
Sullo sfondo dei prequel ci sono i creativi più abili e più gettonati di questo inizio millennio, i quarantenni al top di Hollywood, perfetti per approfondire o far rinascere quegli stessi personaggi che adoravano da ragazzini perchè scrittori con il cuore di fan.
O forse, ascoltando alcune critiche, la difficoltà a trovare personaggi nuovi e originali. In fase di crisi, latitando gli eroi, ci si aggrappa alla backstory di quelli già esistenti. 




permalink | inviato da ioJulia il 6/6/2009 alle 13:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


2 giugno 2009

MARCHIO ITALIA

L’immagine del nostro Paese all’estero è bipolare, schizofrenica. Da un lato è un Paese da pantomima, un Paese da non prendere sul serio, i cui stereotipi di pressapochismo e buffonismo sembrano destinati ad inesorabili conferme; dall’altro, come per incanto, è il Paese che richiama a tutti gli altri indistintamente il gusto, il dolce vivere, la bellezza.
Ecco che ad Hong Kong le nuove dame cinesi del capitalismo vestono Prada e Versace e  le marche di altri paesi come la Cina, la Germania, il Giappone, gli Stati Uniti appena possono si danno nomi italiani se devono vendere scarpe, gelati, arredamento.
Probabilmente l’Italia ha diffuso l' idea di gusto attraverso il modo di vivere  e di mangiare degli emigrati italiani all’estero. Nulla come il cibo è diventato oltreoceano il primo simbolo di capacità diffusa di un intero popolo di saperci fare, di essere un popolo di esperti, di competenti produttori e consumatori di buon cibo. 
Per quanto riguarda la bellezza l'Italia era ed è il Rinascimento, Venezia, Firenze, il Gran Tour. Non come paesaggi e monumenti ma come invenzione unica di un patrimonio di bellezza condivisa, democratica, di strade e di piazze. Per gli stranieri non è possibile che un popolo che sia vissuto tra tanta bellezza non sia un popolo che abbia un gusto speciale per la bellezza, che la sappia discernere. È un complimento, un pregiudizio che magari corrisponde sempre meno alla realtà ma è così.
Certo la bellezza è in gran parte alle nostre spalle e questo dovrebbe far pensare.

Riflessioni tratte da un articolo di la Cecla.




permalink | inviato da ioJulia il 2/6/2009 alle 21:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


1 giugno 2009

GIUGNO

 



Camille Pissarro - Boulevard des Italiens




permalink | inviato da ioJulia il 1/6/2009 alle 13:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio        luglio
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom