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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


29 settembre 2009

ROBERT BYRON

Rispondo qui alla richiesta dell'amico Pasquale (www.fulminiesaette.it), potrebbe essere interessante.

  The Road to Oxiana di  Robert Byron, il resoconto del suo viaggio in Persia e in Afghanistan nel 1933-34, è ampiamente riconosciuto come il più grande di tutti i libri di viaggio anteguerra. Paul Fussell disse  "Ciò che l'Ulysses è stato per la prosa e The waste Land per  la poesia, The Road to Oxiana lo è stato per la letteratura di viaggio". Alcune sue osservazioni destano nel lettore attuale un senso di familiare inquietudine se si considera come il suo itinerario passi da Tel Aviv e Bagdad per sostare a lungo in Iran ed Afghanistan. Un appunto fatto sull’ostilità araba agli ebrei fatta nel 1933, nel periodo della prima immigrazione ebraica in Palestina, è tuttora di drammatica attualità. Byron è stato ucciso durante la seconda guerra mondiale a soli 35 anni. Era un viaggiatore coraggioso ed energico, uno storico dell'arte di erudizione sorprendente, un conoscitore  percettivo e profondo di civiltà. L’ambiente di provenienza e l’educazione contribuirono a formare lo spirito originale e libero di Robert Byron. La generazione di cui fece parte era quella di Evelyn Waugh e Harold Acton: la brillante società mondana inglese degli anni Venti, che richiedeva ai giovani che ne volessero essere partecipi un’alta qualità culturale e la capacità di affrontare le prove dello snobismo più elitario. Eppure alla fine Byron sopravvive al maligno influsso di quel mondo e più  viaggia più si allarga la sua mente. Come esteta era ben prima del suo tempo. Era un appassionato pioniere dell'arte bizantina in un momento in cui Bisanzio era considerato come un bastione della superstizione medievale e la sua storia ignorata in tutte le università britanniche. Aveva uno spiccato senso politico. Odiava la pomposità e il pregiudizio degli inglesi in India. Una visita in Russia gli aprì gli occhi sugli orrori dello stalinismo in un momento in cui  altri intellettuali di Londra, come HG Wells e Webbs, erano impegnati a strisciare di fronte allo zar rosso. E mentre molti dei suoi contemporanei di Oxford inizialmente  espressero un giudizio favorevole su Hitler Byron fu un acerrimo nemico del nazismo e del fascismo: "Queste persone sono talmente grottesche, se andiamo in guerra sarà come combattere uno zoo enorme."  Nel 2003 James Knox ha pubblicato il primo resoconto completo della breve vita di Byron dopo quindici anni di ricerca durante i quali ha intervistato quasi tutti i superstiti dei contemporanei di Byron e ha visitato molti dei suoi luoghi preferiti. Anche se involontariamente, riesce a sottolineare il lato meno attraente del carattere dello scrittore: a volte ridicolo, chiacchierone, rasente ad odiare tutta l'arte occidentale dopo El Greco, polemista belligerante che avrebbe preferito morire piuttosto che essere visto d'accordo con l'opinione comune. Quando Byron visitò la Russia la sua guida insistitì sul fatto che i drammi di Shakespeare non  avrebbero mai potuto essere stati scritti da un droghiere di Stratford-upon-Avon egli rispose: "Sono esattamente il tipo di racconti che mi aspetterei di veder scrivere da un droghiere."  Si tratta di un lavoro meticoloso destinato a diventare la biografia definitiva ma se intende fare nulla per migliorare la reputazione di Byron resta da vedere.




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25 settembre 2009

VIAGGIATORI BUGIARDI

E' davvero un peccato non poter essere a Roma in questi giorni  per chi come me ama la letteratura di viaggio. Da giovedì 24 a domenica 27 settembre si terrà proprio il Festival della Letteratura di Viaggio. Cinema, letteratura, teatro, musica, fotografia ( sito ufficiale ). Oltre trenta gli appuntamenti in programma, tra mostre, incontri, premi e proiezioni. Due le sedi principali: Villa Celimontana e Palazzo delle esposizioni. E leggendo in proposito scopro che fin dall’inizio, quando il mondo era ancora una terra sconosciuta, i libri di viaggio venivano chiamati livre de merveilles, perché dovevano stupire i lettori increduli e la linea di confine tra la realtà e la fantasia era incerta. Ecco dunque come alcuni scrittori, non molti per fortuna, come Waugh, Greene, Isherwood  inquieti e cosmopoliti lasciarono splendidi libri di impressioni, memorie e testimonianze da ogni parte del mondo dove gran parte di ciò che raccontarono non era vero. La realtà veniva sacrificata a ideali più alti: il bisogno di stupire e, soprattutto, di fare letteratura. Un esempio è quello di Robert  Byron  l’autore del famoso La strada per l’Oxiana  il quale confessò che tutte le brillanti conversazioni con i nativi riportate nel libro erano state inventate per la semplice ragione che Byron non parlava nessuna lingua orientale.
Era la letteratura, quindi, non l’accuratezza geografica o la descrizione del colore locale, l’evidente scopo degli spostamenti di Evelyn Waugh nell’Africa orientale, o dei personaggi di Graham Greene sulle polverose strade messicane nati unicamente per raccontare le sue memorie. E i modi di percezione della realtà esterna erano due: quella attenta al particolare, di stampo giornalistico, e quella della trasformazione di cose viste in qualcosa che innalzasse le cronache ad un livello superiore, quello del romanzo. Oggi che tutti conoscono tutto sarebbe molto più difficile...




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15 settembre 2009

WORLD IN BLACK AND WHITE

La National Geographic Society ha deciso di aprire al mondo più di undici milioni di fotografie, autentiche icone più che semplici immagini, custodite negli archivi sulla diciassettesima strada a Washington .
Molte di esse sono sconosciute perché mai pubblicate dalla celebre rivista edita dalla Society e raccontano l'intero Novecento andando dall'Uganda alla Mongolia passando per Machu Picchu.
La NGS ha deciso di venderle a gallerie e collezionisti d'arte e la prima a beneficiarne è la Steven Kasher Gallery di New York che dal 17 settembre esporrà una serie di scatti in bianco e nero scattati tra i primi anni di vita della Society, fondata nel 1888, e gli anni '40. La mostra intitolata The World in Black and White: vintage Prints from the National Geographic Archive comprenderà immagini firmate da una dozzina di fotografi tra i quali anche il biellese Vittorio Sella, paesaggista conosciuto soprattutto per le sue foto delle alpi, di cui sarà proposto un reportage dall'Uganda dei primi del Novecento.
Accanto a immagini storiche, come quelle della tragica spedizione al Polo Sud guidata dal capitano Robert Falcon Scott, che vi perse la vita, scattate da Herbert G. Ponting, per la prima volta saranno visibili le foto realizzate dal botanico Joseph F. Rock nella provincia cinese del Gansu negli anni '20 e '30.
E deviando dal tipico stile scientifico-antropologico del National Geographic, sarà possibile ammirare anche i nudi di giovani siciliani ritratti dal barone tedesco Wilhelm von Gloeden.
Tra le tante ho scelto queste. Su quella di Sella non mi soffermo perchè è splendidamente perfetta ma il ritratto del ragazzo sembra provenire magicamente dall'antica Grecia.

Altre foto si possono vedere qui   temi.repubblica.it/nationalgeographic-2009/le-foto-nascoste-del-national-geographic/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ritratto, Taormina, 1890,  Von Gloeden                                                     Lago Vittoria, 1923, Sella
 

 




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5 settembre 2009

IL POTERE DELLA CASALINGA

Mi ha inaspettatamente colpito questa frase di  Paul Ginsborg tratta dal suo libro "Il tempo di cambiare"..

Il potere che il consumo ci fornisce è, se osservato e gestito di proposito, intelligentemente, un potere di dimensioni colossali...   "Quotidianamente le azioni di acquisto individuali hanno straordinaria importanza nel determinare i termini dello scambio commerciale, le condizioni sociali e le risorse umane a livello internazionale. L’antropologo Daniel Miller, in uno dei suoi numerosi saggi sul consumo, sostiene che la casalinga è potenzialmente il "dittatore globale" nel mondo moderno, anche se "il potere che deriva dal consumo non viene vissuto come conferimento di autorità nella vita quotidiana di chi lo esercita".




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1 settembre 2009

SETTEMBRE


Giuseppe Canella  -  Milano -  La Corsia dei Servi  1836




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