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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


31 gennaio 2010

Peccatore dove stai andando.. SINNERMAN 2

Questo è il testo della versione traditional del brano spiritual Sinnerman. Fu inciso per la prima volta negli anni '50 dal gruppo folk The Weavers anche se risale ai primi del '900. Nina Simone lo imparò da bambina durante le serate trascorse ad ascoltare i sermoni della madre, ministro metodista, e fece poi la sua versione nel 1965.

Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Run to the moon, "Moon, won't you hide me?"
Run to the sea, "Sea, won't you hide me?"
Run to the sun, "Sun, won't you hide me all on that day?"

Lord said, "Sinner man, moon'll be a bleeding"
Lord said, "Sinner man, sea'll be a sinking"
Lord said, "Sinner man, sun'll be a freezing all on that day"

Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to?
Oh, sinner man, where you're gonna run to all on that day?

Run to the Lord, "Lord, won't You hide me?"
Run to the Lord, "Lord, won't You hide me?"
Run, run, "Lord, won't You hide me all on that day?"

Lord said, "Sinner man, you should've been a praying"
Lord said, "Sinner man, should've been a praying"
Lord said, "Sinner man, should've been a praying all on that day".




permalink | inviato da ioJulia il 31/1/2010 alle 11:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


30 gennaio 2010

SINNERMAN


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permalink | inviato da ioJulia il 30/1/2010 alle 16:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


23 gennaio 2010

IMPARARE A PENSARE

 In francese si dice "questionner", da "question" (domanda). Domandare: per capire, vederci più chiaro. Su di noi, sulle cose. E rompere l'incantesimo di un mondo preconfezionato, scoprire che dietro una verità se ne nascondono infinite. Avere il coraggio di mettere in discussione le proprie credenze: nulla a che vedere, insomma, con l'italiano "questionare", che è polemica, scontro di opinioni, di fedi. Domandare per "problematizzare": in un mondo pieno di risposte, imparare a chiedere può diventare una risorsa preziosa. Un antidoto contro dogmi e fondamentalismi. Fin dalla tenera età. A crederci è Oscar Brenifier, voce di spicco della pratica filosofica d'oltralpe, Dottore in filosofia e formatore. Ed ecco che di solito si inizia proprio con una domanda: "Chi preferisce il peluche di sinistra? Chi quello di destra? Spesso i bambini preferiscono entrambi, non sanno decidersi, perché vogliono tutto, ma soprattutto perché vogliono essere uguali ai compagni. Allora si chiede loro di scegliere, di "singolarizzarsi", di non seguire la massa. Poi si chiederà loro di spiegare perché hanno scelto quel pupazzetto e non l'altro. Attraverso l'analisi delle risposte che vengono date, il bambino è spinto ad argomentare le sue scelte". Imparare a pensare con la propria testa. Una pratica dai risvolti sociali: "I bambini che hanno la fortuna di nascere in una famiglia intellettualmente stimolante, predisposta al dialogo, saranno poi coloro che andranno a rimpinguare le file dell'élite del Paese. E gli altri? Nessuno insegna loro a pensare con la propria testa. A scuola non c'è tempo. Bisogna concludere i programmi. Una verità scomoda, e profondamente ingiusta. In questo senso, la pratica filosofica può giocare un ruolo importante nel contrastare l'ineluttabilità del contesto sociale di provenienza". Spesso, però, a remare contro è lo stesso corpo insegnante, che si sente esautorato della propria autorevolezza. A crollare, infatti, è un sistema pedagogico consolidato da più di due secoli, quello basato sulla trasmissione dei contenuti: "Domandate a uno studente di dividere un testo di greco in tre parti e sarà in grado di farlo. Domandategli se gli piace Platone e non saprà cosa rispondere. I ragazzi sono convinti che, in fondo, quello che pensano non è poi così tanto importante, perché non è quello che il sistema scolastico richiede. Molti professori credono che insegnare voglia dire trasmettere dei contenuti. Ma questo non basta: insegnare significa innanzitutto apprendere a pensare". Ovvero: analizzare le proprie opinioni, ascoltare le obiezioni degli altri, eventualmente fare un passo indietro, forgiare nuovi concetti. Consapevoli che il dogma è la morte di ogni pensiero critico: "Lacan diceva, dei philosophes, che sono dei "filousophes". In francese "filou" vuol dire mascalzone. Con questo intendeva quella pretesa, tipica dei filosofi, a voler parlare della filosofia quando in realtà stanno parlando della propria, filosofia, senza però accettare che si tratta di una prospettiva particolare. Ai loro studenti pretendono di trasmettere "il sapere", che è poi il loro, e la filosofia si riduce a storia della filosofia". Per questo è necessario un ritorno alle origini: "Nonostante le molteplici resistenze, a scuola come all'università, stiamo assistendo a una progressiva inversione di tendenza, un ritorno alle radici socratiche della filosofia come prassi, maieutica, metodo di pensiero". A riconoscerlo è stato l'Unesco, che ha chiesto recentemente a Brenifier di scrivere un rapporto sulla filosofia non accademica: "La Francia, a differenza dei Paesi anglosassoni, è il Paese che resiste maggiormente". Le cose vanno meglio in Italia, dove all'università di Venezia è nato il primo master di pratica filosofica. "Ma in genere è una disciplina che fa ancora fatica a imporsi". Dopotutto Socrate era circondato da diffidenti. La sua era una forma di resistenza". A colpi di pensiero.

Da una rilettura di "Pensatori nel loro piccolo"




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15 gennaio 2010

DIPINGERE A PAROLE

  La rete delle immagini, lanciata, si allarga sempre di più: il pensiero perlustra sempre più a fondo: lo scrittore offre la fragranza dei fiori freschi, un’ abbondanza di germogli che sboccia.Venti vivaci sollevano le metafore; nuvole si alzano da una foresta di pennelli. Il poeta Lu Ji sembra descrivere così la dinamicità del verso nella poesia cinese. Il mondo intero sembra in movimento. La poesia cinese dunque va letta con l’animo disposto a comporre visioni interiori, immagini che sono lasciate all’intuizione del lettore. E uno degli elementi fondamentali e costanti della letteratura cinese è quello descrittivo, che dà vita sia a prose sia a liriche di paesaggio. La vista è interpellata e sollecitata continuamente. In alcuni autori l’essere umano appare un piccolo punto dell’universo che vive dentro un paesaggio ampio; in altri è invece al centro di una scena, che attende da lui un senso. Ma a prevalere è il primo atteggiamento, per il quale la bellezza di un elemento della natura può prescindere da uno sguardo umano. Vi è un nesso profondo tra le idee e le immagini. La poesia classica cinese dipinge visioni.

A Tan Chiu

L’amico mio dimora
In alto sui monti dell’Est;
Gli è cara la bellezza
Delle valli e dei monti.
Nella stagione verde
Giace nei boschi vuoti;
E dorme ancora quando
Il sole alto risplende.
Un vento di pineta
Gl’impolvera maniche e manto;
Un ruscello ghiaioso
Gli terge il cuore e l’udito.
T’invidio! Tu che lontano
Da discorsi e discordie
Hai la testa appoggiata
A un guanciale di nuvole azzurre.

Li Po




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10 gennaio 2010

PENSIERI CONTRO

Quello che è considerato dai più come un mostro urbanistico per david Owen potrebbe essere un campione della politica ambientale. Manhattan è un frastornante scenario di cemento, asfalto, traffico, rumore, smog e folla. Tanta folla: 27490 abitanti per chilometro quadrato. Un incubo ambientale.
"Tutt'altro. Siamo nel distretto più green d'America. Una vera oasi ecologica. Il fattore chiave è la densità di popolazione. L'alta concentrazione di persone in spazi circoscritti dove strutture e servizi sono a portata di mano permette una razionalizzazione delle risorse e ottimi risultati per l'ambiente. Siamo abituati a considerare la popolosità di Manhattan come una catastrofe mentre in realtà è l'opposto. I newyorkesi hanno il più basso consumo energetico pro capite della nazione. Usano meno petrolio, consumano meno elettricità, meno benzina e producono meno rifiuti. Conseguenze virtuose del vivere in spazi ravvicinati. La condivisione delle infrastrutture ottimizza la gestione delle risorse minimizzando gli sprechi. Disperdere le persone nelle villette dei sobborghi con giardino e pannelli solari può sembrare più green ma solo in apparenza. Basta pensare all'uso smodato delle automobili dai piccoli centri verso le città. Questo rende le microcomunità così bucoliche sulla carta completamente dipendenti dalle automobili, straordinariamente inefficienti e dannose all'ambiente. A Manhattan il 77 per cento delle famiglie non possiede una macchina e non perchè i newyorkesi siano particolarmente illuminati ma perchè la guida nel traffico caotico è un atto così irrazionale da indurre le persone ad usare i mezzi pubblici o andare a piedi.
Pochi sanno che a partire dal 2007 prima della crisi c'è stato un fenomeno che neanche gli ambientalisti avevano previsto: un declino mondiale delle emissioni carboniche, una riduzione significativa dei gas serra e un consumo ridotto di carburante fossile. La ragione? Il prezzo del petrolio a livelli record. Una banale questione di risparmio ci ha di fatto reso più efficienti.
Ecco la grande sfida: rendere ancora migliori le città aumentando la loro vivibilità senza distruggere la loro straordinaria efficienza."






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1 gennaio 2010

GENNAIO



 Petrus Christus  -  Ritratto di giovane donna  -  1460






Natura umana... Sono sempre stata affascinata dal ritratto, uno dei temi più antichi della storia dell'arte, semplice ma intrigante nel risultato. Da quel dialogo tra i nostri occhi e quelli di uomini e donne che sono ormai al di fuori del tempo e dello spazio, cristallizzati in una icona che esce dalla cronaca ed entra nella storia. Diventa memoria.




permalink | inviato da ioJulia il 1/1/2010 alle 14:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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