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Istanbul
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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31 maggio 2010

ISTANBUL

                                                                          
 

 

Ponte di Galata  -  Istanbul   (30 maggio 2010  -  foto by Julia)

...... Ed ora descrivi, miserabile! profana colla tua parola questa visione divina! Chi osa descrivere Costantinopoli? Chateaubriand, Lamartine, Gautier, che cosa avete balbettato? Eppure le immagini e le parole s'affollano alla mente e fuggono dalla penna. Vedo, parlo, scrivo, tutto ad un tempo, senza speranza, ma con una voluttà che m'innebria. Vediamo dunque. Il Corno d'oro, diritto dinanzi a noi, come un largo fiume; e sulle due rive, due catene d'alture su cui s'innalzano e s'allungano due catene parallele di città, che abbracciano otto miglia di colli, di vallette, di seni, di promontorii; cento anfiteatri di monumenti e di giardini; una doppia immensa gradinata di case, di moschee, di bazar, di serragli, di bagni, di chioschi, svariati di colori infiniti; in mezzo ai quali migliaia di minareti dalla punta lucente s'alzano al cielo come smisurate colonne d'avorio; e sporgono boschi di cipressi che discendono in striscie cupe dalle alture al mare, inghirlandando sobborghi e forti... Come afferrare i particolari di questo quadro prodigioso? Lo sguardo si fissa per qualche momento sulle rive vicine, sopra una casetta turca o sopra un minareto dorato; ma subito si rilancia in quella profondità luminosa e spazia a caso fra quelle due fughe di città fantastiche, seguito a stento dalla mente sbalordita...  Ah sì! Questo è il più bello spettacolo della terra....
La visione di stamattina è svanita. Quella Costantinopoli tutta luce e tutta bellezza è una città mostruosa, sparpagliata per un saliscendi infinito di colline e di valli; è un labirinto di formicai umani, di cimiteri, di rovine, di solitudini; una confusione non mai veduta di civiltà e di barbarie, che presenta un'immagine di tutte le città della terra e raccoglie in sè tutti gli aspetti della vita umana.Non ha veramente di una grande città che lo scheletro, che è la piccola parte in muratura; il resto è un enorme agglomeramento di baracche, uno sterminato accampamento asiatico, in cui brulica una popolazione che non fu mai numerata, di gente d'ogni razza e d'ogni religione. È una grande città in trasformazione, composta di città vecchie che si sfasciano, di città nuove sorte ieri, d'altre città che stanno sorgendo... A ogni cento passi tutto muta. Qui siete in una strada d'un sobborgo di Marsiglia; svoltate: è un villaggio asiatico; tornate a svoltare: è un quartiere greco; svoltate ancora: è un sobborgo di Trebisonda. Alla lingua, ai visi, all'aspetto delle case riconoscete di aver cangiato di stato; sono spicchi di Francia, striscie d'Italia, screziature d'Inghilterra, innesti di Russia. Sulla immensa faccia della città si vede rappresentata ad architetture e a colori la grande lotta che si combatte fra la famiglia cristiana che riconquista e la famiglia islamitica che difende colle ultime sue forze la terra sacra....

da Costantinopoli di Edmondo De Amicis
 




permalink | inviato da ioJulia il 31/5/2010 alle 11:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa

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