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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


27 aprile 2011

SOCRATE RACCONTA

Theut, il dio al quale l'ibis è sacro, viaggiò fino a Tebe per visitare il re Ammone e presentargli in qualità di dono le sue scoperte e invenzioni. Tra i numeri e il calcolo, la geometria e l'astronomia ancora un dono custodiva Theut da offrire al re, l'alfabeto. I caratteri della scrittura che aveva inventato diceva sarebbero stati di grande aiuto a tutti gli uomini, avrebbero salvaguardato la loro memoria e accresciuto la loro sapienza.
Ma Ammone accolse con diffidenza i suoi doni e ad ognuno opponeva ai pro i suoi contro. Dell'alfabeto disse che non solo non avrebbe in nulla beneficiato gli uomini ma li avrebbe semmai danneggiati: "Perchè questa invenzione" disse, "produrrà l'oblio nell'anima di coloro che ne acquisteranno la conoscenza. Andranno piuttosto come smemorati perchè confidando nella scrittura cesseranno di esercitarsi a trattenere le cose nella mente, all'interno di se stessi, ma le lasceranno venire dal di fuori, le cose, attraverso dei segni estranei." Quanto alla sapienza lui pensava che l'alfabeto non avrebbe che accresciuto le già rigogliose doti di autoinganno proprie dell'uomo, la sua già prolifica inclinazione a scambiare l'apparenza per la realtà.
La parola, Ammone, la preferiva viva, che fosse ancora il soffio proveniente da un corpo presente, lì di persona, non affidato a dei segni estranei manipolabili da chiunque e perciò equivocabili. Quelle lettere scritte così apparentemente più stabili della parola in verità sono assai vulnerabili. Arrivano in mano di tutti, tanto di chi le intende come di chi non ha nulla a che farci, non sono loro a decidere a chi convenga indirizzarsi e a chi no. Offese non hanno chi possa difenderle perchè il loro padre le ha abbandonate.
E' vero che le parole scritte tacciono, che ci confrontiamo con loro in silenzio, che facciamo sempre più delle parole un'esperienza visiva, un esercizio dell'occhio.
Ma è anche evidente che la parola mantiene il suo valore di suono e cerca il giusto ritmo secondo il quale penetrare nell'anima. E leggere è certamente soprattutto raccogliere il movimento del suono. Anche l'orecchio lavora poichè anche per la parola scritta si tratta di raccoglierla nell'orecchio oltre che nell'occhio, per poter ascoltare, di ciò che sta scritto, il suo dire.
E' solo questione di ascolto e disciplinando l'orecchio potremo finalmente raggiungere quell'attenzione dell'anima che ci farà udire nelle lettere mute della scrittura la voce, lì dove la lettera si ricongiunge ad un corpo.




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17 aprile 2011

I NOMI DELLE COSE

 "Non indulgere in errori" è il nome di una baia, in Giappone.
In occidente i nomi hanno un'origine prevalentemnente latina o greca e sebbene abbiano un significato questo forse rimane perduto tra le pagine del dizionario. E lo spazio alla fantasia che li ha creati risulta assai limitato se paragonato alla onomastica orientale.
Risultano così inattesi, affascinanti e fiabeschi i nomi che si scoprono  nella lettura di "Note del guanciale" di Sei Shonagon.

Baia Recipiente del Sale, Baia Felice
Isola Galleggiante, Isola del Dipinto
Spiaggia delle Mille Carezze, Spiaggia della Partenza, Spiaggia dei Mulinelli di Sabbia
Bosco della Bufera Invernale, Bosco Furtivo Ascolto, Bosco Orizzontale e Verticale
Pianura del Domani, Pianura dei Bambù Sottili
Ponte del Millepiedi, Ponte Solitario, Ponte Mensola
Villaggio dello Sguardo Furtivo, Villaggio Pendio dell'Incontro, Villaggio della Moglie Presa
Stagno del Timore Profondo, Stagno Non Buttarti, Stagno del Nascondiglio.




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9 aprile 2011

UMANICOLI

Darwin ci ha detto che siamo cugini delle scimmie, non degli angeli. Poi siamo venuti a sapere che venivamo dalla foresta africana e che nessuna cicogna ci aveva portato da Parigi. E non molto tempo fa abbiamo saputo che i nostri geni sono quasi uguali ai geni dei topi.
Non sappiamo più se siamo il capolavoro di Dio o barzellette sporche del Demonio.
Noi umanicoli:

gli sterminatori di tutto,
i cacciatori del prossimo,
i creatori della bomba atomica, la bomba all’idrogeno e la bomba ai neutroni, che è la più salutare di tutte perché annienta le persone ma lascia intatte le cose,
gli unici animali che inventano macchine,
gli unici che vivono al servizio delle macchine che inventano,
gli unici che divorano la loro casa,
gli unici che avvelenano l’acqua che gli dà da bere e la terra che gli dà da mangiare,
gli unici capaci di affittarsi o vendersi e di affittare o vendere i propri simili,
gli unici che uccidono per il piacere,
gli unici che torturano,
gli unici che violentano.
E anche
Gli unici che ridono,
gli unici che sognano ad occhi aperti,
coloro che trasformano in seta la bava di baco,
coloro che trasformano i rifiuti in bellezza,
coloro che scoprono colori che l’arcobaleno non conosce,
coloro che danno nuove musiche alle voci del mondo
e creano parole, perché non siano mute
la realtà e la sua memoria.


"Specchi"
 Eduardo Galeano




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1 aprile 2011

APRILE


Archip Iwanowitsch Kuindshi  -  Mattino sul Dnjepr  -  1881  -  Tretjakow-Galerie, Mosca 




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