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Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


23 aprile 2016

SINESTESIA

Edgar Allan Poe, nel 1844, scrisse che quando sentiva il ronzìo di una zanzara vedeva un raggio arancione, e viceversa. È il primo resoconto della sinestesia, sovrapposizione di una stimolazione vera e di una, di qualità uguale o diversa, che in realtà non c’è. Della doppia esperienza sensoriale in seguito ad una sola stimolazione sono capaci non più del tre-quattro per cento degli esseri umani. Fra i sinestetici d’entrambi i sessi, ci sono molti musicisti, poeti, scrittori, pittori e persone sensibili. La sinestesia, a differenza dell’immaginazione, è involontaria e insopprimibile. Si sente, ad esempio, un suono e si vede una macchia, o si percepisce un odore. Un numero, una lettera o una parola, letti, sentiti o anche solo pensati, sono associati costantemente ad un colore, o una sensazione tattile è provocata da un odore. La sinestesia più frequente è la cromestesia: si vedono colori sentendo suoni. La sensazione illusoria è semplice: sentendo un suono si vedono macchie di uno o più colori, mai un volto, un’azione o un panorama. Franz Liszt sconcertava gli strumentisti di Weimar con incitazioni come "più rosa, qui", "questo è troppo nero" oppure "ora voglio tutto azzurro": la musica che aveva in testa era comunicata come colore. Il compositore Alexander Skrjabin vedeva un colore se l’emozione della musica era intensa. Il colore, diceva, accentua la tonalità. Seduto accanto a Rimsky Korsakov a Parigi, Skrjabin gli disse che la musica che stavano ascoltando gli appariva gialla. Per Korsakov era dorata. Kandinsky descrive un’esperienza cromestetica impressionante. A Mosca, nel 1895, durante il Lohengrin di Wagner al teatro di Corte, "I violini, i bassi profondi, e soprattutto gli strumenti a fiato scriverà nel 1913 incorporarono per me tutta la forza del tramonto. Vidi nella mente tutti i colori, che avevo davanti agli occhi. Linee selvagge e fantastiche s’incrociavano di fronte a me. Non osai dire che Wagner aveva dipinto musicalmente “la mia ora”.. ma mi convinsi che la pittura può sviluppare la stessa forza della musica".









permalink | inviato da ioJulia il 23/4/2016 alle 3:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 aprile 2016

SONGKRAN



Si è concluso finalmente il Festival del Songkran, il più popolare di tutti i festival thailandesi che segna l'inizio del nuovo anno astrologico. Il Capodanno thailandese si tiene generalmente dal 13 al 15 aprile. E’ conosciuto anche come Water Festival per la preziosa funzione di purificazione che viene attribuita all’acqua.
Le persone si riversano per le strade con contenitori e pistole d’acqua per iniziare lunghe battaglie e inzuppare tutti i passanti e i veicoli che incontrano per poi ricoprirli di farina o talco e spray colorati. Tutto questo specialmente e con accanimento spesso deleterio nei confronti degli stranieri. Questa festa però nasce come una celebrazione religiosa buddista e riveste un significato sociale, è occasione per far visita e rendere omaggio agli anziani, alle famiglie, ai parenti e ai vicini. La tradizione prevede la visita ad un wat (tempio o monastero buddista) per pregare e per manifestare il proprio rispetto ai monaci ed il lavaggio e la pulizia delle immagini del Buddha nei santuari di famiglia e nei monasteri, versando acqua mescolata con profumo Thai. Si crede che questi riti portino fortuna e prosperità per il Nuovo Anno. Si pensa che raccogliendo l'acqua che è stata cosparsa sulle immagini dei Buddha e versandola sulle persone come acqua benedetta, si dia loro fortuna. Al giorno d'oggi, il festival è maggiormente conosciuto per il divertimento piuttosto che per gli aspetti spirituali e religiosi; tra i giovani i giochi d’acqua e gli spruzzi sono un modo per alleviare la grande arsura del mese di aprile, il mese più caldo in Thailandia (in alcuni giorni la temperatura arriva spesso oltre i 40 °, proprio come nei giorni scorsi).
Nella foto è ritratto il rito dell'acqua a Wat Pho conosciuto anche come Il Tempio del Budda Sdraiato. Alcuni musicisti suonando strumenti musicali locali accompagnano due giovani donne che spruzzano leggermente di acqua gli astanti e distribuiscono piccoli fiori bianchi profumatissimi. Questo è stato un momento decisamente magico..




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8 aprile 2016

PHENG CHAT




Parco di Chatuchak, Bangkok. E' tardo pomeriggio. Il caldo e l'umidità sono opprimenti. Ciononostante c'è molta gente che fa jogging, che passeggia, che va in barca. Sono le diciotto in punto e l'inno nazionale si diffonde ovunque dagli altoparlanti. Come per magia tutti si fermano, immobili, esattamente dove si trovano. Trascorso un minuto tutto finisce e riprende il moto interrotto. Sembra di essere in un racconto di Lewis Carroll...
In Thailandia l'inno nazionale ( Pheng Chat ) viene trasmesso tutti i giorni alle otto e alle diciotto dalla radio e televisione. Nelle città viene diffuso attraverso gli altoparlanti collocati nelle strade, parchi, stazioni. Quando ascoltano l'inno i thailandesi si fermano per un minuto, qualsiasi cosa stiano facendo e si aspettano che i farang, stranieri, facciano lo stesso. Non alzarsi e non fermarsi è considerato un grave insulto alla monarchia e punibile con sanzioni e con l'arresto.




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1 aprile 2016

APRILE


Romaine Brooks  -  Self Portrait  - 1923

Nata a Roma nel 1874 da genitori americani e sposata con il pianista John Ellington Brooks, Beatrice Romaine Goddard è stata una delle figure più interessanti della scena artistica degli anni Venti.
Si stabilì poi a Parigi dove nel 1910 la sua prima mostra ebbe un enorme successo. Il suo stile simbolista adotta la linea whistleriana basata sul nero, grigio e bianco. Il tema preferito è quello del ritratto; tra i tanti di D'Annunzio, Jean Cocteau, della ballerina russa Ida Rubinstein (Il paesaggio).
Interessanti ma meno noti i disegni di cui la Brooks dice: "I miei disegni andrebbero letti; nascono dall'inconscio; e senza premeditazione aspirano a un massimo di espressione con un minimo di mezzi. Ispirati dal riso e dalla filosofia , dalla tristezza e dalla morte questi segni introspettivi sono imprigionati ciascuno entro l'inevitabile linea che li circonda."

L'ho scelta perchè la mostra a Palazzo Fortuny di cui ho scritto nel post precedente è la prima in assoluto dedicata in Italia a lei e dove si riscopre quella comunità trasgressiva, raffinata e cosmopolita che animò tra Parigi, Capri e Venezia i più sofisticati circoli culturali della Belle Époque.






permalink | inviato da ioJulia il 1/4/2016 alle 3:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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