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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


23 luglio 2016

OZIO

Starsene senza fare niente è l’arte dei pigri, ma anche di chi ricerca la verità attraverso la consapevolezza di ciò che accade veramente nel momento presente. Al giorno d’oggi è sempre più difficile, perché la nostra mente non vuole mai fermarsi. Non avere niente o poco da fare, oppure starsene senza fare niente: sono considerati comportamenti negativi, nella nostra società. Chi ha poco da fare, si sente a disagio, cerca “passatempi”, magari si vergogna di non essere indaffarato. Non pochi maestri spirituali hanno esaltato l’arte del non far nulla. Ecco cosa dice in proposito Thich Nhat Hanh.

Nella nostra società, abbiamo la tendenza a considerare il non fare niente come qualcosa di negativo, se non addirittura di malvagio. Ma quando ci perdiamo nelle attività, non facciamo altro che diminuire la qualità della nostra vita. Facciamo a noi stessi un disservizio. È importante, invece, preservare noi stessi, la nostra freschezza e il buon umore, la nostra gioia e la compassione. Nel Buddhismo, coltiviamo la “assenza di scopo”, ed infatti, nella tradizione buddhista, la persona ideale, un “arhat” o “bodhisattva”, è una persona poco occupata, qualcuno senza un posto di preciso dove andare o qualcosa da fare. La gente dovrebbe imparare come stare lì semplicemente, non facendo niente. Provate a passare una giornata senza fare niente; non la chiamiamo una “giornata pigra”. Eppure, per molti di noi, abituati a correre da una parte all’altra , una giornata pigra è realmente un compito assai arduo! Non è facile essere e basta. Se riuscite ad essere felici, rilassati e sorridenti, quando non state facendo qualcosa, siete abbastanza forti. Non fare niente porta qualità nell’esistenza, che è molto importante. Così, non fare niente è veramente qualcosa. Per favore, scrivetelo e mettetelo in evidenza all’interno della vostra casa: Non fare niente è qualcosa.





permalink | inviato da ioJulia il 23/7/2016 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


14 luglio 2016

ESAMI

Facevo il terzo anno all'Università Statale di Leningrado. Dovevo parlare di una cosa importante col professor Manujlov. In quel momento era con quelli del primo anno che stavano facendo l'esame. Sulla lavagna era scritto il titolo del tema.

"L'immagine dell'uomo superfluo in Puskin".
Le matricole scrivevano e io parlavo con Manujlov.
A un tratto lui mi chiede:
- Quanto tempo ci vuole per scrivere questo tema?
- Quanto tempo ci vorrebbe a me?
- Si.
- Circa tre settimane, perchè?
- Beh, - dice Manujlov, è curioso. A lei bastano tre settimane, a me non basterebbero tre anni, ma questi asini scrivono tutto in tre ore.


da "Taccuini" di Sergej Dovlatov




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1 luglio 2016

LUGLIO


Artemisia Gentileschi  -  Autoritratto   -  1638

E’ indubbio che attorno ad Artemisia Gentileschi sia stata costruita nel tempo un’impalcatura abbastanza “letteraria”. Quel che nessuno può contestare è che ci troviamo di fronte ad una figura fuori dal comune. Non dimentichiamo il ruolo subalterno ricoperto dalle donne nella società dell’epoca; per riuscire ad emergere in un ambito complesso come quello artistico doveva essere necessaria,a parte il talento, una personalità davvero fortissima. Probabilmente, l’esperienza dello stupro contribuì, per reazione, ad esaltare una tendenza già presente nel suo carattere. Proviamo a metterci nei suoi panni: dopo aver subito la violenza, viene sottoposta all’umiliazione del processo, durante il quale si tenta di far passare la tesi della “provocazione” da lei messa in atto verso il maestro. Tassi alla fine sarà condannato e imprigionato, ma Artemisia dovrà abbandonare Roma per Firenze, dove verrà costretta a sposare un uomo molto più anziano di lei. Saranno anni bui, un tunnel da cui uscirà lasciando la famiglia, marito e figli, per tornare a Roma e ricominciare, da donna sola, l’attività di pittrice. Una decisione che non sarebbe facile da prendere neppure oggi, immaginiamoci allora; e che rivela un’eccezionale spirito d’indipendenza. Per quanto riguarda i riflessi autobiografici nella sua produzione artistica, in tutta franchezza non si sa se come è stato sostenuto, in quelle femmine orgogliose, prepotenti e forzutissime ella abbia, in fondo, ritratto sempre se stessa.




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