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  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
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*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


24 dicembre 2018

HAVE YOURSELF A MERRY LITTLE CHRISTMAS

                                                           




Buon tutto a tutti     




PS
Da mesi il cannocchiale non permette più i commenti, ora nemmeno i video e solo oggi è possibile pubblicare il post di Natale. Che dire...
Si continua così per rispetto di tutti quelli che sono passati e passano di qua e per la passione che è stata messa i queste pagine negli anni






permalink | inviato da ioJulia il 24/12/2018 alle 21:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


16 dicembre 2018

ARTICOLO DEL GIORNO

Fa impressione che un libro come L’impero del bene del critico letterario francese Philippe Muray sia stato scritto nel 1991. E non stupisce che venga riproposto un quarto di secolo dopo. Sembra che l’autore, scomparso nel 1996, l’abbia terminato ieri, per l’efficacia con cui fustiga l’ideologia conformista dei sentimenti positivi, quella che oggi viene chiamata «buonismo» e che lui bollava con il grottesco aggettivo «cordicolo» («asservimento cordicolo», «devozione cordicola») per designare la tendenza a venerare le passioni del cuore a discapito della ragione critica. Il mondo di oggi, s’indignava Muray, è una grande Cordicopolis, in cui regnano l’ossessione igienista della salute e della forma fisica, l’assillo di regolamentare per legge ogni comportamento, il solidarismo di facciata, l’euforia festaiola o festivaliera, l’omologazione del linguaggio e dei gusti malamente mascherata da tocchi esotici. E dire che nel 1991 non era ancora in auge il narcisismo di massa alimentato dai social network. Però Muray non aveva previsto la reazione uguale e contraria innescata dall’ondata «cordicola», cioè lo scatenamento delle pulsioni aggressive alimentato dalla predicazione ipocrita di una falsa mitezza: l’insofferenza che aizza la xenofobia e l’egoismo, fa invocare i muri e la maniera forte. Lungi dall’essere uno sfogo salutare, come pensavano i neoconservatori propensi a cavalcarlo, questo fenomeno intossica ancor di più una vita pubblica già degradata. Servirebbe la penna caustica di Muray per descriverne i guasti.


da laLettura 
A. Carioti




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1 dicembre 2018

DICEMBRE



                               Maruja Malo  -  Sorpresa del trigo  - 1936


Maruja Malo nasce a Viveiro (Lugo) nel 1902.

Nel 1922 si trasferisce con la famiglia a Madrid e inizia i suoi studi presso la Royal Academy of Fine Arts di San Fernando, dove stringe amicizia con Salvador Dalí, ed entra in relazione con tutti i grandi spagnoli del tempo  da Federico García Lorca a Luis Buñuel. Con Concha Méndez, Josefina Carabias, Rosa María Zambrano Chacel ha crea il gruppo o movimento "il capo scoperto", così chiamata perché hanno osato uscire senza il capo coperto.

Negli anni Venti Maruja lavora come illustratore per varie pubblicazioni e stringe una relazione con il poeta Rafael Alberti.

Nel 1932 si trasferisce a Parigi dove rimane per due anni ed espone alla galleria Pierre (André Breton acquista un suo lavoro, lo Spaventapasseri) ed entra in contatto con il Surrealismo.

Negli anni ottanta, i giovani critici d'arte e artisti di Madrid recuperano la sua figura, quasi passata nell'oblio. Muore a Madrid il 6 febbraio 1995.


"Maruja Malo, entre Verbena y Espantajo toda la belleza del mundo cabe dentro del ojo, sus cuadros son los que he visto pintados con más imaginación, emoción y sensualidad.”


Federico Garcia Lorca





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