.
Annunci online

  ioJulia
 
Diario
 


Non voglio parlare di me, ma seguire il secolo, il rumore e l’evolversi del tempo
www.flickr.com

Julia's currently-reading book montage

le tonalita' emotive
Un incontro casuale: Le vite intrecciate di scrittori e artisti americani
Le 10 parole latine che raccontano il nostro mondo
Quando inizia la nostra storia: Le grandi svolte del passato che hanno disegnato il mondo in cui viviamo


Julia Dot's favorite books »
*Copyright: Alcune foto presenti su questo blog sono state scattate da me altre reperite in internet. Qualora qualcuno ritenesse violati i suoi diritti d'autore mi può contattare per chiederne la rimozione.


28 agosto 2019

RIVOLUZIONE

Con rivoluzione designiamo ormai qualsiasi mutamento sensibile delle nostre vite. Rivoluzioni accadono ogni giorno in ogni campo.

Re-volutio non e' un vocabolo del latino classico. Lo si trova in sant'Agostino col significato di reincarnazione, cioe' passaggio da una forma ad un 'altra. Nel latino classico esiste re-volvo che significa tornare al punto di partenza, usato in genere nell'ambito astronomico.

La rivoluzione politica, nell'ottica dei primi rivoluzionari francesi, e' quell'evento che porta ad un tempo originario della storia, quando il torto non esisteva ancora. E la rivoluzione francese, nel suo concetto mitizzante, non fa che liberare la societa' dalle ingiustizie che la nobilta' e il  clero hanno accumulato di secolo in secolo, e ripristinare uno stato di giustizia e  civilta' naturale.










permalink | inviato da ioJulia il 28/8/2019 alle 13:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 agosto 2019

INSONNIA

Maurice Ravel nacque a Ciboure, nei Bassi Pirenei, nel 1875. La Natura, questa madre capricciosa, gli diede il genio e gli tolse il sonno. Come per dimostrare che non c'e' corpo, nemmeno il piu' infelice, inadatto ad ospitare l'enormita' del talento, per lui aveva scelto quello angusto e cagionevole di un fringuello. Un metro e sessantun centimetri di statura, col che batteva per un soffio quel mago di Houdini. Quarantacinque chilogrammi di peso, col che superava da intero i miseri quarantadue della smembrata Blanche Wittman. Sessantasei centimetri di circonferenza toracica, che invano cercava di dissimulare sotto una delle sessanta camicie che stipava regolarmente nella valigia. Peritonite. Febbre spagnola. Bronchite cronica, che complico' fumando due pacchetti di Gauloises al giorno per battere il nuvoloso record di Blaise Cendrars.

Il genio, morto Debussy, ne fece il musicista piu' apprezzato del mondo insieme a Stravinskij. L'insonnia fu la sua croce. Non dormi' mai con qualcuno, donna o uomo, per alleviarla. Per ingannarla escogito' quattro rimedi, nessuno dei quali, disgraziatamente, sfugge a questa legge malinconica: che a tenerci svegli e' giusto il fatto di preparare il sonno.

Primo, inventare una storia e organizzarla. Secondo, cercare e cercare la posizione migliore. Terzo, imporsi una enunciazione: di pecore nel gregge, di letti in cui abbiamo dormito da bambini. Quarto, laudano, Veronal, Nembutal, bromuro di potassio, Prominai e Sorenyl - e in questo per lo meno eguaglio' l'obnubilato Roussel, francese e dandy come lui. Quinto, finire nel letto di una sala operatoria. A questo, che non era fra i suoi, dovette infine rassegnarsi. Il 18 dicembre del 1937 gli segarono la scatola cranica in cerca di un tumore, che non si trovo'. Ebbe un timido risveglio, poi si riaddormento'. 10 giorni dopo, all'alba del 28 era morto. Gli lavarono il  corpo, quel filo inconsistente che ci lega alla vita. Pescarono dal suo leggendario guardaroba un frac, una comicia col collo rigido ad aletta, un gilet bianco, un papillon bianco, un paio di guanti chiari, e lo vestirono piano piano, per non svegliarlo piu'. 


Da

Eugenio Baroncelli

"Libro di candele. 267 vite in due o tre pose"

Fulminanti ritratti di uomini noti e meno noti, poeti, musicisti, scrittori, comandanti, filosofi, profeti e re, astronomi e imperatori, storici e santi, eroi. Baroncelli riesce a cogliere il tratto essenziale delle loro esistenze, e in brevi schizzi ci restituisce vite vere e palpitanti.




permalink | inviato da ioJulia il 21/8/2019 alle 20:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 agosto 2019

THE MAN WHO SOLD THE WORLD

Il protagonista della storia ha perso il controllo verso la realtà. Questo individuo può essere chiunque di noi; noi che travolti dal frenetico andare dei tempi moderni celiamo, nascondiamo e trasformiamo il nostro essere, il nostro apparire e il nostro pensare. Chiunque abbia mentito a sé stesso, chiunque abbia tratto vantaggio dall’essere scambiato per qualcun altro, chiunque si sia creato un personaggio, un mondo a parte per ottenere successo, può essere considerato “the man who sold the world”. A perdere il controllo con la realtà si rischia seriamente di dimenticare chi siamo, di adattarci al costume che indossiamo solo perché la società ci conosce così e crediamo che solo vendendo il nostro mondo, il nostro modo di essere, potremmo essere accettati. Pensiamo sia questo l’unico modo per far parte della società che ci circonda.
Ecco di chi parla Bowie: di tutte le persone che, con lo scopo di ottenere qualcosa trasformano la propria verità e la propria vita nel teatrino di maschere che giornalmente vivono, minimizzando il proprio “io”, come una flebile fiamma da spegnere, un fastidio da eliminare. Ma è come nascondere la polvere sotto il tappeto: non esiste una via per cancellare quello che siamo, chi siamo.
Molti, però, preferiscono non vedere e continuano a vendere il mondo per conquistare l’amore, per avere successo nel lavoro, per essere sempre al top in una comunità che ci spinge ad essere e a fare sempre di più. Forse la canzone fu scritta per sé stesso anche se, come abbiamo visto all’inizio, Bowie cerca in tutti i modi di prendere le distanze da questa tipologia di individui… cerca di sottolineare che lui non è come tutti gli altri. Percepisce dentro di sé un Bowie diverso dalla maschera che tutti conoscono, diverso dalla rock star. Sotto la maschera che si è creato c’è il suo “io”, il suo mondo, quello vero. Nella canzone ci racconta proprio l’incontro con la parte di sé stesso che pensava essere morta da anni ma che fortunatamente non si è mai sopita del tutto.


fonte: Auralcrave





permalink | inviato da ioJulia il 13/8/2019 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 agosto 2019

AGOSTO



                                                       Vincent Van Gogh - La casa gialla - 1888



Il giallo cromo, una base di cromato di piombo, è la firma pittorica che caratterizza i dipinti di Van Gogh. Dal 1880 divenne il suo colore preferito e dipinse, tra gli altri, una serie di ritratti di girasoli per decorare la sua casa gialla ad Arles, nel sud della Francia. Pare che andasse così pazzo per il giallo da arrivare a mangiare il colore direttamente dai tubetti nella convinzione che così avrebbe portato la felicità dentro di lui. Vincent non era una persona del tutto equilibrata e sembra che in parte le cause della sua instabilità fossero derivate da alcuni colori altamente tossici che utilizzava e dall'abuso di assenzio. Inoltre era affetto da xantopsia, una distorsione della percezione che gli faceva vedere il giallo al posto del bianco e questo spiegherebbe l’ossessione per il colore che caratterizzava i suoi quadri. Purtroppo oggi non percepiamo più i suoi gialli. Studi recenti hanno dimostrato che il tipo di tinta utilizzata è caratterizzata da una scarsa stabilità chimica e fotochimica che si manifesta nel tempo con un marcato imbrunimento del colore. Questo significa che il giallo utilizzato doveva essere molto più brillante quando fu steso sulla tela. Con il tempo, questo pigmento instabile è andato sbiadendo, e ha virato verso il marrone.

Per approfondire:

Giallo Van Gogh di Marianne Jeaglé. Ripercorre la storia degli ultimi due anni della vita di Vincent Van Gogh, concentrandosi soprattutto sulla sua morte. Ispirato alle scoperte degli storici Steven Naifeh e Gregory White Smith, il romanzo ipotizza che Van Gogh non avrebbe tentato il suicidio, come si crede comunemente, ma sarebbe stato ucciso per caso. Ciò che è notevole in questo libro è l’empatia dell’autrice nei confronti del suo protagonista. Van Gogh non è rappresentato come un modello, Van Gogh è quasi un antieroe, debole, sensibile, insoddisfatto.

E probabilmente questo è esattamente ciò Marianne Jaeglé ha voluto evidenziare, perché essere un artista non è esporre al Salone di Parigi, collezionare articoli su Mercure, avere una villa sulla rive del fiume Oise, andare in barca e ricevere amici a cui raccontare i propri successi. Essere un artista è cercare sempre e non essere soddisfatto mai.

Il film di Julian Schnabel: Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità, uscito a gennaio di quest'anno, racconta l’ultimo periodo di vita del pittore. Una citazione:

Il prete: "Credi che Dio ti abbia dato il dono della pittura perché tu viva in miseria?"

Vincent van Gogh: "Non l'ho mai vista in questo modo. Forse Dio mi fa dipingere per quelli che nasceranno."





permalink | inviato da ioJulia il 1/8/2019 alle 15:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

sfoglia     luglio        settembre
 

 rubriche

cittadina del mondo
Varsavia
ioleggo
ioascolto
haiku
iopenso
cose curiose
tempo
io e Dio
ioviaggio
ioguardo
calendario
persone
colori
Copenhagen
Bucarest
Istanbul
Doha
Brussel
Bangkok

 autore

Ultime cose
Il mio profilo

 link

ioJulialastfm musica

Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0

Feed ATOM di questo blog Atom