I pensieri messi per iscritto non sono nulla di più che la traccia di un viandante nella sabbia: si vede bene che strada ha preso, ma per sapere che cosa ha visto durante il cammino bisogna far uso dei suoi occhi. Arthur Schopenhauer
17 novembre 2009
L'ANIMA DELLE COSE
Nighthawks (Nottambuli) - 1942
Il filosofo Walter Benjamin sosteneva che nell'era moderna gli oggetti hanno perso irrimediabilmente ogni possibile aura poetica perchè riprodotti dall'industria in enormi quantità non possono più essere unici, dunque sacri. E' la convinzione che sta alla base della pop art ma anche di tanta trascuratezza contemporanea dell'usa e getta che non ha rimpianti o nostalgie perchè ogni cosa perduta ha milioni di gemelle pronte a subentrare. Per fortuna da questa deriva che produce spazzatura e oblio ci salvano quegli artisti che sanno che ogni esistenza è irripetibile, che anche gli oggetti hanno una loro anima. Edward Hopper ha dipinto tele che sono come zattere nel tempo furibondo della distrazione, ha protetto figure e ambienti dalla calce dell'indifferenza. Il qui e ora, la consistenza scialba dell'esistenza, l'esperienza distratta di passare in un luogo senza qualità si legano nei quadri di Hopper al senso del destino, al cielo concavo che sfugge, alle domande ultime. Al suo pennello nulla sfugge. Ma non siamo di fronte ad un sociologo o ad un fotografo ma all'occhio di un uomo che coglie la solitudine dell'uomo nell' universo, la malinconia di chi non capisce dove è finito e perchè. Hopper è il nobile cantore della normalità, un pittore poeta che ha restituito alla vita di tutti ciò che le spetta di diritto. Bellezza e verità.
E' anche il pittore realista del secolo scorso che preferisco. Fino al 31 gennaio il Palazzo Reale di Milano ospiterà la più grande esposizione mai realizzata in Italia su Hopper che proseguirà poi a Roma dal 16 febbraio al 13 giugno 2010 alla Fondazione Roma Museo.
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