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PROCESSO A DANTE

 C’è un italiano così famoso da poter essere considerato ormai al di sopra della giustizia. Era in odore di essersi arricchito con le speculazioni sui terreni. Correva voce che avesse fatto carriera grazie all’appoggio di una setta segreta di iniziati, una specie di P2. In politica era entrato carico di debiti. Era di dominio pubblico che, pur avendo moglie e figli, continuasse a correre dietro a uno stuolo di belle donne. Anzi, era lui a vantarsene. Non si era mai presentato ad alcuno dei processi a suo carico. Era stato più volte condannato per corruzione, compravendita di magistrati ed esponenti politici, per l’abuso a fini personali della sua alta carica di governo e dei fondi pubblici. Ma nessun procuratore, nessun giudice oserebbe più incriminarlo o condannarlo, anche se le accuse si rivelassero vere. Si fa a gara, quasi tutti d’accordo, a riabilitarlo. A nicchiare restano ormai solo l’estrema sinistra,i verdi, e pochi altri, e per giunta in base ad argomentazioni che sembrano fatte apposta per essere incomprensibili ai più e irritanti per tutti. Parliamo di Dante Alighieri, condannato, assieme ad altri, peraver commesso, quando erano al governo, "per sé e per altri baratterie, illeciti lucri, inique estorsioni in denaro o altre cose"; per aver "ricevuto denaro o promessa di denaro o altri vantaggi per qualche nuova elezione"; "per aver commesso, essi o qualcuno di essi, o fatto commettere i predetti reati dando, promettendo o pagando somme o cose o facendo scritte sui libri di qualcheimpresa, durante il loro pubblico ufficio o dopo di esso"; "per aver riscosso dalla Camera… somme maggiori e diverse da quelle previste negli stanziamenti"; per "aver commesso o fatto commettere frodi o baratterie di denaro o cose in danno dello Stato"; per "aver fatto spendere denari" per fini impropri di politicaestera; per "aver ottenuto denari o cose da privati o da enti con la minaccia di concussioni di immobili o con la minaccia di danni"; per "aver commesso o fatto commettere frode, falsità, dolo, malizia, baratteria e alta estorsione", al fine di mettere in difficoltà e dividere l’opposizione, far eleggere rappresentanti "tutti di un solo partito", frustrare gli sforzi di pacificazione e collaborazione istituzionale tra i partiti avversi.
Così dice la sentenza depositata il 27 gennaio 1302, emessa dal "nobile e
potente Cavaliere Messer Cante dei Gabrielli da Gubbio, onorevole Potestà della Città di Firenze", registrata, come tutte le altre condanne concernenti "famiglie ribelli", nel “Libro del Chiodo” conservato nell’Archivio di Stato, così chiamato da un chiodo infisso nella tavoletta della rilegatura.


fonte: S. Ginzberg

Pubblicato il 13/5/2012 alle 13.2 nella rubrica cose curiose.

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