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L' "INVERNO A PALAZZO FORTUNY"

 quest’anno si apre a quattro donne di grande personalità, la prima è proprio la compagna di Mariano Fortuny, Henriette: i due si incontrarono a Parigi nel 1902; sebbene Mariano fosse già famoso la fama vera gli sarebbe derivata proprio dall’impresa creata con lei in Palazzo Fortuny, dove i due installarono un laboratorio di stampa a mano su seta, dal quale sarebbero usciti l’impalpabile stola Knossos , con i suoi motivi minoici, e la tunica Delphos, di diafana seta fittamente plissettata: una veste essenziale e sensualissima che scivolava sul corpo con la stessa perfetta eleganza del chitone dell’ Auriga di Delfi. E che conquistò le trend setter del tempo, dalla marchesa Casati a Isadora Duncan, dalla baronessa Rothschild a Eleonora Duse, guadagnando alla coppia un successo mondiale. L’aveva ideata Henriette e sempre lei, per decenni, avrebbe mandato avanti la fortunata attività sporcandosi le mani con i pigmenti con cui s’inchiostravano le matrici di stampa. Fu lei, poi, sposata da Mariano solo nel 1924, a lasciare nel 1965 il palazzo alla città. La mostra rende omaggio per la prima volta a questa donna geniale, che scelse di vivere nell’ombra del compagno, appagata dal ruolo di amatissima musa: lo fa esponendo le sue creazioni, i ritratti sensuali che lui le dedicò, gli strumenti di lavoro, evidenziando anche le sue doti pionieristiche di fotografa grazie a 200 fotografie inedite. Accanto alla vicenda di Henriette si dipana la vita della pittrice Romaine Brooks, che torna in Palazzo Fortuny dopo la mostra-omaggio alla marchesa Casati, dov’era esposto il suo diabolico, allucinatorio ritratto della Divina Marchesa. Ora Romaine Brooks (1874-1970) rivive una monografica ricca di opere inedite, che rivela i suoi talenti di pittrice, di fotografa e di eccellente, compulsiva disegnatrice. Quando ricadde nei fantasmi di un passato terribile (patì sin dall’infanzia il rifiuto della detestata, ricchissima madre, dedita a folli eccentricità ma soprattutto all’inutile ricerca di una cura per la schizofrenia dell’adorato figlio maschio, presto scomparso), Romaine si "curò" con il disegno, e con esso riuscì a non naufragare nei suoi incubi. Tre intere sale sono dedicate alle sue bellissime carte, quasi incise da un tratto fluido e ininterrotto che delinea i mostri della sua mente, mentre nel gran salone ci sono i dipinti per lo più in autoritratti e ritratti affilati, da "ladra d’anime", secondo Robert de Montesquiou che raccontano la sua vita infelice e privilegiata negli Anni folli, fra viaggi intercontinentali, soggiorni a Capri allora l’Eden dei ricchi omosessuali del mondo intero, dove lei inaugurò i suoi amori saffici, salotti letterari e serate di eccessi. C’è Gabriele D’Annunzio, che la chiamava "Cinerina" per via della sua tavolozza grigio-argentea, alla Whistler, e c’è Natalie Clifford-Barney, amatissima ma volubile compagna di Romaine. Ecco poi la duchessa di Clermont Tonnerre, rivale in amore di Romaine, e l’esangue Jean Cocteau. E Ida Rubinstein, la modella prediletta, per via di quelle membra così lunghe, sottili e aristocratiche: a lei, dopo averle scattato decine di languide fotografie, Brooks dedicherà i dipinti più ambiziosi, dalla Venere triste a Persefone-La Primavera . Nel salone al secondo piano vanno invece in scena le bellissime immagini fotografiche di Sarah Moon (1941), dedicate alle pietre corrose di Palazzo Fortuny e al tema della piega: un’evocazione del Delphos, ma tradotto nella pietra dei panneggi di sculture trovate nel mondo. E al piano terreno, due cicli di dipinti di Ida Barbarigo (1920), discendente dei Cadorin, pittori a Venezia dal XVI secolo: le diafane Erme degli anni ’80 e i sanguigni, brutali Saturni del decennio successivo.
La mostra a Venezia, Palazzo Fortuny, si protrae fino al 1 maggio. Per chi si trovasse nei paraggi una grande, bella, non comune occasione..

Fonte A. Masoero

Pubblicato il 9/3/2016 alle 8.8 nella rubrica persone.

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