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I PASSERI SOLITARI

Non so se nelle antologie moderne ad uso nelle scuole sia compresa ancora la poesia Il passero solitario. Titolo che stranamente appartiene a due poeti: Leopardi e Pascoli. Quest'ultimo accusava Leopardi di indeterminatezza nelle sue citazioni naturali, di scrivere albero siepe augello là dove uno spirito poetico avrebbe consigliato di scrivere olmo ginepro allodola. Ma una volta tanto Giacomo esce da quel generico che tanto dava fastidio al Pascoli citando il passero solitario, rivivendone l'accento lungo, accorato e melodioso. Non un uccello gli serviva ma quel determinato uccello che fin dll'infanzia aveva veduto sulla torre di Recanati. Non ricordo ai tempi di scuola che nessun antologista o alcun professore si curasse di spiegare che il passero leopardiano non era quel loquace, garrulo, pettegolo passerotto che vola in grandi sciami e viene a posarsi sui davanzali ma un determinato e malinconicissimo uccello che con il passerotto non ha nulla a che fare. Si tratta del Monticola Cyana, più grande e grosso del passero comune, ama i luoghi remoti e alti, grandi massi, mura diroccate, torri ed ha un bellissimo piumaggio blu scuro tendente all'azzurro. Non cinguetta come il suo omonimo ma ha un canto disteso e con l'usignolo il più flautato, il più ricco di armonie tra gli uccelli canori.

da una rilettura  di Eugenio Montale "Il secondo mestiere"

Pubblicato il 8/8/2018 alle 14.29 nella rubrica ioleggo.

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